martedì 9 novembre 2021

Sidney Cunha

 SIDNEY IL FIGLIO DEL CUNHA !



" ..ed era appena decorsa la metà del secondo tempo che la Juventus stessa raddoppiava il suo vantaggio. Si trattava questa volta di una prodezza tecnica personale del brasiliano Cinesinho, su di una punizione eseguita dalla destra dell'attacco bianconero, il Cinesinho stesso imprimeva alla palla un effetto tale che Zoff, pur intervenendo, non poteva evitare che sgusciasse in rete. "

Parole e musica di sua maestà Vittorio Pozzo, insigne giornalista sportivo alla pari di inarrivabile mago della panchina Azzurra il grande Pozzo descrive così l'ennesima prodezza (Napoli-Juventus 1-2, 31 Marzo 1968) di un brasiliano giunto alla Juventus via Modena-Catania (in realtà lo importò, dal Palmeiras, l'Inter che però, avendo raggiunto il limite massimo degli stranieri tesserabili, lo girò immediatamente in prestito ai canarini; il sodalizio brasileiro, con i soldi della cessione riuscì a completare la parte superiore del proprio stadio e ad acquistare ben 13 giocatori! n.d.a.) dove negli anni precedenti aveva incantato le rispettive plateee... Sidney Cunha Cinesinho!

Il figlio del Cunha quel giorno aveva 7 anni e negli occhi la luce di chi vuole emulare le gesta del suo eroe, papà! Ma è dura emergere quando si porta addosso un cognome "pesante", e così si parte da una posizione che può apparire di vantaggio allo sprovveduto in materia, ma che in realtà è maledettamente scomoda, ad ogni tocco ti pare di sentire quel "eh, ma suo padre era meglio", " Se non si chiamasse così non farebbe nemmeno la panchina" ecc. ecc.

Il piccolo Sidney però non demorde, dal padre ha appreso la dottrina della sfera e la  genialità nel vedere la giocata un attimo prima che l'avversario la immagini,mancano però altre caratteristiche fondamentali, le quali crescendo renderanno il sogno in parte irrealizzato nonostante un cammino giovanile di razza nel quale molti avevano intravisto un futuro campione! I pulcini della Juventus lo introducono nel mondo del calcio, poi segue papà a Vicenza e si incomincia a diventare "grandi", toccata e fuga all'Inter, ritorno a Vicenza tra i giovani di Gesualdo Albanese, Catania in B e poi biennio in C1 a Forlì dove si chiude troppo presto con un mondo che forse non lo ha aiutato come doveva; Sambenedettese e Cervia sono tappe di cui non resta nulla di ufficiale, la testa era già altrove proiettata alla vita in tutte le sue migliori sfaccettature, cinema, musica, belle donne, ristorazione e chi più ne ha più ne metta. Una vita che pare un riassunto di tante ma è il testo di una sola, una vita felice, magari con qualche rimpianto ma ripartita di slancio ad ogni caduta, una vita da campione insomma, anche se fuori da un campo di calcio.

Recuperiamo Sidney in un pomeriggio di fine Ottobre a Ferrara, in una delle sue fermate nella continua spola Italia-Brasile, gentile e con la battuta pronta decide di raccontarsi dalle origini ad oggi e ci tiene a precisare che sà bene  dove ha sbagliato, ma capirlo oggi è un po' più facile.

I: "Buongiorno Sidney, in principio fu il padre...che papà era Cinesinho?"

S: " Innanzitutto era un idolo, il mio! Come papà è stato un buon padre un poco severo ma che mi ha passato i valori importanti della vita. Certo, da piccolo non riuscivo ad accettare di vederlo così poco, ci pativo, se si andava al cinema 2/3 volte l'anno era un evento, era sempre impegnato e per un bimbo è difficile capire."

I: " Hai un primo ricordo con il Pallone?"

S: " L'ho sempre avuto tra i piedi, da subito. Ho iniziato nei pulcini della Juventus, ero piccolissimo.."

I: " Cognome "pesante" il tuo come affrontasti la questione?

S: " Essere il figlio di un campione è molto più difficile,vieni guardato con occhi diversi, paragonato continuamente a tuo padre, devi convivere quotidianamente col paragone, ma nel mio percorso non credo abbia pesato."

I: "Tu che carattere avevi?"

S: " Domanda cruciale, ero molto viziato nel senso che sono cresciuto con tutto e forse è stato un problema; caratterialmente avevo una personalità forte che mal sottostava alle regole gerarchiche, ero un tipo difficile da addomesticare e questo sicuramente l'ho pagato a caro prezzo. Però in campo ero perfetto, non davo problemi." 

I: " E papà? Si narra che dopo uno 0-5 subito col suo L.R.Vicenza fece infuriare il presidente Farina rispondendogli " Volevano farci il sesto ma abbiamo resistito!"."

S: " Era un tipo simpaticissimo battuta sempre pronta e carattere affabile; gli volevano bene tutti. Con me era un po' duro, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto calcistico nel quale i complimenti arrivavano col contagocce."

I: " Chiusa l'avventura Juventina papà si sposta a Vicenza e tu lo segui, che anni hai vissuto in Veneto?"

S: " Stupendi! Città bellissima e squadra che sulle ali dell'entusiasmo arrivò ad essere il Real Vicenza di GB Fabbri. L'ambiente era fantastico, con la coesione quella squadra ha scritto la storia; io ero tra i giovani ma mi allenavo con la prima squadra, si arrivava prima all'allenamento per giocare a calcio tennis, che sfide! Ricordo già allora che GB Fabbri mi diceva " Ah, se tu avessi la testa ragazzo mio...". 

I: "Allora GB ti "vedeva" davvero.."

S: "Sì credimi, pensa che sfiorai pure l'esordio in serie A! Eravamo in ballottaggio io e Dal Prà, ma la società scelse lui perché oltre che bravo era di proprietà, io invece avevo il cartellino controllato per metà da papà."

I: "A Vicenza fai così bene che l'Inter ti vuole con sé in primavera.."

S: "Piacevo pure a Mazzola, ebbi qualche problema a Vicenza e decisi di provare con l'Inter. La vecchia società però fece in modo di mettermi i bastoni tra le ruote e non riuscii ad ottenere l'autorizzazione per poter giocare, così ebbi solamente la possibilità di fare le partite fuori dal territorio nazionale, ricordo tornei a Barcellona e Marsiglia. A proposito del cognome e dei figli d'arte anche qui me lo ricordarono..."

I: " In che modo?"

S: " Mister Cella al primo allenamento, davanti a tutti, mi puntò il dito dicendo "Hey tu, non crederai mica di giocare solo perché sei il figlio di Cinesinho? Altro che aiuti.."

I: "Un anno gettato alle ortiche?"

S: " Un'esperienza di vita, tornai a Vicenza in Primavera e con mister Albanese raggiungemmo le fasi finali del campionato."

I: " E poi parti per Catania, dove anni prima papà aveva incantato..."

S: " In effetti questa cosa mi frenava molto, non volevo andare dove papà era stato un mito, ma all'epoca noi giocatori non venivamo minimamente ascoltati! E poi a Catania, nel mio ruolo c'era gente come Morra e Barlassina da anni colonne della squadra."

I: " Non facile come inizio quindi.."

S: " Decisamente in salita, i cosiddetti vecchi capirono che potevo rappresentare un problema e mi fecero un pochino di guerra, col mio carattere ovviamente non potevo starmene zitto e questo lo pagai. Mi proposero poi di giocare in Primavera ma la presi come una bocciatura; volevo misurarmi con i grandi,ero andato lì per quello!"

I: " E come l'hai risolta?"

S: " Con la testa di un ragazzo impulsivo ed orgoglioso, scappai a Taormina approfittando del flirt nato con una contessa e mi ripresentai al campo molto tempo dopo bruciandomi di fatto ogni possibilità di esordio."

I: "Rimpianti Catanesi?"

S: "Sicuramente poteva andare diversamente, sbagliai ma non solo io. Rimpiango di non aver saputo ("Me lo dissero solamente molti anni dopo) per tempo che Mariolino Corso mi voleva nel suo Napoli Primavera per affrontare il Torneo di Viareggio."

I: "La tua storia poi prosegue in C1 a Forlì.."

S: "Successe che in estate papà mi domandò se volevo dare quattro calci con lui (allenava  la squadra dello Jeddah ed era in tournée in Italia, n.d.a.), giocai un'amichevole contro il Forlì e feci un'ottima figura tanto che il presidentissimo Bianchi (detto vulcano!) insistette con papà per avermi in rosa, accettai di buon grado."

I: "Mica male come squadra, Della Monica, Schincaglia, Piccioni, Mannini...."

S: "Aggiungo Pin, Marronaro e Melotti, ottimo livello quella serie C, mi trovai a mio agio ed iniziai a mettere in mostra i colpi che possedevo, facemmo sicuramente una bella stagione ma a Pasqua ne combinai una delle mie.. Andai a Capri e persi la testa per Cinzia una nota attrice, rientrai un paio di giorni dopo in squadra e mi fecero fuori!"

I: "Però ti confermano per la stagione successiva anche se ad un certo punto sei sul taccuino di società della massima serie.."

S: "Sì, in quel periodo mi cercò il Verona e per un attimo sembrava potessi finire all'Avellino di patron Sibilia, ma restai. Pensa che nella seconda stagione misi la testa a posto, decisi che era ora di vivere da vero sportivo e sai che successe?"

I: "Racconta..."

S: "Fu l'unica volta che mi feci male seriamente! All'ultimo di un Forlì-Modena mi procurai uno strappo di 8,5 cm per recuperare una palla. Rimasi fuori molte partite e nel frattempo la squadra scivolò nei bassifondi per poi retrocedere in C2.."

I: " E da lì si perdono le tue tracce, fai brevi apparizioni alla Sambenedettese ed al Cervia ma di ufficiale non resta nulla.."

S: "Ero annoiato, forse nauseato da un mondo in cui non riuscivo ad inserirmi in certi meccanismi; mi fidanzai con una modella e cambiai totalmente vita; feci alcune foto con lei che riscossero successo nell'ambiente, e da lì ho fatto quasi una quindicina di campagne pubblicitarie."

I: "Un bel cambio senza dubbio, ma sò che hai passione anche per musica e recitazione.."

S: "Certamente, in quegli anni ebbi la fortuna di essere selezionato per frequentare un corso annuale di recitazione, sei mesi con Gassmann e sei con Carmelo Bene; fu un'esperienza bellissima dalla quale uscì un'occasione che colsi a metà sempre per colpa del mio carattere.."

