mercoledì 19 ottobre 2022

ENZO DEI MIRACOLI



 PROLOGO 

18 Gennaio 1981 stadio "Comunale" di Firenze, Rognoni e Badiani decidono di scrivere un pezzo di storia arancione andando a firmare una storica vittoria a casa di Antognoni & C. issando così la Pistoiese a regina di Toscana con un sesto posto parziale in classifica che autorizza sogni di Coppe europee. Andrà a finire invece con un'amara retrocessione decretata da un girone di ritorno a dir poco disastroso, la Pistoiese dei "vecchietti" Lippi, Rognoni e Frustalupi crollerà alla distanza e tornerà in cadetteria senza mai più risalire. Poco importa però, quel 18 Gennaio e quella stagione si serie A sono impressi ancora oggi nella memoria di ogni tifoso arancione, e chi non c'era l'ha assimilata dai vecchi quasi per osmosi.

Ma quella bella avventura in massima serie non ci sarebbe, probabilmente, mai stata se qualche stagione prima, la 1977/78 per la precisione, tale Enzo Riccomini da Piombino non avesse compiuto un miracolo dei suoi evitando una caduta in serie C che a tre quarti di campionato pareva irrevocabile!

ENZO  DEI MIRACOLI 

Enzo Riccomini è un classe 1934 che da calciatore non ha brillato particolarmente, ha frequentato le giovanili della Fiorentina per poi passare in quarta serie al Cecina, da lì è rientrato a Firenze senza esordire in A e poi è ripartito per Empoli, una breve tappa tra Sestese, Cuoiopelli e Poggibonsi per rientrare ad Empoli nel 1960/61, vincere alla grande la serie D e vivere l'annata successiva in C terminata con l'immediata retrocessione nonostante la presenza in rosa dell'ex bandiera viola Egisto Pandolfini (nelle vesti di allenatore-giocatore) e di un giovane Mario Frustalupi che in questa storia rincontreremo più avanti. Ancora una stagione trionfale in D (Empoli che risale subito grazie al vittorioso spareggio, a Genova, col Tempio, 2-0), ma senza riconferma ed ecco la decisione di smetterla col calcio giocato per provare ad insegnarlo, saggia idea!

La prima esperienza in panchina è targata 1969/70 proprio ad Empoli, subentra a Cervato e pilota la navicella azzurra ad un ottimo quinto piazzamento, poi un triennio a Viareggio (sempre in C) dove lancia giocatori come Agretti, Bresciani e Della Martira, valorizzando gli esperti Piaceri e Giampaglia e si permette il lusso di fare sognare la B con il quinto posto conquistato nel 72/73.

Segue l'esperienza indimenticabile di Terni, culminata con la seconda storica promozione in A delle Fere grazie ad un gioco redditizio e basato su un impianto difensivo di notevole affidamento, ed infine il biennio alla guida dell'Ascoli di Rozzi che vede una retrocessione, in B, sul filo di lana ed un esonero dopo poche giornate della stagione successiva.

La neonata stagione 1977/78 vede perciò l'uomo di Piombino fermo ai box che in attesa di una chiamata collabora con il Guerin Sportivo come commentatore del campionato di serie B, un torneo dominato dal principio dall'Ascoli dei record guidato da Mimmo Renna.

L'APPUNTAMENTO

In testa, come detto poc'anzi l'Ascoli fa corsa a sé, l'Avellino di Carosi si propone come sorpresa, così come il Taranto di Erasmo Iacovone, un ragazzo cui solo il destino crudele riuscirà a tarpare le ali. Il Cesena del Pippo (Marchioro) zoppica da subito al pari del Cagliari di Toneatto; in coda poi c'è un pochino di bagarre. Il Monza (rivelazione della stagione precedente) inizia con una serie negativa agghiacciante ma si riprende in fretta, la Cremonese (neopromossa) naviga a vista e Como ed altre sono lì a lottare; l'unica che pare spacciata già da subito è la Pistoiese di "Maciste" Bolchi, salita in B in pompa magna (ha distanziato il Parma di ben otto lunghezze!) la quale segna col contagocce, giochicchia discretamente, ma porta a casa quasi nulla ogni settimana.

Nelle prime sette gare di campionato segna una sola rete (alla quarta, Gattelli) nell'unica vittoria di quell' avvio stentato, è vero che non ne subisce molte (cinque) e si pensa sia solo questione di tempo, ma dall'ottava all' undicesima la squadra ha un tracollo, 4 reti a Catanzaro, a due, tre ad Ascoli, ad una, e quattro a Terni, a zero! Il presidentissimo Melani opta così per il cambio alla guida tecnica, via a malincuore il buon Bolchi e dentro Riccomini che abbandona così la collaborazione col Guerino e si rituffa nella mischia in un'impresa che non appare poi così facile.

IL CAMMINO DELLA SPERANZA

Domenica 27 Novembre 1977 ecco l'esordio di Riccomini sulla panchina di quella che di lì a poco diventerà (grazie a lui) un olandesina da serie A. La situazione, al fischio d'inizio, è già sul drammatico andante, Pistoiese ultima a cinque punti, distanziata di tre da Modena e Cremonese e di quattro dal trio lombardo Como, Varese e Brescia; l'ospite di turno è il Cagliari che staziona in quinta posizione a 12 punti appena dietro le battistrada. Come da tradizione pallonara l'esordio del tecnico viene bagnato con una vittoria, striminzita finché si vuole (1-0 griffato Barlassina, uno degli "affari di riparazione") ma di vitale importanza. Rispetto all'inizio della stagione gli arancioni si sono rinforzati portando a casa il già citato Barlassina, la vecchia gloria napoletana Luigi Pogliana (terzino di indiscussa affidabilità), il regista con la R maiuscola Mario Frustalupi (ricordate il giovanotto di Empoli menzionato in apertura?) e il centravanti bergamasco Giovanni Carlo Ferrari, reduce da un campionato a Cagliari ed in passato vice Chinaglia in una Lazio fresca di scudetto (conquistato due stagioni prima), i nomi ci sono, resta da convertire il gruppo al credo di Riccomini e il resto verrà da sé.

A Brescia gli arancioni si devono arrendere ad un rigore di Beccalossi,a la settimana successiva non falliscono il primo di molti match point e regolano il Modena, sorpassandolo in classifica, con un gol di Ferrari che tiene in vita le speranze di salvezza; la doppia trasferta di Cesena e San Benedetto del Tronto non porta punti e così l'olandesina scivola ancora all'ultimo posto di una graduatoria che pare maledetta.

Il pareggio casalingo col Varese (2-2 agguantato dal biancorosso Taddei all' 86esimo dopo che un minuto prima Gattelli aveva firmato il momentaneo 2-1) seguito dallo 0-0 di Monza bissato a Pistoia col Lecce chiude un girone d'andata che ha l'aria di una sentenza; la squadra del presidente Melani chiude la classifica con 12 punti, frutto di tre vittorie, sei pareggi e ben dieci battute a vuoto, ma è il rendimento esterno che preoccupa più di tutto, lontano da Pistoia è arrivato un solo pareggio a fronte di ben nove sconfitte!

Sarà un ritorno duro, nel quale nulla potrà essere concesso all'errore, alla distrazione; Riccomini è uomo pratico, col credo del "l'importante è muovere la classifica", ma ci sarà da sudare, e parecchio.

FERRARI DA GARA

Si riparte con la gara casalinga che vede ospite il Taranto, sarà 1-1 griffato Gattelli e Iacovone, e per il ragazzo rossoblù quello resta l'ultimo gol di una vita spezzata da un tragico incidente in una notte maledetta!

A  Brescia contro il Como si riprende il modus operandi del giocare senza raccogliere nulla, infatti Cavagnetto infila l' 1-0 per i lariani e tutto pare più difficile; la classifica dice che gli arancioni chiudono a 13 e la salvezza è a 18 dove staziona la Cremonese.

La ventiduesima vede di scena a Pistoia l'Avellino di Carosi il quale si porta avanti due volte ma viene acciuffato prima da Beccaria e poi da Speggiorin in maniera definitiva; al termine della gara anche Melani si dichiara convinto di raggiungere l'agognata salvezza smentendo pure alcune voci che lo vogliono dimissionario. Il re della "bicicletta" Chimenti però smorza gli entusiasmi la settimana successiva quando con una doppietta rende vana la segnatura di Beccaria; questo stop scatena la vivace reazione della torcida arancione ( per la prima volta in stagione) indispettita anche da un sospetto fuori sul cross che ha determinato il secondo gol Rosanero.

Riccomini ha la sua ricetta, predica calma dichiarandosi fiducioso e Speggiorin, nel finale di gara, regala due punti preziosi condannando alla sconfitta un Rimini determinato, vittoria che viene seguita da un ottimo risultato ad occhiali strappato a Bari in una partita che vede la Pistoiese dominare per lunghi tratti ma incapace di concretizzare; la situazione alla 25esima vede perciò il Modena fanalino di coda a 16, la squadra di Riccomini un punto sopra, il Como a 20 e la Cremonese a 21; distanza salvezza perciò ancora a quattro punti e con solo 13 giornate da giocare ancora.

Un paio di sconfitte in successione però paiono mettere una pietra sulle residue speranze di permanenza in cadetteria, gli arancioni infatti cadono a Genova al cospetto della Sampdoria e poi, inopinatamente e quasi senza appello in casa col Catanzaro! Le Aquile calabresi infatti passano in Toscana con Borzoni e Renzo Rossi, rendendo vano il momentaneo pareggio del mai domo Speggiorin; la critica sportiva a quel punto è certa che la prima sentenza del campionato è arrivata, la matricola arancione viene data come certa retrocessa!

COLPO DI FRUSTA 

Tutto è perduto, per tutti o quasi. Uno dei pochi a non mollare è Riccomini, il quale prepara la successiva gara di Cremona con la solita meticolosità, è davvero una gara che và oltre l'ultima spiaggia, la Cremonese è a quota 22 appena sopra il baratro, gli arancioni invece nell'abisso ci sono completamente e non possono permettersi di sbagliare. La gara dello "Zini" è bloccata, domina la paura da entrambe le parti, ma la Pistoiese gioca meglio crea qualche occasione senza però riuscire a battere il buon Ginulfi fin quasi alla fine; ma allo scoccare del 88esimo minuto parte la botta dai 20 metri di Mario Frustalupi, il giovane compagno che a Empoli giocava con Riccomini oramai è un regista scafato, di qualità sopra la media, e batte Ginulfi certificando uno 0-1 di vitale importanza, ora ci si può provare a credere!

I DIECI COMANDAMENTI 

Restano solo 10 gare da disputare, il mister ha bisogno che tutti diano il massimo, la salvezza resta una chimera ma non irraggiungibile. L'ospite della ventinovesima è il super Ascoli di Renna, i marchigiani si presentano a Pistoia forti di 14 punti di vantaggio sulla seconda (la vittoria ne valeva due!), la testa quasi in vacanza ma schierano comunque giocatori quali Pasinato, Zandoli, Bellotto e Scorsa, ne esce uno 0-0 da non disdegnare e che permette di muovere la classifica, proprio come vuole l'Enzo di Piombino.

L'ostacolo della Domenica successiva è roba grossa, la Ternana di Rino Marchesi infatti staziona al terzo posto della graduatoria e culla concrete speranze di A, ma riccio-gol Ferrari non è certo tipo da impietosirsi, e nel giro di 45 minuti mette a segno una doppietta che rende inutile il gol di Ciccotelli in apertura di ripresa;gioco, partita e incontro, gli arancioni staccano il Modena all'ultimo posto e restano a meno tre da una salvezza che pare adesso ancora difficile ma almeno immaginabile.

La trentunesima però getta nuovamente la truppa di Riccomini nello sconforto, la trasferta di Cagliari si chiude con un impietoso 3-0 per i padroni di casa che fa' letteralmente infuriare il trainer, troppo molli per essere veri i ragazzi in maglia arancione! Per fortuna dopo sette minuti della gara col Brescia, Ferrari porta in vantaggio i toscani, Guida recupera ma ancora riccio-gol raddoppia; il tris di Speggiorin disinnescherà la doppietta di Guida, la truppa di Riccomini è ancora penultima, ma la salvezza è "soltanto" distante due lunghezze.

A cinque giornate dal fischio finale c'è un altro incontro decisivo, al "Braglia" di Modena i ragazzi di Riccomini devono cercare assolutamente di non perdere. Per i canarini di casa è forse l'ultima possibilità di rientrare nel giro salvezza, perciò si preannuncia una partita vietata ai deboli di cuore; la Pistoiese però fornisce una prova di forza a dir poco strepitosa, passa con un ineccepibile 0-4 maturato grazie ad una rete di Speggiorin nella prima frazione e ad una tripletta di Ferrari tra il 57' ed il 72', la bella prova del giovane libero Polverino unitamente alla suntuosa esibizione del genio Frustalupi fanno il resto; Modena 20, Como e Pistoiese 26, Cremonese 27. Ora non crederci sarebbe un delitto!

LE CINQUE GIORNATE DI PISTOIA 

Un moto di ribellione, una volontà di ricacciare in gola, a chi l'aveva già data per certa, quella sentenza di retrocessione, una carica inarrestabile verso una meta quasi raggiunta, tutto questo è ciò che spinge Riccomini e i suoi a volare nelle ultime cinque gare di quel torneo cadetto. Alla trentaquattresima è ospite il Cesena imbattuto da 10 turni, oramai fuori dai giochi promozione ma desideroso di proseguire la striscia; Frustalupi però decide di siglare il più classico dei gol dell'ex e così porta agli arancioni due punti di vitale importanza, il Como ha battuto il Varese, la Cremonese ha impattato a Cagliari e la classifica dice 28 punti per tutte e tre!

