martedì 16 novembre 2021

UNO SU MILLE CE LA FA

UNO SU MILLE CE LA FA...



 Cosa accomuna un dirigente di banca, svariati promotori finanziari, alcuni imprenditori dei più diversi rami financo a qualcuno che ha giocato nella nazionale maggiore di calcio?

No,non è la solita barzelletta da bar sport, ma l'incredibile intreccio del destino che un giorno mette tutti sulla stessa linea di partenza e a quarant'anni di distanza si è divertito a sparpagliare le vite di ragazzi che in quel tempo erano tutti speranzosi e determinati a lasciare il segno nel calcio che conta.

Annata 1981/82, quella che ci porta dritti al Mundial per eccellenza tanto per capirci, campionato Primavera con grossa mole di qualità al servizio della prima squadra; Maiellaro, Borgonovo, Galderisi e Bertoneri sono solo quattro dei tanti talenti che la serie A attende impaziente, i giovanotti si scontrano quasi tutti i Giovedì con i grandi e le possibilità di toccare il cielo con un piede sono davvero tante.

Rose ristrette, due soli stranieri e un calcio più "pane e salame" regalano al campionato storie curiose, tenere o crude, ma soprattutto genuine. Siamo andati, a distanza di quasi quarant'anni, a recuperare parecchie di queste promesse "del tempo che fu", e il quadro che ne è uscito è davvero da incorniciare!

           CAPITANO DI VENTURA

La prima menzione non può che essere per Carlo Ventura, giornalista sportivo col cuore rossoblù del Bologna. In quegli anni Carlo era il punto di riferimento per tutte le giovanili bolognesi, scriveva per il Resto del Carlino e collaborava col Guerin Sportivo sul quale curava una pagina dedicata proprio al campionato Primavera; quì oltre a riportare settimanalmente i risultati dei quattro gironi che coprivano (col criterio della vicinanza geografica) per intero lo stivale, il Ventura presentava a turno i giovanotti che si stavano mettendo in luce. Si passava così dal centravanti milanese al difensore palermitano di settimana in settimana, nomi che al tempo dicevano poco o nulla a chi li leggeva, ma che a distanza di tanti anni sono rimasti...chi nel calcio e chi no.

PREVISIONE AZZECCATA

Tra coloro che allora si guadagnarono il prezioso riquadro del Guerino qualcuno ce l'ha davvero fatta, ha lasciato il segno che desiderava arrivando ad indossare addirittura l' azzurro della Nazionale Italiana, due nomi su tutti, Borgonovo e Marocchi!

Stefano Borgonovo è uno tra i gioielli di un Como che negli '80 sforna talenti a ripetizione ,nato a Giussano di professione vuole fare l'attaccante e non il capitano di ventura, esordisce in A a Marzo del 1982 e da lì partirà per una carriera che lo vedrà' transitare da San Benedetto del Tronto, tornare a Como, ripartire per Milano via Firenze (dove nella stagione 88/89 al fianco di Roby Baggio darà vita ad una delle coppie d'attacco più amate della Viola) , poi a Udine, Pescara e Brescia, disputerà tre gare in Nazionale A contando a fine carriera 277 gare e 75 reti tra A e B (uniche categorie frequentate); colpito dalla Sla diventerà un'icona della lotta alla stessa malattia dando vita ad una fondazione che porta il suo nome.

Quando Giancarlo Marocchi appare nel riquadro di Ventura è solo un omonimo del Marocchi (Marco) che ha esordito in A la stagione precedente con i felsinei; è un ragazzino 17enne prelevato da Imola e pronto per il grande salto, la stagione del Bologna è da incubo (arriverà infatti la prima retrocessione della storia in serie B) e Giancarlo non riuscirà ad esordire, ma dal campionato successivo partirà per una carriera ricca di soddisfazioni e trofei. Disceso fino agli inferi della C1 con i rossoblù gli ci vogliono sei stagioni e 171 presenze per arrivare a sua Signora Juventus e mettere in carniere 2 Coppe Italia, 1 scudetto, 1 supercoppa italiana, 2 Coppe Uefa, 1 Coppa dei Campioni più 11 presenze in Nazionale compreso il terzo posto delle notti magiche di Italia 90. Chiusa la parentesi bianconera rientra a Bologna per ulteriori 4 campionati di A ed una vittoria nella Coppa Intertoto; oggi è apprezzatissimo commentatore Tv, elegante e mai banale...l'altro Marocchi nel frattempo totalizzava 9 gare in A, 74 in B ed una marea di campionati di terza serie.  

La terza previsione azzeccata (forse a metà) da Ventura porta il nome di un fantasista che ha fatto sognare la piazza di Bari, ma all'epoca era ad Avellino, Pietro Gerardo Maiellaro!

In Irpinia Maiellaro ci arriva grazie ad un'amichevole tra il Lucera (squadra al tempo in serie D) e l'Avellino; patron Sibilia lo vede giocare e dopo 20 minuti lo chiama a sé facendogli sottoscrivere un contratto! Maiellaro è il genio di quella primavera, si narra che in allenamento facesse letteralmente impazzire nientemeno che Di Somma, il quale sovente lo "accompagnava" con qualche entrata decisa.

Il genio di Candela però non esploderà al "Partenio"; Varese, Taranto e Palermo saranno le tappe che lo porteranno a diventare l'idolo di Bari, dove in un quadriennio metterà in mostra numeri da "grande" guadagnandosi le attenzioni della Fiorentina. In Toscana però l'estro di Pietro non riuscirà ad emergere, così le successive tappe saranno Venezia, Cosenza e Palermo prima di un'avventura in Messico col Tigres ed un ritorno nel suo Sud a deliziare la piazza di Benevento e quella nobile decaduta di Campobasso. Quando era a Cosenza affrontò i suoi ex compagni viola e decise di mettere tutti a tacere saltando mezza squadra prima di segnare un gol spettacolare..genio e sregolatezza! Oggi allena con alterne fortune i dilettanti pugliesi, e chissà come gestisce i 10 come lui...

GADDA E I SUOI FRATELLI 



Ci sono poi tra quei (ex) giovanotti, calciatori che si sono costruiti un'onesta carriera tra i professionisti; chi ha toccato la A, chi è stato un grande in B e chi ha bazzicato dignitosamente le prime tre categorie del nostro calcio. Gadda, De Martino, Paci, Simonetta, Cecconi nomi che hanno scritto pagine importanti in piazze che ancora oggi li ricordano con affetto ed una punta di nostalgia.  

Massimo Gadda nasce a Busto Garolfo, due passi da quella Milano che lo nota subito per il modo di trattare la palla davvero particolare; tecnica e visione di gioco ne fanno una delle promesse rossonere dei primi anni 80 e l'esordio ad Ostrava in una memorabile Mitropa Cup (vinta) pare essere il trampolino di lancio verso lidi dorati. Purtroppo il diavolo incappa in una stagione disgraziata che culmina con un'incredibile retrocessione in B (gratis come punzecchiò l'avvocato Prisco riferendosi alla precedente discesa tra i cadetti che era stata decretata a tavolino) e per Gadda è tutto da rifare; la stoffa c'è, lui vince la B ma poi lo mandano in prestito a Reggio Emilia, due anni di C1 non entusiasmanti ed un terzo a Livorno in cui si rischia la C2... perso? Macché, và a costruirsi ad Ancona una favola stupenda, sale in B, poi in A e arriva ad una finale di Coppa Italia, 8 stagioni a capo di un popolo. La brasilianizzazione del nome (diventerà Gaddao Meravigliao) è l'attestato di stima di una città che lo ama tuttora.

"Non si può paragonare il campionato primavera di allora con quello attuale, è passato davvero troppo tempo e sono cambiate molte cose. Posso dire però che in quegli anni molti che raggiungevano la primavera poi riuscivano a  costruirsi carriere importanti tra i professionisti, e non esistevano minutaggi per i giovani. Per riuscire nel calcio ci vuole un mix di componenti tra i quali la fortuna, ma solo quella non basta senza i mezzi, la volontà ed il credere in sé stessi. Ricordo un sacco di ragazzi di talento che per svariati motivi si sono persi o comunque hanno imboccato altre strade... io scesi in C1 in piazze importanti come Reggio Emilia e Livorno senza prenderla come una bocciatura, ma come una tappa per arrivare a qualcosa di importante, infatti poi venne l'Ancona e da lì è incominciata una bellissima storia".

Oggi Gadda è uno stimato allenatore che ha trovato la sua dimensione tra C e D.