I: "Hai rifiutato qualche pellicola?"

S: "Non proprio anzi! Ero stato scelto per fare il marito di Ornella Muti in "Il futuro è donna" di Marco Ferreri girammo parte delle scene e poi partii per il Brasile facendo perdere le mie tracce e venendo così sostituito."

I: "E con la musica invece?"

S: "Mi sono tolto la soddisfazione di incidere un disco che ha pure avuto discreto successo; inoltre ho lavorato per anni come addetto al Marketing per le aziende di Berlusconi e mi sono preso pure qualche periodo sabbatico nel quale ho vissuto ad Ibiza."

I: "E allora come ci sei arrivato ad essere lo Chef riconosciuto e specializzato che sei oggi?"

S: "Un'altra ripartenza da zero, sono un tipo che non si piange addosso mai. Successe che dopo la morte di papà mi trovai quasi senza niente, dal lusso e dall' agiatezza al nulla! Allora invece che disperarmi provai la strada della cucina, riuscii ad aprire otto ristoranti tra Italia, Brasile e Portogallo (precisamente e Lisbona) che oggi mi limito a controllare, sono più un consulente che uno chef oramai, la cucina e' un'altra grande passione, ma tra quelle che hai citato hai dimenticato la fotografia."

I: "Anche fotografia?"

S: "Vado matto per un certo tipo di fotografia, sono stato art director e responsabile di mostre ed eventi dell'archivio fotografico di Marcello Geppetti sulla Dolce Vita Romana, una galleria che abbraccia la capitale dagli anni 50 ai 70."

I: "Una vita piena di interessi, ma se guardi indietro cambieresti qualcosa?"

S: " Amavo il calcio, nonno e papà sono stati calciatori, avevo certamente talento ma un carattere difficile..ecco, cambierei quello se potessi tornare indietro. Avrei mille aneddoti da raccontare su ciò che pensavano di me, piacevo a GB Fabbri, a Corso e Liedholm, qualcosa avrò avuto..."

I: "Almeno uno ce lo racconti?"

S: " Te ne racconto due, il primo al Covo di Santa Margherita, metà anni 80; entro con la fidanzata di allora e ad un tavolo ci sono Vialli, Mancini, Bonetti, Renica ed altri. Mi chiama Renica, mio ex compagno a Vicenza, e presentandomi agli altri esclama "Questo ragazzi se solo volesse sarebbe un fenomeno!"; mi vengono ancora i brividi ora se ci penso!

L'altro invece e' un siparietto simpatico che mi capitò oltre i 40 nella bassa reggiana, a Rubiera. Un amico mi invitò ad allenarmi con la squadra locale che faceva l'Eccellenza, accettai e dopo poco provarono a tesserarmi; purtroppo sorsero problemi per il mio status di nato a San Paolo e non se ne fece nulla, la federazione infatti dopo cinque anni di inattività ti  cancella, ed essendo già presente uno straniero in rosa non poterono far nulla; sono certo che sarebbe stata una bellissima esperienza, ero ancora integro nonostante gli anni passati lontano dai campi."

I: "In conclusione allora il tuo cognome non ha influito più di tanto sul tuo destino.."

S: "Sicuramente i paragoni con papà li hanno fatti, ma non e' stato ciò che mi ha portato lontano dal calcio, ripeto che ero un tipo di difficile trattamento. Vabbè, e' andata così e lo accetto in fondo e' stato comunque un periodo bellissimo della mia vita che mi ha portato ad essere ciò che sono oggi."

Chiacchierata che si chiude coi ringraziamenti di rito inframezzati dal gentile dialogo tra Sidney e la signora delle pulizie appena sopraggiunta; e' davvero un personaggio incredibile il figlio del China, coi piedi, con le parole o con le mani riesce comunque a dare spettacolo. Complimenti campione!




venerdì 27 agosto 2021

TARCISIO IL SALERNITANO



 RIPARTENZA

La Salernitana edizione 1991/92 assomiglia maledettamente, almeno nelle intenzioni iniziali, alla mitologica Araba Fenice di egiziana memoria; scottata da un'assurda quanto immeritata retrocessione dalla cadetteria, categoria riconquistata al termine del campionato 89/90 e dopo un'assenza di ben 23 stagioni, giunta per piede di Gigi Marulla in un afoso pomeriggio di Giugno all' "Adriatico" di Pescara al termine di un tragico spareggio col Cosenza resosi necessario dopo l'arrivo al quart'ultimo posto al pari di Avellino, Modena Pescara, ed appunto Cosenza.

Per via della classifica avulsa si chiamano subito fuori dalla tenzone i biancoverdi di Avellino i canarini modenesi e gli Adriatici del Pescara, mentre lupi della Sila e salernitani dovranno giocarsela in gara secca il 26 Giugno...a Pescara!

Quel giorno l' "Adriatico" è stracolmo, al ritmo della voce di un sempre pacato Bruno Pizzul lo spareggio scorre veloce fino al 97' quando Marulla approfitta di una disattenzione dei due centrali difensivi Ceramicola e Della Pietra ed insacca un preciso lancio di Napolitano che si spegne alle spalle di un esterrefatto Battara; Cosenza salvo e Salernitana in C1 nonostante i vari Gasperini, Pasa, Fratena, Carruezzo e Pecoraro...roba da affondare solo che di incredulità! 6000 cosentini festanti ed il doppio di salernitani che se ne torna a casa con la delusione di un sogno cadetto intenso ma brevissimo!

ASSALTO ALLA B ? 

Il gusto della B è troppo buono però per non provare a riassaporarlo immediatamente, e così a Salerno si vorrebbe lavorare alacremente per allestire una rosa in grado di aggiudicarsi il girone B della C1; il problema principale è la situazione debitoria nella quale versa la società, il presidente Soglia cerca in ogni modo di togliersi la patata bollente dalle mani ma non c'è nulla da fare, nessuno pare materializzarsi all'orizzonte e così, per non perdere tempo, nomina nuovo allenatore Franco Vannini. A Luglio spunta poi Casillo il quale, per vie traverse, rileva il sodalizio rivoluzionando l'organigramma del cavalluccio granata esonerando Vannini e mettendo sulla panchina Giovanni Simonelli un allenatore che la stagione precedente ha sfiorato la promozione in C1 alla guida della Sangiuseppese piazzatasi poi al terzo posto nel girone D della durissima C2 meridionale.

Il pubblico ovviamente ha i suoi dubbi, rivoluzionata per ovvi motivi la rosa che ha fallito in B arriva a Salerno un mix di giocatori esperti, giovani e da rigenerare.

Vengono confermati il secondo portiere Efficie, il difensore Ciraci, Ferrara, Lombardo, Urbano, il funambolo Pasa (cocco di un Zico ad Udine che gli insegnava i trucchi sui piazzati) e l'ala Fratena, uno che quando era in giornata disorientava interi settori di stadio con una finta. La tabella degli arrivi invece annovera i giovani Grassadonia (di ritorno dall'avventura alla primavera del Milan),  De Palma, Iuliano (sì, Mark) e De Sio, tutti prodotti a km 0; il cavallo di ritorno Luciano Mauro reduce da una stagione in prestito a Nola, i bisognosi di riscatto Taormina e Zangara anni prima colonne di un Licata da favola (il primo arriva da Caserta mentre il secondo da Foggia), l'ex faro della Fidelis Andria, Angelo Carpineta; l'ex Lucchese Landi avversario in B la stagione precedente e i frombolieri Rovani dalla Casertana e D'Isidoro dalla Leonzio in C2 dove ha realizzato ben 15 reti. Insomma, si cerca di restare a galla senza per forza mettere la testa sotto di tanto in tanto...

SI PARTE

L'esordio a Licata è di fuoco, alla doppietta di Damiani risponde due volte il magico destro di Pasa (il secondo su rigore) che suggella un preziosissimo 2-2 sotto un sole demoniaco e immette un pochino di fiducia nei cuori dei tifosi che non hanno fatto mancare il loro apporto nemmeno in fondo alla Sicilia; Efficie pare voler riscattare l'annata precedente passata in panchina, Taormina davanti all'ex pubblico strappa applausi, il vecchio Dal Pra' lascia intravedere le sue potenzialità e Pasa delizia gli occhi dei presenti, non male come inizio.

La prima in casa è salutata da oltre 14000 spettatori, ospite il Giarre di Angelo Orazi. Gara spigolosa, partita da C1 di quegli anni, i siciliani reggono finché possono con ogni mezzo, ma sono costretti a capitolare al minuto 88 quando Cuccunato esce a vuoto e D'Isidoro lo infilza siglando il definitivo 1-0 che manda in visibilio il pubblico dell'Arechi; la squadra di Simonelli incomincia così a volare, un pareggio al "Riviera delle palme" di San Benedetto del Tronto e poi cadono in sequenza la Reggina, il Barletta, il Nola ed il Casarano tutto per merito di un complesso che suona al ritmo dei gol di "testina d'oro D'Isidoro", delle sgroppate di Fratena, del sudore di Dal Pra' e della diga difensiva Carpineta-Andreoli.

La prima sconfitta giunge inaspettata a Catania all'ottava giornata, un'autorete di Carpineta in apertura ed un gol di Cipriani rendono vana la segnatura di Fratena, ma nessuno si preoccupa perché la Salernitana veleggia ad alta quota, e invece....

CRISI D'IDENTITÀ 

La successiva gara giocata su di un terreno impantanato termina sul nulla di fatto tra i campani ed il Perugia dei vari Dossena, Galletti e Traini; poi arriva una bruciante sconfitta in quel di Chieti dove i neroverdi nei primi cinque minuti di gioco mettono a ferro e fuoco la difesa granata andando in rete ben due volte; il gol di Pasa a tempo scaduto servirà solo a lenire la delusione per una battuta d'arresto non preventivata.

Mister Simonelli non pare preoccupato, i suoi giocano ed è convinto che il periodo negativo passerà molto velocemente. La domenica successiva infatti il cavalluccio affonda il Monopoli tra le mura amiche, 1-0 firmato D'Isidoro e riprende a marciare a pieno regime, Efficie para, Taormina è rientrato, Pasa da spettacolo e D'Isidoro segna, c'è tutto per sognare, ma qualcosa non funziona.

