mercoledì 27 settembre 2017

       Teodoro Piccinno



Ottobre 1966, è appena incominciato il campionato di prima categoria ed anche in Puglia le contendenti si danno battaglia per assicurarsi l'accesso alla serie D della successiva stagione; il girone B vede partecipare blasonate società come Noci, Galatina e Tricase, ma ad avere la meglio sarà la piccola Poggiardo (6000 abitanti e poco più in provincia di Lecce) sostenuta dall'entusiasmo di un presidente appassionato e da tutta la comunità, volerà in D e ivi resterà fino al 1973 battagliando fieramente con società del calibro di Trani, Barletta, Monopoli e così via.
Proprio qui (a Poggiardo) il 27 di Ottobre di quel 1966 vede la luce Teodoro Piccinno che di li a vent'anni porterà il nome di Poggiardo sugli almanacchi Panini, chissà che la passione e le capacità non gli siano state trasmesse dal magico fluido calcistico che imperava in paese in quegli anni.
Teodoro col pallone ci sa fare e nel 1980 lo troviamo già militante nel settore giovanile dell'Inter, la carriera professionistica è ancora una chimera ma coltivandola con la giusta mentalità si avvicina sempre più ed infatti nella stagione 1983/84 fa parte della primavera nerazzurra di mister Cella che vede con lui futuri big come Calcaterra e Cucchi nonché il promettentissimo Civeriati, un fiore che non sbocciera' purtroppo mai. La stagione successiva mister "foglia morta" Mariolino Corso lo mette in bella evidenza ancora nella primavera (Ciocci, Minaudo, Manicone e Pizzi tra i nuovi compagni) tanto che Ilario Castagner lo convoca un paio di volte come riserva in serie A; il mese magico è Gennaio e tra il 20 ed il 27 Piccinno colleziona due panchine in campionato (entrambe col 14 sulle spalle) contro l'Atalanta e al Partenio di Avellino e l'esordio nell'olimpo pallonaro pare dietro l'angolo, il destino però non gli darà altre occasioni e così al termine di una stagione comunque positiva per il giovane difensore si spalancano le porte della C.
Ad aggiudicarsi le prestazioni del giovane è il Brindisi di mister Ansaloni reduce dalla vittoria del campionato di C2 e desideroso di far almeno sognare la B che in città hanno visto ai tempi di Fanuzzi; la squadra è di buon livello, e con il portiere La Veneziana alle spalle coadiuvato da compagni di reparto come Borsani, Argentieri e Michelini c'è solo da imparare, a fine campionato le presenze per Teodoro sono solo 10 ma i 2 gol dimostrano ampiamente che la voglia di emergere non manca. La stagione seguente è ancora vissuta con addosso la maglia biancazzurra, inizialmente cambia la guida tecnica (arriva Gigi Boccolini) ma poi torna Ansaloni e si rivive un'altra stagione pressoché tranquilla, ormai Piccinno ha la giusta dose di esperienza per risultare tra le colonne della squadra tanto che a fine stagione le presenze sono 27, stavolta senza gol ma con la certezza di aver contributo a formare un futuro campione del calibro di Antonio Benarrivo che proprio in quell'anno si affacciava sul palcoscenico dei grandi.
La stagione 87/88 vede Piccinno  accettare l'offerta del Nola compagine dell'hinterland napoletano in ascesa che però disputa il campionato di C2, pare un declassamento ma in realtà è un'esperienza che forma ulteriormente il difensore salentino; il girone è dominato dal Palermo di Caramanno desideroso di risalire velocemente verso categorie più consone al blasone rosanero ma il Nola non sfigura, dopo un girone d'andata chiuso in quinta posizione rallenta un pochettino al ritorno e chiude ottavo, risultato comunque positivo e che soddisfa una tifoseria che ha deliziato delle giocate del fantasista Dalla Buona, delle parate di Pagliarulo e delle reti della coppia Fabbiano-Morello; Piccinno con 33 gare (e 3 reti) è tra i più presenti e positivi tanto che a fine stagione arriva il doppio salto in serie B..le aquile di Catanzaro hanno bisogno di questo giovane virgulto. I giallorossi col Nola hanno concluso l'acquisto di Chiarella un paio d'anni prima (20 gol in C2 nel 1986) e sanno che li si pesca sempre bene.
L'arrivo in Calabria coincide con l'esordio in B che avverrà al "Dino Liotta" di Licata l'11 Settembre 1988 (0-0), la squadra è buona visto che si regge sulla' estro di "baffo" Palanca, sull'affidabilità del portiere Zunico, e sul pragmatismo di gente del calibro di Netzer-Nicolini, Miceli, Cascione ecc, Piccinno ritrova pure Civeriati e dopo un inizio "alla grande" con vittorie e pareggi la squadra si perde un po chiudendo la stagione a metà classifica. Teodoro contribuisce comunque in maniera pesante e Il 6/11/1988 firma addirittura l' 1-0 con cui viene battuta la Sambenedettese; per lui al termine del campionato si contano 23 presenze (22 da titolare) e la suddetta rete.
Pare solo l'inizio di una carriera vissuta ai "piani alti" invece l' 89/90 riserva a Piccinno un piccolo salto all'indietro, inizia il campionato di B ancora a Catanzaro e mette assieme sei gettoni di presenza (tutti dall'inizio) poi a Novembre accetta l'offerta di una Casertana ambiziosa che disputa la serie C1 salutando la compagine calabrese già afflitta da problemi economici e destinata ad una retrocessione che innescherà una serie infinita di problemi.
L'arrivo alle porte della reggia coincide con uno dei periodi di massimo splendore del calcio casertano, in quel 89/90 si trova come compagni assi del calibro di Ravanelli, l'ex 12 pisano per antonomasia Grudina, Suppa e Brandani; agli ordini del guru Caramanno i falchetti disputano un girone di ritorno a dir poco strepitoso che li vede inanellare 10 vittorie fila le quali però non bastano a togliere la promozione a Taranto e Salernitana anche per via di due punti di penalità che i rossoblù si portano appresso. Ben presto Piccinno diventa un idolo della tifoseria e l'annata successiva entra di diritto nella storia del calcio Casertano essendo protagonista dell'undici che riconquista la B dopo un ventennio agli ordini del "rosso di Ponsacco" Adriano Lombardi, la città è euforica tanto che al "Pinto", in occasione della gara decisiva (contro il Monopoli) marcano presenza 15000 cuori rossoblù i quali esplodono di gioia al triplice fischio finale; sulla scia dell'entusiasmo Teodoro accetta di buon grado la permanenza anche per la B ed il primo Settembre 1991 è titolare nella gara che a Pisa vede tornare (e trionfare2-3) in B i falchetti, vive un'annata tutto sommato positiva collezionando 24 presenze (9 intere) e mettendo a segno una rete nel 2-4 subito all'Adriatico di Pescara, il tabellino personale però è frenato da ben sei turni di squalifica rimediati a causa di tre espulsioni (contro Lucchese, Lecce e Taranto) e che ne fanno il più bersagliato della squadra  (al pari di Petruzzi)  dal giudice sportivo; l'avventura coi falchetti termina nel "tragico" pomeriggio di Ascoli il 20 Giugno 1992 quando un gol di Totò Fresta al 111' indirizza la salvezza in direzione Taranto (2-1 per gli jonici), quel giorno Piccinno rileva al 52' Erbaggio ma nulla può per mantenere in B la Casertana.
Scherzi del destino il 92/93 vede Piccinno passare proprio al Taranto per disputare ancora la serie B, gli jonici non intendono soffrire come la precedente stagione e cercano di allestire una formazione degna di un buon campionato; assieme al difensore di Poggiardo troviamo il fantasista Ciro Muro (detto Murodona ai tempi del Napoli), il guerriero Amodio, Camolese, Enzo, Murelli e il portiere Simoni, qualcosa però non gira per il verso giusto e il Taranto staziona tutta la stagione nei bassifondi della classifica fino a retrocedere con appena 27 punti; per Teodoro si contano 34 gare senza nessuna rete l'ultima delle quali, il 13/06/1993, a Cesena e vinta 0-2 sarà il congedo personale dalla categoria.
La stagione seguente infatti Piccinno scende in C1 a Casarano dove il ds Pantaleo Corvino ha allestito una formazione in grado di togliersi diverse soddisfazioni, compagni di quell'avventura sono l'ex leccese Levanto,il promettente attaccante Vadacca, il granitico stopper Serra (già compagno a Caserta) e un giovane Orlandoni; il quarto posto a fine andata si trasforma in settimo al termine del campionato e Piccinno con 30 presenze è tra i cardini della squadra di "Dustin" Antonelli; a fine stagione accetta la riconferma ma l'arrivo di Viscidi sulla panchina cambia le prospettive e cosi approda a campionato in corso alla corte del Barletta della sciagurata gestione Perina; agli ordini di Mario Russo si mette a disposizione della causa biancorossa dove trova marpioni di categoria come il pratico Natale o il libero Tomasoni uniti a giovani di prospettiva quali Colasante, il portiere Betti ed il mediano friulano Marcuz, la stagione è comunque da brividi e solo un ottimo girone di ritorno permette al Barletta di evitare la lotteria dei play-out; Piccinno dopo le iniziali dieci presenze a Casarano mette insieme 16 gettoni in biancorosso.
Il ritorno di Antonelli sulla panchina casaranese coincide con quello di Piccinno che con indosso i colori rossoblù diventa un vero idolo del "Capozza" e nonostante la stagione sia anonima (Antonelli viene avvicendato da Scorsa) il jolly di Poggiardo mette una dietro l'altra 32 presenze che gli valgono un' ulteriore conferma per la stagione successiva in un Casarano targato Cadregari e con in rosa nomi del calibro di Chiappara, Pittalis ed il compaesano (di Poggiardo anche lui) Raffaele Quaranta ex Fidelis Andria; a Gennaio però arriva la chiamata del Carpi guidato da un giovane Gigi De Canio e che sta strabiliando nel girone settentrionale della C1, Piccinno al pari di Pellegrini (dall'Udinese) e Di Cunzolo (dalla Battipagliese) rappresenta un rinforzo importante nella caccia alla battistrada Treviso che guidata da Pillon in panchina ed Ezio Rossi, Padella e Fiorio in campo sta facendo campionato a sé. A Carpi Piccinno trova un ambiente ideale e con compagni come Landonio, Pulga e Masitto entrerà nel cuore della tifoseria biancorossa sfiorando un'incredibile promozione in B mancata solamente a causa di un'inopinata sconfitta in finale play-off ad opera del Monza di Gigi Radice e macchiata dal sospetto di un "finale pilotato" che rende ancora più amaro il boccone da ingoiare; per il difensore pugliese le presenze sono 16 in campionato più quelle negli spareggi compresa la sfortunata finale di Ferrara  dove gioca titolare venendo sostituito ad una manciata di minuti dal 90'.
Il richiamo di Casarano ha ancora una volta la meglio e Teodoro rientra tra le fila rossoblù per disputare l'ennesimo campionato di C1, la rosa è senza dubbio discreta infatti in squadra si trova il talento di un giovanissimo Miccoli unito all'esperienza di due vecchi marpioni come "Rambo" Policano ed Antonio Nobile (passato anche nell'Inter del Trap) ed ancora la punta Delle Donne, il centrocampista Imbriani fino al portiere Spagnulo ma le cose non girano bene; per il presidente Filograna i tempi belli sono passati e sul campo si vede, la squadra giunge ultima nonostante il cambio di guida tecnica (De Pasquale sostituirà Petrelli) e sprofonda in C2 dove la stagione successiva bissa l'ultimo posto abbandonando definitivamente il calcio professionistico, per Piccinno un biennio difficile anche sul piano personale tanto che in due campionati mette assieme la pochezza di 17 presenze, decisamente in controtendenza con il passato dove aveva sempre giocato con continuità.
Chiuso il lungo capitolo casaranese Piccinno si trasferisce a Nardò in una società reduce da una tranquilla salvezza e che ambisce a mantenere la categoria, in squadra ritrova Levanto (già a Casarano) e calciatori come Mitri, Affuso e Bucciarelli, ce ne sarebbe per disputare un tranquillo campionato ma la compagine granata naviga nei bassifondi della graduatoria, Onorati viene sostituito in panchina da De Pasquale il quale però non riesce ad evitare la coda dei play-out che mettono il toro di Puglia (soprannome del Nardò) di fronte alla Turris la quale avrà la meglio nel doppio confronto  vincendo in casa 2-1 e pareggiando in terra di Puglia 2-2; in estate arriverà poi il ripescaggio grazie al fallimento del Saronno (girone A) ma le strade di Piccinno (20 presenze in campionato) e del Nardò sono già divise, il calciatore ha infatti accettato la proposta del Taurisano che si appresta ad affrontare un agguerrito girone H della serie D che vedrà dominare Martina e Frosinone (saliranno in C2 i pugliesi) davanti al suo vecchio Casarano; per il Taurisano invece arriverà una triste retrocessione al penultimo posto davanti solamente ad un Barletta in disarmo, lo score personale per il difensore sarà di 11 presenze ed un gol.
L' annata 2001-02 vede il difensore di Poggiardo accordarsi con la Pro Italia Galatina sempre in D, ma anche qui la stagione non andrà per il verso giusto e con soli 34 punti la società leccese si classificherà terzultima davanti ad Altamura e Pisticci accompagnandole nella discesa in Eccellenza, per Piccinno 23 presenze e la quinta retrocessione consecutiva sul campo decisamente troppo per un ottimo giocatore come lui.
Chiude il capitolo da calciatore accettando ancora un anno a Francavilla Fontana in Eccellenza, qui disputa una stagione tranquilla conclusa con un ottimo 7' posto a 20 punti dalla vincitrice Bitonto che arresta la catena di retrocessioni che lo perseguitava da anni. Smessi i panni del terzino-jolly Piccinno si cimenta per un breve periodo nella carriera da allenatore ma poi si allontana da un mondo che lo ha visto protagonista sui campi per quasi trent'anni; oggi vive nella sua Poggiardo e si occupa di tutt'altro (promotore finanziario) ma con l'amore per il pallone tatuato in un cuore "dimenticato" per metà a Caserta e la consapevolezza di aver lasciato un ottimo ricordo ovunque ha giocato.