La Domenica seguente è ospite a casa Pistoia la Sambenedettese una squadra in serie positiva da otto giornate nelle quali non ha subito nemmeno un gol, ma la truppa di Riccomini oramai è lanciata nella folle rincorsa al sogno e in poco meno di un'ora piazza un doppio colpo a firma Ferrari -Speggiorin che affonda i marchigiani e permette di staccare il Como sconfitto seccamente (3-0) nello scontro diretto di Cremona. La tappa di Varese invece riserva un cocente stop, Cascella insacca in avvio un pallone per i varesotti e la Pistoiese non riesce a rimontare, facendosi così recuperare da un Como corsaro a Modena (0-3), per fortuna di Riccomini la Cremonese cade a Lecce; 180 minuti e nuovamente tre squadre a pari punti, due scenderanno in C1!

Il destino si diverte, come consuetudine, a creare situazioni ingarbugliate e invia a Pistoia un Monza lanciato verso la A; i brianzoli stazionano in terza posizione (ultimo posto utile per la promozione) al pari dell'Avellino e non possono certo permettersi regali, è una gara della disperazione, per entrambe. La Pistoiese tra l'altro deve affrontare la gara senza La Rocca, Pogliana e Rossetti, tre pedine fondamentali nello scacchiere del mister! Ferrari però non si fa' pregare e al 44' segna l'1-0 bissato al 51' dal raddoppio che spegne i sogni di A dei biancorossi e permette agli arancioni di staccare Como e Cremonese fermate sul pari rispettivamente da Cesena e Palermo.

A questo punto manca solamente un tassello, si deve vincere a Lecce per non essere obbligati ad attaccare l'orecchio alla radiolina sperando che Luzzi porti buone notizie dagli altri campi. Al "Via del mare" però non c'è storia, un Lecce oramai demotivato non è in grado di opporre alcuna resistenza ad una Pistoiese caricata a molla, gli arancioni vanno in gol due volte in pochi minuti (20' e 23') con due nomi inconsueti per il tabellino marcatori, Romei ( Detto "picchia" in quel di Genova e non proprio un numero 10) e La Rocca, difensori vecchio stampo che certificano una salvezza che ha dell'impossibile. La Cremonese  batte il Varese ma non basta, scende in C1 al pari di un Como sconfitto in quel di Catanzaro con le aquile giallorosse che volano in A.

Miracolo a Pistoia, chiamatela come volete questa salvezza, aggiungete la valorizzazione di Sergio Brio che da qui partirà per 12 anni di Juventus e quasi 250 gare in A, la promozione di un paio di anni dopo e capirete perché Enzo Riccomini è parte imprescindibile della storia arancione...senza di lui quella vittoria a Firenze non sarebbe mai arrivata!


RICCIO-GOL, MEMORIE DI UN BOMBER

Giovanni Carlo Ferrari da Arcene è già un centravanti di fama in quel 77/78, ha alle spalle caterve di gol con Seregno, Lecce, Brindisi e Avellino ed un'occasione in A alla Lazio nella quale ha giocato poco ma dalla quale ha accumulato esperienza anche in Coppa UEFA. La stagione precedente ha sfiorato la A con il Cagliari di Toneatto, ma non è stato impiegato con grande continuità in quanto il mister si affidava principalmente alla coppia Virdis-Piras; arriva alla Pistoiese nel mercato di riparazione, la voglia di giocare prevale sulla categoria e così mette la sua potenza al servizio degli Arancioni di Patron Melani. A distanza di oltre quarant'anni ricorda così quell'esperienza:

"Chiesi al Cagliari d'esser ceduto, volevo trovare continuità nel giocare, si presentò l'offerta della Pistoiese appena salita dalla C ed accettai al volo avevo tanta voglia di fare! La sfida era dura, per un lungo periodo tutti ci considerarono tra le sicure retrocesse, ma Riccomini aveva la ricetta giusta. Era un tecnico che lasciava molto spazio all'estro del singolo, ti faceva esprimere al meglio delle tue possibilità con un calcio semplice; il difensore doveva marcare, il centrocampista fare gioco ed il centravanti segnare, nel mio caso di potenza! Feci molto bene quell'anno a Pistoia, 13 reti tutte importanti, quando ti giochi una salvezza od una promozione non ne esiste una più bella dell'altra. 

La stagione a Pistoia fu davvero soddisfacente sotto tutti i punti di vista, mi aspettavo una riconferma ed invece arrivò un insistente e vantaggiosa richiesta del Pescara...gli abruzzesi erano appena retrocessi dalla serie A e con Angelillo in panchina volevano tornarci subito; il mister cercava un attaccante con le mie qualità, fisico ed irruenza, e così approdai in biancazzurro. Melani fece certamente un grosso affare ed io vinsi il campionato!

Tornando all'esperienza a Pistoia porto nel cuore il Riccomini uomo, una persona che si fidava ciecamente dei suoi giocatori tanto che quando uscirono voci sulla mia vita privata parlò direttamente con me senza dare peso ai pettegolezzi; il presidente Melani invece lo vidi poco, lo ricordo nei ritiri di Montecatini ed una volta capitò che, mentre ero intento a guardare una partita alla TV, arrivò e non lo salutai. Ci rimase male, ma io davvero non mi ero accorto di nulla, occhi e testa era o davanti alla TV!

Fu comunque una salvezza incredibile, un anno da incorniciare in una bella città e con un bel pubblico che ci seguiva, e peccato non essere stato lì quando sono saliti in A, ma non è certo dipeso da me, a quel tempo noi giocatori non avevamo voce in capitolo...


martedì 23 agosto 2022

IL PORTIERE CHE VISSE DUE VOLTE



 IL PORTIERE CHE VISSE DUE VOLTE

Il quartiere Resuttana a Palermo è un posto nel quale si intrecciano le vite di personaggi pieni di storia e fascino i quali hanno segnato la storia di questa stupenda città.

I principi Valguarnera di Niscemi, Ferdinando III di Borbone, Joseph Whitaker, i Marchesi di Mazzarino ed altri ancora, storie di uomini, di personaggi e personalità che hanno vissuto o sono passati in questo angolo di città che ancora oggi brilla di luce propria. 

In questo scenario, alla fine degli anni 50 e precisamente il 3 Febbraio 1959, viene alla luce Emilio Zangara, ragazzo come tanti della sua generazione che sogna un futuro ricco di gol magari con la maglia rosanero; Zangara comincia infatti a giocare a calcio con il pallino di farli i gol, è attaccante provetto quando l'Amat (una piccola società palermitana che nel periodo del boom economico sforna talenti a ripetizione, può bastare come esempio Totò Schillaci?) lo tessera tra i suoi giovani virgulti, ma presto ci si accorge che quel ragazzo è più bravo a sventarli i gol che a realizzarli...e da lì incomincia una storia bella, che si intreccia con altre storie belle altrettanto!

La prima esperienza tra i grandi è a Favara, provincia di Agrigento che negli anni diverrà familiare. Con la locale Pro, Zangara vince il torneo di Promozione edizione 1979/80 davanti ad un distaccato Ravanusa e con la bellezza di 91 reti segnate (in 30 giornate!) a fronte di sole 15 subite, e arriva così l'esordio nella serie D nazionale; la stagione successiva il "suo" Favara si piazza settimo, a ridosso del gruppo di testa e ben lontano dalle zone paludose della classifica, per il giovane portiere sono anni di apprendistato nei quali spicca comunque già la notevole capacità di giocare la palla con i piedi, reminescenza di quell'infanzia nella quale si sognava con un 9 sulle spalle!

Ancora tre stagioni nella piccola Favara, nelle quali la squadra disputa campionati relativamente tranquilli, e nell'estate del 1984 arriva la chiamata che non ti aspetti, Licata, serie C2 girone D, calcio professionistico a cura di un mister dal nome e dai metodi decisamente curiosi... Zdenek Zeman!

     LA SCALATA DI LICATA!

Alla foce del Salso Zangara trova un gruppo di ragazzi votati al sacrificio provenienti, in gran parte, dalle giovanili del Palermo; ritrova anche Pippo Romano, suo compagno a Favara un paio di stagioni prima, ed incomincia ad apprendere "il verbo" di quel mister che vuole il portiere capace di giocare la palla con i piedi, come fosse un difensore aggiunto. Come nelle belle favole Zangara si ritrova titolare e vincente al suo primo campionato tra i professionisti, 32 gare e 29 reti subite sono uno score niente male; il Licata arriva primo con 44 punti (2 ne valeva la vittoria), davanti al Sorrento e segnando la bellezza di 58 gol, il secondo miglior attacco ne vanta 38! È lì che ha inizio la filastrocca dei Zangara, Consagra, Gnoffo, Taormina e Campanella, che ha Licata equivale alla conosciutissima Sarti, Burgnich, Facchetti ecc...

Lo scalino successivo per il portiere palermitano si chiama C1, il Licata e il suo profeta lo confermano senza tentennamenti per un campionato che vedrà i gialloblù esibirsi su palcoscenici quali Foggia, Cosenza, Salerno, Messina ed altri ancora. Il primo campionato in terza serie vede Zangara e il suo Licata protagonisti di un girone d'andata strepitoso, nel quale pare che la serie B sia a portata di guanti (basterà aspettare..), dopo 17 gare i gialloblù sono terzi  dietro Messina e Taranto e soltanto un girone di ritorno decisamente deludente (appena 10 punti racimolati) spegnerà le ambizioni di una città; Zangara scende in campo 29 volte subendo 32 reti, tutto nella norma se si è il portiere della squadra di Zeman, intanto comincia a farsi un nome anche per quel suo modo di trattare la palla coi piedi ..

La stagione successiva incomincia con l'addio al mister Boemo, al suo posto arriva Aldo Cerantola e la squadra vive un campione sulla falsariga del precedente, andata decisamente meglio che il girone discendente e per Zangara l'alternanza col portiere Bozzini (18 presenze per entrambi), un giovane di scuola Inter arrivato nell'Agrigentino dopo una stagione in C2 alla Cairese; insomma, un anno di transizione in attesa del boom...

DESTINAZIONE PARADISO 

Estate 1987, il Licata si accinge a disputare il suo terzo consecutivo torneo di C1, Zangara è oramai un punto fermo della formazione siciliana che proprio da lui comincerà a costruire quel miracolo che si concretizzerà a fine campionato! La banda di Cerantola suona a memoria, domina il girone restando imbattuta in casa e ai fondamentali 15 gol di La Rosa (capocannoniere del girone in coabitazione con Romiti e D'Ottavio) aggiunge le parate del suo portierone, sempre presente e battuto solamente in 20 occasioni! È serie B per una cittadina che quasi nemmeno osava sognarla, è serie B per un ragazzo partito dal calcio di periferia della sua città ed arrivato tra i "grandi" a suon di sacrifici, e il bello deve davvero ancora arrivare!

B DI LICATA....

Licata è una squadra quasi esclusivamente composta da ragazzi siciliani, su una rosa di oltre 20 giocatori (primavera compresi) solo pochissimi sono "forestieri",  i toscani Mazzarri (sì, proprio Walter) e Bianchi, il bolognese Fantini, il bellunese Boito e il napoletano Donnarumma; l'11 Settembre 1988 è la data fatidica, al "Dino Liotta" arriva il Catanzaro per la prima di B, la squadra disputa un incontro gagliardo e Zangara è chiamato ad intervenire in non più d'un paio d'occasioni firmate Palanca e Gori, il battesimo è andato, ora c'è un anno per dimostrare che la B non è troppo per quel ragazzo partito dall' Amat!

Il campionato scorre via tra esaltazione e, poche, paure, alla settima la matricola siciliana espugna Parma (perentorio 0-3) ed è seconda in classifica dietro alla corazzata Genoa; poi un pochino di appannamento che costa il posto a Papadopulo e una tranquilla salvezza con Scorsa. In tutto questo Zangara è un punto fermo della squadra gialloblù, disputa un campionato di buona qualità totalizzando 25 presenze, le ultime in maglia licatese, ma a fine stagione il richiamo del mister Boemo è troppo forte, Zangara si accasa a Foggia, ancora B ma a fare da chioccia!

FOGGI...A!

In terra di Puglia il portiere palermitano si trova a fare da dodicesimo ad un giovane Francesco Mancini, portiere emergente ed al terzo anno di Foggia; per l'ex licatese le presenze in campionato saranno solamente 3, tutte tra la 16esima e la 18esima, quando gioca da titolare contro Parma Ancona e Monza. I satanelli chiudono in ottava posizione e per Zangara arriva la riconferma nella stagione successiva!

Il 90/91 è l'anno del miracolo (un altro!) di Zeman, il Foggia sale in A dopo un'assenza durata 13 anni e il portiere palermitano mette la sua firma disputando altre tre gare; inizia la stagione da dodicesimo ed occupa la panchina nelle prime cinque giornate di campionato, poi una lunga indisponibilità lo tiene fuori fino alla ventesima e dalla successiva sarà convocato fino al termine del campionato. L'esordio stagionale avviene al minuto 72 di un Ancona-Foggia deciso otto minuti prima da Franco Ermini a favore dei dorici; Zeman gli concede poi le ultime due gare, a promozione matematica avvenuta, e così Zangara gioca per intero nel 3-3 casalingo col Pescara e nella vittoriosa trasferta di Reggio Calabria (2-4 per i satanelli) che di fatto chiude un campionato da incorniciare!


LA VIA DEL TRAMONTO

A questo punto Zangara opta per cambiare strada, non segue il profeta Zeman in massima serie, ma accetta la corte della Salernitana, neoretrocessa dalla serie B e desiderosa di ritornarci subito. La stagione non và come deve, lui è il secondo di Efficie e trova spazio in sole tre occasioni in un'annata che vede alternarsi sulla panchina granata Simonelli e poi il grande Tarcisio Burgnich; parrebbero le ultime presenze tra i professionisti per il portiere oramai 33enne, ma ci sarà un'appendice che forse nessuno, lui compreso, si aspetta!


RITORNO AL... PASSATO 

Le ultime tappe di una carriera più che appagante Zangara le vive nelle categorie dove tutto (o quasi) era incominciato, la stagione 1992/93 lo vede protagonista a Castrovillari, Interregionale, la squadra è un complesso di buona fattura che schiera in attacco la coppia Ortolini (in B a Catanzaro) e Germano Carnevale (fratello di Andrea) e conta in rosa su Gianguzzo e Baratto, insomma niente male; Zangara si alterna col più giovane Galati e mette assieme 12 presenze in un campionato chiuso al secondo posto dietro la promossa Battipagliese ed al pari del Real Catanzaro. 