La trasferta di Andria è seguita da un folto numero di tifosi, ma termina con un deludentissimo 1-0 (Insanguine) subito in avvio di ripresa e dopo aver dominato a lungo nella prima frazione; seguono il pareggio interno con l'Ischia che recupera per ben due volte il provvisorio svantaggio e quello di Fano, dove all'iniziale vantaggio di Casale replica in non ancora conosciuto Dario Hubner.

La battuta d'arresto casalinga con il Siracusa (prima sconfitta interna stagionale) innesca poi la contestazione da parte della tifoseria, ed i successivi pareggi con Ternana ed Acireale non aiutano certo l'ambiente a ritrovare la necessaria serenità; l'andata si chiude così con il cavalluccio di mister Somonelli in difficoltà, ma nonostante tutto la classifica recita: Ternana 21, Acireale e Fidelis Andria 20, Salernitana, Perugia e Sambenedettese 19. È quindi ancora tutto da giocare il campionato!

RITORNO ALL'INFERNO!

La fase discendente del campionato però incomincia nel peggiore dei modi, il Licata si presenta all'Arechi da ultima in classifica ed a sorpresa sbanca Salerno con un perentorio 0-2 targato Mazzeo e Caramel; a questa debacle fa seguito la caduta di Giarre (1-0, Tomasoni) che surriscalda gli animi di tifosi e dirigenza, Simonelli viene messo sul banco degli imputati e la sua posizione inizia a farsi pericolosa. La vittoria casalinga con la Sambenedettese pare rimettere tutto a posto, ma Bizzarri e la sua Reggina decidono al minuto 81 della ventunesima giornata che il disco per i granata deve essere ancora rosso, e per mister Simonelli è la fine! Si decide di sostituirlo ma ci vuole qualcuno di polso, qualcuno che non abbia paura di una piazza che mormora (di rabbia e delusione) e di una squadra sull'orlo del baratro (psicologico), chi se non uno che da giocatore ha duellato con Pelé, ha scritto la storia dell'Inter Herreriana ed è stato una colonna della nazionale?

Arriva perciò Tarcisio Burgnich da Ruda (UD), fermo dal febbraio del 1991 quando in B a Cremona ha perso il posto in favore di Gustavo Giagnoni; Burgnich al sud ha lavorato solo a Catanzaro in due riprese, la prima nella stagione 80/81 quando ottenne un incredibile ottavo posto in serie A nel complesso orchestrato da Palanca e la seconda in avvio di stagione 88/89 in cadetteria dove per incomprensioni con la dirigenza lascia al termine della settima giornata.

La Roccia (soprannome di Burgnich) esordisce in casa alla ventitreesima giornata con la Salernitana opposta ad un ostico Barletta, la pratica la sbriga Fratena al 38' quando è lesto ed opportunista ad approfittare di un suggerimento dalla sinistra e a  battere il portiere pugliese. Buon inizio insomma, anche se la settimana successiva si cade a Nola in una gara molto sentita a livello di rivalità che viene risolta da Adolfo Sormani (figlio del grande Angelo Benedicto) quando ancora non sono trascorsi venti minuti; il pari di Casarano (0-0) è un brodino che non accontenta una tifoseria sempre presente nonostante le avversità, ma il fondo si tocca con la debacle casalinga al cospetto del Catania, zero reti anche stavolta ed una per gli etnei siglata in chiusura di gara (87') da Nunzio La Torre.

Il momento è davvero delicato, Burgnich pare non raccapezzarsi nei mari della C1 meridionale ma non molla, chiede tempo e assicura che la barca non affonderà, sarà dura condurla in porti sicuri ma in qualche modo ci arriverà! A Perugia il disco è ancora rosso, attacco che resta all'asciutto per la quarta Domenica consecutiva e così nessuno risponde alla bella rete di Fusci in avvio di ripresa quando con un sombrero salta il marcatore e poi scarica in rete un diagonale assassino. Il cavalluccio riparte la settimana successiva all'Arechi grazie al giovane Casale che sfrutta al meglio un calcio d'angolo e di testa insacca il definitivo 1-0 sul Chieti, il gioco latita ma Burgnich dichiara di essere felice lo stesso, "Dopo un mese di sofferenza era importante portare a casa l'intera posta, la strada è giusta ma ancora lunga." dichiara il mister a fine partita.

Al successo sui teatini segue quello esterno di Monopoli dove Pasa estrae dal cilindro un piazzato dei suoi che il portiere biancoverde Visconti può solo raccogliere in fondo al sacco; il momento peggiore è decisamente passato, il mister invita tutti a non abbassare la guardia ma 4 punti in due gare hanno riportato la serenità necessaria per il finale di stagione. Il pareggio casalingo con la lanciatissima Fidelis Andria è la certificazione di un discreto stato di grazia, Pasa su rigore (calciato due volte) porta avanti i suoi, ma i pugliesi raggiungono il pari grazie ad un colpo di testa di Ripa; la tappa successiva è un utile risultato ad occhiali nel sempre difficile campo di Ischia, poi arriva un'altra vittoria casalinga a spese di un Fano incapace di rimontare le reti di Dal Pra' e Fratena messe a segno nei primi 40' di gioco (finirà 2-1 con rete fanese di Hubner al 58').

Alla trentaduesima poi và in scena una partita assurda a Siracusa, sette gol in un incontro nella C1 di quegli anni era roba davvero rara; gli aretusei sono in piena corsa salvezza e giocano in casa le ultime chances per evitare la retrocessione, la truppa di Burgnich, vittima di un inizio a dir poco choccante, si trova sotto 2-0 già al 26' quando Novelli raddoppia la rete in apertura (3') di Maragliulo, al 36' però "testina d'oro" D'Isidoro riapre i giochi rimettendo in corsa i suoi per la ripresa. Tutto pare crollare al 61' allorché Lucidi fa esplodere il "De Simone" insaccando il 3-1, ma ancora D'Isidoro immediatamente (62') e poi il giovane Casale (69')  recuperano una gara che sembrava compromessa; pareggio ottenuto? Sì, se non fosse che l'ex Inter Amerigo Paradiso a cinque dal termine decide di siglare il 4-3 rimandano in Campania i salernitani con le pive nel sacco.

Restano ancora due gare, una casalinga con una Ternana che si accinge a varcare le porte della B e l'altra in trasferta ad Acireale, su un campo piccolo e caldo dove i padroni di casa vogliono conquistare la permanenza in categoria, si concluderanno entrambe sul nulla di fatto regalando alla Salernitana un settimo posto (ex aequo con Catania ed Ischia) ben più complicato di quanto i freddi numeri della classifica possano far trapelare.

Il bollettino granata di Burgnich parla così di quattro vittorie, cinque pareggi e quattro sconfitte, accompagnate da nove reti fatte ed altrettante subite. Un lavoro duro ma che alla fine ha pagato, la barca in porto ci è arrivata davvero e al buon Tarcisio  viene proposta la riconferma per la stagione successiva; ma la vecchia roccia friulana è troppo onesta e leale per accettare, davanti ad una situazione societaria  ancora poco chiara si mette da parte dichiarando di non sentirsi in grado di realizzare i sogni che una tifoseria come quella salernitana merita, perciò saluta tutti e riparte per casa, certo di aver portato a termine una missione e con nel cuore una città stupenda come Salerno.

Un uomo da C 





Di quella stagione, di quelle partite è stato protagonista Roberto Rovani talentuoso calciatore classe 1964 in arrivo dalla Casertana e con già un nome in categoria viste le esperienze con Cavese, Barletta, Trento e Potenza. Rovani ripercorre la sua esperienza in granata pretendo da un'amara considerazione " Salerno per me vuol dire rimpianto e mi spiego, era la Juventus della C, una tifoseria incredibile ed un orgoglio calore con pochi eguali. Non sono riuscito, in termini realizzativi, a rendere come avrei voluto; sul piano del gioco ho fatto bene davvero, forse come solo a Trento nel 1989/90 (tredici gol in C1), fu una stagione strana, incominciata alla grande con Simonelli e poi finita in un tunnel dal quale il buon Burgnich seppe tirarci fuori."

"Come inizia la tua avventura a Salerno?" 

"Mi presero dalla Casertana con la quale ero salito in B, ma la situazione all'inizio era davvero dura; il presidente era dimissionario ed in ritiro si partì con pochissimi giocatori fu traumatico almeno in principio!"

"Ed il tuo rapporto con il pubblico granata?"

"Anche qui iniziai dovendo combattere contro molti pregiudizi, ne venivo da Caserta ed in più ero un ex Cavese, ricordo i fischi delle migliaia di persone che seguivano i primi allenamenti. Soddisfazione fu tramutarli in applausi dopo una grande prestazione contro il Padova in coppa Italia, mi accompagnarono all'uscita un mare di complimenti!"

"Società in difficoltà, inizio duro, ma poi la squadra vola con Simonelli.."

" Sì, iniziammo alla grande e per buona parte del campionato restammo pure primi, Simonelli era un grande allenatore che forse pagò il fatto di essere giovane ed alla prima esperienza in una piazza importante..poi qualcosa si ruppe e venne avvicendato con Burgnich che ci portò al termine della stagione."

"Burgnich, che persona, che allenatore era?"

" Un signore senza dubbio, leale, onesto e corretto. Come allenatore si ispirava forse ad un calcio oramai in decadenza come quello che aveva giocato lui, fisico, duro; era un gran motivatore e molto umile. Teneva molto a ciò che faceva, ricordo che ogni tanto giocava le partitelle con noi e che una volta, in un contrasto, restò immobile facendomi volare per terra come un bambino, era davvero una roccia!"

"Con i suoi metodi però salvò baracca e burattini.."

" Tanto lavoro e perspicacia, ci portò in salvo in un momento in cui le cose si erano messe a girare maluccio; per problemi fisici io non giocai le ultime quattro gare, ma la squadra si salvò. Come ti ho detto prima mi resta il cruccio di non aver trovato più che un gol in quella stagione, presi 7/8 pali ed è un peccato perché le giocate non mi mancavano."

"Salvezza ottenuta e tu, come Burgnich, fai le valigie e parti.."

"Sarei dovuto restare, ero confermato ma ebbi  grossi screzi con il nuovo allenatore, per cui optai per andare via anche se fino a Gennaio dovetti allenarmi da solo. Quindi arrivò l'opzione Siracusa ed accettai, ma ripeto ancora che avrei voluto fare vedere a Salerno il vero Rovani!"

" E Burgnich? Esistono ancora i Burgnich nel calcio di oggi?"