venerdì 23 giugno 2017

Il Quadrilatero marchigiano

       

In gergo calcistico quando si parla di quadrilatero tornano alla mente i distantissimi tempi pionieristici in cui Casale, Vercelli, Novara ed Alessandria monopolizzavano le competizioni pallonare guastando i piani delle già metropolitane Milano, Torino ecc..
Il quadrilatero che andiamo a scomodare oggi ha sicuramente meno blasone di quello piemontardo, ma porta con sé una curiosità, una passione, difficilmente replicabili ai tempi nostri; il nostro quadrilatero è un lembo di terra compreso tra Senigallia ed Osimo passando per Ancona e unendo il tutto a Jesi.
Centotrentaquattro chilometri per chi volesse percorrerlo, poca cosa si dirà ma questa piastrella d'Italia racchiude storie, esperienze cosi diverse tra loro da farle apparire quasi distantissime; si unirono sotto il nome del dio pallone, quando tutte assieme presero parte al campionato di C2 edizione 1981/'82...una provincia, quattro realtà..
                     
                    LA MARCA DI ANCONA

Di origini antichissime, la provincia anconetana ha fatto nei secoli da palcoscenico a popolazioni quali i Galli Senoni, i Piceni, i Romani ed anche ai barbari; ognuno ha lasciato una testimonianza della propria esistenza con opere, costruzioni o semplici strade; gli abitanti si attestano attorno ai 460000 dei quali oltre 100000 residenti nel capoluogo. Questo dà la dimensione di quanto Ancona città sia molto superiore nelle disponibilità rispetto ai centri che ne compongono la provincia, va da sé perciò che il fatto di riuscire, in campo calcistico, a competere con tale realtà rese indimenticabili le vicende di Osimana, Vigor Senigallia e Jesi.
               