Simonetta e Paci in quel lontano 81/82 non si conoscono nemmeno, il primo è una promessa del Genoa che Simoni non esita a far esordire in A, il secondo gioca a Parma in C1 e cerca di imparare il più  velocemente possibile come segnare tra i grandi. Diventeranno due icone della Lucchese di Orrico che ad inizio anni 90 regala spettacolo al "Porta Elisa", per Simonetta ci sarebbe pure l'occasione di seguire il mister all'Inter, ma un infortunio fa saltare il tutto e così per l'attaccante di Latina le presenze in A resteranno le 8 di inizio carriera (col Genoa) condite comunque da 174 gare e 34 gol trai cadetti, oggi ha una  scuola calcio nella sua Latina e cerca di lanciare talenti come lui. Paci invece prima di diventare idolo di Lucca farà il girovago in C (Alessandria, Lucca una prima volta, ancora Parma, Prato e Ancona) per poi apprendere le scarpette al chiodo dopo 286 partite 108 gol in B, col rimpianto di non aver giocato in A e la certezza di essere l'idolo di una città.

Luca Cecconi nasce a Fucecchio (FI) nel 1964, in quella stagione è una stellina della primavera viola che si prende il lusso di decidere la finale del Viareggio con un eurogol (1-0 all' Ipswich Town) il 22 Febbraio guadagnandosi così la prima panchina tra i grandi la settimana successiva (De Sisti lo  convoca ad Avellino il 28 dandogli il 16). Per l'esordio in massima serie deve attendere la stagione successiva (10' giornata, dà il cambio a Massaro al 74' di un Roma-Fiorentina), poi incomincia un giro che lo vedrà protagonista ad Empoli in B dove nell'edizione della Coppa Italia 85/86 si aggiudicherà il titolo di capocannoniere con 9 reti, a Pisa con cui conquisterà la promozione in A e la salvezza l'anno successivo, a Brescia e Palermo ancora in B, prima di diventare uno sfondareti in C1 con le maglie di Bologna, Como e lo stesso Palermo. Appese le scarpette al chiodo dopo una sola presenza nella Pistoiese 1998/99 oggi è uno stimato dirigente del settore giovanile dell'Empoli, dopo aver provato la strada da allenatore tra le giovanili empolesi, quelle del Bologna ed una fugace apparizione a Prato in C.

Un altro gioiellino di quel campionato è Ezio Panero, cuneese classe 1963 strabilia nella primavera del Torino facendo intravedere un buon fiuto del gol; non riuscirà ad esordire in granata, e partirà per la gavetta a Prato e Civitavecchia in C2, Catanzaro in C1 e B per poi consacrarsi a Lecce in un quinquennio (inframezzato da due parentesi a Barletta in B) nel quale esordirà in A (21 presenze totali) e risulterà spesso determinante in B quando viene inserito a partita in corso. Chiude in C1 con in triennio a Trieste prima di riavvicinarsi a casa dove oggi è dirigente del Fossano calcio in serie D.

Giuseppe De Martino da Orta Nova (Fg) è invece la speranza di un Bari che galleggia a fatica in serie B, annata 1963 anch'esso  in quel 81/82 non riesce ad esordire in cadetteria e deve attendere la successiva stagione quando, nonostante si confermi giovane attaccante di valore con 25 presenze e 5 marcature, non riesce ad evitare la discesa in C1 dei galletti pugliesi; dopo un'ulteriore stagione da comprimario in terza serie risale in B con la maglia del Pescara, dove in un biennio segna 18 gol in 68 gare che gli spalancano le porte di un paradiso chiamato serie A, la maglia sarà quella del Brescia. De Martino si trova ad esordire in A in un Brescia-Napoli (0-1) nel quale Maradona decide di dare spettacolo, sarà una delle 13 gare che il ragazzo disputerà in massima serie senza riuscire a realizzare gol; chiuso il capitolo lombardo De Martino riparte da Ancona, triennio ricco di soddisfazioni nel quale totalizza 70 gare e 14 gol utili a vincere una C1 e ad ottenere due tranquille permanenze in B. Nell'estate 1990 l'Empoli gli chiede i gol per tornare tra i cadetti, ma l'esperienza sarà amara e l'attaccante si sposterà a San Benedetto del Tronto per concludere con un triennio (di cui da protagonista solo il primo anno) in C1 la sua avventura tra i professionisti. Le tappe successive sono tutte tra serie D e minori con Canosa, Rondinella e Pavullese, fino a cimentarsi tra Eccellenza e seconda categoria con Barberino e Lampo; da anni è tornato a casa ed allena tra i dilettanti pugliesi, negli occhi ancora quel settembre con Diego Armando!

Pasqualino Minuti è uno dei più piccoli della compagnia, classe 1965 è un peperino che pare destinato a divenire profeta in patria essendo nato a San Benedetto del Tronto e vestendo i colori rossoblù della Samb. Nel campionato primavera si è segnalato per quel suo modo di giocare fatto di scatti ed imprevedibilità, l'irriverenza della gioventù lo ha messo in lista d'attesa per un posto tra i grandi e Sonetti realizza il sogno facendolo debuttare in B all'ultima giornata in un 4-0 rifilato al derelitto Pescara. Il giovane Minuti resta rossoblù per altre due stagioni ma mette assieme solamente 5 presenze; parte per Lucca, poi Siena e Lanciano, stagioni in cui apprende il mestiere che a Fano  ha oramai imparato benissimo, nella C2 edizione 88/89 insacca 15 palloni (in 29 presenze) che lo proiettano in B a Licata, 33 gare e tre reti, di cui una storica al Torino (in 1-1) che causò purtroppo la morte di un giovane tifoso licatese assiepato assieme ad altri su di uno stabile in costruzione, il "Liotta" quel giorno era stracolmo! Ormai maturo lo attendono altre tre stagioni alla sua Samb che trascina prima in C1 e poi alla conquista della Coppa Italia di C, prima di una ripartenza dalla D a Giulianova ed altre stagioni da protagonista ad Avellino (sale in B ma non viene confermato), Ascoli e Pisa. Superata la soglia dei 33 scende tra i dilettanti di casa ed oggi è apprezzato allenatore locale con la certezza di aver lasciato un ottimo ricordo ovunque ha giocato!

Giorgio Eritreo invece è una freccia nell'arco di Romeo Benetti tecnico della primavera romanista, classe 1964 arriva dall' Almas come Giannini e sogna di esordire con la maglia della Lupa, i mezzi non gli mancano di certo. Finta, controfinta e doppio passo sono i numeri migliori di un bagaglio tecnico non indifferente, la sua esperienza alla Roma "dei grandi" però si limiterà al ritiro precampionato 82/83 (quello dello scudetto) nel quale metterà a segno qualche rete nelle amichevoli agostane. Trento in C1 e Varese in B (12 gare nell' 84/85 ed un gol all'Empoli) saranno le tappe che anticiperanno un quinquennio fantastico a Terni (due campionati di C1 inframezzati da tre di C2) dove Eritreo divverà un idolo; nell'estate del 1990 salpa per Viareggio dove vivrà altre cinque fantastiche stagioni  tra C2 e D, non consecutive perché nel mezzo ci saranno le esperienze non esaltanti di San Benedetto del Tronto (C1) e Caserta (D). Chiude in C1 a La Spezia nel 1997/98 una carriera sicuramente inferiore alle possibilità potenziali; oggi è apprezzato dirigente calcistico avendo fatto dal direttore sportivo all'osservatore anche in campo internazionale in collaborazione con Spalletti (suo compagno a Viareggio) ai tempi dello Zenit.

Cervellati Riccardo è invece il portiere sul quale la Spal punta per il futuro; ferrarese di nascita e classe 1962 il giovanotto ha assaggiato la serie B già durante il campionato 79/80, quando Caciagli lo portò come 12 (di Roberto Renzi) al "Menti" di Vicenza. L' 80/81 lo passa interamente nella Primavera e la stagione successiva incomincia l'inserimento in prima squadra, undici panchine in B e poi alla 34esima, con l'undici di Ferrara oramai ad un passo dalla retrocessione, Ugo Tomeazzi lo lancia titolare (al posto dell'esperto William Vecchi) nella trasferta di Catania dove la Spal pareggia 1-1 e lui sventa un rigore di Tivelli. Cinque presenze in tutto che paiono aprirgli la porta spallina, ma le due successive annate di C1 le passa all'ombra dell'esperto Ferioli, diverrà titolare nell'estate 1985 restando a Ferrara altri tre campionati. Il 1989 lo vede emigrare nella vicina Cento per vivere da protagonista due anni in C2, poi, quando quasi non se lo aspetta più, lo prende il Bologna in serie B e ivi gioca due stagioni da affidabile riserva (28 presenze in tutto) guastate solamente dal secondo ruzzolone in C dei felsinei. Resta rossoblù anche i successivi due campionati di C1 nei quali gioca titolare il primo e dodicesimo dell'emergente Marchioro il secondo; conclude poi l'avventura tra i pali mettendo a disposizione la sua esperienza per l'Iperzola che trascina in C2 a metà anni 90. Si concede la soddisfazione poi nel 98/99 di una conclusiva stagione alla Spal (C1) nel quale colleziona l'ultima presenza in campionato  a 19 anni di distanza da quel giorno a Vicenza, e vince la Coppa Italia di serie C. Oggi è stimato agente Fifa con esperienze da procuratore soprattutto nella vecchia Urss.