" Per carità! Oggi è un altra cosa, un altro calcio, allora si giocava soprattutto per la maglia che si indossava, c'erano rapporti più schietti e leali; oggi è rimasto solo Zeman, un grande che ho affrontato da calciatore in qualche occasione... quanto correva il suo Licata!".

13 panchine a Salerno per "La Roccia", poche?, tante?... Sicuramente abbastanza per restare nei cuori di chi lo ha conosciuto e di chi, come Roberto Rovani, ci ha lavorato assieme. Un pezzo di storia Salernitana porta anche il tuo nome Tarcisio!














domenica 9 maggio 2021

C2/C 1989/90

 1989/90 IL GIRONE DA TOUR!



A dargli un'occhiata veloce e spensierata parrebbe più uno stupendo tracciato cultural-gastronomico-balneare piuttosto che un girone infernale della C2 di inizio anni 90.

Si comincia dal paese natale del principe dell'aviazione italiana Francesco Baracca, ovvero Lugo di Romagna, per arrivare nella splendida Bisceglie, capolavoro di chiese, palazzi e porto, posizionati divinamente sull'Adriatico pugliese. In mezzo un mare di tappe che negli anni hanno fatto la fortuna di miriadi di agenzie turistiche, le "nottambule" Rimini e Riccione mete di sogni di mezz'estate in età verde acqua; Forlì che ha dato i natali al papà del Giro d'Italia (Tullo Morgagni, a cui è dedicato anche lo stadio cittadino), Fano e la sua inconfondibile Moretta (bere per credere), Pesaro con il centro storico che vi immette direttamente nel rinascimento; e poi Jesi, la "Milano delle Marche", Civitanova Marche e il suo palazzo comunale "Sforza-Cesarini", Gubbio, teatro di uno storico incontro tra San Francesco e il lupo, Celano e le bellezze della Marsica, Teramo e la sublime vena artistica di Ivan Graziani, Chieti e la cattedrale di San Giustino, Giulianova con lo splendido litorale teramano, per arrivare fino ai 700 m.s.l.m della splendida Campobasso. A completamento di detto tour non possono mancare la montana Castel di Sangro, incastonata tra le bellezze dell'alta valle omonima, Lanciano e i suoi  scorci di Majella e la stupenda Trani della quale basta citare solamente il Castello Svevo per comprenderne la maestosità. Un vero e proprio viaggio di nozze con mare, monti e quanto si può desiderare...quanto era bella la vecchia C2!

E QUESTA È CASA MIA!



E quì comando io! Al pari delle bellezze o peculiarità citate poc'anzi per ogni località viaggia la voglia di difendere il fortino di casa, di rendere la vita dura a chiunque si affacci dalle scalette dello stadio cittadino per provare a portare via qualcosa di buono. Promozione, tranquillità o salvezza, qualsiasi sia l'obbiettivo si deve ottenere soprattutto coi punti casalinghi perché lontano da casa è dura...per tutti!

Prova ne è la prima giornata di campionato  che si disputa il 17 Settembre 1989 con l'oramai vetusto e abbandonato principio della contemporaneità, quattro vittorie casalinghe, cinque pareggi e nessun successo esterno. Al "Ventura" di Bisceglie i nerazzurri stellati di casa inchiodano sul nulla di fatto l'ostico Celano del maestro Guido Attardi, e a nulla vale la presenza tra i padroni di casa di giocatori del calibro di Sauro Massi, Caricola (I) e il giovane Scaringella; al "Patini" di Castel di Sangro i giallorossi di Pietro Fontana, neopromossi dall'Interregionale, bloccano la neoretrocessa (dalla C1/B della precedente stagione) Vis Pesaro dei vari Pazzaglia, Giua, Brescini e dei fratelli "minori" Carnevale e Zoratto, un buon esordio tra i professionisti. All' "Angelini" di Chieti sono 2000 i tifosi Neroverdi assiepati sugli spalti per l'esordio dei beniamini di casa; il giovane Forlì soccombe senza colpo ferire, 4-0 per i teatini firmato Bidini, Baglieri e doppio Presicci; il "Comunale" di Civitanova Marche ospita invece un Campobasso in chiara difficoltà dirigenziale, gli anni della B paiono lontanissimi e la squadra allestita inizierà proprio da  lì un cammino che a fine stagione la vedrà sparire dai professionisti; quel giorno finisce 1-0 per i padroni di casa che con mister Bufalari otterranno una complicata salvezza. Al "Mancini" di Fano è di scena la compagine rosso-granata di Salvatore Esposito, una squadra costruita nei minimi dettagli per navigare in alto. Baldini in difesa, Carta ad inventare traiettorie e Hubner a finalizzare vinceranno il campionato con 45 punti, e in quella Domenica impattano 1-1 contro il Teramo di Romano Matté, vecchia volpe di categoria. Al "Fadini" di Giulianova è ospite il Baracca Lugo di un certo Alberto Zaccheroni appena salito dall'Interregionale; Di Michele, Digiannatale, Tortorici e Voltattorni le provano tutte, ma il finale sarà un salomonico 1-1 che sancirà il via alla rincorsa alla C1 da parte dei bianconeri del Zac. Il "San Biagio" di Gubbio è fatale al Lanciano della vecchia volpe Ciccio Marescalco, Gori (centravanti di casa) la decide siglando l'unico gol della contesa.

A Jesi è di scena un'altra nobile decaduta pochi anni prima in serie B, il Rimini che Mascalaito prova a riportare in alto servendosi di gente del calibro di Cangini, Sotgia, Sanguin e Mirabelli; finisce però 1-0 per i padroni di casa di Gianni Corelli con rete decisiva dell'estroso Rebesco al 71' giro di lancette.

Ultima gara in cartello è Riccione-Trani al "Comunale" di Via Forlimpopoli. Da una parte i romagnoli di Vittorio Spimi che annoverano tra le proprie fila Pasquale Iachini e la sua fantasia, Moscatelli, De Rosa e Dozzi; dall'altra i pugliesi guidati da Rodolfo Conte con Alberga tra i pali e Gentile (Michele, classe 1963) a cercare di capitalizzare la mole di lavoro della squadra. Finisce 2-2  con i pugliesi che quindi segnano la metà delle quattro reti esterne della giornata.

NE RESTERÀ QUALCUNO?

Giornata inaugurale quindi senza acuti esterni, quante resisteranno fino al 3 Giugno 1990 senza perdere in casa?

I primi ad abdicare sono il Lanciano ed il Forlì già alla seconda giornata (esordio casalingo per entrambe), gli abruzzesi cedono il passo di misura (0-1) ad una Civitanovese che poi deluderà, mentre i forlivesi si arrendono al Giulianova con lo stesso risultato dando il via alle 5 sconfitte casalinghe che risulteranno fatali a fine stagione per certificare il penultimo posto in graduatoria.

Alla terza cede il "Ventura" di Bisceglie grazie ad un Riccione spietato (0-2) e comunque in casa di una squadra che al termine del torneo risulterà retrocessa (poi ripescata) con ben 6 rovesci interni; alla quarta è il turno del vecchio "Benelli" di Pesaro, i biancorossi si chinano al Fano in un derby deciso da una pennellata di Carta al minuto 37; anche per l'antica Vis sarà una stagione di sofferenza terminata al quindicesimo posto e con 5 battute casalinghe a vuoto.

Il 22 Ottobre poi si arrende in casa il Baracca di Zaccheroni al cospetto di un Rimini che capitalizza al massimo un rigore di Ferretti al 34esimo che Sardini non riesce a neutralizzare, i bianconeri di Lugo bisseranno la promozione della stagione precedente salendo in C1 e perdendo solamente un'altra gara casalinga alla 17esima contro l'altra neopromossa Castel di Sangro; all'ottava  poi è il turno del Riccione che lascia il via libera ad un Chieti irresistibile e spietato, in 42 primi i teatini segnano con Conforto, Presicci e Simeoni rendendo di fatto la ripresa un semplice vernissage. I romagnoli però in casa costruiranno la loro buona stagione perdendo solamente altre due gare anche se con squadre di bassa classifica come Bisceglie e Campobasso (doppio 0-2).

Alla decima tappa cadono invece altri due campi, il "Comunale" di Celano nell'unica sconfitta della stagione, ovvero uno 0-1 con il Baracca che a fine campionato conterà ben otto affermazioni esterne, ed il "Comunale" di Jesi per mano di un Fano che centra il bersaglio con il bisonte Hübner (0-1), impresa bissata  alla 16esima dal solito Baracca che passerà con identico risultato (78' Ceredi) per la seconda ed ultima sconfitta casalinga jesina.

Il 10 Dicembre 1989 è costretto a capitolare in casa anche il claudicante Campobasso; i molisani, nonostante un campionato di sofferenza, erano riusciti fino a quel punto (13' giornata) a raccogliere sempre qualcosa tra le mura amiche, e quel giorno pareva tutto potesse continuare quando Belletti al 14' insaccava l' 1-0 sul Fano. Ma i marchigiani non ci metterono molto a ribaltare la gara con tre reti firmate Carta, Mainardi e Parisi; per il Campobasso arriveranno altre sei sconfitte in casa a certificare una delle stagioni più tristi di una storia oramai centenaria. Proprio il Fano è la vittima della giornata numero 14, il 17 Dicembre infatti un Trani che sogna l'approdo in C1 (sarà quarto a fine stagione) è l'unica squadra ad espugnare il "Mancini" con uno schiacciante 1-3 firmato  Sottili (autorete al 10'), Gerundini (30') e D'Angelo su rigore (76'), i quali rendono inutile il punto della bandiera siglato al 71' da Parisi.

Il"Patini" di Castel di Sangro capitolerà due sole volte in stagione ed in entrambe le occasioni le avversarie marcheranno tre reti, alla 19esima è il turno del Teramo (1-3) ed in chiusura di torneo, all'ultima giornata, tocca a Zac e il suo Baracca, 0-3 che varrà il pass per la storica promozione!

Alla 21esima la Civitanovese perde invece in casa col Trani, uno 0-1 che alimenta i sogni (infranti) pugliesi e fa da apripista ad altre due sconfitte casalinghe che i rossoblù conosceranno di lì a fine campionato; per la Civitanovese arriverà una salvezza costruita soprattutto sui 14 risultati positivi ottenuti al "Comunale". 