                                  ANCONA

Fondata nel 1905 l'  U.S. Anconitana conosce momenti di fasto quasi da subito riuscendo nei primi anni del 900 a costruirsi un'immagine anche fuori regione grazie alla conquista di obbiettivi come la finale interregionale Lega Sud che dà accesso alla finalissima per lo scudetto (allora non esistente); si arrenderà alla fortissima Alba Roma, ma il nome dei biancorossi inizia a "girare".
Gli anni successivi vedono una società impegnata a frequentare l'Università della C che riesce a superare ottenendo parecchi ottimi piazzamenti nella neonata serie B, poi la guerra spazza via tutto e il vento che arriva alla fine permette la partecipazione ad un campionato misto A-B che innesca una nuova era chiusa con la retrocessione in C del 1951. Da lì in poi l'Anconitana è protagonista di campionati anonimi in categorie come la IV serie alternati a risalite in C con vista sulla cadetteria che non si trasforma mai in realtà; con la riforma della terza serie e lo smembramento in C1 e C2 la società dorica diventa habitué di dette categorie fino al termine degli anni 80 quando spicca il volo verso la B, la A e la finale di Coppa Italia..ma questa è un'altra storia.
L'Anconitana edizione 1981/'82  è una squadra costruita per vincere, vuoi la forte concorrenza provinciale, vuoi la delusione di un anno anonimo in C2 i biancorossi vogliono assolutamente tornare in quella C1 che considerano scalino piú basso in grado di ospitare il blasone che si portano dietro.
Il timone della barca dorica viene affidato al giovane Luigi Mascalaito ex bandiera del Verona e reduce da un campionato stratosferico in C1 con l'Alma Juventus Fano chiuso al terzo posto dietro le promosse in B Cremonese e Reggiana, con lui arrivano nomi che in categoria fanno davvero la differenza come Ivo Ballardini, Zandegù, il libero Briganti (da Fano) e Quadrelli che uniti ai riconfermati Tamalio, Ferro, Garito e Di Bartolomeo costruiranno l'ossatura della squadra che si aggiudicherà il girone.
In porta Mascalaito dà fiducia al giovanotto di casa Sergio Spuri, fabrianese purosangue il ragazzo si è fatto le ossa facendo da dodicesimo a Pionetti e ritagliandosi uno spazietto di sei presenze che sono bastate a giudicarlo abile al ruolo di guardiano titolare; a distanza di tanti anni proprio Spuri ricorda cosi quella stagione : "Ero un giovane di belle speranze che aveva fatto un poco d'esperienza nella precedente stagione, ne venivamo da un deludente campionato e partimmo con l'obbiettivo di vincere. Mi dettero fiducia e da lì è iniziata la mia carriera, la mia storia."
" Sentivate tanto la rivalità con le società della provincia?"
" Indubbiamente si, c'era molto campanilismo ed era un campionato avvincente, pieno di derby e di stadi stracolmi...altri tempi.."
" Da Anconetano lei come viveva la rivalità? "
" La sentivo molto, ad esempio quando andavamo a giocare a Jesi ti trovavi davanti una squadra che giocava la partita della vita, lottavano alla morte, chi batteva l'Ancona sconfiggeva il capoluogo e questo si tramutava sul campo in grandissimo agonismo, soprattutto a Jesi, ma pure ad Osimo e a Senigallia."
" Ha ricordi particolari legati a quei derby? "
" Mah, diciamo che ricordo in particolare una partita.. persa! Mi spiego: andammo a Jesi per disputare il derby (terza di ritorno n.d.a.), ci trovammo dentro uno stadio stracolmo di gente e vuoi l'ambiente, vuoi la sfortuna di perdere tre giocatori per infortunio tra cui io, perdemmo 4-2. Ebbene, quella fu la svolta decisiva! Scattò come una molla che da lì in poi ci diede l'energia e la convinzione di vincere il campionato come poi avvenne."
"Il pubblico biancorosso com'era?"
"Speciale! Come in tante altre città Ancona si infiamma per la squadra di calcio; iniziammo tra lo scetticismo generale a causa della brutta stagione precedente che già seguiva una retrocessione; piano piano conquistammo la fiducia di tutti ed alla fine fu una soddisfazione impagabile."
"Vincere ad Ancona da anconetano è speciale?"
" É fantastico, soprattutto perché ero giovane e sapere di essere stato uno dei protagonisti nella risalita in una C1 importante come era allora mi ha reso davvero felice."
" E il calcio anconetano di oggi?"
" É tutto più difficile, allora con pochi soldi si potevano costruire miracoli; l'economia era anche più sana e forse la gente più coinvolta emotivamente. Oggi l'Ancona è sprofondata in D e per restare in regione anche la Maceratese non sa ancora se riuscirà ad iscriversi in C. É un calcio diverso..."
                       
                                    JESI

Con oltre 40000 abitanti è la capitale della splendida Vallesina e da tempo immemore porta il soprannome di "Milano delle Marche" per merito della grande quantità di industrie presenti sul territorio.
Per un periodo storico relativamente breve la stella di Jesi brillò di luce propria essendo capitale della piccola ma agguerrita Repubblica Aesina; il carattere di chi nasce a Jesi ha i tratti, le cicatrici, di tutto quello che questa città ha vissuto nei secoli, dall'utilizzo come roccaforte gallica per contrastare i Piceni alle distruzioni Barbariche subite nei secoli, lo scenario ideale per far venire alla luce Federico II di Svevia, al secolo Barbarossa, nel lontano 1194 e consegnare alla storia uno dei più importanti personaggi d'ogni epoca.
In tempi più recenti la città guadagna (sotto la dominazione napoleonica) anche il titolo di "esemplare" per la bellezza e l'integrazione architettonica dei suoi vari strati storici; in un contesto del genere il seme dello sport non può che trovare terreno fertile, ed è cosi che scherma, calcio, pallacanestro ecc. arrivano in città con l'era moderna, facendo conoscere Jesi a livello nazionale ma anche mondiale.
La squadra di calcio cittadina vede la luce nel 1927 grazie la fusione di due società preesistenti; i primi passi sono quelli comuni a quasi tutte le realtà di provincia, amichevoli, tornei locali ed epiche sfide la fanno da padrone fin quando arriva il salto di qualità con l'ammissione alla serie C che dà la possibilità ai biancorossi di misurarsi con realtà del calibro di Taranto, Udinese, Padova ecc.. É indubbio che partecipare a campionati del genere comporti spese superiori alle potenzialità della città, cosi si alternano stagioni esaltanti nelle quali si tiene testa alle suddette squadre ad altre nelle quali si ci ferma in stato di totale inattività. Tra alti e bassi si appare spesso e volentieri in C, ma la vera svolta la imprime il presidentissimo Leopoldo Latini che pilota la squadra a vincere la promozione marchigiana edizione 1978/'79 e, dopo un anno di assestamento, successivamente ottiene il pass per la C2 aggiudicandosi (sul neutro di Arezzo) lo spareggio a spese del Riccione grazie anche al sostegno di 5000 Jesini esultanti.
É l'inizio dell'epopea dorata della Jesina che arriva incredibilmente in C1
termine del campionato 1983/'84 guadagnandosi cosi il diritto a sfidare corazzate come Brescia, Modena e Piacenza; durerà solo un anno, ma da li al 1991 Jesi sarà sempre presente tra i prof., terminerà tutto con la sconfitta ai rigori subita dall' Altamura sul neutro di Chieti in un drammatico spareggio salvezza. Il post professionismo è una ripartenza dall'Eccellenza che vede risalite importanti in D alternate a meste discese, ad oggi Jesi non ha più calcato i campi della C, l'ha sfiorata in qualche occasione ma nulla più.
Quel campionato '81/'82 ospita i leoncelli in qualità di neopromossi, lo Jesi infatti nella stagione precedente ha staccato il pass per la C2 aggiudicandosi il già citato spareggio di Arezzo a scapito del Riccione; l'obbiettivo è un'agevole salvezza da ottenere migliorando l' organico già competitivo del campionato appena trascorso. É così che accanto ai riconfermati Barboni, Ballarini, Tamellin e  Giuffrida patron Latini, di concetto col riconfermato mister Baldoni, aggiunge l'ala Trillini, il bomber venezuelano Ricardo Paciocco ed il libero Briga; il risultato sarà un agevole nono posto ottenuto divertendo ed aggiudicandosi, tra le altre, il derby casalingo con l'Ancona.
Bandiera Jesina, anche se esordirà in C2 la stagione successiva, abbiamo interpellato Ugo Coltorti, a quel tempo stella della primavera leoncella:
"Erano anni davvero particolari quelli, per la mia generazione, venuta su a pane e calcio sulla piazza cittadina, è stato un bellissimo sogno..sensazioni uniche!"
" Che società ricordi?"
" Quella jesina era una società che ti faceva respirare calcio vero, professionistico, ti sentivi un calciatore a tutti gli effetti; i giovani come me che si affacciavano alla prima squadra avevano occasione di imparare da giocatori del calibro di Paciocco tanto per citarne uno. L'ambiente era serio ed al tempo stesso si era riusciti a tenere l'armonia di una grande famiglia.. Oggi purtroppo tutto ciò è scomparso."
" Un campionato con quattro squadre della stessa provincia, quale la rivalità più accesa?"
" La rivalità per eccellenza era quella con l'Ancona, quando affrontavi il capoluogo era una partita speciale per tutti; si sentiva ancora quel senso di riverenza verso la città che trasformava la gara in quella della vita. Ciò accadeva pure a livello giovanile, le stranezze della vita poi mi hanno portato addirittura a giocarci ad Ancona. Erano sentite comunque anche le gare con Osimana e Senigallia, soprattutto per chi, come me, era della zona."
" Che pubblico accompagnava i leoncelli?"
" Un pubblico da A me lo lasci dire. Jesi, come molte piazze, ama visceralmente la squadra di calcio e quando percepisce che chi gioca dà l'anima si infiamma, si esalta. I derby vedevano sempre il tutto esaurito e ricordo ad esempio che molti anni dopo, quando tornai, in una gara cruciale per salire in C2 contro la Sambenedettese riempirono lo stadio nonostante l'Ancona che faceva la B; un pubblico unico!"
" Oggi può ripetersi qualcosa del genere in provincia?"
" Me lo auguro col cuore, ma il problema è che nel calcio di oggi girano personaggi strani, ogni regione ha i suoi... C'è qualche squadra in difficoltà e loro arrivano, fanno danni e poi via!
Se non si farà una pulizia virale credo che sarà faticoso..è il male del calcio moderno. Si deve tornare a puntare seriamente sui giovani, a Jesi abbiamo un buon dna e se non lo si coltiva si andrà poco lontano... O si capisce questo o la vedo dura che a queste latitudini si riveda quel calcio.."
" Da jesino cosa vale vincere a Jesi?"
" Tantissimo, molte volte da fuori non si capisce ma giocare davanti a persone che conosci, per la tua città, ti dà il doppio degli stimoli; anche se poi ti dà il triplo delle responsabilità, per meritarti un applauso devi fare molto di più di uno che arriva da via... è comunque stupendo!"
               