Andrea Del Bino è un altro dei '65, la leva più giovane che affronta il campionato Primavera. Cresciuto nel florido vivaio empolese è uno dei giocatori al quale si prospetta un futuro ad alti livelli, piedi buoni ed attitudine al sacrificio ne fanno un punto di forza della seconda squadra dei toscani. Resta in naftalina fino al campionato 84/85 quando mister Guerini lo getta nella mischia a Lecce col numero 3 sulle spalle "Ero un giocatore che si adattava ovunque, feci una decina di partite senza sfigurare."; il ragazzo c'è, e Salvemini nella stagione successiva ci punta forte per un campionato d'alta classifica, arriverà la A ma per lui solamente 10 presenze condizionate da uno strappo alla seconda di campionato (contro il Palermo) che lo mette fuori gioco per sei mesi. Il 14/09/1986 ha il 15 sulla schiena e siede vicino a Ciccio Baiano quando l'Empoli esordisce in A battendo l'Inter, "La serie A coincise con l'anno del militare, sbagliai scegliendo di scendere in C1 alla Rondinella invece di pazientare. Di lì a poco esordirono Di Francesco e Caccia, chissà...". Per Del Bino il prosequio è tanta serie C, dalla Pistoiese di un giovane Marcello Lippi, allo Jesi e poi alla Carrarese dove incontra Gigi Simoni e vince alla grande una C2; tappe successive la Sarzanese in D e la discesa nei dilettanti vicino casa (Castelfiorentino, Ponte a Cappiano e S.Miniato) dove incomincia la carriera di consulente finanziario allontanandosi pian piano da un mondo che ama tutt'ora.


ROSSI....GLI ALTRI

Chiamarsi Rossi nei primi 80 era davvero impegnativo, soprattutto se facevi l'attaccante e dovevi segnare. Marco, classe 1963 si mette in luce giovanissimo a Bellaria, lo nota il Cesena ed in un battibaleno si trova agli ordini di tale Arrigo da Fusignano in una Primavera che vincerà il campionato. Duro, determinato e senza paura Marco deve attendere l' 82/83 per esordire in massima serie, e lo fa proprio a Torino contro Pablito in un Juventus-Cesena quando al 74' Bolchi lo inserisce al posto di Filippi, le 11 gare di quella stagione rimarranno le uniche in serie A per Rossi che l'estate successiva parte per Francavilla (C1) dove in un biennio insacca 23 palloni che gli valgono la chiamata di Sacchi a Parma con cui da protagonista vincerà il campionato guadagnandosi il diritto alla serie B. In cadetteria Rossi non esplode, e forse è la sua fortuna visto che lo dirottano a Prato (ancora C1) dove diventa un idolo nella città di Pablito. Un breve rientro a Parma e un paio di stagioni tra Spezia e Venezia non bastano a soffocare l'amore per i lanieri, nei quali torna dal 1991 al 95 per poi concludere l'avventura sui campi tra i dilettanti del Montemurlo dopo quasi 90 reti tra i professionisti. Oggi è stimato allenatore con esperienze nel "suo" Prato, in squadre dilettantistiche romagnole ed in ultimo nella primavera delle ragazze del Cesena, e chissà come sarebbe andata se fosse entrato pure qualche gol in serie A.

Per Rossi Paolo invece la strada degli equivoci è ancora più difficile, pure il nome ha del Pablito nazionale; lui classe 1962 viene scovato a Massa dal leggendario Ellena che lo porta al Torino dopo un provino, tecnica da vendere e modi da bravo ragazzo lo proiettano alle porte della prima squadra poi arriva il prestito in B alla Cremonese e lì si incomincia a fare sul serio. "Mi vide Cesini in un Genoa-Torino del Primavera e mi opzionò in caso di Promozione in B, feci tre gol quel giorno eh eh..i grigiorossi salirono ed io mi trovai tra i grandi; captai subito che non erano le giovanili, vigeva ancora un certo nonnismo tra vecchi e ragazzi; io ero bravino ma caratterialmente peccavo in personalità, ero un buono.". Per Rossi ci sono 7 spezzoni di gara a Cremona ma la stagione gira male, salta Vincenzi ed arriva Mondonico che si affida ai "vecchi". " Il Mondo era il mio mister in Primavera, ma una volta subentrato a Vincenzi disse chiaramente che per salvarsi gli serviva la vecchia guardia...ebbe ragione lui.".

L' 82/83 vede il ragazzo scendere in C1 a Piacenza, tre campionati differenti che lo aiutano comunque a capire che il mondo non è così dorato, "Il primo anno a Piacenza presi confidenza con un campionato difficilissimo per uno leggero e tecnico come me, finì con una retrocessione ma mi confermarono. La seconda stagione vincemmo la C2 e fui protagonista con Titta Rota, un mister vecchio stampo ma leale; l'ultimo anno giocai poco, avevo il militare e desideravo andar via..ma la società non ne volle sapere.".

Riprende da Tortona la strada di Rossi, un anno di C2 tranquillo ed al secondo una promozione inaspettata e per questo stupenda, potrebbe essere la porta per risalire ed invece la stagione successiva il ragazzo è in Promozione! Carcare entroterra savonese! "Sbagliai io, con la promozione del Derthona pensavo mi si aprissero porte importanti, non avevamo allora il procuratore e ci arrangiavamo da soli. Rifiutai un biennale a Tortona in attesa di chissà che, quando mi resi conto dell'errore tornai sui miei passi ma era tardi, la società si era già mossa!

Così restai ad allenarmi fino ad Ottobre con la truppa di Pelagalli ma non si sbloccò niente, finché a Milano conobbi il presidente della Carcarese che mi paventò l'idea di aiutarlo a salire in Interregionale..accettai dopo averci pensato, ma una volta visto quel campo in terra ed il piccolo paese fui preso quasi dallo sconforto. Trent'anni dopo posso dire che, a livello di rapporti umani, è stata l'esperienza più bella della mia carriera, ma più di una sera mi ritrovai seduto sulla panchina a pensare a dove ero finito...".

La buona stagione a Carcare (una dozzina di gol più la promozione) vale a Rossi la risalita in C1 a Livorno, poi un triennio nella tranquillità di Cuneo in C2 prima di due campionati in D tra Savona e Sanremo che precedono la discesa nelle categorie inferiori. "Avevo poco più di trent'anni, problemi fisici non indifferenti ed un'attività avviata (bar), nel piacentino,con la prima moglie; decisi di avvicinarmi a casa accettando la corte del San Rocco al Porto prima e del Castel San Giovanni poi.".

Oggi Rossi gestisce  una catena di negozi (assieme alla seconda moglie) di abbigliamento a Pisa, ha allenato molto i giovani e vanta un paio di campionati a livello di prima squadra, alle volte deve decidere se qualche ragazzo vale o non vale, e la prima cosa che guarda è la grinta, " Quella che è mancata a me, la cazzimma napoletana! Ero tecnicamente valido ma non sentivo quella voglia di "arrivare", vedevo solo il lato ludico della situazione, e l'ho pagato..avrei decisamente potuto fare qualcosa di più.."

DIMENSIONE C 




Massimo Spezia è uno dei più piccoli della compagnia, classe 1965 è nato a Sassuolo (Mo), e lì ha iniziato a tirare calci alla palla sulla piazza, tra amici. Il signor Corsini poi lo nota e lo arruola per il torneo dei rioni, appuntamento importante che ha già tirato fuori Mariani e Corradini; da lì è un attimo passare al Modena ed arrivare in quel 81/82 alle soglie della prima squadra. Serie C1, Giorgi allenatore e una promozione sfuggita per un soffio, Massimo timbra due gettoni che paiono l'inizio di una favola, ma il destino decide che ci sarà da soffrire per arrivare; viene a mancare il papà durante la successiva stagione, e lui deve accantonare i sogni, mettersi un grembiule, tirare su le maniche ed aiutare mamma nel negozio di carne equina che hanno in città. Nonostante ciò la passione per la palla non scema, va in prestito a Sassuolo in Interregionale e sale in C2 (prima volta dei Neroverdi tra i prof.), ma non c'è conferma. Ricomincia, un po' deluso, da Roteglia in Promozione ("non potevo davvero piantare mamma da sola in negozio."), vince un altro campionato ed incomincia a farsi un nome in Interregionale, a suon di gol!  A 24 anni poi ecco la chiamata che aspettava, Carpi, serie C1, mister Tomeazzi gli dà fiducia e lui ripaga con un'ottima stagione che lo porta all'ambizioso Fiorenzuola in C2. Due stagioni discrete, la vendita dell'esercizio commerciale e finalmente può incominciare a "fare solo il calciatore"; scende in D a Crevalcore (e vince!), torna a Sassuolo e poi è il centravanti di un ambizioso Fidenza che per due stagioni sfiora la C2, un terzo ritorno a Sassuolo (ancora in D) si conclude con uno spareggio promozione perso ed allora scommette, e vince, sulla ruota di Imola.  Due stagioni con promozione in C2 e salvezza condita dalla migliore performance tra i prof. (9 reti); ancora un ritorno nella sua Sassuolo, stavolta in C2, per chiudere poi tra i dilettanti di casa con Crevalcore, Fiorano e Roteglia una carriera da 203 reti. Oggi fa il rappresentante per un'azienda di ceramica e gira spesso l'Italia, ha abbandonato i campi dopo una breve esperienza da allenatore ed ha un solo rammarico, essere passato da Carpi e Sassuolo un attimo prima della storia, "senza presunzione credo che potrei aver detto la mia.".