A questo punto i campi inviolati restano 6,  Chieti, Trani, Rimini, Giulianova, Gubbio e Teramo; numero decisamente elevato e che riesce quasi ad arrivare in fondo non fosse per la sconfitta casalinga degli eugubini alla 31esima ad opera di uno Jesi alla ricerca di punti salvezza (0-2 con Tagliente in gol al 5' e al 9'), e per quella del Teramo la settimana successiva quando il Gubbio si "vendica" per mezzo di Ciucarelli ed espugna il vecchio e calorosissimo "Comunale" oggi abbandonato.

In fin dei conti perciò sono quattro i terreni di gioco che non marcheranno sconfitte, ma curiosamente delle quattro squadre imbattute nessuna sarà promossa in C1; Chieti e Trani (rispettivamente 3' e 4') saranno precedute di un soffio dal Baracca, mentre il Rimini si piazzerà in un'anonima settima posizione ed il Giulianova addirittura decimo. Fano con una e Baracca con due sconfitte interne saliranno a dimostrazione che il fortino di casa va certo difeso a spada tratta, ma se non si hanno le armi della regolarità esterna si resta con un pugno di mosche in mano!

Era certo un altro calcio, la "casa" era sacra come oggi forse non lo è più, tolte le squadre di coda si perdeva pocosul proprio terreno di gioco; pubblici incandescenti, primattori disposti ad immolarsi per la maglia che indossavano, ambienti particolari e quel sapore di serie C oggi maledettamente più insipido e rarefatto...per fortuna ci restano le immagini e i ricordi di un allora oggi dannatamente lontano!

giovedì 31 dicembre 2020

PORTE SCORREVOLI

L'attimo fuggente, il bivio, la coincidenza, insomma chiamateli come volete ma nello sport, come nella vita, ci sono momenti in cui si decide un destino, attimi nel quale tutto può essere in un modo oppure in un altro, un contratto, una giocata, un intreccio di trattative e via per una strada che anni dopo ti accorgi poteva essere un'altra...

EL GRINGO, JAIR  E "LE NUOVE PROPOSTE"

Molto prima di tale Ventura Giampiero l'Italia attraversò un periodo calcistico che definire nero sarebbe eufemistico, un certo Pak Dopo Ik infilò nella porta azzurra (durante un apparentemente scontato Italia-Corea del Nord) qualcosa di più che una spina, un trave nell'occhio che ci costò l'eliminazione dai mondiali del 1966 e l'ira di una federazione già allora incapace di guardarsi allo specchio. Effetto immediato fu la chiusura delle frontiere al mercato estero, chi c'era restava (se voleva) e nessuno arrivava più! 

Sergio Clerici è stato l'ultimo della legione straniera a mollare la presa, brasiliano giunto in Italia nel 1960 per aiutare i blucelesti del Lecco a mantenere la massima serie si è pian piano guadagnato la fama di buon e affidabile centravanti nel calcio nostrano anni 70. Sette anni a Lecco poi il via per un tour che ha toccato le piazze di Bologna (in due riprese), Bergamo, Verona, Firenze, Napoli e Roma sponda biancoceleste, il tutto per un totale di 476 partite e 155 gol in un'epoca nella quale con 15/18 reti si vinceva la classifica marcatori.

Smessi i panni del bomber al termine della stagione 1977/78 El gringo torna a casa dove tenta l'avventura da allenatore, Palmeiras, Santos ed Inter de Limeira sono le tappe di una strada quasi subito abbandonata per dedicarsi più alla procura dei giocatori ed alle segnalazioni agli amici italiani nel frattempo riabilitati (1980) dagli organi federali ad acquistare sul mercato straniero.

Nell'ambiente Clerici è un nome di sicuro affidamento, e lui non si fa certo pregare per offrire ai mercanti della pedata affari d'oro a prezzi vantaggiosi; ha dalla sua il nome di Juary, consigliato all'Avellino nell'estate 1980 e rivelatosi poi un ottimo acquisto per i lupi di Patron Sibilia, e proprio sulle orme di quell'operazione porta, tra gli altri, in Italia un altro funambolo brasiliano sul quale giura ad occhi chiusi asserendo a più riprese che presto arriverà alla nazionale verdeoro...

REINALDO FILISBINHO LELA 



Questo ragazzone giunge in Italia nel periodo pasquale, la serie A "stacca" dal 5 al 17 Aprile 1982 e le sue protagoniste si tengono in forma con amichevoli programmate che servono anche a testare i possibili futuri acquisti soprattutto esteri. La lega ha appena approvato la possibilità di tesserare il secondo straniero e molte società fremono per l'occasione, Sibilia non vuol certo prendere una fregatura così fa testare il "ragazzo del Gringo" in un paio di amichevoli da mister Tobia il quale da poco ha preso il posto di Vinicio.

Lela da par suo vanta un curriculum discreto, agli esordi da giovanissimo con la maglia del Noroeste ha aggiunto un ottimo campionato nell' Inter de Limeira dove sotto i consigli di Clerici ha siglato ben 8 reti in sole 13 presenze, in più conta una breve esperienza nella nazionale olimpica verdeoro che non guasta a livello di presentazione; ad Avellino trova Juary che gli fa da cicerone nel paio di amichevoli in cui Lela viene impiegato, col Rimini gioca praticamente appena sceso dall'aereo, l'impegno non manca e la grinta neppure, lui allontana subito i paragoni che si porta appresso dal Brasile (qualcuno in lui vede un nuovo Jairzinho) ma Tobia e Sibilia non paiono convinti, dalla sua c'è il fatto di giocare comunque in un contesto a lui sconosciuto. Il miliardo che El Gringo chiede è un rischio troppo grosso per una realtà come quella irpina, così Lela torna a casa lasciando ai posteri qualche foto in biancoverde e nulla più. La sua storia proseguirà in patria tra Fluminense, Curitiba (con cui vivrà una parentesi quinquennale piena di gol e soddisfazioni) e altri club di minore importanza. Regalerà alla causa del calcio brasiliano i due figli Alecsandro e Richarlyson, e chissà se gli ha mai raccontato di quella "vacanza" in Italia...

Sibilia per la stagione 82/83 si affiderà al peruviano Barbadillo ed al danese Skov, se il primo si dimostrerà un affare d'oro, il secondo si perse per strada accusando oltremodo il cambio tecnico Marchioro-Veneranda e vivendo una stagione al margine degli eventi...chissà con Lela come sarebbe finita..

L'INDIO DI JAIR



Come Clerici anche Jair poteva vantare grosso credito tra i dirigenti italiani, 200 presenze nella grande Inter di Herreriana memoria gli avevano garantito gloria imperitura attraverso tutto il nostro sgangherato stivale. È così che nello stesso periodo di Lela arriva a Milano Joao Carlos Lopez detto Bugre il quale, con la benedizione della Freccia Nera (soprannome del Jair nerazzurro), sogna di strappare un contratto con l'Inter; il giovane centravanti (23enne) ha esordito nel Noroeste per poi esplodere a suon di reti nel Comercial de Mato Grosso dove Jair lo ha svezzato. Bersellini lo prende in carico e lo getta nella mischia in un'occasione particolare il 14 Aprile, quando a "San Siro" è di scena una mista Milaninter opposta alla nazionale peruviana che si sta preparando al Mundial spagnolo. Il peperino brasileiro viene schierato dall'inizio e ben si comporta sfruttando le giocate di Beccalossi e colpendo un palo a seguito di una punizione calciata da distanza siderale, niente male come impressione; Bugre poi lascia il segno in un Vigevano-Inter siglando una delle sei reti con le quali i nerazzurri si aggiudicano l'amichevole, ma l'accordo con la beneamata non và in porto e l'attaccante brasiliano torna in patria alternando annate tra squadre di seconda fascia ed esperienze in Portogallo con Leiria, Beira Mar ed Argus...e chissà se sente ancora quel palo di "San Siro" tremare...

L'Inter edizione 82/83 si affiderà alla coppia straniera Juary - Hansi Muller e, viste le difficoltà di ambientamento dell'ex Avellino viene da pensare, chissà se il terzo posto ottenuto sarebbe stato migliorato con la presenza del Bugre.. 

        


martedì 17 novembre 2020

LO STRADIVARI DELLO "ZINI"



La solitudine del portiere è pena conclamata, lì in attesa di un evento che lo crocifigga o che lo immoli ad idolo della Domenica. Un aspettare trepidante, carico di pensieri o chissà, nessuno tranne egli stesso può comprendere che cosa sia essere l' ultima difesa del castello. Eppure è esistito un ruolo ben peggiore, un ruolo estintosi con la fine di quel calcio romantico oramai ricordo dei nostri retaggi infantili...il numero 12!

Il dodicesimo portiere del calcio che fu era un eroe non riconosciuto, un fedele scudiero sempre pronto a sedersi la Domenica senza creare alcun problema; un uomo schivo, prima figurina dopo i titolari dell' album Panini, la sua tabella presenze straboccava di linee orizzontali, una o due presenze ogni tanto e nient' altro, ai più fortunati poi toccava qualche partita nei primi turni di Coppa Italia ma il resto era una sfilza infinita di panchine. Oggi un certo giornalismo "impreparato" tende a far passare questi eroi come calciatori "per caso", personaggi che raccontati banalmente appaiono ai più giovani come presi per strada e fatti sedere tanto per avere qualcuno, ma non è così; se la professionalità del numero uno si poteva ammirare nei 90' settimanali, quella del 12 era per gli addetti ai lavori, per pochi insomma, ma c' era eccome. Per rendere giustizia a tutti i 12 che furono ( Spuri, Bodini, Piloni, Pintauro, il resto aggiungetelo voi..) oggi ripercorreremo il percorso professionale di una riserva per eccellenza...sua maestà Giacomo Violini da San Gervasio Bresciano, nessuno dica che non ha pensato alla Cremonese di Luzzara!

GLI ESORDI

Violini incomincia nelle giovanili del Brescia, e con le rondinelle fa la sua prima apparizione in serie B (12esimo ovviamente) il 24 Ottobre del 1976, quinta giornata della serie B e derby con l' Atalanta deciso per i bergamaschi  da Bertuzzo e Piga. Quella Domenica mister Angelillo lo convoca in sostituzione dell' indisponibile Garzelli e come riserva dell' italo argentino Cafaro. E' il Brescia dei giovani Altobelli e Beccalossi, per il nostro ci saranno altre quattro panchine e, a fine anno, un biglietto di andata per Chieti assieme ai compagni Berlanda e Colzato, serie C...si comincia a fare sul serio.