                                         OSIMO

Con 35000 abitanti circa Osimo sorge su due antiche colline appaiate dal tempo e dal lavoro dell'uomo, la zona è fertile e le coltivazioni proliferano, il mare a un attimo e il monte Conero pure. La neve, incurante del vicino Adriatico si presenta annualmente, la pioggia invece fatica un poco di più dovendo aggirare lo scoglio del Conero stesso.
A livello politico la città assunse il ruolo di capoluogo regionale nel 1943 quando Ancona subì un pesante bombardamento che la rese inagibile a livello istituzionale, nel calcio invece provò a scalzare i dorici in quel 1981/'82.
La storia giallorossa dell'Osimana incomincia nell'oramai lontano 1922 quando un manipolo di appassionati locali decide di fondare la squadra; partecipa fino agli anni 70 in campionati perlopiù regionali riuscendo ad affacciarsi sporadicamente in quella Promozione che rappresentava il gradino più alto della regione. Nel 1975 arriva la salita in D grazie allo spareggio promozione vinto di misura su una Falconarese che aveva chiuso il campionato in vetta a pari punti (42); successivamente due campionati di assestamento e poi il boom nella stagione '77/'78, arriva quarta (dietro Carpi e Vis Pesaro a 45 e Civitanovese a 43) appaiata all'Anconitana e deve così disputare lo spareggio contro i cugini biancorossi; pare una gara segnata in partenza, ma all' Helvia Recina di Macerata il 28/5/1978 non succede nulla fino al termine dei supplementari, il regolamento prevede il lancio della monetina e il capitano dell' Osimana sceglie quella giusta...è C2!
L'esordio tra i "grandi" è a dir poco entusiasmante e vede i giallorossi chiudere quarti alle spalle di un imprendibile Fano e un punto soltanto sotto la ripescata Anconitana; i giallorossi stazionano in C2 per altre cinque stagioni nelle quali ben figurano al cospetto di realtà decisamente più blasonate come Venezia e Padova, e al termine del campionato 1983/'84 scendono tra i dilettanti vittime della retrocessione che innesca una serie di problemi finanziari responsabili di una rapida caduta fino alla Promozione. Da li si ha un sussulto che riporta il sodalizio in D a metà degli anni 90, ma è un fuoco di paglia che precede un decennio disastroso culminato con il baratro della terza categoria. Oggi i giallorossi battagliano sui campi della Promozione marchigiana, ma tornando a quel "81/'82 troviamo una squadra reduce da una sofferta salvezza e volenterosa di evitare i medesimi patemi nella nuova stagione; per ottenere ciò la dirigenza giallorossa inserisce accanto ai riconfermati Torresi, Retini e Sacchi giovani dal sicuro avvenire come Carpineta e Antignani assieme ad esperti del calibro di Sigarini e Ghetti, trentenne in fase calante che ha fatto divertire Bologna e Genova (sponda rossoblù) in serie A, tutti sotto l'ala protettrice di un personaggio come il portiere Cimpiel, nome altisonante per la categoria in quanto reduce da una carriera che lo ha visto scudettato col Bologna e protagonista per molti anni in A, B finanche in Canada al fianco del magico Eusebio.
Cimpiel è ad Osimo da qualche stagione e a lui si chiede una mano in quanto grande conoscitore di calcio, ma il portiere di posare i guantoni proprio non se la sente e così fa da chioccia in primis al giovane Carbonari e, a catena, un poco a tutti; sentiamolo dopo tanti anni, la chiacchierata è allegra e piacevole, come i suoi ricordi di Osimo e della sua squadra: " Come si incontrano l'Osimana e Paolo Cimpiel?"
" Tornai a casa dall'esperienza Canadese al  fianco di Eusebio..Di Giacomo, che allenava lì, mi contattò chiedendomi se avevo voglia di dargli una mano... Ci conoscevamo entrambi dai tempi in cui ci scontravamo sui campi di A e B e risposi subito di sì, ero a fine carriera ma volevo ancora giocare."
" E con quali motivazioni chi ha vinto lo scudetto a Bologna ed ha giocato con Eusebio affronta la C2?"
" Eh eh, quando fai questo lavoro è difficile accettare il pensionamento.. Ancora oggi che ho 77 anni quando vedo le partite salto sulla sedia e ho voglia di mettere i guantoni! Li ad Osimo ho trovato degli amici, e poi il giocare mo permetteva di stare al passo con i tempi senza ripensare a ciò che era stato... Mi faceva stare bene."
"Si è fermato parecchio ad Osimo, non si stava poi così male..."
" Beh..diciamo che sono uno che si attacca volentieri alle sedie eh eh...scherzi a parte sono restato li perché l'ambiente era ottimo ed io fungevo da chioccia per i giovanotti; mi sono tirato su Carbonari che poi è arrivato in B ad Arezzo...col tempo ho fatto anche un po' da direttore sportivo, il mercato passava da me."
"Rivalità di quel campionato?"
" Mah, essendo cittadine vicine tra loro c'era certamente rivalitã tra tutte, ma la più sentita era quella con il capoluogo Ancona."
"La C2 era tanta roba per Osimo.."
"Quello era un periodo in cui c'erano dei costruttori che avevano interesse ad investire nella squadra di calcio in cambio si lavorare.."
"Ricordi particolari?"
" Sicuramente i derby molto combattuti e poi un brutto ricordo legato alla stagione in cui sfiorammo la C1..."
"Prego..."
"Ci giocavamo tutto con un tranquillo Francavilla, perdemmo, e qualcuno fece girare la voce che io l' avessi combinata...si figuri se avevo bisogno di fare quelle robe li...un brutto episodio decisamente."
"Ricordi invece della città?"
"La cittadina di Osimo è favolosa cosi come i suoi abitanti. Hanno un detto che recita che gli osimani sono tutti senza testa o qualcosa del genere, hanno parecchie statue decapitate, ed io li prendevo in giro eh eh. Si vive benissimo li, cibo e vino di qualità; purtroppo oggi la squadra è scesa molto in basso, ma ripeto quello è stato un periodo particolare."
"E il tutto come finì?"
" Venni contattato per lavorare con la compagnia atleti a Bologna, avendo sposato una bolognese e vivendo li era il momento di avvicinarsi a casa; lasciai una squadra ancora competitiva e ricca di giovani dalle belle prospettive, poi pian piano è svanito tutto ma resta il ricordo di un'avventura fantastica."
                   