Roberto Del Monte invece è un 1963 in forza al Fano, centravanti paragonato a Bonimba ("il soprannome me lo diedero i vecchi della prima squadra"); prima di giungere in granata è passato dalla sua Pesaro a Vicenza dove per una serie di motivi non venne confermato, qualche allenamento col giovane Milan di Galbiati e quindi l'approdo alla foce del Metauro. "Feci un mare di gol nella Beretti e  venni aggregato parecchie volte alla prima squadra, mister Mascalaito mi vedeva bene, quell'anno perdemmo la B sul finale e l'anno dopo ebbi la soddisfazione dell'esordio in C1". Il bomber poi si sposta a Casenatico dove in coppia  con Pino Lorenzo vince l'Interregionale a suon di reti ("16 gol, a fine anno avevo richieste in B ma Lorenzo rientrò a Catanzaro e la società decise di tenermi.") per poi vivere due stagioni in C2 prima di tornare nella sua Pesaro e trionfare ancora in Interregionale con mister Nicoletti. Una fugace apparizione a Jesi e poi l'avventura ad Imola dove vince la Promozione ed ancora l'Interregionale (spettacolare la rovesciata con cui decide lo spareggio promozione a spese del Gualdo, vedere YouTube per credere!) anche se poi la società non si iscrive alla C2; ricomincia da Castel San Pietro (ancora vittorioso in Promozione) per due stagioni memorabili, poi Crevalcore con la quarta vittoria dell' Interregionale ed una lenta discesa tra Voltana, Faenza, Cattolica e Belligotti dove a quarant'anni suonati segnava ancora caterve di gol. "Se penso a quel campionato Primavera ricordo le sfide con Sambenedettese, Bologna e Fiorentina. Andammo a vincere 2-1 a Firenze con una mia doppietta, mi marcava Marco Baroni...che soddisfazione!". Oggi Del Monte accudisce l'anziana madre ("Ha avuto tre ischemie e non può più stare sola."), ha lavorato qualche anno nelle consegne dei quotidiani ed ogni tanto si ferma a pensare a ciò che dicevano a Cesenatico, "Tra Del Monte e Lorenzo sarà il primo a sfondare!".


Pasqualino Di Stefano in quel 81/82 ha un qualcosa di particolare, risulta infatti canadese di nascita (1965) in un'epoca in cui gli stranieri erano merce rara; in realtà è nato a Toronto da genitori italiani, ma già ad un anno è rientrato in Italia perché i suoi acquistarono una tabaccheria in quel di Sora. Proprio in Ciociaria il ragazzo cresce a pane e pallone, e dopo un provino viene acquistato dalla Sampdoria assieme a Rocco De Marco (il quale poi farà la serie A a Parma), a Genova il ragazzo dimostra di saperci fare e sotto la guida di Caboni e Lippi giunge alle soglie della prima squadra dove colleziona una panchina alla "Fiorita" di Cesena il 13/3/1983, 0-2 per i blucerchiati, il 16 sulle spalle e il cuore pieno di speranza. Il banco di prova sarà Asti, C1 a salvarsi, ma Di Stefano colleziona solamente 14 presenze che non servono ad evitare lo scivolone in C2 ai galletti; riparte da Cairo Montenotte (ancora C2) e passa per Casale (C2), ma ormai i sogni di gloria sono lontani, proseguirà a livello di serie D facendosi un nome nei campi "di casa". A Sora, Ferentino, Isola Liri e Morolo ancora oggi hanno negli occhi le giocate del "canadese", e se passate proprio da Sora lo troverete lì nella tabaccheria, gentile e disponibile a raccontare la sua avventura nella quale "Mi è mancato il carattere necessario per esprimersi a quei livelli."

Nella foto ufficiale della Juventus edizione 1981/82 lì, tra Tavola e Galderisi c'è un ragazzino toscano che promette benissimo, il suo nome è Giancarlo Marchetti. Toscano di Camaiore è arrivato alla vecchia Signora tramite una serie di provini, " Venni addocchiato da osservatori toscani, passai le selezioni a Capannori e Pistoia e mi trovai convocato per un torneo a Modena(Picchio Rosso) assieme a Loriano Cipriani; feci gli allievi ed una Primavera che comprendeva giocatori del calibro di Galderisi,Pin, Drago, tanta roba!". Una buona stagione tra i giovani di Leonardo Grosso gli apre le porte del professionismo in quel di Vicenza, serie C1 agli ordini di Cadé, "Ci fu l'intercessione di Paolo Rossi che lì era esploso qualche anno prima, ricordo una stagione positiva e la quasi riconferma, poi intervenne qualcosa tra le società e mi madarono in C2 a Cerreto Guidi, dove Cipriani era decollato segnando oltre 20 reti.". Alla Cerretese il giovane disputa un buon campionato e nonostante la retrocessione dei toscani segna 6 reti guadagnandosi un ingaggio tra i grigi di Alessandria dove in due stagioni diventa un idolo, "Era una squadra fortissima per la C2; Manueli, Gregucci, Camolese ecc., perdemmo lo spareggio promozione a Prato perché forse qualcuno tirò indietro la gamba. Il secondo anno mi fratturai tibia e perone alla prima giornata e restai fuori moltissimo tempo, al rientro non ero più io...".

Il giro calcistico di Marchetti quindi prosegue con una tappa in Interregionale a Pinerolo per poi risalire immediatamente in C2 tra le file del Pontedera," Dopo una buona stagione a Pinerolo tornai nella mia Toscana, la situazione era surreale perché i tifosi, i commercianti facevano collette per permetterci le trasferte; nonostante ciò ci salvammo la prima stagione allo spareggio (contro il Carbonia n.d.a.) e la seconda conducemmo un campionato tranquillo.".

La tappa successiva è Savigliano, due stagioni in Interregionale prima di concedersi anche un anno a Valenza assieme ad un  Marocchino a fine carriera, "Avevo la figlia piccola, Savigliano fu una soluzione di comodo ma felice, era il momento di guardarsi intorno e pensare al dopo-calcio. A Valenza mi volle Colombo che mi conosceva dai tempi dei grigi; intanto iniziai a seguire l'attività del suocero che commerciava in maglieria ed aveva un banco con cui faceva il mercato. Conclusi con un paio di stagioni a Carmagnola ma oramai era solamente più uno svago, un giocare tra amici."

Oggi nella cintura torinese Marchetti gira ancora con il suo banco, aspetta la pensione ed è un uomo realizzato che allena i bimbi nel tentativo di trasmettergli quella meravigliosa "malattia" che è il gioco del calcio.

ILLUSTRI CONOSCIUTI

Agostino Vezzoli è invece un classe 1964, nato a Brescia ma trasferitosi piccolissimo a Faenza è un romagnolo d'adozione. Comincia nell' Assi, la squadra socialista di Faenza (la Dinamo era dei comunisti e la Robur della DC, che tempi!), e i mezzi tecnici lo portano presto a Bologna battendo la concorrenza di Napoli e Modena; lì instaura una forte amicizia con Roberto Mancini che dura tuttora, nonostante le strade calcistiche dei due si siano divise molto presto. Per Vezzoli la grande occasione arriva nell'estate 1981, prestito a Catanzaro con vista esordio in serie A, "Purtroppo non mi ambientai e dopo appena un paio di mesi optai per avvicinarmi a casa accettando la C1 a Forlì.", e così in quella stagione che porta al Mundial il giovane faentino si siede in panchina trovando spazio nella primavera biancorossa, dove presto diventa un leader. Le tappe successive lo vedono in Interregionale a Forlimpopoli e Russi, poi nelle categorie regionali con Faenza e Casumaro dove si costruisce la fama di bomber interrotta da una frattura alla tibia che lo costringe alla resa (a 30 anni). Inizia a lavorare nel settore della cosmetica occupandosi di prodotti per capelli, fino ad arrivare ad essere amministratore delegato. Oggi lavora con una ditta del mantovano, allena a livello di Eccellenza e lo accompagno due soli rimpianti, "Quando ero a Catanzaro ricevetti le offerte della Reggina ma rifiutai, oggi accetterei; mentre quando smisi di giocare venni contattato da diversi club professionistici per iniziare il percorso di allenatore delle giovanili, rifiutai perché oramai lavoravo..ma potessi tornare indietro....".