Chiuso il capitolo calabrese il portiere che fu di Zeman si concede un'ultima tappa nell' Agrigentino, nostalgia forse di una gioventù passata in un attimo; l'ultima maglia che indossa è quella dello Sciacca e con quella disputa due stagioni. La prima lo vede impegnato nel torneo regionale di Eccellenza, mentre la successiva gli agrigentini sono protagonisti di un bel piazzamento in serie D, torneo nel quale Zangara disputa 24 gare che parrebbero chiudere la sua esperienza tra i pali.... parrebbero abbiamo detto...

UN'ALTRA VITA 

La passione di una vita non svanisce certo con l'età, non la si può fermare, forse contenere o gestire, ma resta, pulsa dentro e non si ferma mai; è così che Zangara, smessi i panni dell'estremo difensore incomincia a collaborare con la squadra della sua città, il Palermo. Dove non è arrivato con i guantoni ci arriva con la saggezza e la consapevolezza di poter insegnare ai ragazzi come ci si muove dentro e (soprattutto) fuori da quella porta che può glorificarti o crocifiggerti in un attimo.

Il Palermo edizione 1996/97 è un gruppo disilluso da una stagione fallimentare, dopo il campionato precedente nel quale una squadra imbottita di palermitani (mister Arcoleo compreso) ha concluso al 7' posto e per qualche periodo ha pure sognato un'improbabile serie A; la stagione è girata male, in porta ha cominciato Adriano Bonaiuti poi emigrato a Cosenza, ha continuato il giovane ed affidabile Vincenzo Sicignano, e quando s'è infortunato (al 72' della ventottesima giornata) è subentrato un altro ex licatese dei tempi d'oro, Carmine Amato giunto in Sicilia in sostituzione di Bonaiuti. Per le successive gare perciò Amato è titolare, mentre le funzioni di dodicesimo le svolge il giovanissimo Corona (classe 1979), tagliato però  dalla partita interna contro la Lucchese, che fare a questo punto?

Ecco l'idea, avvalersi delle antiche capacità del preparatore dei portieri e schierarlo col 12 sulla schiena, non serve mai il portiere di riserva (si dice), perciò non c'è da fare chissà che se non la presenza...

Il 4/5/1997 perciò Zangara rimette piede nel campionato di serie B, dal quale si era congedato titolare al termine di un Reggina-Foggia 2-4 il 16 Giugno 1991; la situazione dei picciotti rosanero è effettivamente disperata,  l'ultimo posto non dista poi così tanto dalla salvezza ma la squadra ha il morale sotto i tacchi...dalla trentaduesima alla trentottesima infatti la squadra di Vitali (subentrato ad Arcoleo) incamera solamente 5 punti e Zangara è sempre in panchina al suo posto, ma con un sogno...

IL GIORNO MIGLIORE 

Da sempre da quando ha cominciato a vagare sui campi da calcio Zangara ha un sogno, comune a migliaia di altri ragazzi che intraprendono la strada del calciatore, giocare almeno una volta con addosso la maglia della squadra della propria città quella per la quale da piccolo ti ritrovavi ad essere un inferno di emozioni, sogni e sorrisi!

Il 15 Giugno 1997 quel giorno arriva, a Genova, stadio "Ferraris" quartiere Marassi; la partita è un monologo rossoblù, il Genoa deve vincere col Palermo (oramai retrocesso senza appello) e sperare nel contemporaneo insuccesso di una tra Bari e Lecce per agganciare il treno che porta in paradiso, ma come pronosticato dalla logica pallonara i baresi strapazzano un Castel di Sangro già salvo ed i leccesi passano, con la coppia Francioso-Palmieri, in un "Manuzzi" già condannato a palcoscenico da serie C1.

A Genova al 19' Masolini insacca il rigore per i padroni di casa, cinque minuti dopo Saurini acchiappa un pari che servirebbe solo alle statistiche, ma Pisano in chiusura di primo tempo in quelle statistiche decide di entrarci come marcatore; Centofanti al 57' ed ancora Pisano all'ora di gioco fissano il punteggio sul 4-1 che non muterà più!

Gioco, partita, incontro ed al 63' mister Vitali decide che è il momento di realizzare un sogno, richiama Amato (anche lui ex Licata) in panchina e getta nella mischia Zangara, il quale in un mix di ricordi, soddisfazione e felicità resta imbattuto fino al termine di una gara che oggi è riassunta in un freddo tabellino, ma se raccontata da chi l'ha vissuta sprizza emozione da ogni singola parola!

"Avevo smesso da due anni, allenavo i portieri e non pretendevo certo di rimettere i guanti; successe però che ad una decina di giornate dalla fine Sicignano si fece male terminando la propria stagione. Ad Arcoleo era subentrato Vitali nel disperato tentativo di evitare la retrocessione, e proprio Vitali mi volle come dodicesimo, si era puntato per qualche gara su un ragazzo della Primavera ma il mister non era convinto; pretendeva un secondo portiere esperto e così , nonostante le mie resistenze iniziali, mi convinsero a rimettermi in gioco, anche perché era Maggio ed ormai non si trovava più nessuno sul mercato.

Feci sei panchine e poi quello spezzone di gara a Genova; Vitali mi voleva già far esordire la Domenica precedente quando battemmo in casa il Chievo (3-1), ma io rifiutai dicendo che avrei aspettato l'ultima gara. A Genova eravamo oramai condannati, ma l'emozione di esordire con la maglia della mia città fu qualcosa di indescrivibile, una grossa soddisfazione per me che ero partito dall'Amat per poi emigrare a Favara dove ho iniziato a costruirmi una carriera ed il Palermo non l'avevo mai incrociato nel mio destino se non un paio di volte come avversario L'emozione più grande però rimane quella legata agli anni di Licata, se penso a ciò che abbiamo combinato in gialloblù mi si gonfia ancora il petto d'orgoglio; certo, non capita tutti i giorni di giocare in B dopo che hai già smesso, ma Licata è una cosa tutta particolare!"

Oggi Emilio Zangara trasmette il suo sapere ai giovani aspiranti portieri rosanero cercando di tramandare anche quella voglia di non mollare mai indispensabile a chi vuole arrivare!

















martedì 1 marzo 2022

Il Libro del gol !

 Il Libro del gol !

(Libro in maglia Potenza, foto tratta dal web)

Fiuto del gol, voglia di arrivare, passione infinita e abnegazione da vendere non bastarono a questo ragazzo classe 1965 per esordire nella squadra della sua città, la "madre" che lo aveva cresciuto fino al punto di trovarlo protagonista nella bella Primavera rosanero edizione 84/85, lui e Ardizzone (tra gli altri) promesse del domani.

Quell'anno il Palermo ha l'obbligo di tornare immediatamente in B, si affida al nocchiero Tom Rosati che non sbaglia rotta, ma per i giovani il posto è poco, quasi nullo, non si può rischiare di fallire e Libro si deve accontentare di "guardare" dal basso i vari Maiellaro, De Vitis e Pircher dei quali comunque carpisce i segreti che più avanti gli varranno la riconoscenza di svariate piazze.

Proprio con l'esperto Pircher si sposta a Rimini per esordire tra i "grandi", C1 girone A, Santarini allenatore e un roster che vede gente come Deogratias, Cristiani, Maddaloni e  Fiordisaggio; per Libro l'esordio arriva alla prima giornata quando Santarini gli dà fiducia inserendolo nell'undici di partenza che sconfigge la Sanremese. Pare l'inizio di una buona stagione, ma gli spazi si stringono in fretta, riesce a mettere a segno il primo gol tra i professionisti a Novembre nella gara casalinga con il Modena quando al 13' griffa il momentaneo vantaggio (terminerà 1-1) beffando il portiere canarino con un tocco sottoporta; la squadra però non và come dovrebbe, Santarini fa' le valigie e il nuovo arrivato Seghedoni è un sergente di ferro che si affida a gente esperta, e per Libro ci sarà una sola presenza in tutto il girone di ritorno (a fronte delle 6 collezionate con Santarini), per un totale di 7 gare ed 1 rete che fanno capire al ragazzo, se ce ne fosse bisogno, quanto è duro il pane da conquistarsi!

La nuova meta del giovane attaccante diventa così Olbia, squadra neopromossa in C2 ed affidata alle cure di Mammì, colui che un giorno fece sobbalzare tutte le sedie di Calabria annichilendo la Juventus con la maglia del Catanzaro. L'obbiettivo dei sardi è la permanenza in categoria e qui Ciccio (soprannome che si porterà dietro per l'intera carriera) ritrova il concittadino Pergolizzi (giovanili rosanero anche se un po' più giovane) assieme all'ex promessa interista Bulgarani, a Morra e un giovane Sotgia, insomma una banda più che discreta!

Le presenze di Ciccio saranno ben 29 e con 6 gol di laureerà capocannoniere di una squadra capace di ottenere un lusinghiero settimo posto, da ricordare le reti di Sorso e Pontedera che frutteranno due ottime affermazioni esterne. Confermato anche per la successiva stagione Libro si comincia a costruire quel nome di centravanti affidabile mettendo a segno altre 5 reti in un complesso che si piazza decimo grazie alla presenza in rosa di gente come Ianuale, Paraluppi, Gamberini (ex ragazzo prodigio del Bologna) e Mariani; da ricordare in quel campionato la rete al 88' di Olbia-Massese con la quale Libro inchioda i toscani alla sconfitta (2-1).

Due buone stagioni sull'isola gli valgono l'occasione di salire un gradino della scala del calcio, l' 88/89 sarà C1, destinazione il rossoblù di Montevarchi!

In Toscana Libro arriva con l'obbiettivo di traghettare il Montevarchi (neopromosso) ad una tranquilla salvezza, e grazie alle sapienti mani di Romano Fogli và a comporre un terzetto d'attacco con Guido Carboni e Brandolini (24 reti in tre) che assicura un onorevole ottava posizione con imbattibilità casalinga preservata e bottino personale di 7 reti in 32 apparizioni; da ricordare la rete del momentaneo vantaggio a Reggio Emilia (seconda giornata, finirà 2-1 per la truppa di Marchioro) e la doppietta in uno scoppiettante 3-2 casalingo inflitto al Prato all'ottava.

La buona stagione in terra valdarnese gli frutta le attenzioni di buona parte delle compagini di punta della serie C, ma Ciccio opta per cedere alle avances di una Spal sprofondata in C2 e desiderosa di rialzarsi immediatamente.  A Ferrara Libro sarà compagno di reparto di un giovane Schwoch, dell'esperto Mosele e si potrà avvalere delle giocate di un folletto come Labardi; il resto della squadra comprende nomi altisonanti, quali Magnocavallo e Paganelli, uniti a giovani di prospettiva come Paramatti e Tresoldi. La stagione non và come tutti si aspettano, Magistrelli viene sostituito e alla fine sarà un anonimo decimo posto, per Ciccio però 11 reti(al pari di Mosele) che non sono affatto da buttare e delle quali vanno ricordate la prima col Pergocrema (0-1 al "Voltini" e prima marcatura spallina della stagione) e la doppietta nel 2-0 casalingo al Legnano alla 27esima.

Terminata la stagione con gli Estensi Libro ridiscende lo stivale sbarcando nella sua Sicilia e precisamente a Giarre, piccola società del catanese che disputa alla grande il torneo di C1. In gialloblù si trova a lottare per mantenere un posto nel terzo gradino del calcio professionistico ed opera al fianco della vecchia volpe Bardi in un complesso che conta giocatori esperti quali Carnà, Tomasoni, Cuccunato e Irrera; la squadra incomincia con Bianchetti al quale subentra Renna a campionato in corso, per Ciccio le reti saranno solamente 3 in una stagione decisamente sottotono. Si ricomincia così dalla C2, in una piazza desiderosa di risplendere che si affida a mister Di Somma, un combattente già da calciatore. La piazza è Potenza, il pubblico caloroso e Libro incomincia a scrivere le pagine di una favola che avrà durata di due anni; promozione alla prima, soprattutto grazie alle sue 9 reti in  una squadra composta anche da Bucciarelli, Grasso, Vio e Crucitti, e salvezza ottenuta nello spareggio di Foggia (3-1 al Casarano) nella sucessiva C1 dove il bomber si eleva fino alle 12 marcature in campionato che lo eleggono di diritto a idolo del "Viviani". Proprio nello spareggio dello "Zaccheria" Libro aggiunge altre due reti alle 12 sopracitate, in 28 minuti disintegra le speranze del Casarano battendo due volte il giovane Ramon e dando il là definitivo ad una salvezza sudata oltre l'ultimo minuto!

L'exploit in rossoblù gli vale l'attenzione di una grande del Sud, Avellino! La piazza Irpina ne viene da tre lustri densi di soddisfazioni, è da poco tornata nell'inferno della C e lì si sente decisamente fuori luogo, vuole riemergere immediatamente!

La stagione inizia in maniera perlomeno ambigua, il 6 Ottobre i lupi eliminano la Lazio (all'Olimpico) dalla Coppa Italia ma in campionato hanno raccolto 3 pari ed una sconfitta in quattro giornate; quella giornata storica vede Ciccio subentrare al 74' al doppiettista di giornata Bertuccelli per godersi una ventina di minuti di meritata gloria. In campionato però l'Avellino zoppica per tutta la stagione, si cambiano tre allenatori ma Libro è una costante per il fronte avanzato e a fine stagione il bomber palermitano marcherà comunque 8 reti salutando la compagnia col biglietto per Siracusa in tasca, ancora C1 girone B!