VIENI IN PORTA CHIETINO..

L'avventura teatina incomincia sotto la guida di Giammarinaro, il Chieti è una neopromossa e le chiavi della porta sono ben salde nelle mani di Dino Di Carlo un portiere che nel curriculum vanta presenze a Bologna, Lecce e Catanzaro, per Violini perciò un ottimo punto di partenza. Il campionato però si dimostra un osso duro e Giammarinaro lascia presto il posto ad Ezio Volpi il quale condurrà la navicella neroverde ad un onorevole nono posto (che verrà l'accesso alla neonata C1), senza però concedere minuti al giovane portiere bresciano.

Nonostante il tabellino delle presenze sia rimasto vuoto Violini viene riconfermato, la coppia sarà ancora con Di Carlo ed il timoniere il riconfermato Volpi. In  questa seconda stagione tra i grandi Violini timbrerà il cartellino delle presenze in ben 11 occasioni, a cui andrà ad aggiungersi l'avventura nel torneo Anglo-Italiano del quale però salta la finale col Sutton United persa dai neroverdi per 1-2.

Le buone prestazioni offerte gli valgono un terzo anno di contratto a Chieti ancora con Volpi allenatore, i compagni di reparto sono il giovane Marigo e l'esperto Eberini. Per Violini però lo spazio si ridurrà a sole due apparizioni che non basteranno ad evitare la discesa in C2 degli abruzzesi. Sprofondato negli inferi della quarta serie nazionale il nostro acquisisce i galloni del titolare, ed agli ordini di Panzanato si rende protagonista di un buon campionato, il primo da titolare, disputando 33 gare e risultando tra i protagonisti del 7' posto finale che forse non accontenta le ambizioni della piazza.

Quattro stagioni a Chieti hanno sicuramente arricchito il bagaglio tecnico e umano di questo ragazzo bresciano, pronto oramai per tentare la scalata alle serie superiori.


DA TREVISO A PALERMO

L'occasione gliela fornisce il Treviso di mister Gianni Rossi, C1 con obbiettivo tranquillità ed ambiente a misura d'uomo; qui Violini, in compagnia dell'altro bresciano Zobbio (un centravanti scuola rondinelle) si rende protagonista di un'annata positiva disputando 33 gare di livello che valgono un dignitoso decimo posto finale.

È l'ora di prendere il volo per  lidi di prestigio, Palermo è lontana ma pare un'ottima soluzione, serie B e pubblico dal palato fine...Violini è pronto, si imbarca e nell'estate 1982, tra l'esaltazione per un Mundial appena conquistato approda in Sicilia al fianco di Piagnerelli per un sogno che è appena iniziato...

Il mister dei rosanero e' Mimmo Renna, un' istituzione per la cadetteria, in squadra ci sono tra gli altri Bigliardi, Volpecina, Montesano e De Stefanis, niente male insomma. A Violini viene concessa  una chance già il 18 Agosto alla prima di Coppa Italia, avversario di turno il Toro del sergente di ferro Bersellini; Renna alterna i due numeri uno (inizia Piagnerelli) in egual minutaggio ottenendo un più che onorevole nulla di fatto. In campionato però le gerarchie sono chiare, gioca l' italo-belga (Piagnerelli è nato ad Haine Saint Paul) e il bresciano si siede in panchina, la prima delle quali è il 10 Ottobre contro il Monza; per l' esordio in campionato Violini dovrà attendere il 24 Aprile, guarda caso allo "Zini" di Cremona dove un giovane Vialli deciderà il 2-0 finale con una doppietta. In stagione le presenze saranno 6, tra le quali un Palermo-Milan (0-0) ed un Varese-Palermo (2-1) che lo vedra' opposto al portiere biancorosso Michelangelo Rampulla.

La stagione successiva Piagnerelli parte per Messina, ma la società punta decisa su un big della cadetteria quale Franco Paleari. Per Violini, allenato in stagione prima da Giagnoni e poi da Landoni, gli spazi si riducono alle gare amichevoli ed alla fine del torneo conterà zero presenze ufficiali ed una retrocessione che getta l' intera città nello sconforto.

In serie C1 la musica non cambia, anzi peggiora addirittura. Violini scivola in fondo alle preferenze di Tom Rosati e si ritrova davanti il confermato Paleari, Laveneziana ed il giovane Lorusso; a fine stagione saranno ancora zero le presenze ma scriverà il suo nome tra i protagonisti dell'immediato ritorno in cadetteria. Tre stagioni in Sicilia contraddistinte sì da poche presenze ma anche da una professionalità esemplare...che non sfugge agli attenti dipendenti del presidente Luzzara, l'avventura in grigiorosso sta per iniziare...

UN VIOLINI....A CREMONA

Ed ecco finalmente Violini alla sua prima panchina ufficiale in campionato con il 12 grigiorosso addosso, il giorno è l' 8 Settembre 1985 e lo scenario lo stadio di Cagliari, prima giornata della serie B e sardi che si impongono per 1-0. Il titolare è l'altro neoacquisto in arrivo da Cesena, Michelangelo Rampulla il quale disputerà 37 gare concedendo a Violini la vetrina dell'ultima giornata al "Selvapiana" di Campobasso dove Vagheggi e Perrone trafiggono il nostro rendendo vana la rete del "marziano" Alviero Chiorri; per Violini in quella stagione solamente altri 90' in quel di Parma nella gara di Coppa Italia con i ducali.

La stagione 86/87 incomincia con l'avvicendamento alla guida tecnica tra Mondonico e Mazzia, Rampulla resta il titolare indiscusso in una formazione che cerca disperatamente la serie A. Violini passa l'intero campionato in panchina e viene utilizzato solamente nell'ultima gara degli spareggi a tre che decidono la terza promossa in A; tutto è stato maledettamente compromesso nella giornata di chiusura quando in casa i grigiorossi perdono col Pisa nel momento in cui bastava un pareggio.

Gli spareggi citati poc'anzi vedono i Cremonesi scarichi, si perde 4-1 la prima gara col Lecce e 1-0 la seconda col Cesena, gara nella quale per l'appunto Violini disputa interamente i 90'.

La ribalta del 12 grigiorosso però è la Coppa Italia, qui Mazzia affida le chiavi della porta a Violini il quale guida i suoi fino ad una storica semifinale persa con l'Atalanta, ma andiamo per gradi. 

Il girone eliminatorio vede i grigiorossi passare a braccetto il turno con la Juventus ed a scapito della Sampdoria, qui Violini rimane seduto al suo posto in attesa degli ottavi. Proprio agli ottavi i lombardi vengono sorteggiati con il Verona, e qui Mazzia si affida al nostro 12esimo  per un doppio confronto conclusosi sullo 0-0 e sbrogliato (in favore della banda di Mazzia) ai rigori con un 4-3 sudatissimo. Chiorri sbaglia, ma quando tutto sembra compromesso Violini si erge ad eroe neutralizzando i penalty di Tricella e Verza e guadagnandosi la riconferma per i quarti contro l'Inter.

Opposti ai nerazzurri milanesi i grigiorossi paiono avere davvero poche chances, ed il doppio 1-1 sembra già un qualcosa di eccezionale; rigori anche questa volta davanti ai 12000 di San Siro, al compito assolto da tutti i tiratori grigiorossi fa da contraltare il doppio miracolo di Violini su Matteoli e Garlini che garantisce una storica semifinale!

Alla stessa semifinale sopraggiunge l'Atalanta, la quale però con un 2-0 interno ed uno 0-0 a  Cremona mette fine ai sogni grigiorossi e ai quelli di un Violini comunque superstar.

Terminata la stagione si riparte con ancora l'obbiettivo seria A, Violini si rimette umilmente al suo posto per il campionato 87/88 e gli verrà concessa una presenza nell'ultima giornata a Trieste a giochi ampiamente decisi e con la Cremo ancora fuori dalle elette.

L' 88/89 è l'anno buono, Mazzia resta al suo posto così come Violini, il campionato è combattutissimo e dietro a Genoa, Bari ed Udinese è finalmente la volta dei grigiorossi. Serie A conquistata dopo spareggio con la Reggina, ma per il nostro 12 nessuna apparizione ufficiale. 

31 anni, una più che onorata carriera al servizio di chi lo ha apprezzato ed ecco lo sbarco nell'olimpo della pedata, e proprio qualche divinità presente in tale impero decide che per Giacomo è l'ora di togliersi qualche soddisfazione..

A..RRIVATO

La prima novità in casa grigiorossa è il cambio della guida tecnica, Mazzia ha optato per cedere alle avances di Pozzo e la sua Udinese e così Luzzara ha virato su Tarcisio Burgnich reduce da un esonero mal digerito in quel di Catanzaro. Il duro di Ruda è l'uomo giusto per cercare di evitare alla Cremo un pronto ritorno tra i cadetti. La serie A incomincia il 27 Agosto e subito i grigiorossi sono di scena a "San Siro" al cospetto dell'Inter campione d'Italia; la partita è spigolosa e combattuta, i nerazzurri meneghini non riescono a sfondare la decisa linea difensiva cremonese e quando tutto pare incanalarsi sull' 1-1 finale grazie ad un super Dezotti che pareggia una sfortunata autorete di Gualco arriva la mazzata, rigore dubbio per l'Inter e gol. Citterio e Rampulla perdono la testa guadagnandosi il rosso e così per Violini arriva, inaspettato, l'esordio in massima serie; è il minuto 89', un solo misero giro di lancette resta da giocare, ma ripaga già gli sforzi di una carriera intera. Cafaro, Giammarinaro, il Sutton United o la tristezza dell'anno in C1 a Palermo, chissà Giacomo a cosa ha pensato in quegli istanti.

Per fargli acquisire il ritmo partita Burgnich lancia Violini anche il 30 Agosto in Coppa Italia contro il Milan di Sacchi, il portiere si disimpegna bene ma nulla può sulla rete di Massaro che a tu per tu lo salta e decide la partita. E' già tempo di seconda giornata, e a Violini toccano altri 90' nello sfortunato esordio casalingo con il Cesena (1-2 per i romagnoli); i grigiorossi però si riscattano la Domenica successiva quando vanno a Roma ad imporre il pari (1-1) ad un'ostica Lazio, anche qui Violini disputa la contesa per intero. Dalla quarta rientra Rampulla, e per Violini si riapre la via della panchina ma con la certezza che anche in A il nostro può dire la sua.

