venerdì 30 dicembre 2016

LUCUS...IN FABULA...



Luco dei Marsi, terra di fatica, di leggende, di lotte e di lavoro; qui le genti portano dentro la storia che li ha preceduti, brigantaggio e battaglie contro una natura ostile e impietosa in questi luoghi  sono ormai alle spalle, ma hanno lasciato un segno tangibile in ogni centimetro di un territorio difficilmente addomesticabile. Si narra che Luco abbia dato anticamente i natali alla dea Angizia, una divinità venerata dalle popolazioni Osco Umbre in grado di comandare serpenti e curare i mali tramite la conoscenza delle erbe. Oggi si possono ammirare i resti della casa di codesta dea, e per chi decide di visitare il bellissimo territorio marsicano c'è la possibilità di mischiare il sacro (Angizia  appunto) con la praticità del lavoro svolto dall'uomo che ha portato nei secoli alla prosciugazione totale del lago del Fucino; un'idea partorita dai Romani e portata a termine nel 1877. Lago che nei secoli ha distrutto raccolti ed inondato il paese in svariate occasioni obbligando gli abitanti a ripartire da zero; lago che pero' ha dato lavoro per secoli ad una popolazione economicamente  basata sulla pesca e che ha faticato non poco nel riconvertirsi a diventare prettamente contadina.
In un contesto del genere perciò ogni realta' che vede la luce non può risultare ne' banale ne' sciatta, il carattere forgiato da secoli di sacrifici presente in ogni marsicano non lo permetterebbe. Eccezione non fa' la gloriosa Angizia Luco, locale società calcistica fondata nel lontano 1925 appena 48 anni dopo il prosciugamento totale del lago. I primi anni dell' Angizia trascorrono tra tornei a livello locale e campionati minori abruzzesi, competere con L' Aquila e la vicina Avezzano non e' certo gioco da ragazzi e perciò fino agli anni 70 non si va' oltre delle buone stagioni nel campionato di Promozione che comunque a quei tempi era il massimo torneo regionale. La svolta avviene all' alba degli anni 80 quando dopo un  settimo ed un ottavo posto (1980-'82) l' Angizia disputa una stagione esaltante piazzandosi alle spalle della regina Val di Sangro ma alla pari dell' Incoronata Vasto, serve uno spareggio per determinare la seconda promossa in Interregionale e ad Atri i Luchesi hanno la meglio dopo i supplementari, 1-0 e si sale! Il primo campionato a livello nazionale non e' però così semplice, e dopo una lotta durata tutta la stagione l' Angizia deve cedere il passo a Romulea ed Almas Roma che si salvano con 27 punti, e scendere in Promozione con le condannate in anticipo Pomezia ed Orbetello. Già così potrebbe sembrare una favola, il paese di 5000 abitanti che arriva in D, si diverte e lotta ma scende e torna nelle sue dimensioni reali...ma questo e' solo il prologo, il bello a Luco e' dietro alla porta...
LA SCALATA AI PROF.
Nessuno ne fa' una tragedia della retrocessione immediata e, con la lena che contraddistingue chi nasce e vive in questi posti, la dirigenza si mette al lavoro per porre immediato rimedio agli errori della stagione precedente; ne nasce una squadra quasi imbattibile che domina il campionato e si aggiudica il proprio girone di Promozione con 49 punti ed il seguente ruolino di marcia: 20 vittorie; 9 pareggi ed un sola sconfitta; 47 gol fatti e 14 subiti più un inequivocabile +8 sulla seconda classificata (Lecce nei Marsi). Il pronto ritorno in D è assicurato, e questa volta l' obbiettivo e' una salvezza tranquilla che serva a consolidare la presenza dell' Angizia nella nuova categoria...ma non andrà così....
CHE LA FAVOLA ABBIA INIZIO...