Nella città Aretusea si trova mister Sonzogni alla guida tecnica e compone un attacco che gli vede vicino  Limetti, Di Dio, Di Corcia, in una squadra che comprende Marco Giampaolo  e Lo Garzo a centrocampo, Migliaccio e Lambertini in difesa, per un complesso che gira a mille e si piazza in quinta posizione sognando perfino la serie B per qualche tempo. Libro mette a segno altre 8 reti, la prima delle quali all'esordio stagionale al "Partenio" di Avellino,; la corsa del Siracusa si fermerà ai Playoff proprio contro gli Irpini battuti all'andata 2-1 e vincitori al ritorno con un 1-0 che li manderà avanti per il miglior piazzamento in campionato. L'avventura nella città di Archimede si interromperà in estate quando la società, travolta dai debiti, verrà esclusa dal campionato e costretta a ripartire dalle categorie regionali; per Libro è così ancora tempo di fare la valigia e questa volta per Benevento dove la C2 è vista come un punto di partenza per salire verso lidi più consoni. Gli stregoni infatti hanno vinto due stagioni prima l'Interregionale e partecipato ai playoff la stagione appena conclusa, ma il ciclo della coppia D'Ottavio-Paolucci è giunto al termine, così si punta su Libro e Micciola (ex Juve Stabia) per raggiungere l'obbiettivo!

Il Benevento però non riesce mai realmente a sollevarsi dalla mediocrità, Esposito e Lombardi si danno il cambio alla guida ma non succede nulla, nonostante ciò Ciccio è il miglior marcatore della squadra con 8 reti (Micciola si ferma a 6) e si guadagna la riconferma per la stagione successiva.

Il 96/97 nasce con un Benevento stratosferico, Imparato tra i pali, Aruta là davanti e poi De Solda, Maiellaro, Osvaldo Mancini e Ianuale, ma Libro và via dopo due sole presenze condite da altrettante reti,tra le quali la prima stagionale degli stregoni siglata al 22' in quel di Altamura, accetta l'offerta dell'ambizioso Catanzaro, altra nobile decaduta dello stesso girone! 

Il battesimo del gol con le aquile giallorosse avviene alla sesta quando al minuto 88 Libro giustizia il Marsala su calcio di rigore, arriva poi alla nona la doppietta dell'ex che sbanca il "Santa Colomba" ed un altro po' di reti che fanno lievitare il totale a 8, utili al raggiungimento dei playoff nei quali però il Benevento si dimostra osso troppo duro da superare. 

La stagione successiva è poi divisa a metà, si incomincia ancora con la maglia del Catanzaro guidato  da Specchia ma incapace di andare oltre una discreta classifica che non riesce ad arginare le polemiche di una piazza che in C2 si sente umiliata; dopo 15 presenze e tre reti il bomber trasloca nelle Marche, a Tolentino. È ancora C2 ma nel girone B dove i cremisi di mister Castori cercano di evitare la discesa tra i dilettanti, non ci riusciranno nonostante le 4 realizzazioni di Libro in 11 apparizioni e così per il 98/99 il centravanti palermitano ritorna ancora nella sua Sicilia per vestire la maglia del Gela dove affronta l'ultimo scampolo di C2 prima di scendere in serie D a riabbracciare un vecchio amore che si era bruscamente interrotto, Siracusa!

Con gli aretusei Libro colleziona le ultime 15 apparizioni da calciatore, sigla 3 reti ma il tutto non basta ad evitare l'ultima posizione in classifica in una squadra in grossa difficoltà nonostante la presenza in rosa di gente come Regina e Giacalone. Quì finiscono le pagine del Libro calciatore, un attaccante che mai ha tirato indietro la gamba, un centravanti che ha infiammato le sue platee e che avrebbe sicuramente meritato una chance ai piani alti del calcio, tra i Marulla, Paci, Agostini, De Vitis e Scarafoni probabilmente un pezzetto di gloria se lo sarebbe guadagnato anche lui!

lunedì 24 gennaio 2022

LE IDI DI MARZIO

 LE IDI DI MARZIO

Il presidentissimo Fanuzzi e Di Marzio
(dal libro "Brindisi Sport storia e passione" di T. Mariano)

Raccontare Gianni Di Marzio dettagliatamente sarebbe difficile, lo hanno fatto altri e più qualificati del sottoscritto il quale non intende sottoporsi ad un mero esercizio di copiatura.

Il "mio" Di Marzio appare nel Novembre 1988 nelle vesti di allenatore di un Catanzaro da serie B, o meglio sotto forma di un nome e cognome abbinato alla voce "mister" sulla pagina dell'album Panini, il mio primo album, la mia prima "Bibbia". Quei nomi li imparavo a memoria come le carriere dei giocatori, se chiudo gli occhi ricordo Leo Armillei dell'Ascoli, Nedo Bettoli della Cremonese o Adolfo Anconetani del Pisa; negli anni quegli stessi nomi sono diventati storie, lette, cercate ed approfondite da un bimbo cresciuto nell'impresa di mantenere inalterato l'amore per il calcio, per quel calcio, ed allora provo, senza pretesa alcuna, a raccontarvi un pezzetto del Di Marzio in questione, un Gianni distante nel tempo e nei luoghi; prima metà degli anni 70, millenovecentosettantatrè per la precisione! Si sciolgono i Byrds, gli Honeybus e i Doors chiudendo una parentesi musicale che arrivava dal Beat e lasciando strada ad una musica decisamente "più lavorata" , Gimondi si aggiudica il giro di Francia esaltando una nazione e il Brindisi, nel suo piccolo, si stà costruendo un nome in cadetteria grazie al super campionato disputato da neopromossa agli ordini di Vinicio, una volta bomber ed ora  allenatore in rampa di lancio. Proprio Vinicio, al termine di quella stagione, parte per Napoli e la serie A, e suggerisce al presidentissimo Fanuzzi un nome nuovo, di un ragazzo che ha fatto bene alla Nocerina in serie D e, successivamente alla Juve Stabia in C, Gianni Di Marzio!

Di Marzio è un tecnico della generazione futura, vede lontano e non segue gli stereotipi in voga a quel tempo; accetta la sfida e si mette all'opera, fa arrivare dalla Nocerina il centrocampista col vizio del gol Amedeo Fiorillo (con lui due stagioni prima), Papadopulo dalla Lazio, il mediano Incalza dall'Internapoli, Abbondanza dal Napoli e gli attaccanti Franzoni dal Sorrento e Michesi dal Matera (un ritorno il suo); a questi si aggiungono i riconfermati, tra gli altri, Di Vincenzo, La Palma, Sensibile, Cantarelli, Giannattasio, e Boccolini. Serpeggia un goccio di scetticismo tra la tifoseria, mister giovane ed esordiente, acquisti non proprio di grido e una serie B da far tremare i polsi, ma presto il Gianni farà ricredere tutti.

Alla prima di campionato espugna il "Partenio" di Avellino con una rimonta storica, sotto di due reti dopo mezz'ora la pareggia in tre minuti con Franzoni e  Palazzese ( 34' e 37') e la vince al minuto 76 con sigillo di Giannattasio; all'esordio casalingo poi piega la Reggiana di bomber Zandoli con una doppietta di Michesi che manda in estasi gli 8000 presenti e catapulta i biancazzurri in testa alla classifica con Novara e Varese. Il 14 Ottobre invece cade al "Santa Giuliana" di Perugia per poi pareggiare in casa al cospetto del Como di Pippo Marchioro, una squadra che schiera gente come Casone, Pozzato e Vannini tanto per capirci; una doppia sconfitta nelle trasferte di Ferrara e Palermo pare mettere la parola fine all'entusiasmo brindisino, ma se a casa della Spal la sentenza è firmata Pezzato, a Palermo succede di tutto: la gara sul campo finisce 1-0 per i rosanero grazie ad un rigore di Barbana ma il portiere Di Vincenzo rimane vittima di un'aggressione da parte di un tifoso siciliano, coadiuvato nel folle gesto da un fotoreporter sui generis, ed è costretto al ricovero in ospedale; alla resa dei conti la giustizia sportiva assegna lo 0-2 a tavolino che rilancia Di Marzio e i suoi ragazzi.

La Domenica successiva quando Michesi con una doppietta affonda il Bari, la truppa del giovane mister risulta seconda in classifica (comandano Ascoli e Novara con 10), poi con il pareggio di Ascoli acciuffato ad un soffio dal termina da Incalza, la vittoria interna sul Catanzaro a firma Giannattasio ed il pari strappato al Catania del Guru Mazzetti i biancazzurri restano attaccati al sogno della A, ad un punto dai bianconeri Piceni (14 a 13); ma proprio dopo la gara del "Cibali" succede qualcosa che nessuno si aspetta. Il tecnico si reca a Napoli senza il permesso del presidente e durante il tragitto che lo dovrebbe riportare a Brindisi è vittima, assieme alla moglie incinta, di un gravissimo incidente nei pressi di Angri (SA) nel quale rischia la vita e ne esce grazie al tempestivo aiuto di un automobilista di passaggio. La questione disciplinare viene regolata da Fanuzzi con una temporanea sospensione dalla mansione di allenatore, ed infatti il Brindisi che all' undicesima batte il Parma 2-1 è guidato in panchina dal vice Pierini, e, complice il pareggio dell'Ascoli a Palermo, si issa in testa alla classifica della cadetteria con Michesi re dei cannonieri (6 reti totali). Fanuzzi ci mette  un attimo a perdonare il giovane Di Marzio il quale già la Domenica successiva, a Varese, è in panchina nell' incredibile debacle subita dai brindisini sotto le doppiette di Calloni e Libera (per il Brindisi a segno il solito Michesi), quella partita è forse lo spartiacque della stagione, la truppa di Gianni cade in uno stato di depressione, di confusione rimanendo all'asciutto per tre partite consecutive, nei due risultati ad occhiali con Brescia ed Atalanta e nella sconfitta casalinga ad opera di un Taranto targato Invernizzi che confeziona lo 0-1 all' ottantacinquesimo con Listanti che ammutolisce i 13000 presenti.

Non vanno meglio le ultime quattro di andata, i ragazzi di Di Marzio escono sconfitti di misura ad Arezzo, si fanno raggiungere da Prunecchi nel finale di Brindisi-Ternana del 20 Gennaio e replicano l'1-1 in quel di Novara quando il piemontese Enzo sigla nel finale il rigore che serve a riacciuffare il gol in apertura di Del Pelo, insomma nemmeno la fortuna gira per il verso giusto; il 3 Febbraio all'ultima di andata , davanti a circa 4000 spettatori, il Brindisi non sfonda il muro difensivo che la Reggina costruisce davanti a Gazzaniga ma chiude comunque un positivo girone ascendente in settima posizione, a quattro punti da Varese e Como che al momento sarebbero promosse in A. Quella con i calabresi è di fatto l' ultima panchina di Di Marzio alla corte di Fanuzzi, due giorni dopo la gara il tecnico parte per Vicenza dove dovrà sottoporsi ad un'operazione legata ai postumi dell'incidente di poco tempo prima, le prime due gare di ritorno ( 1-1 casalingo con l'Avellino e sconfitta a Reggio Emilia per 2-0) vedranno in panchina il fido secondo Pierini, poi Fanuzzi decide per l'esonero del giovane tecnico affidando la barca biancazzurra all'esperto Egizio Rubino, classe 1919 e con parecchia esperienza in A e B alla guida di Foggia, Catania e Perugia. Non andrà molto bene, Rubino otterrà una faticosa salvezza giunta all'ultima giornata nonostante la sconfitta di Reggio Calabria, purtroppo sul finale di quel campionato pesa sicuramente la prematura scomparsa del presidentissimo Fanuzzi avvenuta improvvisamente l'8 Maggio '74 a causa di un improvviso malore.

Le strade di Gianni e del Brindisi, di fatto, si separarono quì, anche se incroci successivi da avversari avvennero già nel campionato successivo, quando Di Marzio, alla guida del Catanzaro, affrontò il Brindisi il 19 Gennaio in Calabria (0-0) e replicò il risultato ad occhiali il primo Giugno in uno stadio gremito da 11000 spettatori e con il Brindisi guidato verso la salvezza da Mimmo Renna.

Il 75/76 poi vede Di Marzio salire nell'olimpo del calcio italiano proiettando in  A i giallorossi catanzaresi, in quella stagione Gianni torna a Brindisi già il 14 Settembre per disputare la gara valevole per il girone di Coppa Italia, i Calabresi si mostrano subito una macchina perfetta passando con un perentorio 3-1 davanti a 2500 persone che ritrovano anche Michesi come avversario; alla 16esima poi, in Calabria, Di Marzio vince 2-0 grazie ai sigilli di La Rosa e Ranieri, ed infine alla 35esima ottiene a Brindisi un decisivo 0-1, propiziato da un'autorete, per salire in A al pari di Genoa e Cesena beffando di un sol punto il Varese di Maroso.

Da quel giorno, e per molti anni, Di Marzio e Brindisi navigano mari diversi e lontani, fino alla stagione 87/88 quando Gianni accetta la panchina del Cosenza, con la quale ottiene l'immediata promozione in B. Il tecnico è ospite al "Fanuzzi" alla seconda di campionato e sbanca il campo biancazzurro nel finale grazie ad un acuto del difensore Lombardo a otto dal termine; al ritorno identico risultato per i lupi della Sila con Giansanti a decidere su rigore al 54'. Questa è stata l'ultima stagione in cui le strade di Di Marzio e il Brindisi si sono incrociate, la società pugliese di lì a poco cadrà in un incubo finanziario e sportivo ancora oggi maledettamente attuale, mentre il tecnico approderà ancora a Catanzaro in sostituzione di Burgnich e per farsi conoscere da un bimbo che allora attaccava le figurine ed oggi prova a raccontare i personaggi di un altro calcio, di un altro mondo...buon viaggio mister!

martedì 16 novembre 2021

UNO SU MILLE CE LA FA

UNO SU MILLE CE LA FA...



 Cosa accomuna un dirigente di banca, svariati promotori finanziari, alcuni imprenditori dei più diversi rami financo a qualcuno che ha giocato nella nazionale maggiore di calcio?

No,non è la solita barzelletta da bar sport, ma l'incredibile intreccio del destino che un giorno mette tutti sulla stessa linea di partenza e a quarant'anni di distanza si è divertito a sparpagliare le vite di ragazzi che in quel tempo erano tutti speranzosi e determinati a lasciare il segno nel calcio che conta.