Il campionato della Cremonese vive e si sviluppa sull'orlo del baratro, e quando tocca nuovamente a Violini (per l'indisponibilità del titolare) la situazione non è certo tranquilla; Burgnich si affida a lui alla 26esima ed alla 27esima e Violini lo ripaga blindando due pari molto importanti, in casa col Verona ma soprattutto a Firenze contro la viola di tal Roby Baggio al quale il portiere nega un gol al pari di Faccenda e Battistini, e quando non ci arriva ci pensano il palo (Baggio) ed un compagno (Ferraroni che sulla linea intercetta un colpo a botta sicura di Buso). L'ottima prestazione in terra toscana gli vale altri 90' ad Udine nonostante Rampulla sia nuovamente a disposizione, qui Violini si mette ancora in evidenza ergendosi a protagonista del pari finale (1-1) in una partita ben oltre il nervoso nella quale il nostro disinnesca parecchie situazioni difficili. Per la 29esima Burgnich ridà spazio a Rampulla, ma  la Domenica successiva in casa con l' Ascoli è ancora Violini a difendere i pali grigiorossi. Finirà 2-1 grazie alle marcature di Gualco e Chiorri, con un Violini buon protagonista ed incolpevole sulla rete, peraltro ininfluente, al minuto 89 di uno Cvetkovic lanciato in contropiede.

Burgnich stima Violini e così gli concede anche la successiva trasferta di Torino che vede la Cremonese opposta alla Juventus, la classifica è davvero da thriller, i grigiorossi sono penultimi con 23 punti davanti al solo Ascoli (21), ma al pari di Verona ed Udinese e ad un punto da Fiorentina, Cesena e Lecce, insomma è tutto ancora da decidere! A Torino però finisce in tragedia (4-0 per i bianconeri) e Violini poco può contro lo strapotere sabaudo, sarà la sua ultima apparizione in massima serie perchè le restanti tre gare spettano a Rampulla ed a fine stagione arriva la discesa negli inferi della B.

La Cremonese edizione 1990/91 riparte ancora da Burgnich con Rampulla e Violini ai rispettivi posti di 1 e 12, in campionato il tecnico di Ruda verrà avvicendato da Giagnoni il quale piloterà il team di Luzzara ancora in serie A; per Violini ci saranno 31 panchine consecutive a partire dall'ottava giornata, nelle prime 7 gare il vice Rampulla era stato Luciano Arisi, classe 1966.

La serie A successiva vede Violini sedersi per l'ultima stagione come 12esimo in massima serie, le primavere sono 34 ed il pensiero incomincia ad andare oltre il campo; in quella stagione si alternerà come secondo assieme ad un giovane Razzetti ( 25 panchine a 9 per Violini) alle spalle di un Rampulla che a breve diventerà un 12 importante nella Juventus di Lippi. L'ultima gara disputata in carriera resterà il ritorno del primo turno di Coppa Italia che vede la Cremo eliminata dal Como (Seno trafigge Violini al 23'), mentre l'estrema  panchina in A con la maglia grigiorossa sarà datata 24 Maggio, ultima giornata, a Genova in un Sampdoria-Cremonese 2-2 nel quale va a segno anche Gianluca Vialli..lo stesso che il 24 Aprile dell' 83 lo aveva "battezzato" con una doppietta in quel Cremonese-Palermo che aveva segnato l' esordio di Violini in serie B.

Con l'arrivo in plancia di comando di Gigi Simoni sta per nascere la Cremonese più bella della storia e Violini mette la sua esperienza al servizio del collettivo per ottenere un immediato ritorno in massima serie. E' determinante nella crescita del Giovane Turci e con 34 panchine scrive il suo nome nell'ennesima impresa dei ragazzi di Luzzara; a Lucca il 23 Maggio 1993 si accomoda per l'ultima volta come 12esimo...è la duecentocinquesima panchina grigiorossa, la duecentosettantesima in B.

Terminata l'esperienza sul campo Giacomo Violini ha dato vita ad una scuola di portieri che è oggi tra le più apprezzate d'Italia, con i suoi consigli sono cresciuti fior di numeri 1, segno che con l'umiltà e la perseveranza si possono ottenere risultati a volte inimmaginabili, anche magari passando una carriera a sacrificarsi per gli altri. Con questo piccolo omaggio a Violini speriamo di aver riscattato, anche solo per un istante, l'immagine distorta che tante volte viene data del 12 che fu... nel nome di Dadina, Alessandrelli, Alberga e tutti quelli che vi vengono in mente!




lunedì 5 ottobre 2020

 UNA STORIA...VALENTE



Provateci voi a entrare in uno stadio gremito, in sostituzione del Rensenbrink italiano (della Brianza per la precisione) e con lo sguardo di un sergente di ferro che ti ordina "Scaldati!". Il tutto a 17 anni e con la tua squadra che vince 0-1 a sei minuti dalla fine, roba da far tremare polsi e maniche...ma non a tutti.

Inizia così la storia di Fabio Valente tra i grandi, in una Domenica di fine Settembre del 1981 al "San Paolo" di Napoli (70000 spettatori arrotondati per difetto), con la maglia numero 16 del Milan addosso e un Gigi Radice che lo butta nella mischia al posto di un Mandressi che presto si perderà nei meandri delle categorie inferiori lasciando i paragoni con Rensenbrink al barone (Liedholm) che li coniò. Valente si prende il lusso di essere l'unico esordiente della Domenica, è il 35esimo della stagione (siamo alla terza giornata) e si trova in compagnia di gente come Mancini, Albiero, Bivi, Monelli e Massaro mica male come inizio.

E' un Milan operaio il suo, affidato ad un Radice che ha appena compiuto un miracolo a Bologna e desideroso di reinserirsi in quei discorsi di alta classifica che da sempre gli competono; i giovani sono parte integrante del progetto e cosi il mister si trova a gestire in pianta stabile Incocciati, Battistini, Evani, Gadda, Icardi e Galli (tutti classe '63), più gli altri primavera chiamati alla bisogna, Cambiaghi, Berlinghieri, Tumiatti (anche loro '63) ed il nostro Valente unico nato nel 1964. Genovese d'origine il nostro giovanotto si trasferisce in tenera età nella metropoli lombarda passando così dalle minori del vecchio Grifone a quelle rossonere; qui spopola a suon di reti e quando non viene confermato va a segnarne ancora di più in una squadretta di quartiere che giocoforza deve restituirlo al mittente, la grinta non manca, la classe c'è e allora si parte per una carriera da prime pagine?...nossignori, il destino è un altro!

Passano i mesi e per il giovane virgulto rossonero gli spazi restano quelli del campionato primavera, il Milan sprofonda in una crisi allucinante e presto si trova in fondo alla graduatoria al pari di Como, Cesena e Bologna; a fine andata il verdetto è da film dell'orrore, Como 8, Cesena 11, Milan e Bologna 12. Radice si ricorda del suo giovane attaccante in occasione della prima gara del girone di ritorno e lo convoca il 24 Gennaio 1982 in occasione di Milan-Udinese, numero 16 sulla schiena in una panchina giovanissima che gli vede vicino Gadda, Tumiatti e Incocciati, il 12esimo Incontri, ventiquattrenne, pare uno zio. 0-1 friulano deciso da una prodezza di Causio, entrano Incocciati e Gadda e "salta" Radice; arriva Galbiati, il diavolo sprofonda e per Valente le porte della prima squadra sono chiuse definitivamente.

La stagione del Diavolo (povero) si conclude con una mesta retrocessione in B, Valente avrebbe a disposizione ancora lo spazio nel campionato primavera, ma la voglia di giocare tra i grandi è tanta così accetta le offerte del Sant'Angelo che disputa la C2, mister Albanese è bravo coi giovani ed in attacco il maestro è un bomber in ascesa come Paolo Valori  che, incroci del destino, a fine stagione approderà in rossonero grazie ai 13 gol messi a segno in 33 presenze. Per Valente però la stagione è negativa, una marcatura in 23 gare non e' granchè e così il ragazzo gioca la carta nerostellata del Casale, società dal blasone antico e che bazzica anch'essa la serie C2. In riva al Po il giovane centravanti ritrova un pochino della sua classe, fornisce buone prestazioni corroborate da tre reti ma incappa in una stagione assurda; il Sant'Elena Quartu si ritira dal campionato ed il Casale si ritrova ultimo con sole 11 sconfitte ma ben 18 pareggi e la miseria di 3 vittorie, retrocede in Interregionale con 29 reti subite in 32 gare e per Valente l' avventura è finita.

Quando tutto pare perduto però ecco il famoso treno che non dovrebbe ripassare il quale decide per un'altra fermata, Vitali ex dirigente del Milan passato al Como si ricorda di lui e gli propone un passaggio in riva al Lario. C'è da sistemare solo la questione cartellino  col Milan che...non è..una formalità; le due società non ne vengono a una e il ragazzo rimane bloccato, quando la situazione si definirà i comaschi avranno già acquistato la terza punta Morbiducci e per Valente ci sarà spazio solo nella primavera azzurra come fuoriquota...un'altra stagione gettata alle ortiche!

L'ancora di salvezza pare sia quella lanciata dalla Pro Patria di mister Melgrati, C2 ambiziosa con vista promozione e una rosa che comprende Curti Walter, Mazzola Alessandro, Tufano e Lapa, ma anche quì qualcosa non funziona...e da subito. L' 11 Settembre, in un'amichevole serale tra i bustocchi e la Rapid Bucarest, Valente subisce la frattura di tibia e perone a seguito di un'uscita avventata dell'estremo difensore rumeno, stagione finita assieme alle ultime speranze di una risalita che i suoi mezzi avrebbero meritato.

L'ennesima ripartenza avviene a guarigione completata (ben oltre un anno dopo) ma oramai siamo a livello di Promozione Regionale, le ultime avventure di Valente come centravanti vanno in scena con le maglie di Corsico, Muggiò e Sangiulianese, tutte nell' Hinterland di quella Milano che lo ha cresciuto, coccolato e poi crudamente disilluso.

Quì finisce l' avventura del signor Valente? Sul campo sì, ma il ragazzo e' davvero un tipo dalle mille risorse e si costruisce un nome nel campo della pittura; le personali (mostre) ne certificano l'apprezzamento del pubblico e lui chissà se nelle le sue creazioni lascia spazio a quelle sensazioni che ha vissuto a Napoli in quel lontano Settembre 1981..







venerdì 17 luglio 2020

UNA FAVOLA IN BIANCONERO EP.3

                                    AMBIZIONI DI C1...