Cristiano Breviglieri è una giovane promessa della Rhodense del presidentissimo Borsani, classe 1963 ha già un passato importante in quel 1982, fatto di un lustro tra le giovanili rossonere del Milan e terminato per una questione di scelte "L'ultimo anno non scattò il feeling con Valdinoci, giocavo fuori ruolo e Galbiati decise di non confermarmi, arrivo così alla Rhodense dove faccio gli allievi nazionali e poi, con la prima squadra promossa in C1 e perciò obbligata dalle allora norme federali, la primavera. Un campionato stupendo, ho affrontato Donadoni, Galderisi, il Genoa e la Sampdoria; porto nel cuore un 3-3 strappato al "Combi" di Torino contro la Juventus!". Con la Rhodense  Breviglieri esordisce in C1, la squadra retrocede e la stagione successiva la vive da riserva nella vecchia C2; le tappe successive sono un Lecco in pesante difficoltà "Giocai 24 gare in Interregionale in una stagione travagliata", l'occasione mancata di Como dove non viene considerato perché il mister non vuole ragazzi che stiano svolgendo il servizio militare, quindi l' Erbese in Promozione "Dove decisi che era ora di iniziare a lavorare" ed alcune stagioni in Prima Categoria senza infamia né lode. Oggi lavora in un'importante agenzia finanziaria, e dopo aver fatto il capo area (Lombardia) per un ventennio si dedica alla progettazione, col calcio ha chiuso, gli resta il rimpianto di "essere stato forse troppo "mollo", ero un giocatore molto tecnico ma fragile, non un lottatore, forse un pochino lento. Comunque ho giocato con Icardi, Evani e Gadda e sono tutti ricordi bellissimi."

Il Mantova presenta tra i suoi gioielli Davide Boni, un leva 1964 di ottima prospettiva scovato nella vicina Brescello e principe dei giovani cannonieri virgiliani. I biancorossi faticano a galleggiare in C1, e così per i ragazzi lo spazio è ridottissimo, tanto che Boni si deve accontentare di un mare di gol nel Primavera senza esordire in prima squadra. "Era un anno duro per i grandi, noi in Primavera eravamo una bella squadra, si battagliava alla pari con Milan ed Inter, ma lo spazio era poco.  La stagione successiva, in C2 perché eravamo retrocessi, feci l'esordio alla prima giornata, ma poi mi trovai ricacciato nella Beretti." Il ragazzo decide così di tentare l'avventura a Sanremo, ancora C1, "Era un livello molto elevato, a 18 anni e lontano da casa sembrava tutto più difficile, trovai spazio solo in panchina e per l'esordio in Coppa Italia."; la strada di Boni prosegue con un biennio ad Omegna ancora in C2 "Il secondo anno mi saltò il perone all'ultimo minuto dell'ultima giornata contro il Venezia, ma la dirigenza mi vedeva bene e mi riportò a Sanremo, dove nel frattempo si era insediata.", il già citato Sanremo e poi la decisione di aiutare la famiglia "Mio padre era rappresentante, decise di aprire una ditta e mi pareva giusto collaborare.", continuando a giocare a livello di Promozione (allora non esisteva l'Eccellenza) con Brescello, Viadanese e Guastalla ed acquisendo sempre più un ruolo fondamentale nell'azienda di famiglia. "Oggi sono un commerciale, parlo con clienti della grande distribuzione, seguo mio figlio che gioca a Brescello e mi somiglia tantissimo!" Imprenditore di successo a cui resta la convinzione che forse "Mi è capitato tutto troppo presto, ma va bene lo stesso è stata un'esperienza fantastica!".

Il Pescara naviga in acque tempestose in quella stagione, Bruno Nobili e le sue magie paiono lontane anni luce e così la società cerca la salvezza nelle gambe di qualche giovane virgulto della cantera di casa, Fabio Testani è uno di questi. Frusinate di nascita (1964) arriva al Pescara dagli allievi del Fiuggi e subito si mette in luce a suon di reti, "Campionato molto bello quel Primavera, ricordo che incontrai avversari quali Giannini, Iachini e Pasquale Bruno, tutta gente che ha fatto strada.", tanto che alla ventesima Beppe Chiappella lo getta nella mischia contro il Pisa alla ricerca disperata di punti per una salvezza che non arriverà, e per il giovane Testani si ricomincierà dalla C1.

"Dopo le tre presenze in B iniziai fortissimo la stagione successiva, in Coppa Italia giocai a Torino contro la Juventus di Platini e Boniek e in campionato ero tra i titolari, ma un infortunio al ginocchio mi fece perdere un sacco di tempo e così le mie presenze risultarono poche anche se comunque risalimmo subito in serie B."

Il giovane Testani poi viene inviato in prestito ad Avezzano (serie D) con la prospettiva di fare esperienza e tornare alla base in breve tempo, "A differenza di altri che pazientarono restando come fuoriquota in Primavera io accettai l'esperienza tra i grandi, dopo pochi mesi saltò la società e fu un anno infernale. Personalmente non feci male, ma rientrando a Pescara l'offerta era un'altra stagione di prestito chissà dove..". Il ragazzo a questo punto tira le somme, si fa dare il cartellino e scende a livello di serie D (Sora e Tuscania), conclude gli studi laureandosi e si avvicina al calcio a 5 dove arriva alla serie B, il gioco trova sempre meno spazio e sulla trentina abbandona definitivamente intraprendendo la strada di consulente finanziario ed oggi ha un ruolo importante in una nota società. " Sono solamente un discreto tennista oggi, ho toccato il cielo con un dito, affrontato la Juventus, conosciuto giocatori eccezionali e va bene così. Nel lavoro ho trovato quelle soddisfazioni che il calcio non mi ha dato, e se tornassi indietro cancellerei quella disgraziata stagione ad Avezzano...avessi avuto più pazienza chissà....". 

Nemmeno a Rimini se la passano bene in quel 81/82, Maurizio Bruno cerca di tenere a galla la barca a scacchi ma alla fine arriverà il declassamento in C1, ed in questo contesto di difficoltà emerge un giovane maceratese pieno di talento e voglia di farcela, Fabio Pallotta classe 1965.

"Arrivai a Rimini grazie all'occhio di Gino Stacchini che mi vide in rappresentativa Marche, mi allenavo spesso con la prima squadra e giocavo in Primavera. Un girone di ferro, il Bologna di Macina e Mancini, il Cesena di Zoratto, Agostini, Walter Bianchi e mister Sacchi, noi facevamo fatica, eravamo una squadra giovane con tanti ragazzi nuovi.".

Pallotta non esordisce in B ("venni convocato per la trasferta di Roma contro la Lazio ma mi infortunai nel Primavera e stetti fermo parecchi mesi"), resta in C1 ma non va oltre qualche scampolo in Coppa Italia che gli concede Arrigo Sacchi, di Rimini restano i ricordi di un'esperienza indimenticabile "Vivevo con Nando De Napoli, una bella amicizia che dura tutt'ora; di Sacchi ricordo la maniacalità con cui preparava gli allenamenti, gli appunti che ci dava da studiare e noi che lo mettevamo in difficoltà sul piano tecnico, in quanto lui non era stato un grosso calciatore.". La strada di Pallotta vede poi parecchi campionati regionali vicino casa (Appignano, Montegranaro) e l'addio a 24 anni dopo molte noie dovute a vari infortuni; da lì l'ingresso in banca ed oggi la vita a Milano dove è un "pezzo da novanta" in un'importante agenzia e con la modestia che lo contraddistingue asserisce che "Forse non ho saputo cogliere la chance che mi ha dato il calcio ma non ero un fenomeno, è comunque stata un'ottima scuola di vita!".

La Reggiana invece ha una coppia di gemelli che sta maturando nella primavera di mister Camellini, uno è un regista ambidestro, molto tecnico e forse poco dinamico, l'altro un mediano tutto corsa e grinta, ecco a voi Alberto Saccani e Gianluca Cagnolati.

Saccani, reggiano di nascita classe 1963, cresce calcisticamente nella piccola Cadelboschese, la società "sotto casa" che già nel 1975 lo segnala alla Reggiana con la quale il giovane regista scalerà la piramide fino alla Primavera.

"Feci tutta la trafila fino alle porte della prima squadra, il campionato Primavera, che feci per due anni, era davvero un'ottima palestra. Si affrontavano avversari che magari avevano già esordito in A, ricordo Evani del Milan e Macina del Bologna ad esempio".

Per il talentuoso regista però l'esordio tra i grandi resterà una chimera, la Regia nel campionato 82/83 sprofonda in C1 e lui decide di scendere tra i dilettanti dividendosi tra il campo ed il banco della macelleria, "Iniziai a lavorare molto presto perché il babbo venne a mancare e mamma aveva bisogno di una mano; il livello dell'allora Promozione era molto buono (non esisteva l'Eccellenza n.d.a.) e cominciai a farmi un nome tra gli addetti della zona.".