Annata 1981/82, quella che ci porta dritti al Mundial per eccellenza tanto per capirci, campionato Primavera con grossa mole di qualità al servizio della prima squadra; Maiellaro, Borgonovo, Galderisi e Bertoneri sono solo quattro dei tanti talenti che la serie A attende impaziente, i giovanotti si scontrano quasi tutti i Giovedì con i grandi e le possibilità di toccare il cielo con un piede sono davvero tante.

Rose ristrette, due soli stranieri e un calcio più "pane e salame" regalano al campionato storie curiose, tenere o crude, ma soprattutto genuine. Siamo andati, a distanza di quasi quarant'anni, a recuperare parecchie di queste promesse "del tempo che fu", e il quadro che ne è uscito è davvero da incorniciare!

           CAPITANO DI VENTURA

La prima menzione non può che essere per Carlo Ventura, giornalista sportivo col cuore rossoblù del Bologna. In quegli anni Carlo era il punto di riferimento per tutte le giovanili bolognesi, scriveva per il Resto del Carlino e collaborava col Guerin Sportivo sul quale curava una pagina dedicata proprio al campionato Primavera; quì oltre a riportare settimanalmente i risultati dei quattro gironi che coprivano (col criterio della vicinanza geografica) per intero lo stivale, il Ventura presentava a turno i giovanotti che si stavano mettendo in luce. Si passava così dal centravanti milanese al difensore palermitano di settimana in settimana, nomi che al tempo dicevano poco o nulla a chi li leggeva, ma che a distanza di tanti anni sono rimasti...chi nel calcio e chi no.

PREVISIONE AZZECCATA

Tra coloro che allora si guadagnarono il prezioso riquadro del Guerino qualcuno ce l'ha davvero fatta, ha lasciato il segno che desiderava arrivando ad indossare addirittura l' azzurro della Nazionale Italiana, due nomi su tutti, Borgonovo e Marocchi!

Stefano Borgonovo è uno tra i gioielli di un Como che negli '80 sforna talenti a ripetizione ,nato a Giussano di professione vuole fare l'attaccante e non il capitano di ventura, esordisce in A a Marzo del 1982 e da lì partirà per una carriera che lo vedrà' transitare da San Benedetto del Tronto, tornare a Como, ripartire per Milano via Firenze (dove nella stagione 88/89 al fianco di Roby Baggio darà vita ad una delle coppie d'attacco più amate della Viola) , poi a Udine, Pescara e Brescia, disputerà tre gare in Nazionale A contando a fine carriera 277 gare e 75 reti tra A e B (uniche categorie frequentate); colpito dalla Sla diventerà un'icona della lotta alla stessa malattia dando vita ad una fondazione che porta il suo nome.

Quando Giancarlo Marocchi appare nel riquadro di Ventura è solo un omonimo del Marocchi (Marco) che ha esordito in A la stagione precedente con i felsinei; è un ragazzino 17enne prelevato da Imola e pronto per il grande salto, la stagione del Bologna è da incubo (arriverà infatti la prima retrocessione della storia in serie B) e Giancarlo non riuscirà ad esordire, ma dal campionato successivo partirà per una carriera ricca di soddisfazioni e trofei. Disceso fino agli inferi della C1 con i rossoblù gli ci vogliono sei stagioni e 171 presenze per arrivare a sua Signora Juventus e mettere in carniere 2 Coppe Italia, 1 scudetto, 1 supercoppa italiana, 2 Coppe Uefa, 1 Coppa dei Campioni più 11 presenze in Nazionale compreso il terzo posto delle notti magiche di Italia 90. Chiusa la parentesi bianconera rientra a Bologna per ulteriori 4 campionati di A ed una vittoria nella Coppa Intertoto; oggi è apprezzatissimo commentatore Tv, elegante e mai banale...l'altro Marocchi nel frattempo totalizzava 9 gare in A, 74 in B ed una marea di campionati di terza serie.  

La terza previsione azzeccata (forse a metà) da Ventura porta il nome di un fantasista che ha fatto sognare la piazza di Bari, ma all'epoca era ad Avellino, Pietro Gerardo Maiellaro!

In Irpinia Maiellaro ci arriva grazie ad un'amichevole tra il Lucera (squadra al tempo in serie D) e l'Avellino; patron Sibilia lo vede giocare e dopo 20 minuti lo chiama a sé facendogli sottoscrivere un contratto! Maiellaro è il genio di quella primavera, si narra che in allenamento facesse letteralmente impazzire nientemeno che Di Somma, il quale sovente lo "accompagnava" con qualche entrata decisa.

Il genio di Candela però non esploderà al "Partenio"; Varese, Taranto e Palermo saranno le tappe che lo porteranno a diventare l'idolo di Bari, dove in un quadriennio metterà in mostra numeri da "grande" guadagnandosi le attenzioni della Fiorentina. In Toscana però l'estro di Pietro non riuscirà ad emergere, così le successive tappe saranno Venezia, Cosenza e Palermo prima di un'avventura in Messico col Tigres ed un ritorno nel suo Sud a deliziare la piazza di Benevento e quella nobile decaduta di Campobasso. Quando era a Cosenza affrontò i suoi ex compagni viola e decise di mettere tutti a tacere saltando mezza squadra prima di segnare un gol spettacolare..genio e sregolatezza! Oggi allena con alterne fortune i dilettanti pugliesi, e chissà come gestisce i 10 come lui...

GADDA E I SUOI FRATELLI 



Ci sono poi tra quei (ex) giovanotti, calciatori che si sono costruiti un'onesta carriera tra i professionisti; chi ha toccato la A, chi è stato un grande in B e chi ha bazzicato dignitosamente le prime tre categorie del nostro calcio. Gadda, De Martino, Paci, Simonetta, Cecconi nomi che hanno scritto pagine importanti in piazze che ancora oggi li ricordano con affetto ed una punta di nostalgia.  

Massimo Gadda nasce a Busto Garolfo, due passi da quella Milano che lo nota subito per il modo di trattare la palla davvero particolare; tecnica e visione di gioco ne fanno una delle promesse rossonere dei primi anni 80 e l'esordio ad Ostrava in una memorabile Mitropa Cup (vinta) pare essere il trampolino di lancio verso lidi dorati. Purtroppo il diavolo incappa in una stagione disgraziata che culmina con un'incredibile retrocessione in B (gratis come punzecchiò l'avvocato Prisco riferendosi alla precedente discesa tra i cadetti che era stata decretata a tavolino) e per Gadda è tutto da rifare; la stoffa c'è, lui vince la B ma poi lo mandano in prestito a Reggio Emilia, due anni di C1 non entusiasmanti ed un terzo a Livorno in cui si rischia la C2... perso? Macché, và a costruirsi ad Ancona una favola stupenda, sale in B, poi in A e arriva ad una finale di Coppa Italia, 8 stagioni a capo di un popolo. La brasilianizzazione del nome (diventerà Gaddao Meravigliao) è l'attestato di stima di una città che lo ama tuttora.

"Non si può paragonare il campionato primavera di allora con quello attuale, è passato davvero troppo tempo e sono cambiate molte cose. Posso dire però che in quegli anni molti che raggiungevano la primavera poi riuscivano a  costruirsi carriere importanti tra i professionisti, e non esistevano minutaggi per i giovani. Per riuscire nel calcio ci vuole un mix di componenti tra i quali la fortuna, ma solo quella non basta senza i mezzi, la volontà ed il credere in sé stessi. Ricordo un sacco di ragazzi di talento che per svariati motivi si sono persi o comunque hanno imboccato altre strade... io scesi in C1 in piazze importanti come Reggio Emilia e Livorno senza prenderla come una bocciatura, ma come una tappa per arrivare a qualcosa di importante, infatti poi venne l'Ancona e da lì è incominciata una bellissima storia".

Oggi Gadda è uno stimato allenatore che ha trovato la sua dimensione tra C e D.

Simonetta e Paci in quel lontano 81/82 non si conoscono nemmeno, il primo è una promessa del Genoa che Simoni non esita a far esordire in A, il secondo gioca a Parma in C1 e cerca di imparare il più  velocemente possibile come segnare tra i grandi. Diventeranno due icone della Lucchese di Orrico che ad inizio anni 90 regala spettacolo al "Porta Elisa", per Simonetta ci sarebbe pure l'occasione di seguire il mister all'Inter, ma un infortunio fa saltare il tutto e così per l'attaccante di Latina le presenze in A resteranno le 8 di inizio carriera (col Genoa) condite comunque da 174 gare e 34 gol trai cadetti, oggi ha una  scuola calcio nella sua Latina e cerca di lanciare talenti come lui. Paci invece prima di diventare idolo di Lucca farà il girovago in C (Alessandria, Lucca una prima volta, ancora Parma, Prato e Ancona) per poi apprendere le scarpette al chiodo dopo 286 partite 108 gol in B, col rimpianto di non aver giocato in A e la certezza di essere l'idolo di una città.

Luca Cecconi nasce a Fucecchio (FI) nel 1964, in quella stagione è una stellina della primavera viola che si prende il lusso di decidere la finale del Viareggio con un eurogol (1-0 all' Ipswich Town) il 22 Febbraio guadagnandosi così la prima panchina tra i grandi la settimana successiva (De Sisti lo  convoca ad Avellino il 28 dandogli il 16). Per l'esordio in massima serie deve attendere la stagione successiva (10' giornata, dà il cambio a Massaro al 74' di un Roma-Fiorentina), poi incomincia un giro che lo vedrà protagonista ad Empoli in B dove nell'edizione della Coppa Italia 85/86 si aggiudicherà il titolo di capocannoniere con 9 reti, a Pisa con cui conquisterà la promozione in A e la salvezza l'anno successivo, a Brescia e Palermo ancora in B, prima di diventare uno sfondareti in C1 con le maglie di Bologna, Como e lo stesso Palermo. Appese le scarpette al chiodo dopo una sola presenza nella Pistoiese 1998/99 oggi è uno stimato dirigente del settore giovanile dell'Empoli, dopo aver provato la strada da allenatore tra le giovanili empolesi, quelle del Bologna ed una fugace apparizione a Prato in C.

Un altro gioiellino di quel campionato è Ezio Panero, cuneese classe 1963 strabilia nella primavera del Torino facendo intravedere un buon fiuto del gol; non riuscirà ad esordire in granata, e partirà per la gavetta a Prato e Civitavecchia in C2, Catanzaro in C1 e B per poi consacrarsi a Lecce in un quinquennio (inframezzato da due parentesi a Barletta in B) nel quale esordirà in A (21 presenze totali) e risulterà spesso determinante in B quando viene inserito a partita in corso. Chiude in C1 con in triennio a Trieste prima di riavvicinarsi a casa dove oggi è dirigente del Fossano calcio in serie D.

Giuseppe De Martino da Orta Nova (Fg) è invece la speranza di un Bari che galleggia a fatica in serie B, annata 1963 anch'esso  in quel 81/82 non riesce ad esordire in cadetteria e deve attendere la successiva stagione quando, nonostante si confermi giovane attaccante di valore con 25 presenze e 5 marcature, non riesce ad evitare la discesa in C1 dei galletti pugliesi; dopo un'ulteriore stagione da comprimario in terza serie risale in B con la maglia del Pescara, dove in un biennio segna 18 gol in 68 gare che gli spalancano le porte di un paradiso chiamato serie A, la maglia sarà quella del Brescia. De Martino si trova ad esordire in A in un Brescia-Napoli (0-1) nel quale Maradona decide di dare spettacolo, sarà una delle 13 gare che il ragazzo disputerà in massima serie senza riuscire a realizzare gol; chiuso il capitolo lombardo De Martino riparte da Ancona, triennio ricco di soddisfazioni nel quale totalizza 70 gare e 14 gol utili a vincere una C1 e ad ottenere due tranquille permanenze in B. Nell'estate 1990 l'Empoli gli chiede i gol per tornare tra i cadetti, ma l'esperienza sarà amara e l'attaccante si sposterà a San Benedetto del Tronto per concludere con un triennio (di cui da protagonista solo il primo anno) in C1 la sua avventura tra i professionisti. Le tappe successive sono tutte tra serie D e minori con Canosa, Rondinella e Pavullese, fino a cimentarsi tra Eccellenza e seconda categoria con Barberino e Lampo; da anni è tornato a casa ed allena tra i dilettanti pugliesi, negli occhi ancora quel settembre con Diego Armando!

Pasqualino Minuti è uno dei più piccoli della compagnia, classe 1965 è un peperino che pare destinato a divenire profeta in patria essendo nato a San Benedetto del Tronto e vestendo i colori rossoblù della Samb. Nel campionato primavera si è segnalato per quel suo modo di giocare fatto di scatti ed imprevedibilità, l'irriverenza della gioventù lo ha messo in lista d'attesa per un posto tra i grandi e Sonetti realizza il sogno facendolo debuttare in B all'ultima giornata in un 4-0 rifilato al derelitto Pescara. Il giovane Minuti resta rossoblù per altre due stagioni ma mette assieme solamente 5 presenze; parte per Lucca, poi Siena e Lanciano, stagioni in cui apprende il mestiere che a Fano  ha oramai imparato benissimo, nella C2 edizione 88/89 insacca 15 palloni (in 29 presenze) che lo proiettano in B a Licata, 33 gare e tre reti, di cui una storica al Torino (in 1-1) che causò purtroppo la morte di un giovane tifoso licatese assiepato assieme ad altri su di uno stabile in costruzione, il "Liotta" quel giorno era stracolmo! Ormai maturo lo attendono altre tre stagioni alla sua Samb che trascina prima in C1 e poi alla conquista della Coppa Italia di C, prima di una ripartenza dalla D a Giulianova ed altre stagioni da protagonista ad Avellino (sale in B ma non viene confermato), Ascoli e Pisa. Superata la soglia dei 33 scende tra i dilettanti di casa ed oggi è apprezzato allenatore locale con la certezza di aver lasciato un ottimo ricordo ovunque ha giocato!