Archiviato lo spettacolare campionato che ha visto il Nola ad un passo dalla promozione in C1, nella città dei Gigli si riprende a lavorare per coronare il sogno che ha animato molte delle domeniche cittadine; Alfredo Ballarò viene confermato alla guida della truppa dal presidente Taurisano il quale, nonostante venga indicato dagli almanacchi il Sig. Ruoppo nella massima carica, comanda saldamente la navicella bianconera. 
Nella lista dei partenti non può mancare l'oggetto dei desideri di un bel numero di società di serie superiore, quel Walter Chiarella che proprio a Nola è esploso in tutta la sua potenza; sarà Catanzaro la sua meta, società con la quale salirà da protagonista fino alla serie B. Assieme al bomber abbandonano la truppa nolana i comprimari Mistone, Savini, Vergari, Fratini, Ippolito, Palo e Russo, per loro si sono contate poche presenze e qualche gol; confermato invece il blocco che tanto ha dato al pubblico del "Piazza d'armi", Di Baia, La Manna, Strino e compagnia bella sono pronti a ripetersi, coadiuvati dai nuovi arrivi che rispondono ai nomi di Boggia (difensore classe 1958 in cerca di riscatto dopo un' opaca stagione a Frosinone), Cassano Nicola (centrocampista leva 1958 in arrivo da Asti ma  con un passato fatto anche di serie B a Taranto), il cavallo di ritorno Osvaldo Dalla Buona ( dalla Viribus Mondragonese), l'ala De Risi dal Savoia, Pesacane dal Brindisi, Piccinetti dalla Turris ed il duo Izzo-Pagliarulo dalla Paganese, un centrocampista ed un portiere di sicuro affidamento.  Ciliegina sulla torta Claudio Pellegrini, in arrivo dal Palermo ma con alle spalle esperienze in serie A a Napoli, Avellino e Firenze.
Le premesse per ripetersi perciò ci sono tutte, ma come tutti sanno nel calcio è più difficile il secondo anno che il primo; le candidate alle posizioni di vertice sono, oltre i bianconeri, l' Ischia di Rivellino, che può contare sul peso offensivo di bomber Buoncammino e sulla praticità della bandiera Impagliazzo; il Frosinone di Alberto Mari, il Latina del sopraffino Doto ed il Giarre di quella volpe di Pierino Cucchi. Saliranno in C1 Frosinone ed Ischia, nonostante Giarre ed Juve  Stabia riescano a mantenere inviolato il terreno casalingo.
   
                             PAREGGITE ACUTA


Per la banda Ballarò il campionato incomincia da Pagani dove la compagine di casa si accinge a chiudere un ciclo incominciato nella stagione 1975/76 con la vittoria del campionato di serie D, gli azzurro-stellati infatti, in preda ad una grossa crisi societaria concluderanno la stagione all'ultimo posto. L'esordio termina con un salomonico 0-0, bissato da altrettanti pareggi nelle due gare interne con Siracusa e Pro Cisterna (doppio 2-2), un'altra coppia di 0-0 arriva dalle gare con Afragolese (fuori) e Juve Stabia (al "Piazza d'armi") e poi alla 7^ si cade ad Ischia dove i gialloverdi isolani non fanno sconti a nessuno. Il malumore della piazza non si può certo nascondere, le premesse erano ben altre ma la realtà le ha spazzate via in un attimo; la settima, l'ottava e la nona portano in dote tre 1-1 con, nell'ordine, Rende, Valdiano e Frosinone, mentre alla decima i bianconeri affondano ad Ercolano sotto il peso di ben 5 reti (ad una) e si riscattano parzialmente subito dopo andando ad ottenere un preziosissimo 2-2 al "Lamberti" di Cava de' Tirreni.

TERRORE?...LO CASCIO VIA...

Paura?, terrore?, in casa nolana si comincia a vedere nero ma Taurisano ha fiducia in Ballarò e lo conferma saldamente alla guida della navicella bianconera. Il 7 Dicembre arriva al "Piazza d'armi" la Nissa che ha steso il Giarre (1-0) la settimana precedente e sopravanza il Nola di un punto soltanto (10 a 9) ; è uno di quei giorni in cui il bivio della stagione si decide senza appelli, e a Nola le possibilità sono due: vincere e togliersi dal baratro o perdere andando incontro ad un campionato di sofferenza prolungata. La gara è la classica sfida di bassa classifica, chi attacca con prudenza e chi costruisce il fortino cercando di difenderlo fino ed oltre il termine della contesa; si arriva così al minuto 80 col nulla di fatto ancora in corso e gli animi pronti a gettarsi nello sconforto, ma è proprio allora che il bianconero Lo Cascio la sblocca dando il là al concerto arricchito dalle suonate di Ercolino Di Baia (85') e Tani (89' su rigore). Il ghiaccio è rotto, la strada imboccata quella giusta, resta solo tanto lavoro...
Passata la paura la settimana successiva si batte il Giarre in casa (1-0) e poi si và a Torre del Greco a strappare un punto fondamentale prima di un risicato 1-0 al Trapani (firmato ancora Lo Cascio), un 2-2 a Latina ed ancora una vittoria per 1-0 ai danni della Lodigiani  di mister Attardi e bomber Silenzi. Con un finale di 10 punti in sei gare i bianconeri concludono l'andata in quarta posizione con 19 punti, dietro alla lepre Frosinone (26 punti), all' Ischia (22) ed alla Juve Stabia (21); c'è ottimismo adesso, un buon girone di ritorno permetterebbe di tallonare gli ischitani e provare ad approdare nell'agognata C1...ma non sarà così...

         RITORNO DI... SFIAMMA

Il girone discendente incomincia col facile 3-0 inflitto alla Paganese e la rinuncia alle prestazioni di Stefano Pellegrini il quale rende pubblica la volontà di smettere (12 gare e tre reti il tabellino personale fino a quel punto) ma la debacle di Siracusa (0-2) e la sconfitta di Cisterna di Latina (0-1) smorzano immediatamente le velleità nolane le quali non riprendono quota nonostante il 2-1 casalingo all' Afragolese ed i tre pari consecutivi con Juve Stabia, Ischia e Rende; la vittoria interna col Valdiano attesta i bianconeri in quinta posizione a 28 punti, ma oramai le battistrada appaiono imprendibili, il Frosinone impera dall'alto dei suoi 36 punti, seguito dall'Ischia a 33 e poi dalla Juve Stabia a 30 e dal Latina a 29. Indubbiamente la truppa di Ballarò ha perso il grosso delle motivazioni e così arriva una doppia batosta (Frosinone ed Ercolanese) attenuata da quella che sarà l'ultima vittoria stagionale, il 2-0 alla Cavese della 28esima giornata; da lì al termine del campionato arriveranno tre pari (Nissa, Turris e Lodigiani) e tre sconfitte (Giarre, Trapani e Latina) che certificheranno il decimo posto finale. Decisamente un'annata sottotono rispetto alle aspettative, posto sì conservato nel calcio che conta ma era meno dell'obbiettivo minimo stagionale...ci si riproverà a breve, la C1 è un traguardo che dalle parti del "Piazza d'armi" non riescono davvero a togliersi dalla testa...

ERCOLINO SEMPRE IN PIEDI..

Tra i protagonisti positivi di una società che oramai ha preso confidenza con la serie C, troviamo anche in questa stagione Ercole Di Baia. Gamba veloce, grinta da vendere e cuore oltre l'ostacolo ne hanno fatto presto un beniamino dei frequentatori del "Piazza d'armi" che ne apprezzano le doti citate poc'anzi, cresciuto nell'inferno della Promozione Campana ( tra le fila del Solofra) era giunto a Nola l'anno precedente dopo una preparazione svolta con la Casertana di Beppe Materazzi (allora in C1), ecco che cosa ricorda a tanti anni di distanza:
" La Casertana mi aveva acquistato dal Solofra e feci la preparazione con loro, poi trovando poco spazio approfittai della chiamata di Franco Villa e accettai Nola. Il primo anno credo di aver fatto il mio più bel campionato, sfiorammo la C1 sfruttando anche la vena realizzativa di Chiarella che arrivò a Novembre. Io iniziai da tornante, poi mi spostarono a  fare il terzino d'attacco viste le mie attitudini, negli anni di Nola pensa che avrò guadagnato una quindicina di rigori; ma feci molte volte anche il mediano che allora aveva il compito di fermare il fantasista avversario, onestamente mi sentivo un poco sacrificato quando il mister mi diceva "tu annulla quello lì e stop!".
Tornando al secondo anno di Nola, Taurisano aveva in testa di riprovare la scalata alla C1, confermando il blocco e aggiungendo giocatori di categoria era convinto che sarebbe arrivata la promozione. Arrivò addirittura Claudio Pellegrini, Boggia dal Frosinone, poi c'era Mordocco, un fluidificante fenomenale! Pagliarulo in porta, Iodice, Piccinetti in attacco che era un toscano davvero forte, insomma ad organico eravamo messi alla grande. Ma nacquero malumori dovuti all'abbondanza, chiaramente tutti volevano giocare, non era una situazione facile. Viste le aspettative della vigilia ci fu un po di maretta anche a livello societario.
Ballarò, che ricordo tutt'ora con affetto e stima, era un grande intenditore di calcio, ma forse in quel secondo anno commise l'errore di adagiarsi sugli allori della stagione precedente; peccato perché avevamo tutto per vincere. A fine stagione la società fece piazza pulita, restammo io, La Manna e pochi altri, vennero acquistati un bel numero di giovani che affidati a Orlandi diedero i frutti sperati."
Concludiamo questa piacevole chiacchierata chiedendo ad Ercole il suo ricordo di Nola, "Sono stato un re a Nola, erano gli anni di Maradona ma i nolani alla domenica gremivano sempre il "Piazza d'armi", c'era un calore incredibile attorno a noi. Io viaggiavo avanti e indietro da Piedimonte Matese (circa 60km) fermandomi solamente dal Venerdì alla Domenica. Nola in quegli anni era un'area non proprio tranquilla,per fatti extracalcistici, ma noi con la casacca bianconera regalavamo sorrisi ad un'intera comunità. Ho sempre dato tutto per questa maglia, pensa che  il contratto lo facevo annuale proprio per riconquistarmi il successivo!".
E quest'ultima affermazione ci dà la conferma dell'uomo e del calciatore che rispondono al nome di Ercole Di Baia!