Saccani nel breve diventa un regista ricercatissimo nei campionati regionali, tra le altre le sue tappe sono Sporting, Reggiolo, Bagnolese, Montecavolo e Montecchio, fino ad arrivare a chiudere al Santos a 42 anni suonati, "Tornassi indietro aspetterei a scendere tra i dilettanti, peccai di premura, volevo giocare. È stata comunque un'ottima esperienza di vita, mi ha aiutato molto. Oggi non alleno perché purtroppo non ho preso il patentino, faccio solo lo spettatore, mi diletto con la bicicletta e attendo la pensione che è davvero vicina.".

E chissà  quando dal banco di macelleria vede quei ragazzini in tuta se pensa ancora a quando ammirava da vicino Matteoli...

Il dinamico Cagnolati (classe 1963), al contrario del compagno Saccani, fa' leva sulla quantità unita ad un sinistro che non disdegna di regalare perle preziosissime. Nativo della provincia di Cremona per caso "I miei genitori si trasferirono qualche anno per lavoro, ma siamo Reggiani doc!", arriva alla Reggiana dal Gattatico, squadra del suo paese; cinque anni di Regia di cui due nel campionato Primavera con annessa aggregazione alla prima squadra di Mister Fogli. " Io e Saccani eravamo a militare nella compagnia atleti a Bologna e ci allenavamo con la prima squadra, Zandoli, Il fenomenale Matteoli...quanti bei ricordi!".

Per il giovane centrocampista arrivano pure due convocazioni nel campionato di serie B, a Cremona ed in casa col Foggia, ma in tribuna; la carriera prosegue a Viadana nell'allora Interregionale "Il primo anno retrocedemmo in Promozione, ma risalimmo subito vincendo gli spareggi con San Marino e Crevalcore. A Viadana ho fatto otto campionati, sei in Promozione e due in Interregionale...era quasi come essere professionisti.", poi si sposta nella vicina Poviglio per tre stagioni ed infine chiude il cerchio rientrando a Gattatico in Prima Categoria " Ho concluso dove avevo iniziato una carriera di cui vado fiero; per fare il salto tra i professionisti forse mi è mancata la cattiveria, la fame giusta, e un po' di fortuna che non guasta mai."

Oggi Cagnolati lavora in una nota fabbrica di vini vicino casa "Ci sono entrato 35 anni fa e non ne sono ancora uscito eh eh.." e non ha rimpianti, il calcio è stata un'ottima esperienza di vita che gli ha regalato, tra l'altro, amicizie che durano a quarant'anni di distanza..e se chiude gli occhi rivive solo piacevoli ricordi.

A Montichiari, provincia di Brescia, nasce nel 1963 Lamberto Tavelli attaccante promettentissimo pronto a vestire la maglia della leonessa tra gli adulti; giunto nelle giovanili già all'età di 13 anni compie tutta la trafila a suon di reti e in quel 81/82 è lassù nella classifica marcatori con De Vitis, Borgonovo, Marulla, tutta gente che scriverà la storia tra A e B. Per il giovane Tavelli c'è pure il giro della Nazionale Juniores, con Evani, Battistini e Bertoneri si mette in evidenza al torneo di Cannes e, finalmente, il 18/10/'81 mister Magni lo inserisce al 72' di un Reggiana-Brescia in vece di Vincenzi regalandogli l'esordio in serie B; per lui però quelli saranno gli unici 18 minuti in cadetteria "Magni, come del resto tutto l'ambiente, credeva in me, la settimana prima di incontrare il Pisa ricordo che mi preannunciò il mio esordio da titolare, roba da non dormirci la notte. Purtroppo in quei giorni venne esonerato ed arrivò Perani, così il discorso terminò lì.". Per il Brescia arriverà una scottante retrocessione in C1 (la seconda consecutiva se sommata a quella dalla A della precedente stagione) e Tavelli ripartirà dal Pergocrema (C2) "Nonostante mi avessero assicurato che sarei restato mi trovai in prestito al Pergo, fu un anno buono dal punto di vista umano dove apprezzai mister Pelagalli, ma a Mantova mi infortunai ad un ginocchio, non venni operato e così restai fuori un sacco di tempo..."

Macalli, convinto dei mezzi del ragazzo, lo conferma anche la stagione successiva, poi per Tavelli ci sarà una bella avventura a Foligno sempre in C2 "Mi volle Mister Fortini, era una squadra "grandi firme" con Palanca, Boranga e Ceccarini, una società molto ben organizzata che puntava alla promozione. Purtroppo non salimmo (quinto posto finale n.d.a) e di lì a poco incominciarono i problemi finanziari.". La stagione 85/86 vede l'attaccante diviso tra una fugace avventura a Martina Franca (C1, ma senza presenze in campionato) ed il rientro dalle parti di casa al Passirio Merano nell'Interregionale, poi Castiglione ancora in Interregionale ed il ritorno nella sua Montichiari per divenire una bandiera dei locali rossoblù con una decina di stagioni da calciatore. Deposte le armi da bomber Tavelli inizia ad allenare e proprio col Montichiari lo fa anche in serie C "Da tre anni alleno ad Asola (Mn), ma ho fatto dalla C alla promozione, mi diverto e mi piace anche se è un calcio tutto diverso da quello che giocavo io.."; il quotidiano lo vede impegnato da anni come responsabile della prevenzione all'ASL di Brescia, un lavoro che lo appaga e gli permette appunto di allenare. "Potessi tornare indietro cambierei qualche scelta, resterei più tempo al Brescia, ma ero giovane, purtroppo orfano di entrambi i genitori e non avevo qualcuno che potesse aiutarmi in un certo senso; anche le ginocchia mi hanno tradito, se penso che al pari di Bonetti ero considerato tra i migliori qualche rimpianto c'è...ma in fondo và bene lo stesso!"

Carlo Lanza è un giovane attaccante della primavera di un Palermo che galleggia in serie B, il suo è un inizio particolare "Avevo poco più di 10 anni e lessi un annuncio  che invitava ragazzini a fare il provino per il Palermo, papà mi comprò le scarpe ed io feci i 7 km che separavano casa mia dallo stadio a piedi. Il selezionatore era Zeman, mi prese al volo costruendomi come calciatore.". Le doti di Lanza spiccano immediatamente, opportunismo in area, velocità e buona visione di gioco "Non per nulla mi diedero il soprannome di "Paolo Rossi di Sicilia", giocavo con Totò Schillaci ed era sempre una sfida all'ultimo gol.", pare davvero dietro l'angolo una carriera ricca di soddisfazioni, ad iniziare da una stagione in C2 quando il maestro Zeman se lo porta a Licata, ma lì qualcosa non gira per il verso giusto "Iniziai bene, giocavo e avevo la fiducia del mister, poi mi fidanzai ed ecco che la testa andò altrove. Ero un carattere difficile, per farle un esempio le dico Balotelli; abbandonavo i ritiri, mi sentivo soffocare; oggi riconosco gli errori, ma allora ero giovane e non li vedevo.". Il boemo, già inflessibile all'epoca, non perdona nemmeno Lanza, e per il ragazzo si aprono le strade dell'Interregionale con tappe al Partinicaudace, al Gangi ed all'Alcamo, poi un sacco di campionati regionali di buon livello "Con Zeman ci lega un'amicizia oramai ultra quarantennale, abitiamo uno di fronte all'altro, si passa l'estate assieme, ma ancora oggi non mi perdona quel carattere che mi ha precluso una carriera nel calcio che conta!" . L'oggi di Lanza è la gestione di un centro dove si gioca a Padel nella sua Mazara del Vallo, in attesa che arrivi una chiamata da qualche panchina di serie D, categoria nella quale si è fatto un nome giocando "alla Zeman" in piazze come Pomezia (portata in serie C), Potenza, Battipaglia, Budoni e Spoleto, e quando vede qualche giovanotto che si "perde" un pochino si rivede, ma "Cerco in tutti i modi di fargli capire quale strada deve seguire... l'avessi fatto anche io tanti anni fa' chissà..."