L'estate calcistica di Luco dei Marsi trascorre tranquilla, lo zoccolo duro della stagione precedente viene confermato ed agli ordini di mister Tamborini (ex calciatore di Roma e Atalanta) incominciano le operazioni di avvicinamento al campionato. Il girone è duro, alcune avversarie titolate (su tutte Trani e L'Aquila che vantavano presenze in serie B) e le trasferte belle toste, non sarà infatti una passeggiata andare a battagliare negli impianti di Bisceglie, Corato, Lucera ecc.; la grande favorita è appunto il Bisceglie che, forte della punta di diamante Del Zotti, non nasconde le mire di professionismo poi Chieti, Vasto 82 e Lanciano proveranno a dire la loro..L'Angizia  è li, nel grosso del plotone. La kermesse ha inizio ai primi di settembre e vede subito un Bisceglie autoritario che prova ad imprimere un cambio di passo, L'Aquila, Trani e Vasto si perdono subito mentre la piccola Angizia al ritmo dei gol di Luigi D'Alessandro resiste in scia. L'inseguimento dura quasi tutto il campionato e quando i pugliesi accusano la stanchezza i ragazzi di mister Tamborini passano al comando e incominciano a sognare assieme ad un'intera comunità.
La giornata da consegnare alla storia è la trentesima, quando sul neutro di Pineto i luchesi sono ospiti del fanalino di coda San Salvo già condannato alla retrocessione; l'impianto è letteralmente preso d'assalto dai supporters dell'Angizia  che con ogni mezzo sono giunti allo stadio, la partita è maschia, vera, tanto che al secondo palo colpito da Luigi D'Alessandro e col risultato inchiodato sul nulla di fatto qualcuno inizia a temere un sorpasso al fotofinish da parte del Bisceglie... Ma la storia s'ha da fare e al 25' della ripresa un guizzo dello scatenato Di Felice si conclude su una disperata uscita del portiere Bosco che lo travolge causando l'ineccepibile calcio di rigore. Luigi D'Alessandro ha nei piedi la palla più pesante della carriera, ma senza esitazioni al fischio della giacchetta nera la scaraventa in rete mandando in visibilio un intero paese.
BENVENUTA IN C2..
Ravenna, Matera, Teramo, le nuove avversarie rappresentano città nettamente più grandi della piccola Luco dei Marsi (all' epoca 5000 abitanti), ma la sfida è bella ed interessante e i luchesi non si spaventano di certo... la dirigenza opera in tutta tranquillità e costruisce una squadra che non fatica a salvarsi, forte di un campo di casa quasi inespugnabile e di un pubblico calorosissimo che funge da dodicesimo uomo; ma sentiamo direttamente il ricordo di un protagonista...
MURZILLI....CORE DE LUCO!
Marino Murzilli classe 1960 e polmoni da vendere, e' il simbolo di quell' avventura avendo vissuto gli anni dalla prima promozione in D unitamente ai tre passati in C2; da giovanissimo vanta una breve esperienza nella primavera dell' Avellino poi un ritorno nella sua Sulmona e da lì l' incontro con l' Angizia. "Marino, a lei la parola..."
" Con l' Angizia vinsi il campionato di promozione nel 1982/'83, non restai perchè tornai a Sulmona ma durò poco..l' Angizia retrocesse subito e mi riprese per il nuovo torneo di promozione nel quale ottenemmo l'immediata risalita grazie ad un campionato dominato in lungo e largo, da lì poi partì poi la nostra favola"
" Prego, prego ci racconti.."
" L'obbiettivo in D era salvarsi senza patemi ma strada facendo ci trovammo lassù, la squadra era compatta..un bel gruppo che iniziò a crederci; il Bisceglie era favorito e andammo a fargli visita verso la fine del campionato, ne uscimmo col pari che, unito ad un' incredibile vittoria a Noicattaro (1-2) in un campo nel quale ci avevano accolto con coltelli alla mano e lancio di pietre, risultò decisivo ai fini della vittoria."
" A Luco come venne vissuto l' evento?"
" Fu qualcosa di unico e speciale, un sogno. Il paese partecipava in massa riversandosi allo stadio in ogni occasione, pure negli allenamenti...erano anni in cui era festa tutti i giorni".
" E arriviamo alla C2, primi ricordi?"
"La C2 era un'altra musica, realtà come Perugia, Terni, Forlì, li ho marcato gente come Di Canio, Ravanelli, D'Amico e Palanca; esperienze bellissime, per noi era una favola. Il primo anno arrivammo ottavi mentre nel secondo andò ancora meglio; chiunque veniva a giocare a Luco faticava, avevamo un campo piccolo e in terra battuta, molto caratteristico, tanto che anni dopo durante un'intervista il "soldatino" Angelo Di Livio alla domanda su cosa ricordasse degli anni di C2 rispose senza esitare :"Un campo in terra battuta con un muro dietro la porta che se calciavi fuori la palla tornava indietro!"...era il nostro!"