                                SENIGALLIA

Famosissima località turistica conta circa 45000 abitanti, ed è oramai conosciuta a tutte le latitudini; si fregia inoltre da 20 anni della bandiera blu assegnata a quei posti che garantiscono agli ospiti acque balneabili di alta qualità, rispetto per l'ambiente e servizi di prim'ordine.
La storia di Senigallia affonda le radici nell'antichità quando nel IV secolo venne fondata dai Galli Senoni (da cui prende il nome) in quanto, data la sua posizione, si poteva dominare il guado esistente e sorvegliare agevolmente eventuali arrivi via mare; saccheggiata più volte nei secoli la città si rende protagonista di svariate guerre ( utilizzata come base per truppe) e dopo aver vissuto un periodo di decadenza è giunta ai giorni nostri grazie ad un processo di recupero ed abbellimento incominciato dalla nobile famiglia Malatesta che la "ereditò" da Papa Gregorio XI in condizioni disastrose.
La vocazione della città per il turismo si perde nella notte dei tempi e già a metà dell'Ottocento si registra l'apertura del primo stabilimento balneare, il terremoto del 1930 non ha certo indebolito la vocazione dei senigalliesi e tutt'oggi la città gode di fama mondiale in campo turistico.
É d'uopo che in un luogo così aggregante si coltivi l'amore per lo sport, e agli inizi del 900 giunge in città il nuovo vento anglosassone che sparge i semi del football. É datata 1921 la fondazione della storica Vigor che battaglia da subito con i piccoli centri limitrofi ma anche con città di un certo spessore quali Ascoli e Foggia e più avanti pure Pisa e Pescara; la squadra non sfigura per nulla vivendo però momenti esaltanti che si danno il cambio con periodi di magra nei quali si deve chinare il capo a diverse retrocessioni. Come per le altre realtà provinciali anche qui la svolta arriva a fine anni settanta, il presidente Vignoli rileva la società e al termine del campionato 1979/'80 si aggiudica la promozione in D con un eloquente più sedici sulla seconda (Vigor 52p.ti, Real Montecchio 36!)...è solo l'inizio, la stagione seguente infatti la Vigor si aggiudica il proprio girone di serie D e approda nella neonata C2. Eroi di quell'impresa da 50 punti sono Cardaccia, Mencarelli, Di Iorio, diretti dal maestro Lidio Rocchi in panchina. Sono gli anni migliori per il calcio senigalliese, al primo colpo in C2 la promozione sfugge negli ultimi minuti dello spareggio col Mestre e successivamente si combatte con dignità in C2 fino all'estate 1985 quando dopo un anonimo centroclassifica la società decide di auto declassarsi in D a seguito di grossi problemi finanziari. Da li ad oggi il calcio rossoblù ha prodotto qualche sporadica fiammata che ha illuso il caloroso pubblico senigalliese di un ritorno tra i professionisti, per il resto è incappato in dolorose cadute che lo hanno relegato nell'odierno campionato si promozione regionale.
Il Senigallia targato '81/'82 si affaccia alla serie C forte di un trionfale campionato che le ha spalancato le porte del professionismo; infatti la stagione precedente i rossoblù si sono aggiudicati il proprio girone di serie D grazie ad un ruolino di marcia a dir poco fantastico: 19 vittorie, 12 pareggi e tre sole sconfitte. Confermati i protagonisti della splendida cavalcata il presidente Vignoli ha integrato la rosa con calciatori di indubbio valore quali il roccioso Baldacci dal Città di Castello, l'esperto Mugianesi fresco di promozione in B con la Cremonese, il funambolico Ennas dall' Avezzano ed il bravo Nemo ex bandiera del Catanzaro in arrivo dopo un'ottima stagione in C1 tra le fila del Campobasso...per i tifosi ci sarebbe da sognare, ma i programmi della società parlano di "campionato tranquillo per ben figurare".
Cammin facendo ci si rende conto che quel gruppo non può accontentarsi di vivacchiare nel limbo del centroclassifica, le sapienti mani di Rocchi hanno plasmato un undici in grado di dettare legge su ogni campo; la battaglia con l'Anconitana dura quasi tutta la stagione, poi i dorici prendono il largo e i rossoblù si trovano secondi alla pari del Mestre, costretti a chinare il capo in un epico spareggio risoltosi nel finale a favore dei veneti.
Di quel gruppo a Senigallia non si è dimenticato nessuno e basta una chiacchierata col mastino Baldacci per rendersene conto:
" Pochissimo tempo fa siamo stati invitati ad una festa in piazza nel quale si sono celebrati i 35 anni da quel mitico spareggio..ci seguirono in 4000..."
" Come arriva lei a Senigallia?"
" Arrivai dopo tre stagioni a Città di Castello, si insediò Galigani sulla poltrona di ds e, visto che mi conosceva dai tempi di Perugia, mi volle a Senigallia."
"Che ambiente era?"
"Un ambiente euforico, arrivavano da una vittoria in D e si preparavano ad affrontare la C2 con grande entusiasmo; l'intelaiatura della squadra era già di ottima qualità e la dirigenza la integrò con Mugianesi, Ennas, Nemo e me che ero poco più che ventenne ma vantavo già 90 gare in C."
"Allora volevano davvero la C1?"
"No no, mi creda..l'obbiettivo dichiarato era un buon campionato visto che comunque era un esordio."
"E il pubblico?"
"Caldissimo, passionale, vivevano con l'entusiasmo di chi si affaccia per la prima volta sul palcoscenico dei professionisti."
"Chissà i derby allora, quattro squadre in una sola provincia.."
"Caldissimi è un eufemismo. Con l'Ancona ricordo 6000 spettatori in casa...impensabile in una C odierna.
A Jesi più di una volta ci hanno spaccato il pullman, ogni volta si partiva scortati e anche in campo qualche ceffone volava sempre...era il derby più caldo."
"Un aneddoto di quei derby?"
"Allora...eccolo: dovevo sposarmi e perciò prima fare la cresima, me la dette il vescovo di Jesi poco dopo che avevamo vinto il derby a casa loro...si avvicinò per cresimarmi e mi dette uno schiaffo un po più forte accompagnato da un "la prossima volta vedi di perdere!"
"Mica male eh eh, e lo spareggio col Mestre? Averlo vinto avrebbe cambiato la storia della Vigor?"
"Si! Anche perché saremmo saliti noi e l'Anconitana perciò la rivalità sarebbe andata avanti. Il nostro presidente viveva a metà strada (Montemarciano) e aveva il dente avvelenato con i dorici a causa della poltrona da presidente che gli era stata rifiutata in favore di altri finanziatori....purtroppo però perdemmo nel finale.."
"Racconti.."
"Mancano pochi minuti, siamo 0-0 e faccio un contrasto al nostro limite dell'area con un avversario, mi si apre la scarpa e sono obbligato a correre in panchina per cambiarla; nel frattempo gli avversari battono l'angolo che ne era scaturito.. palla in area e gol di testa, Mestre in C1..peccato, fossi stato la in mezzo magari non avrebbero segnato, ero tosto sulle palle alte."
"E come finisce la storia d'amore tra lei e Senigallia?"
" Tremendamente, avevo appena rinnovato per quattro anni in luglio, poi ad agosto grossissimi problemi finanziari portarono la squadra al fallimento e mi ritrovai disoccupato... Peccato.."
"Il ricordo a tanti anni di distanza?"
"Stupendo, ci ho lasciato il cuore; tutt'ora d'estate ci faccio un salto al mare e basta una passeggiata sulla spiaggia per incontrare vecchi amici che li si sono fermati, ad esempio Cardaccia.."
"E il Senigallia di oggi?"
"Non ne ho idea, non ho più seguito la loro storia e parlerei di cose che non conosco...restano i ricordi di quella grande Vigor!"
Quel campionato di C2 prese il via il 20 settembre 1981, il primo derby dell'anconetano si disputò alla quarta giornata e fu un Anconitana-Jesi terminato 3-1 in favore dei dorici; in seguito arrivarono gli altri e, campionato nel campionato, se si stila una classifica degli scontri tra queste quattro realtà emerge la superiorità della Vigor che otterrà ben 8 punti tra i quali i due di Ancona l'8 novembre e i due di Jesi il 22 del mese stesso; a seguire l'Anconitana con 6, due dei quali ottenuti al "Diana" di Osimo, quindi in chiusura Jesi 5, i due casalinghi contro l'Anconitana frutto di un sonoro 4-2 sono magici, ed Osimana 5, uno dei quali strappato al "Dorico" di Ancona.La classifica finale invece decreterà l'Anconitana promossa in C1 in qualità di prima classificata, la Vigor Senigallia beffata sul filo di lana nel già menzionato spareggio col Mestre, lo Jesi in nona posizione con 34 comodi punti e l' Osimana in decima a 33, tutte protagoniste allo stesso modo di un qualcosa che nella pallonara provincia di  Ancona è ricordato con grande soddisfazione ed  allo stesso tempo un pizzico di nostalgia visto che oggi nessuna delle quattro frequenta i professionisti.

venerdì 30 dicembre 2016

LUCUS...IN FABULA...