L'Atalanta della stagione 81/82 ha un compito soltanto, risalire immediatamente da quella serie C1 in cui è precipitata al temine del campionato precedente! Per farlo gli orobici hanno affidato ad Ottavio Bianchi una rosa di tutto rispetto, veterani come De Bernardi, Snidaro e Perico assieme a  giovanotti di sicuro avvenire quali Donadoni, Madonna ed Enzo; tra questi figura anche  Angelo Macchi, classe 1965 portiere della Primavera nerazzurra. Pizzaballa stravede per questo giovane arrivato quasi per caso "In realtà l'osservatore che mi seguiva lavorava per l'Inter, ma passò all'Atalanta e così arrivai nella squadra della mia città; avevo 13 anni ed era la soluzione ideale per un sacco di motivi.". Nel campionato Primavera Macchi è il titolare e le buone prestazioni gli valgono la chiamata come dodicesimo il 17/1 per Atalanta-Rhodense, ma la sfortuna è in agguato. Un menisco capriccioso lo costringe ad un'operazione nell'Aprile 82, cinquanta giorni di gesso e lungo stop "Oggi il menisco è una sciocchezza, ma allora ci voleva tempo. La squadra salì in B ma a Settembre io non ero ancora pronto, così dovetti accontentarmi di una stagione in Primavera a mezzo servizio, mi rimisi in sesto a Dicembre..". Per il giovane numero uno però qualche soddisfazione arriva lo stesso, due panchine in B contro Reggiana e Varese le colleziona verso fine campionato "Portai anche fortuna perché vincemmo 5-1 con la Reggiana e pareggiammo a Varese, venni chiamato in quanto Bordoni, che era il 12esimo, era assente. Per me che sono atalantino fin da bambino fu qualcosa di straordinario!". La stagione successiva Bianchi và via, arriva Sonetti e per Macchi le porte si fanno maledettamente piccole "C'era incertezza su chi venisse ad allenare la prima squadra, poi arrivò Sonetti il quale, probabilmente, si sentiva più sicuro ad avere portieri di maggior esperienza; Benevelli era il primo e poi arrivò da Roma Pappalardo.", il ragazzo ha voglia di giocare e di portare a termine il percorso scolastico, così, d'accordo con la dirigenza, và a giocare in Promozione a Caravaggio, il suo paese. "Fu una scelta dettata dal mio modo di vedere il calcio, in famiglia lo abbiamo sempre guardato come un gioco, un di più. Avevo voglia di terminare gli studi, laurearmi, e giocare a Caravaggio era un buon compromesso.". Macchi per qualche stagione gioca "a casa" e poi incomincia il percorso lavorativo che attualmente lo vede impiegato in banca al servizio crediti, oggi è un uomo felice e realizzato che non ha nessun rimpianto calcistico "Rifarei tutto ciò che ho fatto, esperienza fantastica, con l'Atalanta ho giocato a Ginevra, Marsiglia, e ho girato posti bellissimi, ma non rimpiango niente. Di Donadoni ne esce uno ogni tanto, e noi lo avevamo già .", e si gode un figlio in odore di laurea che lo ha avvicinato al basket senza però fargli dimenticare quanto è bello volare tra i pali.


Il Salento in quegli anni ha un'alternativa al Lecce che si chiama Casarano, il Comm. Filograna ha stabilizzato i rossoblù in serie C e non scherza nemmeno a livello giovanile. La Primavera casaranese infatti si batte con onore al cospetto di compagini ben più potenti (Roma, Napoli e lo stesso Lecce) e spesso vince pure; mister Leo è un mago con i giovani e ne lancia parecchi, tra questi troviamo Salvatore Preite, attaccante classe 1963 che non fatica a mettersi in luce per tecnica, velocità e fiuto del gol. Ad un certo punto pare che il ragazzo interessi anche alla Roma, ma poi non si concretizza nulla, lo prende il Bari di Materazzi per metterlo in mostra al trofeo "Dossena" (importante kermesse giovanile cremasca), quindi torna alla base dove nel campionato 82/83 colleziona 6 presenze in C1 agli ordini di mister Carrano. Saranno le sue uniche presenze tra i prof., perché da lì incomincerà un peregrinare tra le serie dilettantistiche che lo vedrà protagonista in Interregionale con Maglie e Nardò per poi divenire un idolo a Tricase e nella sua Taurisano dove ancora oggi è considerato uno dei migliori attaccanti di sempre. 

Sanguigno, genuino e determinato oggi fa l'allenatore sempre in Salento, è stato a Tricase, Taurisano ed anche in questa veste ha raccolto un sacco di soddisfazioni, certo che se ricorda la foto sul Guerino con relative premesse qualche rimpianto prende il sopravvento...

Storie di calcio, storie di vita e di nostalgia di un qualcosa che poteva essere e non è stato, ma in fondo la vita è questa.


martedì 9 novembre 2021

Sidney Cunha

 SIDNEY IL FIGLIO DEL CUNHA !



" ..ed era appena decorsa la metà del secondo tempo che la Juventus stessa raddoppiava il suo vantaggio. Si trattava questa volta di una prodezza tecnica personale del brasiliano Cinesinho, su di una punizione eseguita dalla destra dell'attacco bianconero, il Cinesinho stesso imprimeva alla palla un effetto tale che Zoff, pur intervenendo, non poteva evitare che sgusciasse in rete. "

Parole e musica di sua maestà Vittorio Pozzo, insigne giornalista sportivo alla pari di inarrivabile mago della panchina Azzurra il grande Pozzo descrive così l'ennesima prodezza (Napoli-Juventus 1-2, 31 Marzo 1968) di un brasiliano giunto alla Juventus via Modena-Catania (in realtà lo importò, dal Palmeiras, l'Inter che però, avendo raggiunto il limite massimo degli stranieri tesserabili, lo girò immediatamente in prestito ai canarini; il sodalizio brasileiro, con i soldi della cessione riuscì a completare la parte superiore del proprio stadio e ad acquistare ben 13 giocatori! n.d.a.) dove negli anni precedenti aveva incantato le rispettive plateee... Sidney Cunha Cinesinho!

Il figlio del Cunha quel giorno aveva 7 anni e negli occhi la luce di chi vuole emulare le gesta del suo eroe, papà! Ma è dura emergere quando si porta addosso un cognome "pesante", e così si parte da una posizione che può apparire di vantaggio allo sprovveduto in materia, ma che in realtà è maledettamente scomoda, ad ogni tocco ti pare di sentire quel "eh, ma suo padre era meglio", " Se non si chiamasse così non farebbe nemmeno la panchina" ecc. ecc.

Il piccolo Sidney però non demorde, dal padre ha appreso la dottrina della sfera e la  genialità nel vedere la giocata un attimo prima che l'avversario la immagini,mancano però altre caratteristiche fondamentali, le quali crescendo renderanno il sogno in parte irrealizzato nonostante un cammino giovanile di razza nel quale molti avevano intravisto un futuro campione! I pulcini della Juventus lo introducono nel mondo del calcio, poi segue papà a Vicenza e si incomincia a diventare "grandi", toccata e fuga all'Inter, ritorno a Vicenza tra i giovani di Gesualdo Albanese, Catania in B e poi biennio in C1 a Forlì dove si chiude troppo presto con un mondo che forse non lo ha aiutato come doveva; Sambenedettese e Cervia sono tappe di cui non resta nulla di ufficiale, la testa era già altrove proiettata alla vita in tutte le sue migliori sfaccettature, cinema, musica, belle donne, ristorazione e chi più ne ha più ne metta. Una vita che pare un riassunto di tante ma è il testo di una sola, una vita felice, magari con qualche rimpianto ma ripartita di slancio ad ogni caduta, una vita da campione insomma, anche se fuori da un campo di calcio.

Recuperiamo Sidney in un pomeriggio di fine Ottobre a Ferrara, in una delle sue fermate nella continua spola Italia-Brasile, gentile e con la battuta pronta decide di raccontarsi dalle origini ad oggi e ci tiene a precisare che sà bene  dove ha sbagliato, ma capirlo oggi è un po' più facile.

I: "Buongiorno Sidney, in principio fu il padre...che papà era Cinesinho?"

S: " Innanzitutto era un idolo, il mio! Come papà è stato un buon padre un poco severo ma che mi ha passato i valori importanti della vita. Certo, da piccolo non riuscivo ad accettare di vederlo così poco, ci pativo, se si andava al cinema 2/3 volte l'anno era un evento, era sempre impegnato e per un bimbo è difficile capire."

I: " Hai un primo ricordo con il Pallone?"

S: " L'ho sempre avuto tra i piedi, da subito. Ho iniziato nei pulcini della Juventus, ero piccolissimo.."

I: " Cognome "pesante" il tuo come affrontasti la questione?

S: " Essere il figlio di un campione è molto più difficile,vieni guardato con occhi diversi, paragonato continuamente a tuo padre, devi convivere quotidianamente col paragone, ma nel mio percorso non credo abbia pesato."

I: "Tu che carattere avevi?"

S: " Domanda cruciale, ero molto viziato nel senso che sono cresciuto con tutto e forse è stato un problema; caratterialmente avevo una personalità forte che mal sottostava alle regole gerarchiche, ero un tipo difficile da addomesticare e questo sicuramente l'ho pagato a caro prezzo. Però in campo ero perfetto, non davo problemi." 

I: " E papà? Si narra che dopo uno 0-5 subito col suo L.R.Vicenza fece infuriare il presidente Farina rispondendogli " Volevano farci il sesto ma abbiamo resistito!"."

S: " Era un tipo simpaticissimo battuta sempre pronta e carattere affabile; gli volevano bene tutti. Con me era un po' duro, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto calcistico nel quale i complimenti arrivavano col contagocce."

I: " Chiusa l'avventura Juventina papà si sposta a Vicenza e tu lo segui, che anni hai vissuto in Veneto?"

S: " Stupendi! Città bellissima e squadra che sulle ali dell'entusiasmo arrivò ad essere il Real Vicenza di GB Fabbri. L'ambiente era fantastico, con la coesione quella squadra ha scritto la storia; io ero tra i giovani ma mi allenavo con la prima squadra, si arrivava prima all'allenamento per giocare a calcio tennis, che sfide! Ricordo già allora che GB Fabbri mi diceva " Ah, se tu avessi la testa ragazzo mio...". 