" Lei fu uno dei perni insostituibili degli anni della C.."
" In tre stagioni di C2 avrò saltato tre o quattro partite, ricordo che un anno vinsi il premio come miglior giocatore votato da pubblico e giornalisti, ero un mediano, un faticatore, davo tutto e qualcosa in più per la maglia...e il pubblico apprezzava.."
" Quale era l'ingrediente più importante di quell' Angizia ?"
" La D l'abbiamo vinta con Tamborini, ma poi in C2 si presentarono un po di problemi e cosi ci furono un paio di avvicendamenti finché non arrivò Saul Malatrasi...lui fu il vero valore aggiunto di quella squadra, portò quella professionalità che mancava all'ambiente."
" Come era gestita la società?"
" Non c'era un vero e proprio imprenditore che metteva i soldi, partecipavano tutte le forze economiche del paese, una specie di cooperativa... eravamo originali pure in quello eh eh."
"Altri ricordi, prego la parola a lei.."
" Mi vengono in mente quelle tre o quattro volte che andammo in schedina, tutto il paese fece un mega sistemone ed una volta si arrivò a fare undici!!
Come dicevo poc'anzi furono anni di grosse soddisfazioni, indossarono la nostra casacca giocatori come Baldacci che poi arrivò in B col Licata, si girava l'Italia per giocare a calcio ma tutto aveva un costo davvero elevato e, purtroppo, non poteva durare a lungo..."
" Infatti il terzo anno retrocedete in D.."
" Già, erano finiti i soldi, Baldacci partì per Licata, D'Alessandro andò a Castel di Sangro e i pezzi più pregiati vennero ceduti; si costruì una squadra con poco e col solo obbiettivo di mantenere la categoria, ma era arrivata la fine..."
" Annata pesante, vittoria con mega rissa a Terni e vendetta del Bisceglie che in Puglia vi batte 6-0.."
" A Terni successe di tutto, il loro Simeoni impazzì ed iniziò a prendere a calci il nostro centravanti, io ero capitano e ricordo che l'episodio venne mostrato pure alla domenica sportiva. Vincemmo e fu comunque una delle poche soddisfazioni; a Bisceglie invece andò in campo una squadra imbottita oramai di ragazzetti...eravamo rimasti solo io e Duilio D'Alessandro.."
" E' il momento del consuntivo.."
" Direi che di quest'esperienza metto sopra tutto la partita promozione di Pineto, fu qualcosa di incredibile vedere tutta Luco in trasferta; degli anni di C invece non dimenticherò mai i climi respitati in stadi come il "Curi" o il "Liberati" e la soddisfazione di essere la squadra di punta dell' Aquilano."
" Potrebbe ripetersi nel calcio di oggi qualcosa di simile?"
" Potrebbe solo se un forte imprenditore investisse ingenti somme di denaro, al tempo era diverso..mettevano poco ma mettevano tutti. Il calcio è cambiato, il mondo pure, restano comunque anni indimenticabili terminati poi, a livello personale, per intraprendere la carriera di ispettore assicurativo, avevo già pronto un biennale col Celano ma lo rifiutai...la mia favola era stata bella così!"
Da Luco in quegli anni passarono fior di giocatori, qualcuno poi si sarebbe fatto strada anche ai piani superiori, è il caso di Silvestro Baldacci roccioso difensore che approda in marsica nell'estate 1986 per restarvi una stagione e poi spiccare il volo verso un'altra bellissima favola chiamata Licata. Nelle sue parole però,  a distanza di trentanni, si può scorgere l'armonia e la felicità che a Luco in quelle stagioni erano di casa..
                  STOPPER & GO..
" Feci una stagione soltanto all' Angizia  arrivando da un'esperienza traumatica col Potenza nell'anno precedente; i rossoblù lucani rappresentavano una città appena uscita da un terremoto ed ancora sotto choc, inoltre durante il campionato venne arrestato il presidente cosi lo sbando fu totale; non venne pagata neppure una mensilità, ricordo che i soldi li presi anni dopo grazie ad una vertenza."
" Con queste premesse che si aspettava da Luco? E come ci arrivò?"
" Ci arrivai perché essendo abruzzese credo che mi conoscessero da quando ero ragazzo; mi aspettavo una realtà piccola ma seria e carica di entusiasmo , cosa che effettivamente trovai; un paese di 5000 abitanti con 1200 abbonati...una famiglia, persone meravigliose che capivano quanto fosse un evento fare la C2!"