Giorgio Eritreo invece è una freccia nell'arco di Romeo Benetti tecnico della primavera romanista, classe 1964 arriva dall' Almas come Giannini e sogna di esordire con la maglia della Lupa, i mezzi non gli mancano di certo. Finta, controfinta e doppio passo sono i numeri migliori di un bagaglio tecnico non indifferente, la sua esperienza alla Roma "dei grandi" però si limiterà al ritiro precampionato 82/83 (quello dello scudetto) nel quale metterà a segno qualche rete nelle amichevoli agostane. Trento in C1 e Varese in B (12 gare nell' 84/85 ed un gol all'Empoli) saranno le tappe che anticiperanno un quinquennio fantastico a Terni (due campionati di C1 inframezzati da tre di C2) dove Eritreo divverà un idolo; nell'estate del 1990 salpa per Viareggio dove vivrà altre cinque fantastiche stagioni  tra C2 e D, non consecutive perché nel mezzo ci saranno le esperienze non esaltanti di San Benedetto del Tronto (C1) e Caserta (D). Chiude in C1 a La Spezia nel 1997/98 una carriera sicuramente inferiore alle possibilità potenziali; oggi è apprezzato dirigente calcistico avendo fatto dal direttore sportivo all'osservatore anche in campo internazionale in collaborazione con Spalletti (suo compagno a Viareggio) ai tempi dello Zenit.

Cervellati Riccardo è invece il portiere sul quale la Spal punta per il futuro; ferrarese di nascita e classe 1962 il giovanotto ha assaggiato la serie B già durante il campionato 79/80, quando Caciagli lo portò come 12 (di Roberto Renzi) al "Menti" di Vicenza. L' 80/81 lo passa interamente nella Primavera e la stagione successiva incomincia l'inserimento in prima squadra, undici panchine in B e poi alla 34esima, con l'undici di Ferrara oramai ad un passo dalla retrocessione, Ugo Tomeazzi lo lancia titolare (al posto dell'esperto William Vecchi) nella trasferta di Catania dove la Spal pareggia 1-1 e lui sventa un rigore di Tivelli. Cinque presenze in tutto che paiono aprirgli la porta spallina, ma le due successive annate di C1 le passa all'ombra dell'esperto Ferioli, diverrà titolare nell'estate 1985 restando a Ferrara altri tre campionati. Il 1989 lo vede emigrare nella vicina Cento per vivere da protagonista due anni in C2, poi, quando quasi non se lo aspetta più, lo prende il Bologna in serie B e ivi gioca due stagioni da affidabile riserva (28 presenze in tutto) guastate solamente dal secondo ruzzolone in C dei felsinei. Resta rossoblù anche i successivi due campionati di C1 nei quali gioca titolare il primo e dodicesimo dell'emergente Marchioro il secondo; conclude poi l'avventura tra i pali mettendo a disposizione la sua esperienza per l'Iperzola che trascina in C2 a metà anni 90. Si concede la soddisfazione poi nel 98/99 di una conclusiva stagione alla Spal (C1) nel quale colleziona l'ultima presenza in campionato  a 19 anni di distanza da quel giorno a Vicenza, e vince la Coppa Italia di serie C. Oggi è stimato agente Fifa con esperienze da procuratore soprattutto nella vecchia Urss.

Andrea Del Bino è un altro dei '65, la leva più giovane che affronta il campionato Primavera. Cresciuto nel florido vivaio empolese è uno dei giocatori al quale si prospetta un futuro ad alti livelli, piedi buoni ed attitudine al sacrificio ne fanno un punto di forza della seconda squadra dei toscani. Resta in naftalina fino al campionato 84/85 quando mister Guerini lo getta nella mischia a Lecce col numero 3 sulle spalle "Ero un giocatore che si adattava ovunque, feci una decina di partite senza sfigurare."; il ragazzo c'è, e Salvemini nella stagione successiva ci punta forte per un campionato d'alta classifica, arriverà la A ma per lui solamente 10 presenze condizionate da uno strappo alla seconda di campionato (contro il Palermo) che lo mette fuori gioco per sei mesi. Il 14/09/1986 ha il 15 sulla schiena e siede vicino a Ciccio Baiano quando l'Empoli esordisce in A battendo l'Inter, "La serie A coincise con l'anno del militare, sbagliai scegliendo di scendere in C1 alla Rondinella invece di pazientare. Di lì a poco esordirono Di Francesco e Caccia, chissà...". Per Del Bino il prosequio è tanta serie C, dalla Pistoiese di un giovane Marcello Lippi, allo Jesi e poi alla Carrarese dove incontra Gigi Simoni e vince alla grande una C2; tappe successive la Sarzanese in D e la discesa nei dilettanti vicino casa (Castelfiorentino, Ponte a Cappiano e S.Miniato) dove incomincia la carriera di consulente finanziario allontanandosi pian piano da un mondo che ama tutt'ora.


ROSSI....GLI ALTRI

Chiamarsi Rossi nei primi 80 era davvero impegnativo, soprattutto se facevi l'attaccante e dovevi segnare. Marco, classe 1963 si mette in luce giovanissimo a Bellaria, lo nota il Cesena ed in un battibaleno si trova agli ordini di tale Arrigo da Fusignano in una Primavera che vincerà il campionato. Duro, determinato e senza paura Marco deve attendere l' 82/83 per esordire in massima serie, e lo fa proprio a Torino contro Pablito in un Juventus-Cesena quando al 74' Bolchi lo inserisce al posto di Filippi, le 11 gare di quella stagione rimarranno le uniche in serie A per Rossi che l'estate successiva parte per Francavilla (C1) dove in un biennio insacca 23 palloni che gli valgono la chiamata di Sacchi a Parma con cui da protagonista vincerà il campionato guadagnandosi il diritto alla serie B. In cadetteria Rossi non esplode, e forse è la sua fortuna visto che lo dirottano a Prato (ancora C1) dove diventa un idolo nella città di Pablito. Un breve rientro a Parma e un paio di stagioni tra Spezia e Venezia non bastano a soffocare l'amore per i lanieri, nei quali torna dal 1991 al 95 per poi concludere l'avventura sui campi tra i dilettanti del Montemurlo dopo quasi 90 reti tra i professionisti. Oggi è stimato allenatore con esperienze nel "suo" Prato, in squadre dilettantistiche romagnole ed in ultimo nella primavera delle ragazze del Cesena, e chissà come sarebbe andata se fosse entrato pure qualche gol in serie A.

Per Rossi Paolo invece la strada degli equivoci è ancora più difficile, pure il nome ha del Pablito nazionale; lui classe 1962 viene scovato a Massa dal leggendario Ellena che lo porta al Torino dopo un provino, tecnica da vendere e modi da bravo ragazzo lo proiettano alle porte della prima squadra poi arriva il prestito in B alla Cremonese e lì si incomincia a fare sul serio. "Mi vide Cesini in un Genoa-Torino del Primavera e mi opzionò in caso di Promozione in B, feci tre gol quel giorno eh eh..i grigiorossi salirono ed io mi trovai tra i grandi; captai subito che non erano le giovanili, vigeva ancora un certo nonnismo tra vecchi e ragazzi; io ero bravino ma caratterialmente peccavo in personalità, ero un buono.". Per Rossi ci sono 7 spezzoni di gara a Cremona ma la stagione gira male, salta Vincenzi ed arriva Mondonico che si affida ai "vecchi". " Il Mondo era il mio mister in Primavera, ma una volta subentrato a Vincenzi disse chiaramente che per salvarsi gli serviva la vecchia guardia...ebbe ragione lui.".

L' 82/83 vede il ragazzo scendere in C1 a Piacenza, tre campionati differenti che lo aiutano comunque a capire che il mondo non è così dorato, "Il primo anno a Piacenza presi confidenza con un campionato difficilissimo per uno leggero e tecnico come me, finì con una retrocessione ma mi confermarono. La seconda stagione vincemmo la C2 e fui protagonista con Titta Rota, un mister vecchio stampo ma leale; l'ultimo anno giocai poco, avevo il militare e desideravo andar via..ma la società non ne volle sapere.".

Riprende da Tortona la strada di Rossi, un anno di C2 tranquillo ed al secondo una promozione inaspettata e per questo stupenda, potrebbe essere la porta per risalire ed invece la stagione successiva il ragazzo è in Promozione! Carcare entroterra savonese! "Sbagliai io, con la promozione del Derthona pensavo mi si aprissero porte importanti, non avevamo allora il procuratore e ci arrangiavamo da soli. Rifiutai un biennale a Tortona in attesa di chissà che, quando mi resi conto dell'errore tornai sui miei passi ma era tardi, la società si era già mossa!

Così restai ad allenarmi fino ad Ottobre con la truppa di Pelagalli ma non si sbloccò niente, finché a Milano conobbi il presidente della Carcarese che mi paventò l'idea di aiutarlo a salire in Interregionale..accettai dopo averci pensato, ma una volta visto quel campo in terra ed il piccolo paese fui preso quasi dallo sconforto. Trent'anni dopo posso dire che, a livello di rapporti umani, è stata l'esperienza più bella della mia carriera, ma più di una sera mi ritrovai seduto sulla panchina a pensare a dove ero finito...".

La buona stagione a Carcare (una dozzina di gol più la promozione) vale a Rossi la risalita in C1 a Livorno, poi un triennio nella tranquillità di Cuneo in C2 prima di due campionati in D tra Savona e Sanremo che precedono la discesa nelle categorie inferiori. "Avevo poco più di trent'anni, problemi fisici non indifferenti ed un'attività avviata (bar), nel piacentino,con la prima moglie; decisi di avvicinarmi a casa accettando la corte del San Rocco al Porto prima e del Castel San Giovanni poi.".

Oggi Rossi gestisce  una catena di negozi (assieme alla seconda moglie) di abbigliamento a Pisa, ha allenato molto i giovani e vanta un paio di campionati a livello di prima squadra, alle volte deve decidere se qualche ragazzo vale o non vale, e la prima cosa che guarda è la grinta, " Quella che è mancata a me, la cazzimma napoletana! Ero tecnicamente valido ma non sentivo quella voglia di "arrivare", vedevo solo il lato ludico della situazione, e l'ho pagato..avrei decisamente potuto fare qualcosa di più.."

DIMENSIONE C 




Massimo Spezia è uno dei più piccoli della compagnia, classe 1965 è nato a Sassuolo (Mo), e lì ha iniziato a tirare calci alla palla sulla piazza, tra amici. Il signor Corsini poi lo nota e lo arruola per il torneo dei rioni, appuntamento importante che ha già tirato fuori Mariani e Corradini; da lì è un attimo passare al Modena ed arrivare in quel 81/82 alle soglie della prima squadra. Serie C1, Giorgi allenatore e una promozione sfuggita per un soffio, Massimo timbra due gettoni che paiono l'inizio di una favola, ma il destino decide che ci sarà da soffrire per arrivare; viene a mancare il papà durante la successiva stagione, e lui deve accantonare i sogni, mettersi un grembiule, tirare su le maniche ed aiutare mamma nel negozio di carne equina che hanno in città. Nonostante ciò la passione per la palla non scema, va in prestito a Sassuolo in Interregionale e sale in C2 (prima volta dei Neroverdi tra i prof.), ma non c'è conferma. Ricomincia, un po' deluso, da Roteglia in Promozione ("non potevo davvero piantare mamma da sola in negozio."), vince un altro campionato ed incomincia a farsi un nome in Interregionale, a suon di gol!  A 24 anni poi ecco la chiamata che aspettava, Carpi, serie C1, mister Tomeazzi gli dà fiducia e lui ripaga con un'ottima stagione che lo porta all'ambizioso Fiorenzuola in C2. Due stagioni discrete, la vendita dell'esercizio commerciale e finalmente può incominciare a "fare solo il calciatore"; scende in D a Crevalcore (e vince!), torna a Sassuolo e poi è il centravanti di un ambizioso Fidenza che per due stagioni sfiora la C2, un terzo ritorno a Sassuolo (ancora in D) si conclude con uno spareggio promozione perso ed allora scommette, e vince, sulla ruota di Imola.  Due stagioni con promozione in C2 e salvezza condita dalla migliore performance tra i prof. (9 reti); ancora un ritorno nella sua Sassuolo, stavolta in C2, per chiudere poi tra i dilettanti di casa con Crevalcore, Fiorano e Roteglia una carriera da 203 reti. Oggi fa il rappresentante per un'azienda di ceramica e gira spesso l'Italia, ha abbandonato i campi dopo una breve esperienza da allenatore ed ha un solo rammarico, essere passato da Carpi e Sassuolo un attimo prima della storia, "senza presunzione credo che potrei aver detto la mia.".


Roberto Del Monte invece è un 1963 in forza al Fano, centravanti paragonato a Bonimba ("il soprannome me lo diedero i vecchi della prima squadra"); prima di giungere in granata è passato dalla sua Pesaro a Vicenza dove per una serie di motivi non venne confermato, qualche allenamento col giovane Milan di Galbiati e quindi l'approdo alla foce del Metauro. "Feci un mare di gol nella Beretti e  venni aggregato parecchie volte alla prima squadra, mister Mascalaito mi vedeva bene, quell'anno perdemmo la B sul finale e l'anno dopo ebbi la soddisfazione dell'esordio in C1". Il bomber poi si sposta a Casenatico dove in coppia  con Pino Lorenzo vince l'Interregionale a suon di reti ("16 gol, a fine anno avevo richieste in B ma Lorenzo rientrò a Catanzaro e la società decise di tenermi.") per poi vivere due stagioni in C2 prima di tornare nella sua Pesaro e trionfare ancora in Interregionale con mister Nicoletti. Una fugace apparizione a Jesi e poi l'avventura ad Imola dove vince la Promozione ed ancora l'Interregionale (spettacolare la rovesciata con cui decide lo spareggio promozione a spese del Gualdo, vedere YouTube per credere!) anche se poi la società non si iscrive alla C2; ricomincia da Castel San Pietro (ancora vittorioso in Promozione) per due stagioni memorabili, poi Crevalcore con la quarta vittoria dell' Interregionale ed una lenta discesa tra Voltana, Faenza, Cattolica e Belligotti dove a quarant'anni suonati segnava ancora caterve di gol. "Se penso a quel campionato Primavera ricordo le sfide con Sambenedettese, Bologna e Fiorentina. Andammo a vincere 2-1 a Firenze con una mia doppietta, mi marcava Marco Baroni...che soddisfazione!". Oggi Del Monte accudisce l'anziana madre ("Ha avuto tre ischemie e non può più stare sola."), ha lavorato qualche anno nelle consegne dei quotidiani ed ogni tanto si ferma a pensare a ciò che dicevano a Cesenatico, "Tra Del Monte e Lorenzo sarà il primo a sfondare!".