I: "Allora GB ti "vedeva" davvero.."

S: "Sì credimi, pensa che sfiorai pure l'esordio in serie A! Eravamo in ballottaggio io e Dal Prà, ma la società scelse lui perché oltre che bravo era di proprietà, io invece avevo il cartellino controllato per metà da papà."

I: "A Vicenza fai così bene che l'Inter ti vuole con sé in primavera.."

S: "Piacevo pure a Mazzola, ebbi qualche problema a Vicenza e decisi di provare con l'Inter. La vecchia società però fece in modo di mettermi i bastoni tra le ruote e non riuscii ad ottenere l'autorizzazione per poter giocare, così ebbi solamente la possibilità di fare le partite fuori dal territorio nazionale, ricordo tornei a Barcellona e Marsiglia. A proposito del cognome e dei figli d'arte anche qui me lo ricordarono..."

I: " In che modo?"

S: " Mister Cella al primo allenamento, davanti a tutti, mi puntò il dito dicendo "Hey tu, non crederai mica di giocare solo perché sei il figlio di Cinesinho? Altro che aiuti.."

I: "Un anno gettato alle ortiche?"

S: " Un'esperienza di vita, tornai a Vicenza in Primavera e con mister Albanese raggiungemmo le fasi finali del campionato."

I: " E poi parti per Catania, dove anni prima papà aveva incantato..."

S: " In effetti questa cosa mi frenava molto, non volevo andare dove papà era stato un mito, ma all'epoca noi giocatori non venivamo minimamente ascoltati! E poi a Catania, nel mio ruolo c'era gente come Morra e Barlassina da anni colonne della squadra."

I: " Non facile come inizio quindi.."

S: " Decisamente in salita, i cosiddetti vecchi capirono che potevo rappresentare un problema e mi fecero un pochino di guerra, col mio carattere ovviamente non potevo starmene zitto e questo lo pagai. Mi proposero poi di giocare in Primavera ma la presi come una bocciatura; volevo misurarmi con i grandi,ero andato lì per quello!"

I: " E come l'hai risolta?"

S: " Con la testa di un ragazzo impulsivo ed orgoglioso, scappai a Taormina approfittando del flirt nato con una contessa e mi ripresentai al campo molto tempo dopo bruciandomi di fatto ogni possibilità di esordio."

I: "Rimpianti Catanesi?"

S: "Sicuramente poteva andare diversamente, sbagliai ma non solo io. Rimpiango di non aver saputo ("Me lo dissero solamente molti anni dopo) per tempo che Mariolino Corso mi voleva nel suo Napoli Primavera per affrontare il Torneo di Viareggio."

I: "La tua storia poi prosegue in C1 a Forlì.."

S: "Successe che in estate papà mi domandò se volevo dare quattro calci con lui (allenava  la squadra dello Jeddah ed era in tournée in Italia, n.d.a.), giocai un'amichevole contro il Forlì e feci un'ottima figura tanto che il presidentissimo Bianchi (detto vulcano!) insistette con papà per avermi in rosa, accettai di buon grado."

I: "Mica male come squadra, Della Monica, Schincaglia, Piccioni, Mannini...."

S: "Aggiungo Pin, Marronaro e Melotti, ottimo livello quella serie C, mi trovai a mio agio ed iniziai a mettere in mostra i colpi che possedevo, facemmo sicuramente una bella stagione ma a Pasqua ne combinai una delle mie.. Andai a Capri e persi la testa per Cinzia una nota attrice, rientrai un paio di giorni dopo in squadra e mi fecero fuori!"

I: "Però ti confermano per la stagione successiva anche se ad un certo punto sei sul taccuino di società della massima serie.."

S: "Sì, in quel periodo mi cercò il Verona e per un attimo sembrava potessi finire all'Avellino di patron Sibilia, ma restai. Pensa che nella seconda stagione misi la testa a posto, decisi che era ora di vivere da vero sportivo e sai che successe?"

I: "Racconta..."

S: "Fu l'unica volta che mi feci male seriamente! All'ultimo di un Forlì-Modena mi procurai uno strappo di 8,5 cm per recuperare una palla. Rimasi fuori molte partite e nel frattempo la squadra scivolò nei bassifondi per poi retrocedere in C2.."

I: " E da lì si perdono le tue tracce, fai brevi apparizioni alla Sambenedettese ed al Cervia ma di ufficiale non resta nulla.."

S: "Ero annoiato, forse nauseato da un mondo in cui non riuscivo ad inserirmi in certi meccanismi; mi fidanzai con una modella e cambiai totalmente vita; feci alcune foto con lei che riscossero successo nell'ambiente, e da lì ho fatto quasi una quindicina di campagne pubblicitarie."

I: "Un bel cambio senza dubbio, ma sò che hai passione anche per musica e recitazione.."

S: "Certamente, in quegli anni ebbi la fortuna di essere selezionato per frequentare un corso annuale di recitazione, sei mesi con Gassmann e sei con Carmelo Bene; fu un'esperienza bellissima dalla quale uscì un'occasione che colsi a metà sempre per colpa del mio carattere.."

I: "Hai rifiutato qualche pellicola?"

S: "Non proprio anzi! Ero stato scelto per fare il marito di Ornella Muti in "Il futuro è donna" di Marco Ferreri girammo parte delle scene e poi partii per il Brasile facendo perdere le mie tracce e venendo così sostituito."

I: "E con la musica invece?"

S: "Mi sono tolto la soddisfazione di incidere un disco che ha pure avuto discreto successo; inoltre ho lavorato per anni come addetto al Marketing per le aziende di Berlusconi e mi sono preso pure qualche periodo sabbatico nel quale ho vissuto ad Ibiza."

I: "E allora come ci sei arrivato ad essere lo Chef riconosciuto e specializzato che sei oggi?"

S: "Un'altra ripartenza da zero, sono un tipo che non si piange addosso mai. Successe che dopo la morte di papà mi trovai quasi senza niente, dal lusso e dall' agiatezza al nulla! Allora invece che disperarmi provai la strada della cucina, riuscii ad aprire otto ristoranti tra Italia, Brasile e Portogallo (precisamente e Lisbona) che oggi mi limito a controllare, sono più un consulente che uno chef oramai, la cucina e' un'altra grande passione, ma tra quelle che hai citato hai dimenticato la fotografia."

I: "Anche fotografia?"

S: "Vado matto per un certo tipo di fotografia, sono stato art director e responsabile di mostre ed eventi dell'archivio fotografico di Marcello Geppetti sulla Dolce Vita Romana, una galleria che abbraccia la capitale dagli anni 50 ai 70."

I: "Una vita piena di interessi, ma se guardi indietro cambieresti qualcosa?"

S: " Amavo il calcio, nonno e papà sono stati calciatori, avevo certamente talento ma un carattere difficile..ecco, cambierei quello se potessi tornare indietro. Avrei mille aneddoti da raccontare su ciò che pensavano di me, piacevo a GB Fabbri, a Corso e Liedholm, qualcosa avrò avuto..."

I: "Almeno uno ce lo racconti?"

S: " Te ne racconto due, il primo al Covo di Santa Margherita, metà anni 80; entro con la fidanzata di allora e ad un tavolo ci sono Vialli, Mancini, Bonetti, Renica ed altri. Mi chiama Renica, mio ex compagno a Vicenza, e presentandomi agli altri esclama "Questo ragazzi se solo volesse sarebbe un fenomeno!"; mi vengono ancora i brividi ora se ci penso!

L'altro invece e' un siparietto simpatico che mi capitò oltre i 40 nella bassa reggiana, a Rubiera. Un amico mi invitò ad allenarmi con la squadra locale che faceva l'Eccellenza, accettai e dopo poco provarono a tesserarmi; purtroppo sorsero problemi per il mio status di nato a San Paolo e non se ne fece nulla, la federazione infatti dopo cinque anni di inattività ti  cancella, ed essendo già presente uno straniero in rosa non poterono far nulla; sono certo che sarebbe stata una bellissima esperienza, ero ancora integro nonostante gli anni passati lontano dai campi."

I: "In conclusione allora il tuo cognome non ha influito più di tanto sul tuo destino.."

S: "Sicuramente i paragoni con papà li hanno fatti, ma non e' stato ciò che mi ha portato lontano dal calcio, ripeto che ero un tipo di difficile trattamento. Vabbè, e' andata così e lo accetto in fondo e' stato comunque un periodo bellissimo della mia vita che mi ha portato ad essere ciò che sono oggi."

Chiacchierata che si chiude coi ringraziamenti di rito inframezzati dal gentile dialogo tra Sidney e la signora delle pulizie appena sopraggiunta; e' davvero un personaggio incredibile il figlio del China, coi piedi, con le parole o con le mani riesce comunque a dare spettacolo. Complimenti campione!