" E La Squadra?"
" Eravamo una buona squadra con un una guida tecnica del calibro di Malatrasi, un grande uomo con una professionalità incredibile; facemmo davvero bene e personalmente segnai cinque gol in coppa Italia e tre in campionato...mica male Per uno stopper.."
" Ed infatti l'anno dopo lei va' a Licata"
" Andai via perché per le casse dell' Angizia  ero un giocatore costoso, avevo già un nome in C e aspettai l'offerta giusta che poi giunse da Licata...volevo fare il salto di qualità. Non ero comunque l'unico bravo, ricordo la punta Piciollo che ne veniva dalle giovanili della Lazio, aveva un gran fisico; poi Murzilli, un mediano locale che non mollava mai."
" Ricordi particolari di quella stagione?"
" Sicuramente Angizia - Casarano, essendo Luco dietro ad una montagna nel pomeriggio era una problema vedere il sole, nelle mezze stagioni ghiacciava sempre...ebbene il giorno di quella partita era brutto, arrivò un temporale alla fine del primo tempo e rientrammo negli spogliatoi che pareva notte, si mise pure la grandine...non so' come riuscimmo a portare a termine quella gara".
E come in tutte le squadre non può mancare il bomber, il simbolo di una città, colui che trasforma in oro il sudore e la fatica che la squadra produce, colui che fa dire al tifoso " Domenica ci sarò!"; a Luco il re si chiama Luigi D'Alessandro che in coppia col fratello Duilio costituisce una s.p.a. del gol. Vive da protagonista la cavalcata dell' Angizia  ed oggi in paese è ancora un vero e proprio idolo, per chi l'ha visto e per chi ne ha soltanto sentito parlare...
            D'ALESSANDRO IL GRANDE..
" Prego bomber, la parola a lei.."
" In realtà ero più una mezzapunta, il centravanti era mio fratello."
"  Come arrivò all' Angizia ?"
" Ci arrivai dopo aver cominciato nel Carsoli (mio paese d'origine) ed essere passato per Sulmona. A Luco ho vissuto tutta la parabola, la prima promozione in D, la retrocessione, la risalita, la C..insomma tutto. Era una società piccola ma molto organizzata, finanziata da tutto il paese".
" La stagione della salita in C2 era iniziata con l'obbiettivo di vincere?"
" Assolutamente, il volere della società era di disputare un campionato tranquillo e senza patemi, ma poi ci trovammo li davanti ed arrivammo fino in fondo."
" Che annata fu?"
" Era un girone che comprendeva realtà ben più grandi di noi, società di tradizione come Chieti, Trani e L'Aquila, non potevamo pensare di insidiarle...ed invece avvenne il miracolo."
" Che gare ricorda maggiormente?"
" Sicuramente la sfida a Bisceglie che andammo a pareggiare restando appaiati in testa alla classifica; noi la settimana dopo vincemmo la battaglia di Noicattaro e loro pareggiarono..guadagnammo il punto decisivo che portammo fino in fondo. Ma forse la sfida che resta più nel cuore è quella col San Salvo giocata a Pineto, quella decisiva.."
" Dove lei calcia il rigore del definitivo 1-0, parola a lei..."
" Sul rigore mi tremavano le gambe e non poco, c'erano 3000 persone che aspettavano il gol, il compagno più vicino lo avrò avuto a trenta metri..erano tutti terrorizzati. Ma poi entrò e fu una bellissima festa, ci aspettarono al paese...indimenticabile."
" E cosi arriva l'esordio in C2 con ancora il titolo di capocannoniere.."
" Era un momento magico, stavo bene e poi beneficiai della bravura di mister Malatrasi; il primo anno andò benissimo e nel secondo, se avessimo avuto alle spalle una società ancora più solida e ambiziosa, avremmo potuto aspirare a salire ancora più in alto."
" Ma purtroppo l'apice era stato toccato..."
" Lo stadio era sempre stracolmo, ma per resistere tra i professionisti ci volevano davvero tanti soldi, Luco era una piccola realtà; cosi alla fine del secondo anno, di comune accordo con la società, accettai assieme a due compagni l'offerta del Castel di Sangro che era una realtà in rampa di lancio... purtroppo per me si rivelò una stagione piena di infortuni...peccato.."
" Ma un bomber del suo calibro non aveva ricevuto offerte dall'alto?"