Luco dei Marsi, terra di fatica, di leggende, di lotte e di lavoro; qui le genti portano dentro la storia che li ha preceduti, brigantaggio e battaglie contro una natura ostile e impietosa in questi luoghi  sono ormai alle spalle, ma hanno lasciato un segno tangibile in ogni centimetro di un territorio difficilmente addomesticabile. Si narra che Luco abbia dato anticamente i natali alla dea Angizia, una divinità venerata dalle popolazioni Osco Umbre in grado di comandare serpenti e curare i mali tramite la conoscenza delle erbe. Oggi si possono ammirare i resti della casa di codesta dea, e per chi decide di visitare il bellissimo territorio marsicano c'è la possibilità di mischiare il sacro (Angizia  appunto) con la praticità del lavoro svolto dall'uomo che ha portato nei secoli alla prosciugazione totale del lago del Fucino; un'idea partorita dai Romani e portata a termine nel 1877. Lago che nei secoli ha distrutto raccolti ed inondato il paese in svariate occasioni obbligando gli abitanti a ripartire da zero; lago che pero' ha dato lavoro per secoli ad una popolazione economicamente  basata sulla pesca e che ha faticato non poco nel riconvertirsi a diventare prettamente contadina.
In un contesto del genere perciò ogni realta' che vede la luce non può risultare ne' banale ne' sciatta, il carattere forgiato da secoli di sacrifici presente in ogni marsicano non lo permetterebbe. Eccezione non fa' la gloriosa Angizia Luco, locale società calcistica fondata nel lontano 1925 appena 48 anni dopo il prosciugamento totale del lago. I primi anni dell' Angizia trascorrono tra tornei a livello locale e campionati minori abruzzesi, competere con L' Aquila e la vicina Avezzano non e' certo gioco da ragazzi e perciò fino agli anni 70 non si va' oltre delle buone stagioni nel campionato di Promozione che comunque a quei tempi era il massimo torneo regionale. La svolta avviene all' alba degli anni 80 quando dopo un  settimo ed un ottavo posto (1980-'82) l' Angizia disputa una stagione esaltante piazzandosi alle spalle della regina Val di Sangro ma alla pari dell' Incoronata Vasto, serve uno spareggio per determinare la seconda promossa in Interregionale e ad Atri i Luchesi hanno la meglio dopo i supplementari, 1-0 e si sale! Il primo campionato a livello nazionale non e' però così semplice, e dopo una lotta durata tutta la stagione l' Angizia deve cedere il passo a Romulea ed Almas Roma che si salvano con 27 punti, e scendere in Promozione con le condannate in anticipo Pomezia ed Orbetello. Già così potrebbe sembrare una favola, il paese di 5000 abitanti che arriva in D, si diverte e lotta ma scende e torna nelle sue dimensioni reali...ma questo e' solo il prologo, il bello a Luco e' dietro alla porta...
LA SCALATA AI PROF.
Nessuno ne fa' una tragedia della retrocessione immediata e, con la lena che contraddistingue chi nasce e vive in questi posti, la dirigenza si mette al lavoro per porre immediato rimedio agli errori della stagione precedente; ne nasce una squadra quasi imbattibile che domina il campionato e si aggiudica il proprio girone di Promozione con 49 punti ed il seguente ruolino di marcia: 20 vittorie; 9 pareggi ed un sola sconfitta; 47 gol fatti e 14 subiti più un inequivocabile +8 sulla seconda classificata (Lecce nei Marsi). Il pronto ritorno in D è assicurato, e questa volta l' obbiettivo e' una salvezza tranquilla che serva a consolidare la presenza dell' Angizia nella nuova categoria...ma non andrà così....
CHE LA FAVOLA ABBIA INIZIO...
L'estate calcistica di Luco dei Marsi trascorre tranquilla, lo zoccolo duro della stagione precedente viene confermato ed agli ordini di mister Tamborini (ex calciatore di Roma e Atalanta) incominciano le operazioni di avvicinamento al campionato. Il girone è duro, alcune avversarie titolate (su tutte Trani e L'Aquila che vantavano presenze in serie B) e le trasferte belle toste, non sarà infatti una passeggiata andare a battagliare negli impianti di Bisceglie, Corato, Lucera ecc.; la grande favorita è appunto il Bisceglie che, forte della punta di diamante Del Zotti, non nasconde le mire di professionismo poi Chieti, Vasto 82 e Lanciano proveranno a dire la loro..L'Angizia  è li, nel grosso del plotone. La kermesse ha inizio ai primi di settembre e vede subito un Bisceglie autoritario che prova ad imprimere un cambio di passo, L'Aquila, Trani e Vasto si perdono subito mentre la piccola Angizia al ritmo dei gol di Luigi D'Alessandro resiste in scia. L'inseguimento dura quasi tutto il campionato e quando i pugliesi accusano la stanchezza i ragazzi di mister Tamborini passano al comando e incominciano a sognare assieme ad un'intera comunità.
La giornata da consegnare alla storia è la trentesima, quando sul neutro di Pineto i luchesi sono ospiti del fanalino di coda San Salvo già condannato alla retrocessione; l'impianto è letteralmente preso d'assalto dai supporters dell'Angizia  che con ogni mezzo sono giunti allo stadio, la partita è maschia, vera, tanto che al secondo palo colpito da Luigi D'Alessandro e col risultato inchiodato sul nulla di fatto qualcuno inizia a temere un sorpasso al fotofinish da parte del Bisceglie... Ma la storia s'ha da fare e al 25' della ripresa un guizzo dello scatenato Di Felice si conclude su una disperata uscita del portiere Bosco che lo travolge causando l'ineccepibile calcio di rigore. Luigi D'Alessandro ha nei piedi la palla più pesante della carriera, ma senza esitazioni al fischio della giacchetta nera la scaraventa in rete mandando in visibilio un intero paese.
BENVENUTA IN C2..
Ravenna, Matera, Teramo, le nuove avversarie rappresentano città nettamente più grandi della piccola Luco dei Marsi (all' epoca 5000 abitanti), ma la sfida è bella ed interessante e i luchesi non si spaventano di certo... la dirigenza opera in tutta tranquillità e costruisce una squadra che non fatica a salvarsi, forte di un campo di casa quasi inespugnabile e di un pubblico calorosissimo che funge da dodicesimo uomo; ma sentiamo direttamente il ricordo di un protagonista...
MURZILLI....CORE DE LUCO!
Marino Murzilli classe 1960 e polmoni da vendere, e' il simbolo di quell' avventura avendo vissuto gli anni dalla prima promozione in D unitamente ai tre passati in C2; da giovanissimo vanta una breve esperienza nella primavera dell' Avellino poi un ritorno nella sua Sulmona e da lì l' incontro con l' Angizia. "Marino, a lei la parola..."
" Con l' Angizia vinsi il campionato di promozione nel 1982/'83, non restai perchè tornai a Sulmona ma durò poco..l' Angizia retrocesse subito e mi riprese per il nuovo torneo di promozione nel quale ottenemmo l'immediata risalita grazie ad un campionato dominato in lungo e largo, da lì poi partì poi la nostra favola"
" Prego, prego ci racconti.."
" L'obbiettivo in D era salvarsi senza patemi ma strada facendo ci trovammo lassù, la squadra era compatta..un bel gruppo che iniziò a crederci; il Bisceglie era favorito e andammo a fargli visita verso la fine del campionato, ne uscimmo col pari che, unito ad un' incredibile vittoria a Noicattaro (1-2) in un campo nel quale ci avevano accolto con coltelli alla mano e lancio di pietre, risultò decisivo ai fini della vittoria."
" A Luco come venne vissuto l' evento?"
" Fu qualcosa di unico e speciale, un sogno. Il paese partecipava in massa riversandosi allo stadio in ogni occasione, pure negli allenamenti...erano anni in cui era festa tutti i giorni".
" E arriviamo alla C2, primi ricordi?"
"La C2 era un'altra musica, realtà come Perugia, Terni, Forlì, li ho marcato gente come Di Canio, Ravanelli, D'Amico e Palanca; esperienze bellissime, per noi era una favola. Il primo anno arrivammo ottavi mentre nel secondo andò ancora meglio; chiunque veniva a giocare a Luco faticava, avevamo un campo piccolo e in terra battuta, molto caratteristico, tanto che anni dopo durante un'intervista il "soldatino" Angelo Di Livio alla domanda su cosa ricordasse degli anni di C2 rispose senza esitare :"Un campo in terra battuta con un muro dietro la porta che se calciavi fuori la palla tornava indietro!"...era il nostro!"
" Lei fu uno dei perni insostituibili degli anni della C.."
" In tre stagioni di C2 avrò saltato tre o quattro partite, ricordo che un anno vinsi il premio come miglior giocatore votato da pubblico e giornalisti, ero un mediano, un faticatore, davo tutto e qualcosa in più per la maglia...e il pubblico apprezzava.."
" Quale era l'ingrediente più importante di quell' Angizia ?"
" La D l'abbiamo vinta con Tamborini, ma poi in C2 si presentarono un po di problemi e cosi ci furono un paio di avvicendamenti finché non arrivò Saul Malatrasi...lui fu il vero valore aggiunto di quella squadra, portò quella professionalità che mancava all'ambiente."
" Come era gestita la società?"