Pasqualino Di Stefano in quel 81/82 ha un qualcosa di particolare, risulta infatti canadese di nascita (1965) in un'epoca in cui gli stranieri erano merce rara; in realtà è nato a Toronto da genitori italiani, ma già ad un anno è rientrato in Italia perché i suoi acquistarono una tabaccheria in quel di Sora. Proprio in Ciociaria il ragazzo cresce a pane e pallone, e dopo un provino viene acquistato dalla Sampdoria assieme a Rocco De Marco (il quale poi farà la serie A a Parma), a Genova il ragazzo dimostra di saperci fare e sotto la guida di Caboni e Lippi giunge alle soglie della prima squadra dove colleziona una panchina alla "Fiorita" di Cesena il 13/3/1983, 0-2 per i blucerchiati, il 16 sulle spalle e il cuore pieno di speranza. Il banco di prova sarà Asti, C1 a salvarsi, ma Di Stefano colleziona solamente 14 presenze che non servono ad evitare lo scivolone in C2 ai galletti; riparte da Cairo Montenotte (ancora C2) e passa per Casale (C2), ma ormai i sogni di gloria sono lontani, proseguirà a livello di serie D facendosi un nome nei campi "di casa". A Sora, Ferentino, Isola Liri e Morolo ancora oggi hanno negli occhi le giocate del "canadese", e se passate proprio da Sora lo troverete lì nella tabaccheria, gentile e disponibile a raccontare la sua avventura nella quale "Mi è mancato il carattere necessario per esprimersi a quei livelli."

Nella foto ufficiale della Juventus edizione 1981/82 lì, tra Tavola e Galderisi c'è un ragazzino toscano che promette benissimo, il suo nome è Giancarlo Marchetti. Toscano di Camaiore è arrivato alla vecchia Signora tramite una serie di provini, " Venni addocchiato da osservatori toscani, passai le selezioni a Capannori e Pistoia e mi trovai convocato per un torneo a Modena(Picchio Rosso) assieme a Loriano Cipriani; feci gli allievi ed una Primavera che comprendeva giocatori del calibro di Galderisi,Pin, Drago, tanta roba!". Una buona stagione tra i giovani di Leonardo Grosso gli apre le porte del professionismo in quel di Vicenza, serie C1 agli ordini di Cadé, "Ci fu l'intercessione di Paolo Rossi che lì era esploso qualche anno prima, ricordo una stagione positiva e la quasi riconferma, poi intervenne qualcosa tra le società e mi madarono in C2 a Cerreto Guidi, dove Cipriani era decollato segnando oltre 20 reti.". Alla Cerretese il giovane disputa un buon campionato e nonostante la retrocessione dei toscani segna 6 reti guadagnandosi un ingaggio tra i grigi di Alessandria dove in due stagioni diventa un idolo, "Era una squadra fortissima per la C2; Manueli, Gregucci, Camolese ecc., perdemmo lo spareggio promozione a Prato perché forse qualcuno tirò indietro la gamba. Il secondo anno mi fratturai tibia e perone alla prima giornata e restai fuori moltissimo tempo, al rientro non ero più io...".

Il giro calcistico di Marchetti quindi prosegue con una tappa in Interregionale a Pinerolo per poi risalire immediatamente in C2 tra le file del Pontedera," Dopo una buona stagione a Pinerolo tornai nella mia Toscana, la situazione era surreale perché i tifosi, i commercianti facevano collette per permetterci le trasferte; nonostante ciò ci salvammo la prima stagione allo spareggio (contro il Carbonia n.d.a.) e la seconda conducemmo un campionato tranquillo.".

La tappa successiva è Savigliano, due stagioni in Interregionale prima di concedersi anche un anno a Valenza assieme ad un  Marocchino a fine carriera, "Avevo la figlia piccola, Savigliano fu una soluzione di comodo ma felice, era il momento di guardarsi intorno e pensare al dopo-calcio. A Valenza mi volle Colombo che mi conosceva dai tempi dei grigi; intanto iniziai a seguire l'attività del suocero che commerciava in maglieria ed aveva un banco con cui faceva il mercato. Conclusi con un paio di stagioni a Carmagnola ma oramai era solamente più uno svago, un giocare tra amici."

Oggi nella cintura torinese Marchetti gira ancora con il suo banco, aspetta la pensione ed è un uomo realizzato che allena i bimbi nel tentativo di trasmettergli quella meravigliosa "malattia" che è il gioco del calcio.

ILLUSTRI CONOSCIUTI

Agostino Vezzoli è invece un classe 1964, nato a Brescia ma trasferitosi piccolissimo a Faenza è un romagnolo d'adozione. Comincia nell' Assi, la squadra socialista di Faenza (la Dinamo era dei comunisti e la Robur della DC, che tempi!), e i mezzi tecnici lo portano presto a Bologna battendo la concorrenza di Napoli e Modena; lì instaura una forte amicizia con Roberto Mancini che dura tuttora, nonostante le strade calcistiche dei due si siano divise molto presto. Per Vezzoli la grande occasione arriva nell'estate 1981, prestito a Catanzaro con vista esordio in serie A, "Purtroppo non mi ambientai e dopo appena un paio di mesi optai per avvicinarmi a casa accettando la C1 a Forlì.", e così in quella stagione che porta al Mundial il giovane faentino si siede in panchina trovando spazio nella primavera biancorossa, dove presto diventa un leader. Le tappe successive lo vedono in Interregionale a Forlimpopoli e Russi, poi nelle categorie regionali con Faenza e Casumaro dove si costruisce la fama di bomber interrotta da una frattura alla tibia che lo costringe alla resa (a 30 anni). Inizia a lavorare nel settore della cosmetica occupandosi di prodotti per capelli, fino ad arrivare ad essere amministratore delegato. Oggi lavora con una ditta del mantovano, allena a livello di Eccellenza e lo accompagno due soli rimpianti, "Quando ero a Catanzaro ricevetti le offerte della Reggina ma rifiutai, oggi accetterei; mentre quando smisi di giocare venni contattato da diversi club professionistici per iniziare il percorso di allenatore delle giovanili, rifiutai perché oramai lavoravo..ma potessi tornare indietro....".

Cristiano Breviglieri è una giovane promessa della Rhodense del presidentissimo Borsani, classe 1963 ha già un passato importante in quel 1982, fatto di un lustro tra le giovanili rossonere del Milan e terminato per una questione di scelte "L'ultimo anno non scattò il feeling con Valdinoci, giocavo fuori ruolo e Galbiati decise di non confermarmi, arrivo così alla Rhodense dove faccio gli allievi nazionali e poi, con la prima squadra promossa in C1 e perciò obbligata dalle allora norme federali, la primavera. Un campionato stupendo, ho affrontato Donadoni, Galderisi, il Genoa e la Sampdoria; porto nel cuore un 3-3 strappato al "Combi" di Torino contro la Juventus!". Con la Rhodense  Breviglieri esordisce in C1, la squadra retrocede e la stagione successiva la vive da riserva nella vecchia C2; le tappe successive sono un Lecco in pesante difficoltà "Giocai 24 gare in Interregionale in una stagione travagliata", l'occasione mancata di Como dove non viene considerato perché il mister non vuole ragazzi che stiano svolgendo il servizio militare, quindi l' Erbese in Promozione "Dove decisi che era ora di iniziare a lavorare" ed alcune stagioni in Prima Categoria senza infamia né lode. Oggi lavora in un'importante agenzia finanziaria, e dopo aver fatto il capo area (Lombardia) per un ventennio si dedica alla progettazione, col calcio ha chiuso, gli resta il rimpianto di "essere stato forse troppo "mollo", ero un giocatore molto tecnico ma fragile, non un lottatore, forse un pochino lento. Comunque ho giocato con Icardi, Evani e Gadda e sono tutti ricordi bellissimi."

Il Mantova presenta tra i suoi gioielli Davide Boni, un leva 1964 di ottima prospettiva scovato nella vicina Brescello e principe dei giovani cannonieri virgiliani. I biancorossi faticano a galleggiare in C1, e così per i ragazzi lo spazio è ridottissimo, tanto che Boni si deve accontentare di un mare di gol nel Primavera senza esordire in prima squadra. "Era un anno duro per i grandi, noi in Primavera eravamo una bella squadra, si battagliava alla pari con Milan ed Inter, ma lo spazio era poco.  La stagione successiva, in C2 perché eravamo retrocessi, feci l'esordio alla prima giornata, ma poi mi trovai ricacciato nella Beretti." Il ragazzo decide così di tentare l'avventura a Sanremo, ancora C1, "Era un livello molto elevato, a 18 anni e lontano da casa sembrava tutto più difficile, trovai spazio solo in panchina e per l'esordio in Coppa Italia."; la strada di Boni prosegue con un biennio ad Omegna ancora in C2 "Il secondo anno mi saltò il perone all'ultimo minuto dell'ultima giornata contro il Venezia, ma la dirigenza mi vedeva bene e mi riportò a Sanremo, dove nel frattempo si era insediata.", il già citato Sanremo e poi la decisione di aiutare la famiglia "Mio padre era rappresentante, decise di aprire una ditta e mi pareva giusto collaborare.", continuando a giocare a livello di Promozione (allora non esisteva l'Eccellenza) con Brescello, Viadanese e Guastalla ed acquisendo sempre più un ruolo fondamentale nell'azienda di famiglia. "Oggi sono un commerciale, parlo con clienti della grande distribuzione, seguo mio figlio che gioca a Brescello e mi somiglia tantissimo!" Imprenditore di successo a cui resta la convinzione che forse "Mi è capitato tutto troppo presto, ma va bene lo stesso è stata un'esperienza fantastica!".

Il Pescara naviga in acque tempestose in quella stagione, Bruno Nobili e le sue magie paiono lontane anni luce e così la società cerca la salvezza nelle gambe di qualche giovane virgulto della cantera di casa, Fabio Testani è uno di questi. Frusinate di nascita (1964) arriva al Pescara dagli allievi del Fiuggi e subito si mette in luce a suon di reti, "Campionato molto bello quel Primavera, ricordo che incontrai avversari quali Giannini, Iachini e Pasquale Bruno, tutta gente che ha fatto strada.", tanto che alla ventesima Beppe Chiappella lo getta nella mischia contro il Pisa alla ricerca disperata di punti per una salvezza che non arriverà, e per il giovane Testani si ricomincierà dalla C1.

"Dopo le tre presenze in B iniziai fortissimo la stagione successiva, in Coppa Italia giocai a Torino contro la Juventus di Platini e Boniek e in campionato ero tra i titolari, ma un infortunio al ginocchio mi fece perdere un sacco di tempo e così le mie presenze risultarono poche anche se comunque risalimmo subito in serie B."

Il giovane Testani poi viene inviato in prestito ad Avezzano (serie D) con la prospettiva di fare esperienza e tornare alla base in breve tempo, "A differenza di altri che pazientarono restando come fuoriquota in Primavera io accettai l'esperienza tra i grandi, dopo pochi mesi saltò la società e fu un anno infernale. Personalmente non feci male, ma rientrando a Pescara l'offerta era un'altra stagione di prestito chissà dove..". Il ragazzo a questo punto tira le somme, si fa dare il cartellino e scende a livello di serie D (Sora e Tuscania), conclude gli studi laureandosi e si avvicina al calcio a 5 dove arriva alla serie B, il gioco trova sempre meno spazio e sulla trentina abbandona definitivamente intraprendendo la strada di consulente finanziario ed oggi ha un ruolo importante in una nota società. " Sono solamente un discreto tennista oggi, ho toccato il cielo con un dito, affrontato la Juventus, conosciuto giocatori eccezionali e va bene così. Nel lavoro ho trovato quelle soddisfazioni che il calcio non mi ha dato, e se tornassi indietro cancellerei quella disgraziata stagione ad Avezzano...avessi avuto più pazienza chissà....". 

Nemmeno a Rimini se la passano bene in quel 81/82, Maurizio Bruno cerca di tenere a galla la barca a scacchi ma alla fine arriverà il declassamento in C1, ed in questo contesto di difficoltà emerge un giovane maceratese pieno di talento e voglia di farcela, Fabio Pallotta classe 1965.

"Arrivai a Rimini grazie all'occhio di Gino Stacchini che mi vide in rappresentativa Marche, mi allenavo spesso con la prima squadra e giocavo in Primavera. Un girone di ferro, il Bologna di Macina e Mancini, il Cesena di Zoratto, Agostini, Walter Bianchi e mister Sacchi, noi facevamo fatica, eravamo una squadra giovane con tanti ragazzi nuovi.".

Pallotta non esordisce in B ("venni convocato per la trasferta di Roma contro la Lazio ma mi infortunai nel Primavera e stetti fermo parecchi mesi"), resta in C1 ma non va oltre qualche scampolo in Coppa Italia che gli concede Arrigo Sacchi, di Rimini restano i ricordi di un'esperienza indimenticabile "Vivevo con Nando De Napoli, una bella amicizia che dura tutt'ora; di Sacchi ricordo la maniacalità con cui preparava gli allenamenti, gli appunti che ci dava da studiare e noi che lo mettevamo in difficoltà sul piano tecnico, in quanto lui non era stato un grosso calciatore.". La strada di Pallotta vede poi parecchi campionati regionali vicino casa (Appignano, Montegranaro) e l'addio a 24 anni dopo molte noie dovute a vari infortuni; da lì l'ingresso in banca ed oggi la vita a Milano dove è un "pezzo da novanta" in un'importante agenzia e con la modestia che lo contraddistingue asserisce che "Forse non ho saputo cogliere la chance che mi ha dato il calcio ma non ero un fenomeno, è comunque stata un'ottima scuola di vita!".