" Alla fine del primo anno di C2 si parlava del Palermo ma poi non se ne fece nulla; si intavolò pure un discorso col Pescara di Galeone che mi vide all'opera durante un'amichevole contro i biancoazzurri giocata a Luco..."
"Racconti..."
" Era l'estate 1986, il Pescara era retrocesso in C1 e voleva subito risalire; Galeone parlò con Malatrasi che garbatamente negò il mio trasferimento dichiarando che tra i suoi dictat per restare a Luco il primo era la riconferma mia. Durante l'estate il Pescara venne riammesso in B e sali, tra lo stupore generale, in A... Più avanti Malatrasi mi disse che se avesse immaginato una cosa del genere mi avrebbe mandato subito...pazienza, è andata così.."
" Tornerà mai l' Angizia  a quei livelli?"
" E' difficilissimo che possa riaccadere, è cambiato tutto...procuratori, business, non credo possa succedere di nuovo, ma è bello sentire che a trent'anni di distanza c'è ancora qualcuno che si ricorda di noi."
Matera, Perugia e Terni sono oramai tornate lontanissime da quel piccolo paese della marsica, oggi l' Angizia è tornata a battersi nei tornei regionali, seguita sempre da un buon pubblico composto da chi va' fiero di aver vissuto quegli anni a chi fiero ne è di esserne degno erede... L' Angizia, come la dea, è comunque immortale.


lunedì 27 giugno 2016

GIOVANNI MILANESI...da Forlì..


Gli occhi belli li ha e viene da Forlì ma non e' l' Eulalia Torricelli, bensì Giovanni Milanesi classe 1966 ed ex speranza del nostro calcio che oggi fa' il geometra per il comune forlivese.
Di lui negli almanacchi troverete poco e niente, un paio di panchine in serie A con la maglia blucerchiata, un altro paio di presenze nella trionfale (per la Sampdoria) Coppa Italia edizione 1984/'85, una presenza in serie B nel Bologna del sor Carletto Mazzone e nove gare in C2 nella squadra della sua citta'. La sua e' la storia di tanti ragazzi che, vuoi per un motivo vuoi per un altro non sono riusciti ad emergere nel calcio dei grandi, sono arrivati ad un passo..l' hanno accarezzato e poi sono finiti in mondi completamente differenti.
Lo disturbo un Sabato mattina, lui, avvisato telefonicamente la sera prima, aspetta la mia chiamata..io tra il ritiro delle nuove porte per la casa e l'acquisto di materiale edile di vario genere mi ritaglio una mezz'oretta per parlare del calcio che fu indossando le cuffie e litigando con semafori e segnaletica stradale in genere!
Il telefono suona, io freno e il Milanesi risponde :
Io : " Buongiorno Giovanni, eccomi pronto a torturarti con una sfilza di curiosita'.."
G : " Ci sono, comincia pure eh eh...rispondero' a tutto!"
Io : " Andiamo all'inizio, come comincia l'avventura tra te ed il pallone?"
G : " Ho cominciato negli esordienti in una piccola societa' di Forlì, poi dopo tre anni sono passato nel settore giovanile del Forlì ed ho fatto tutta la trafila fino ad arrivare alla prima squadra."
Io : " E lì arriva l'esordio nella vecchia C1..."
G : " Esatto, quella partita fu' vista dal grande Paolo Borea che lavorava gia' alla Sampdoria, giocai alla grande ed al termine della stessa lui ando' dal mio presidente, il mitico "Vulcano" Bianchi, e gli comunico' la volonta' di portarmi nella primavera blucerchiata."
Io : " Non male come inizio, la squadra era forte e poteva contare su calibri come Della Monica, Schincaglia, Deogratias ecc. ma retrocesse in C2...come mai?"
G : " Mah non saprei, diciamo che forse non c'era l'ambiente ideale e tutto ci giro' storto...c'era pure Galdiolo a fine carriera, Gabriele Pin e il figlio di Chinesinho, non eravamo niente male."
Io : " Hai detto Chinesinho e ti chiedo la prima curiosita', era bravo oppure era lì solo per il cognome?"
G : " No no, credimi era davvero forte..aveva dei numeri fuori dal comune e pure una gran corsa, alternava prestazioni maiuscole ad altre in cui risultava avulso dal gioco"
Io : " Pero' si e' perso..."