" Non c'era un vero e proprio imprenditore che metteva i soldi, partecipavano tutte le forze economiche del paese, una specie di cooperativa... eravamo originali pure in quello eh eh."
"Altri ricordi, prego la parola a lei.."
" Mi vengono in mente quelle tre o quattro volte che andammo in schedina, tutto il paese fece un mega sistemone ed una volta si arrivò a fare undici!!
Come dicevo poc'anzi furono anni di grosse soddisfazioni, indossarono la nostra casacca giocatori come Baldacci che poi arrivò in B col Licata, si girava l'Italia per giocare a calcio ma tutto aveva un costo davvero elevato e, purtroppo, non poteva durare a lungo..."
" Infatti il terzo anno retrocedete in D.."
" Già, erano finiti i soldi, Baldacci partì per Licata, D'Alessandro andò a Castel di Sangro e i pezzi più pregiati vennero ceduti; si costruì una squadra con poco e col solo obbiettivo di mantenere la categoria, ma era arrivata la fine..."
" Annata pesante, vittoria con mega rissa a Terni e vendetta del Bisceglie che in Puglia vi batte 6-0.."
" A Terni successe di tutto, il loro Simeoni impazzì ed iniziò a prendere a calci il nostro centravanti, io ero capitano e ricordo che l'episodio venne mostrato pure alla domenica sportiva. Vincemmo e fu comunque una delle poche soddisfazioni; a Bisceglie invece andò in campo una squadra imbottita oramai di ragazzetti...eravamo rimasti solo io e Duilio D'Alessandro.."
" E' il momento del consuntivo.."
" Direi che di quest'esperienza metto sopra tutto la partita promozione di Pineto, fu qualcosa di incredibile vedere tutta Luco in trasferta; degli anni di C invece non dimenticherò mai i climi respitati in stadi come il "Curi" o il "Liberati" e la soddisfazione di essere la squadra di punta dell' Aquilano."
" Potrebbe ripetersi nel calcio di oggi qualcosa di simile?"
" Potrebbe solo se un forte imprenditore investisse ingenti somme di denaro, al tempo era diverso..mettevano poco ma mettevano tutti. Il calcio è cambiato, il mondo pure, restano comunque anni indimenticabili terminati poi, a livello personale, per intraprendere la carriera di ispettore assicurativo, avevo già pronto un biennale col Celano ma lo rifiutai...la mia favola era stata bella così!"
Da Luco in quegli anni passarono fior di giocatori, qualcuno poi si sarebbe fatto strada anche ai piani superiori, è il caso di Silvestro Baldacci roccioso difensore che approda in marsica nell'estate 1986 per restarvi una stagione e poi spiccare il volo verso un'altra bellissima favola chiamata Licata. Nelle sue parole però,  a distanza di trentanni, si può scorgere l'armonia e la felicità che a Luco in quelle stagioni erano di casa..
                  STOPPER & GO..
" Feci una stagione soltanto all' Angizia  arrivando da un'esperienza traumatica col Potenza nell'anno precedente; i rossoblù lucani rappresentavano una città appena uscita da un terremoto ed ancora sotto choc, inoltre durante il campionato venne arrestato il presidente cosi lo sbando fu totale; non venne pagata neppure una mensilità, ricordo che i soldi li presi anni dopo grazie ad una vertenza."
" Con queste premesse che si aspettava da Luco? E come ci arrivò?"
" Ci arrivai perché essendo abruzzese credo che mi conoscessero da quando ero ragazzo; mi aspettavo una realtà piccola ma seria e carica di entusiasmo , cosa che effettivamente trovai; un paese di 5000 abitanti con 1200 abbonati...una famiglia, persone meravigliose che capivano quanto fosse un evento fare la C2!"
" E La Squadra?"
" Eravamo una buona squadra con un una guida tecnica del calibro di Malatrasi, un grande uomo con una professionalità incredibile; facemmo davvero bene e personalmente segnai cinque gol in coppa Italia e tre in campionato...mica male Per uno stopper.."
" Ed infatti l'anno dopo lei va' a Licata"
" Andai via perché per le casse dell' Angizia  ero un giocatore costoso, avevo già un nome in C e aspettai l'offerta giusta che poi giunse da Licata...volevo fare il salto di qualità. Non ero comunque l'unico bravo, ricordo la punta Piciollo che ne veniva dalle giovanili della Lazio, aveva un gran fisico; poi Murzilli, un mediano locale che non mollava mai."
" Ricordi particolari di quella stagione?"
" Sicuramente Angizia - Casarano, essendo Luco dietro ad una montagna nel pomeriggio era una problema vedere il sole, nelle mezze stagioni ghiacciava sempre...ebbene il giorno di quella partita era brutto, arrivò un temporale alla fine del primo tempo e rientrammo negli spogliatoi che pareva notte, si mise pure la grandine...non so' come riuscimmo a portare a termine quella gara".
E come in tutte le squadre non può mancare il bomber, il simbolo di una città, colui che trasforma in oro il sudore e la fatica che la squadra produce, colui che fa dire al tifoso " Domenica ci sarò!"; a Luco il re si chiama Luigi D'Alessandro che in coppia col fratello Duilio costituisce una s.p.a. del gol. Vive da protagonista la cavalcata dell' Angizia  ed oggi in paese è ancora un vero e proprio idolo, per chi l'ha visto e per chi ne ha soltanto sentito parlare...
            D'ALESSANDRO IL GRANDE..
" Prego bomber, la parola a lei.."
" In realtà ero più una mezzapunta, il centravanti era mio fratello."
"  Come arrivò all' Angizia ?"
" Ci arrivai dopo aver cominciato nel Carsoli (mio paese d'origine) ed essere passato per Sulmona. A Luco ho vissuto tutta la parabola, la prima promozione in D, la retrocessione, la risalita, la C..insomma tutto. Era una società piccola ma molto organizzata, finanziata da tutto il paese".
" La stagione della salita in C2 era iniziata con l'obbiettivo di vincere?"
" Assolutamente, il volere della società era di disputare un campionato tranquillo e senza patemi, ma poi ci trovammo li davanti ed arrivammo fino in fondo."
" Che annata fu?"
" Era un girone che comprendeva realtà ben più grandi di noi, società di tradizione come Chieti, Trani e L'Aquila, non potevamo pensare di insidiarle...ed invece avvenne il miracolo."
" Che gare ricorda maggiormente?"
" Sicuramente la sfida a Bisceglie che andammo a pareggiare restando appaiati in testa alla classifica; noi la settimana dopo vincemmo la battaglia di Noicattaro e loro pareggiarono..guadagnammo il punto decisivo che portammo fino in fondo. Ma forse la sfida che resta più nel cuore è quella col San Salvo giocata a Pineto, quella decisiva.."
" Dove lei calcia il rigore del definitivo 1-0, parola a lei..."
" Sul rigore mi tremavano le gambe e non poco, c'erano 3000 persone che aspettavano il gol, il compagno più vicino lo avrò avuto a trenta metri..erano tutti terrorizzati. Ma poi entrò e fu una bellissima festa, ci aspettarono al paese...indimenticabile."
" E cosi arriva l'esordio in C2 con ancora il titolo di capocannoniere.."
" Era un momento magico, stavo bene e poi beneficiai della bravura di mister Malatrasi; il primo anno andò benissimo e nel secondo, se avessimo avuto alle spalle una società ancora più solida e ambiziosa, avremmo potuto aspirare a salire ancora più in alto."
" Ma purtroppo l'apice era stato toccato..."
" Lo stadio era sempre stracolmo, ma per resistere tra i professionisti ci volevano davvero tanti soldi, Luco era una piccola realtà; cosi alla fine del secondo anno, di comune accordo con la società, accettai assieme a due compagni l'offerta del Castel di Sangro che era una realtà in rampa di lancio... purtroppo per me si rivelò una stagione piena di infortuni...peccato.."
" Ma un bomber del suo calibro non aveva ricevuto offerte dall'alto?"
" Alla fine del primo anno di C2 si parlava del Palermo ma poi non se ne fece nulla; si intavolò pure un discorso col Pescara di Galeone che mi vide all'opera durante un'amichevole contro i biancoazzurri giocata a Luco..."
"Racconti..."
" Era l'estate 1986, il Pescara era retrocesso in C1 e voleva subito risalire; Galeone parlò con Malatrasi che garbatamente negò il mio trasferimento dichiarando che tra i suoi dictat per restare a Luco il primo era la riconferma mia. Durante l'estate il Pescara venne riammesso in B e sali, tra lo stupore generale, in A... Più avanti Malatrasi mi disse che se avesse immaginato una cosa del genere mi avrebbe mandato subito...pazienza, è andata così.."
" Tornerà mai l' Angizia  a quei livelli?"
" E' difficilissimo che possa riaccadere, è cambiato tutto...procuratori, business, non credo possa succedere di nuovo, ma è bello sentire che a trent'anni di distanza c'è ancora qualcuno che si ricorda di noi."
Matera, Perugia e Terni sono oramai tornate lontanissime da quel piccolo paese della marsica, oggi l' Angizia è tornata a battersi nei tornei regionali, seguita sempre da un buon pubblico composto da chi va' fiero di aver vissuto quegli anni a chi fiero ne è di esserne degno erede... L' Angizia, come la dea, è comunque immortale.