La Reggiana invece ha una coppia di gemelli che sta maturando nella primavera di mister Camellini, uno è un regista ambidestro, molto tecnico e forse poco dinamico, l'altro un mediano tutto corsa e grinta, ecco a voi Alberto Saccani e Gianluca Cagnolati.

Saccani, reggiano di nascita classe 1963, cresce calcisticamente nella piccola Cadelboschese, la società "sotto casa" che già nel 1975 lo segnala alla Reggiana con la quale il giovane regista scalerà la piramide fino alla Primavera.

"Feci tutta la trafila fino alle porte della prima squadra, il campionato Primavera, che feci per due anni, era davvero un'ottima palestra. Si affrontavano avversari che magari avevano già esordito in A, ricordo Evani del Milan e Macina del Bologna ad esempio".

Per il talentuoso regista però l'esordio tra i grandi resterà una chimera, la Regia nel campionato 82/83 sprofonda in C1 e lui decide di scendere tra i dilettanti dividendosi tra il campo ed il banco della macelleria, "Iniziai a lavorare molto presto perché il babbo venne a mancare e mamma aveva bisogno di una mano; il livello dell'allora Promozione era molto buono (non esisteva l'Eccellenza n.d.a.) e cominciai a farmi un nome tra gli addetti della zona.".

Saccani nel breve diventa un regista ricercatissimo nei campionati regionali, tra le altre le sue tappe sono Sporting, Reggiolo, Bagnolese, Montecavolo e Montecchio, fino ad arrivare a chiudere al Santos a 42 anni suonati, "Tornassi indietro aspetterei a scendere tra i dilettanti, peccai di premura, volevo giocare. È stata comunque un'ottima esperienza di vita, mi ha aiutato molto. Oggi non alleno perché purtroppo non ho preso il patentino, faccio solo lo spettatore, mi diletto con la bicicletta e attendo la pensione che è davvero vicina.".

E chissà  quando dal banco di macelleria vede quei ragazzini in tuta se pensa ancora a quando ammirava da vicino Matteoli...

Il dinamico Cagnolati (classe 1963), al contrario del compagno Saccani, fa' leva sulla quantità unita ad un sinistro che non disdegna di regalare perle preziosissime. Nativo della provincia di Cremona per caso "I miei genitori si trasferirono qualche anno per lavoro, ma siamo Reggiani doc!", arriva alla Reggiana dal Gattatico, squadra del suo paese; cinque anni di Regia di cui due nel campionato Primavera con annessa aggregazione alla prima squadra di Mister Fogli. " Io e Saccani eravamo a militare nella compagnia atleti a Bologna e ci allenavamo con la prima squadra, Zandoli, Il fenomenale Matteoli...quanti bei ricordi!".

Per il giovane centrocampista arrivano pure due convocazioni nel campionato di serie B, a Cremona ed in casa col Foggia, ma in tribuna; la carriera prosegue a Viadana nell'allora Interregionale "Il primo anno retrocedemmo in Promozione, ma risalimmo subito vincendo gli spareggi con San Marino e Crevalcore. A Viadana ho fatto otto campionati, sei in Promozione e due in Interregionale...era quasi come essere professionisti.", poi si sposta nella vicina Poviglio per tre stagioni ed infine chiude il cerchio rientrando a Gattatico in Prima Categoria " Ho concluso dove avevo iniziato una carriera di cui vado fiero; per fare il salto tra i professionisti forse mi è mancata la cattiveria, la fame giusta, e un po' di fortuna che non guasta mai."

Oggi Cagnolati lavora in una nota fabbrica di vini vicino casa "Ci sono entrato 35 anni fa e non ne sono ancora uscito eh eh.." e non ha rimpianti, il calcio è stata un'ottima esperienza di vita che gli ha regalato, tra l'altro, amicizie che durano a quarant'anni di distanza..e se chiude gli occhi rivive solo piacevoli ricordi.

A Montichiari, provincia di Brescia, nasce nel 1963 Lamberto Tavelli attaccante promettentissimo pronto a vestire la maglia della leonessa tra gli adulti; giunto nelle giovanili già all'età di 13 anni compie tutta la trafila a suon di reti e in quel 81/82 è lassù nella classifica marcatori con De Vitis, Borgonovo, Marulla, tutta gente che scriverà la storia tra A e B. Per il giovane Tavelli c'è pure il giro della Nazionale Juniores, con Evani, Battistini e Bertoneri si mette in evidenza al torneo di Cannes e, finalmente, il 18/10/'81 mister Magni lo inserisce al 72' di un Reggiana-Brescia in vece di Vincenzi regalandogli l'esordio in serie B; per lui però quelli saranno gli unici 18 minuti in cadetteria "Magni, come del resto tutto l'ambiente, credeva in me, la settimana prima di incontrare il Pisa ricordo che mi preannunciò il mio esordio da titolare, roba da non dormirci la notte. Purtroppo in quei giorni venne esonerato ed arrivò Perani, così il discorso terminò lì.". Per il Brescia arriverà una scottante retrocessione in C1 (la seconda consecutiva se sommata a quella dalla A della precedente stagione) e Tavelli ripartirà dal Pergocrema (C2) "Nonostante mi avessero assicurato che sarei restato mi trovai in prestito al Pergo, fu un anno buono dal punto di vista umano dove apprezzai mister Pelagalli, ma a Mantova mi infortunai ad un ginocchio, non venni operato e così restai fuori un sacco di tempo..."

Macalli, convinto dei mezzi del ragazzo, lo conferma anche la stagione successiva, poi per Tavelli ci sarà una bella avventura a Foligno sempre in C2 "Mi volle Mister Fortini, era una squadra "grandi firme" con Palanca, Boranga e Ceccarini, una società molto ben organizzata che puntava alla promozione. Purtroppo non salimmo (quinto posto finale n.d.a) e di lì a poco incominciarono i problemi finanziari.". La stagione 85/86 vede l'attaccante diviso tra una fugace avventura a Martina Franca (C1, ma senza presenze in campionato) ed il rientro dalle parti di casa al Passirio Merano nell'Interregionale, poi Castiglione ancora in Interregionale ed il ritorno nella sua Montichiari per divenire una bandiera dei locali rossoblù con una decina di stagioni da calciatore. Deposte le armi da bomber Tavelli inizia ad allenare e proprio col Montichiari lo fa anche in serie C "Da tre anni alleno ad Asola (Mn), ma ho fatto dalla C alla promozione, mi diverto e mi piace anche se è un calcio tutto diverso da quello che giocavo io.."; il quotidiano lo vede impegnato da anni come responsabile della prevenzione all'ASL di Brescia, un lavoro che lo appaga e gli permette appunto di allenare. "Potessi tornare indietro cambierei qualche scelta, resterei più tempo al Brescia, ma ero giovane, purtroppo orfano di entrambi i genitori e non avevo qualcuno che potesse aiutarmi in un certo senso; anche le ginocchia mi hanno tradito, se penso che al pari di Bonetti ero considerato tra i migliori qualche rimpianto c'è...ma in fondo và bene lo stesso!"

Carlo Lanza è un giovane attaccante della primavera di un Palermo che galleggia in serie B, il suo è un inizio particolare "Avevo poco più di 10 anni e lessi un annuncio  che invitava ragazzini a fare il provino per il Palermo, papà mi comprò le scarpe ed io feci i 7 km che separavano casa mia dallo stadio a piedi. Il selezionatore era Zeman, mi prese al volo costruendomi come calciatore.". Le doti di Lanza spiccano immediatamente, opportunismo in area, velocità e buona visione di gioco "Non per nulla mi diedero il soprannome di "Paolo Rossi di Sicilia", giocavo con Totò Schillaci ed era sempre una sfida all'ultimo gol.", pare davvero dietro l'angolo una carriera ricca di soddisfazioni, ad iniziare da una stagione in C2 quando il maestro Zeman se lo porta a Licata, ma lì qualcosa non gira per il verso giusto "Iniziai bene, giocavo e avevo la fiducia del mister, poi mi fidanzai ed ecco che la testa andò altrove. Ero un carattere difficile, per farle un esempio le dico Balotelli; abbandonavo i ritiri, mi sentivo soffocare; oggi riconosco gli errori, ma allora ero giovane e non li vedevo.". Il boemo, già inflessibile all'epoca, non perdona nemmeno Lanza, e per il ragazzo si aprono le strade dell'Interregionale con tappe al Partinicaudace, al Gangi ed all'Alcamo, poi un sacco di campionati regionali di buon livello "Con Zeman ci lega un'amicizia oramai ultra quarantennale, abitiamo uno di fronte all'altro, si passa l'estate assieme, ma ancora oggi non mi perdona quel carattere che mi ha precluso una carriera nel calcio che conta!" . L'oggi di Lanza è la gestione di un centro dove si gioca a Padel nella sua Mazara del Vallo, in attesa che arrivi una chiamata da qualche panchina di serie D, categoria nella quale si è fatto un nome giocando "alla Zeman" in piazze come Pomezia (portata in serie C), Potenza, Battipaglia, Budoni e Spoleto, e quando vede qualche giovanotto che si "perde" un pochino si rivede, ma "Cerco in tutti i modi di fargli capire quale strada deve seguire... l'avessi fatto anche io tanti anni fa' chissà..."

L'Atalanta della stagione 81/82 ha un compito soltanto, risalire immediatamente da quella serie C1 in cui è precipitata al temine del campionato precedente! Per farlo gli orobici hanno affidato ad Ottavio Bianchi una rosa di tutto rispetto, veterani come De Bernardi, Snidaro e Perico assieme a  giovanotti di sicuro avvenire quali Donadoni, Madonna ed Enzo; tra questi figura anche  Angelo Macchi, classe 1965 portiere della Primavera nerazzurra. Pizzaballa stravede per questo giovane arrivato quasi per caso "In realtà l'osservatore che mi seguiva lavorava per l'Inter, ma passò all'Atalanta e così arrivai nella squadra della mia città; avevo 13 anni ed era la soluzione ideale per un sacco di motivi.". Nel campionato Primavera Macchi è il titolare e le buone prestazioni gli valgono la chiamata come dodicesimo il 17/1 per Atalanta-Rhodense, ma la sfortuna è in agguato. Un menisco capriccioso lo costringe ad un'operazione nell'Aprile 82, cinquanta giorni di gesso e lungo stop "Oggi il menisco è una sciocchezza, ma allora ci voleva tempo. La squadra salì in B ma a Settembre io non ero ancora pronto, così dovetti accontentarmi di una stagione in Primavera a mezzo servizio, mi rimisi in sesto a Dicembre..". Per il giovane numero uno però qualche soddisfazione arriva lo stesso, due panchine in B contro Reggiana e Varese le colleziona verso fine campionato "Portai anche fortuna perché vincemmo 5-1 con la Reggiana e pareggiammo a Varese, venni chiamato in quanto Bordoni, che era il 12esimo, era assente. Per me che sono atalantino fin da bambino fu qualcosa di straordinario!". La stagione successiva Bianchi và via, arriva Sonetti e per Macchi le porte si fanno maledettamente piccole "C'era incertezza su chi venisse ad allenare la prima squadra, poi arrivò Sonetti il quale, probabilmente, si sentiva più sicuro ad avere portieri di maggior esperienza; Benevelli era il primo e poi arrivò da Roma Pappalardo.", il ragazzo ha voglia di giocare e di portare a termine il percorso scolastico, così, d'accordo con la dirigenza, và a giocare in Promozione a Caravaggio, il suo paese. "Fu una scelta dettata dal mio modo di vedere il calcio, in famiglia lo abbiamo sempre guardato come un gioco, un di più. Avevo voglia di terminare gli studi, laurearmi, e giocare a Caravaggio era un buon compromesso.". Macchi per qualche stagione gioca "a casa" e poi incomincia il percorso lavorativo che attualmente lo vede impiegato in banca al servizio crediti, oggi è un uomo felice e realizzato che non ha nessun rimpianto calcistico "Rifarei tutto ciò che ho fatto, esperienza fantastica, con l'Atalanta ho giocato a Ginevra, Marsiglia, e ho girato posti bellissimi, ma non rimpiango niente. Di Donadoni ne esce uno ogni tanto, e noi lo avevamo già .", e si gode un figlio in odore di laurea che lo ha avvicinato al basket senza però fargli dimenticare quanto è bello volare tra i pali.


Il Salento in quegli anni ha un'alternativa al Lecce che si chiama Casarano, il Comm. Filograna ha stabilizzato i rossoblù in serie C e non scherza nemmeno a livello giovanile. La Primavera casaranese infatti si batte con onore al cospetto di compagini ben più potenti (Roma, Napoli e lo stesso Lecce) e spesso vince pure; mister Leo è un mago con i giovani e ne lancia parecchi, tra questi troviamo Salvatore Preite, attaccante classe 1963 che non fatica a mettersi in luce per tecnica, velocità e fiuto del gol. Ad un certo punto pare che il ragazzo interessi anche alla Roma, ma poi non si concretizza nulla, lo prende il Bari di Materazzi per metterlo in mostra al trofeo "Dossena" (importante kermesse giovanile cremasca), quindi torna alla base dove nel campionato 82/83 colleziona 6 presenze in C1 agli ordini di mister Carrano. Saranno le sue uniche presenze tra i prof., perché da lì incomincerà un peregrinare tra le serie dilettantistiche che lo vedrà protagonista in Interregionale con Maglie e Nardò per poi divenire un idolo a Tricase e nella sua Taurisano dove ancora oggi è considerato uno dei migliori attaccanti di sempre. 

Sanguigno, genuino e determinato oggi fa l'allenatore sempre in Salento, è stato a Tricase, Taurisano ed anche in questa veste ha raccolto un sacco di soddisfazioni, certo che se ricorda la foto sul Guerino con relative premesse qualche rimpianto prende il sopravvento...

Storie di calcio, storie di vita e di nostalgia di un qualcosa che poteva essere e non è stato, ma in fondo la vita è questa.