G : " Be', diciamo che non conduceva proprio una vita da atleta..genio e sregolatezza eh eh. Ho comunque di lui un ottimo ricordo, un gran simpaticone."
Io : " Da Forlì arrivi a Genova, i primi ricordi?"
G : " Indelebili, mi ricordo quando per la prima volta mi trovai sotto la sede della Sampdoria al fianco di Brady, Francis, Scanziani..calciatori veri, un' emozione fantastica!"
Io : " E così ha il via l'avventura con la primavera di un certo Marcello Lippi, che tipo era?"
G : " Era gia' molto carismatico, aveva la stoffa del grande..durissimo con noi giocatori ma molto leale, e poi ti diceva chiaro in faccia quello che doveva, fossero complimenti per la prestazione o rimproveri. Inoltre tatticamente era gia' all'avanguardia..."
Io : " Sentiamo..."
G : " Ci faceva fare degli schemi talmente difficili che a volte eravamo obbligati ad ammettere di non riuscire a capirli, secondo me era un passo avanti a tanti colleghi di serie A; inoltre teneva tantissimo alla disciplina e veniva pure a Pieve Ligure di sera per verificare che alle 22 fossimo in hotel."
Io : " Bè, in mano aveva una squadra di ottimi elementi, Ganz, Zanutta, Buda, Gambaro...tutti che hanno fatto i professionisti.."
G : " Gia' la squadra era composta da ottimi giocatori, e poi eravamo proprio un bel gruppo."
Io " C'era pure un certo Stefano Del Piero..."
G : " Il fratello di Alex, con lui avevo instaurato un ottimo rapporto era un bravissimo ragazzo..pensa che quando veniva giu' la famiglia portavano il piccolo Alessandro e noi lo facevamo giocare eh eh...era un bambino, chi lo poteva sapere che sarebbe divenuto un fenomeno..."
Io " Intanto mister Ulivieri ti porta in panchina a Catania...primo contatto con la serie A, che ricordi?"
G : " Mi pare finì 1-1 con gol di Mancini per noi e Pedrinho per loro, il campo versava in condizioni pietose..praticamente sembrava un orto, non si stava in piedi; di quel giorno ricordo uno scambio di parole nel tunnel col Patron Massimino, fu' molto simpatico."
Io : " Un mese dopo arriva una panchina prestigiosa, al "Comunale" di Torino Juventus - Sampdoria 1-2"
G : " Uno dei giorni piu' belli della mia vita, quella Domenica Mancini fece il diavolo a quattro, era incontenibile. E poi, pur non giocando mi tocco' il premio partita di un milione eh eh, mica poco.."
Io : " Ulivieri come lo ricordi?"
G : " Un tecnico preparatissimo e che teneva in modo maniacale all' educazione, guardava molto se lo salutavi e se conducevi una vita da atleta; molto serio e grandissimo intenditore di calcio, non maniaco degli schemi."
Io : " Un aneddoto?"
G : " La vigilia della partita con la Juventus, ero in camera con Luca Pellegrini e lui venne a spiegargli come marcare Tardelli che rientrava da un infortunio, fu' quasi maniacale..gli spiego' ogni minimo dettaglio e gli ordino' di non superare la meta' campo; Luca obbedì e infatti vincemmo noi."
Io : " Il tuo rapporto con i senatori? Vierchowod, Chiorri ecc. erano abbastanza carismatici.."
G : " Mi volevano tutti bene ero un buono, mi facevo voler bene, scherzavano ma con molto rispetto. Mi aveva preso in simpatia Marocchino, il quale mi spiegava i movimenti e un sacco di trucchi; ma pure Mancini e Pari avevano un occhio di riguardo per noi giovani."
Io : " E il "Marziano" Chiorri ?"
G : " Genio e sregolatezza, purtroppo era chiuso da Mancini e Zanone e non gioco' molto."
Io : " Chiusa la parentesi del primo anno arriva Bersellini per la tua seconda stagione blucerchiata, che tecnico era?"
G : " Un vero sergente di ferro! Preparatissimo e molto esigente, un tecnico vecchio stampo di cui ho un ottimo ricordo."
Io : " Per te nel secondo anno zero convocazioni in campionato ma due presenze nella vittoriosa edizione della Coppa Italia"
G : " Eh già, la Coppa italia fu un' emozione fortissima..l'esordio al "Via del Mare" di Lecce stupendo, sfiorai la rete con un tiro da fuori che si alzo' di poco sopra la traversa; l' altro scampolo lo giocai al "Ferraris" contro la Cavese, gara vinta agevolmente per 8-1"
Io : " La senti anche tua quella coppa?"
G " Certamente, il mio piccolo contributo l'ho dato eh eh, la ritengo un poco anche mia.."
Io : " Anno nuovo e destinazione Bologna in serie B, agli ordini di un guru come Mazzone..come ci arrivi?"
G : " Mi mandarono lì per maturare, avevo bisogno di giocare con continuità per poter crescere.."
Io : " Pero' a fine anno conti solo una presenza ed una quindicina di panchine, come mai?"
G : " Effettivamente era una grossa squadra, Marocchino, De Vecchi, Sorbi e Nicolini non erano semplici comparse..ed io, devo ammetterlo, ero troppo "buono"..mi mancava la cattiveria che a quell'eta' aiuta ad emergere; pensa che in allenamento Ottoni e Pradella mi facevano entrate al limite proprio per tirarmi fuori il carattere.."
Io : " 13/04/1986 Bologna-Triestina 1-0 e tu entri nel finale per Marocchino, ricordi?"
G : " Una grossa emozione, anche per poco entrare al "Dall'Ara" e' stato qualcosa di davvero speciale"
Io : " E Mazzone che tipo era? "
G : " Un lavoratore pazzesco, conosceva tutto di tutti e pretendeva il massimo da ognuno di noi; e poi ti metteva addosso una carica incredibile.."
Io : " Ti aspettavi di più dalla stagione bolognese?"
G : " Devo dire di sì, pensavo potesse essere un buon trampolino di lancio ed invece.."
Io : " E così nell'anno nuovo te ne torni nella tua Forlì in C2.."
G : " Esattamente, tornai a casa pensando di poter risalire velocemente le categorie, invece ando' tutto malissimo.."
Io : " Raccontaci.."
G : " Incontrai un allenatore di stampo "Sacchiano" che metteva in atto un gioco basato esclusivamente sul massacro fisico, corsa, corsa e ancora corsa; non mi trovai da subito e così passai l'anno tra acciacchi e tribune totalizzando solamente 9 presenze.."
Io : " Che contribuirono a farti decidere di smettere immagino.."
G : " La voglia di giocare mi era davvero passata, non mi divertivo più e molto onestamente non ero tagliato per poter affrontare una carriera interamente svolta nelle serie inferiori."
Io : " volevi il massimo?"
G : " Bè, avevo toccato la serie A, non nascondo che in qualcosa di più speravo davvero.."
Io : " Cosa ti e' mancato per diventare un calciatore da A ? "
G : " Come dicevo prima ero un buono, poco cattivo in un gioco dove la cattiveria agonistica e' molto importante; e poi qualche acciacco al momento sbagliato come quando ero alla Samp..."
Io : " Comunque qualche bel ricordo lo hai messo da parte; il piu' bello?"
G : " I vari esordi sicuramente, ma pure la vittoria a Torino contro la Juve...vissuta in panchina, ma per me che da bambino ero juventino fù stupendo!"
Io : " Domande finali, il giocatore più forte che hai visto?"
G : " Sicuramente Roberto Mancini, quando era in giornata vinceva le partite da solo."
Io : " Ed invece il compagno che poteva essere un campione e non lo e' stato?"
G : " Te ne dico due, il primo Gazzaneo e' Gazzaneo con cui ho giocato a Bologna, poteva fare molto di più; l'altro e' un mio ex compagno della Samp, Roberto Groppi, davvero un motorino che non ha avuto fortuna."
Io : " Oggi segui ancora il calcio?"
G : " Si, ma molto marginalmente.."
Io " E che cosa fai?"
G : " Lavoro presso il comune di Forlì come responsabile alla viabilita',aiuto mia moglie che ha aperto una lavanderia in città ed ho ottenuto negli anni la laurea in archeologia, una passione che ho sempre coltivato, ecco..questa e' un'altra grossa soddisfazione!".
Io : " Bravo Giovanni, e grazie davvero..è stata una piacevolissima chiacchierata."
G : " Grazie a te, mi hai fatto rivivere un periodo bellissimo della mia vita."
Giovanni Milanesi, una delle tante meteore del firmamento calcistico nazionale che può vantarsi di aver lavorato con Lippi, Mazzone, Ulivieri e Mancini..mica male no?