lunedì 27 giugno 2016

GIOVANNI MILANESI...da Forlì..


Gli occhi belli li ha e viene da Forlì ma non e' l' Eulalia Torricelli, bensì Giovanni Milanesi classe 1966 ed ex speranza del nostro calcio che oggi fa' il geometra per il comune forlivese.
Di lui negli almanacchi troverete poco e niente, un paio di panchine in serie A con la maglia blucerchiata, un altro paio di presenze nella trionfale (per la Sampdoria) Coppa Italia edizione 1984/'85, una presenza in serie B nel Bologna del sor Carletto Mazzone e nove gare in C2 nella squadra della sua citta'. La sua e' la storia di tanti ragazzi che, vuoi per un motivo vuoi per un altro non sono riusciti ad emergere nel calcio dei grandi, sono arrivati ad un passo..l' hanno accarezzato e poi sono finiti in mondi completamente differenti.
Lo disturbo un Sabato mattina, lui, avvisato telefonicamente la sera prima, aspetta la mia chiamata..io tra il ritiro delle nuove porte per la casa e l'acquisto di materiale edile di vario genere mi ritaglio una mezz'oretta per parlare del calcio che fu indossando le cuffie e litigando con semafori e segnaletica stradale in genere!
Il telefono suona, io freno e il Milanesi risponde :
Io : " Buongiorno Giovanni, eccomi pronto a torturarti con una sfilza di curiosita'.."
G : " Ci sono, comincia pure eh eh...rispondero' a tutto!"
Io : " Andiamo all'inizio, come comincia l'avventura tra te ed il pallone?"
G : " Ho cominciato negli esordienti in una piccola societa' di Forlì, poi dopo tre anni sono passato nel settore giovanile del Forlì ed ho fatto tutta la trafila fino ad arrivare alla prima squadra."
Io : " E lì arriva l'esordio nella vecchia C1..."
G : " Esatto, quella partita fu' vista dal grande Paolo Borea che lavorava gia' alla Sampdoria, giocai alla grande ed al termine della stessa lui ando' dal mio presidente, il mitico "Vulcano" Bianchi, e gli comunico' la volonta' di portarmi nella primavera blucerchiata."
Io : " Non male come inizio, la squadra era forte e poteva contare su calibri come Della Monica, Schincaglia, Deogratias ecc. ma retrocesse in C2...come mai?"
G : " Mah non saprei, diciamo che forse non c'era l'ambiente ideale e tutto ci giro' storto...c'era pure Galdiolo a fine carriera, Gabriele Pin e il figlio di Chinesinho, non eravamo niente male."
Io : " Hai detto Chinesinho e ti chiedo la prima curiosita', era bravo oppure era lì solo per il cognome?"
G : " No no, credimi era davvero forte..aveva dei numeri fuori dal comune e pure una gran corsa, alternava prestazioni maiuscole ad altre in cui risultava avulso dal gioco"
Io : " Pero' si e' perso..."
G : " Be', diciamo che non conduceva proprio una vita da atleta..genio e sregolatezza eh eh. Ho comunque di lui un ottimo ricordo, un gran simpaticone."
Io : " Da Forlì arrivi a Genova, i primi ricordi?"
G : " Indelebili, mi ricordo quando per la prima volta mi trovai sotto la sede della Sampdoria al fianco di Brady, Francis, Scanziani..calciatori veri, un' emozione fantastica!"
Io : " E così ha il via l'avventura con la primavera di un certo Marcello Lippi, che tipo era?"
G : " Era gia' molto carismatico, aveva la stoffa del grande..durissimo con noi giocatori ma molto leale, e poi ti diceva chiaro in faccia quello che doveva, fossero complimenti per la prestazione o rimproveri. Inoltre tatticamente era gia' all'avanguardia..."
Io : " Sentiamo..."
G : " Ci faceva fare degli schemi talmente difficili che a volte eravamo obbligati ad ammettere di non riuscire a capirli, secondo me era un passo avanti a tanti colleghi di serie A; inoltre teneva tantissimo alla disciplina e veniva pure a Pieve Ligure di sera per verificare che alle 22 fossimo in hotel."
Io : " Bè, in mano aveva una squadra di ottimi elementi, Ganz, Zanutta, Buda, Gambaro...tutti che hanno fatto i professionisti.."
G : " Gia' la squadra era composta da ottimi giocatori, e poi eravamo proprio un bel gruppo."
Io " C'era pure un certo Stefano Del Piero..."
G : " Il fratello di Alex, con lui avevo instaurato un ottimo rapporto era un bravissimo ragazzo..pensa che quando veniva giu' la famiglia portavano il piccolo Alessandro e noi lo facevamo giocare eh eh...era un bambino, chi lo poteva sapere che sarebbe divenuto un fenomeno..."
Io " Intanto mister Ulivieri ti porta in panchina a Catania...primo contatto con la serie A, che ricordi?"
G : " Mi pare finì 1-1 con gol di Mancini per noi e Pedrinho per loro, il campo versava in condizioni pietose..praticamente sembrava un orto, non si stava in piedi; di quel giorno ricordo uno scambio di parole nel tunnel col Patron Massimino, fu' molto simpatico."
Io : " Un mese dopo arriva una panchina prestigiosa, al "Comunale" di Torino Juventus - Sampdoria 1-2"
G : " Uno dei giorni piu' belli della mia vita, quella Domenica Mancini fece il diavolo a quattro, era incontenibile. E poi, pur non giocando mi tocco' il premio partita di un milione eh eh, mica poco.."
Io : " Ulivieri come lo ricordi?"
G : " Un tecnico preparatissimo e che teneva in modo maniacale all' educazione, guardava molto se lo salutavi e se conducevi una vita da atleta; molto serio e grandissimo intenditore di calcio, non maniaco degli schemi."
Io : " Un aneddoto?"
G : " La vigilia della partita con la Juventus, ero in camera con Luca Pellegrini e lui venne a spiegargli come marcare Tardelli che rientrava da un infortunio, fu' quasi maniacale..gli spiego' ogni minimo dettaglio e gli ordino' di non superare la meta' campo; Luca obbedì e infatti vincemmo noi."
Io : " Il tuo rapporto con i senatori? Vierchowod, Chiorri ecc. erano abbastanza carismatici.."
G : " Mi volevano tutti bene ero un buono, mi facevo voler bene, scherzavano ma con molto rispetto. Mi aveva preso in simpatia Marocchino, il quale mi spiegava i movimenti e un sacco di trucchi; ma pure Mancini e Pari avevano un occhio di riguardo per noi giovani."
Io : " E il "Marziano" Chiorri ?"
G : " Genio e sregolatezza, purtroppo era chiuso da Mancini e Zanone e non gioco' molto."
Io : " Chiusa la parentesi del primo anno arriva Bersellini per la tua seconda stagione blucerchiata, che tecnico era?"
G : " Un vero sergente di ferro! Preparatissimo e molto esigente, un tecnico vecchio stampo di cui ho un ottimo ricordo."
Io : " Per te nel secondo anno zero convocazioni in campionato ma due presenze nella vittoriosa edizione della Coppa Italia"
G : " Eh già, la Coppa italia fu un' emozione fortissima..l'esordio al "Via del Mare" di Lecce stupendo, sfiorai la rete con un tiro da fuori che si alzo' di poco sopra la traversa; l' altro scampolo lo giocai al "Ferraris" contro la Cavese, gara vinta agevolmente per 8-1"
Io : " La senti anche tua quella coppa?"
G " Certamente, il mio piccolo contributo l'ho dato eh eh, la ritengo un poco anche mia.."
Io : " Anno nuovo e destinazione Bologna in serie B, agli ordini di un guru come Mazzone..come ci arrivi?"
G : " Mi mandarono lì per maturare, avevo bisogno di giocare con continuità per poter crescere.."
Io : " Pero' a fine anno conti solo una presenza ed una quindicina di panchine, come mai?"
G : " Effettivamente era una grossa squadra, Marocchino, De Vecchi, Sorbi e Nicolini non erano semplici comparse..ed io, devo ammetterlo, ero troppo "buono"..mi mancava la cattiveria che a quell'eta' aiuta ad emergere; pensa che in allenamento Ottoni e Pradella mi facevano entrate al limite proprio per tirarmi fuori il carattere.."
Io : " 13/04/1986 Bologna-Triestina 1-0 e tu entri nel finale per Marocchino, ricordi?"
G : " Una grossa emozione, anche per poco entrare al "Dall'Ara" e' stato qualcosa di davvero speciale"
Io : " E Mazzone che tipo era? "
G : " Un lavoratore pazzesco, conosceva tutto di tutti e pretendeva il massimo da ognuno di noi; e poi ti metteva addosso una carica incredibile.."
Io : " Ti aspettavi di più dalla stagione bolognese?"
G : " Devo dire di sì, pensavo potesse essere un buon trampolino di lancio ed invece.."
Io : " E così nell'anno nuovo te ne torni nella tua Forlì in C2.."
G : " Esattamente, tornai a casa pensando di poter risalire velocemente le categorie, invece ando' tutto malissimo.."
Io : " Raccontaci.."
G : " Incontrai un allenatore di stampo "Sacchiano" che metteva in atto un gioco basato esclusivamente sul massacro fisico, corsa, corsa e ancora corsa; non mi trovai da subito e così passai l'anno tra acciacchi e tribune totalizzando solamente 9 presenze.."
Io : " Che contribuirono a farti decidere di smettere immagino.."
G : " La voglia di giocare mi era davvero passata, non mi divertivo più e molto onestamente non ero tagliato per poter affrontare una carriera interamente svolta nelle serie inferiori."
Io : " volevi il massimo?"
G : " Bè, avevo toccato la serie A, non nascondo che in qualcosa di più speravo davvero.."
Io : " Cosa ti e' mancato per diventare un calciatore da A ? "
G : " Come dicevo prima ero un buono, poco cattivo in un gioco dove la cattiveria agonistica e' molto importante; e poi qualche acciacco al momento sbagliato come quando ero alla Samp..."
Io : " Comunque qualche bel ricordo lo hai messo da parte; il piu' bello?"
G : " I vari esordi sicuramente, ma pure la vittoria a Torino contro la Juve...vissuta in panchina, ma per me che da bambino ero juventino fù stupendo!"
Io : " Domande finali, il giocatore più forte che hai visto?"
G : " Sicuramente Roberto Mancini, quando era in giornata vinceva le partite da solo."
Io : " Ed invece il compagno che poteva essere un campione e non lo e' stato?"
G : " Te ne dico due, il primo Gazzaneo e' Gazzaneo con cui ho giocato a Bologna, poteva fare molto di più; l'altro e' un mio ex compagno della Samp, Roberto Groppi, davvero un motorino che non ha avuto fortuna."
Io : " Oggi segui ancora il calcio?"
G : " Si, ma molto marginalmente.."
Io " E che cosa fai?"
G : " Lavoro presso il comune di Forlì come responsabile alla viabilita',aiuto mia moglie che ha aperto una lavanderia in città ed ho ottenuto negli anni la laurea in archeologia, una passione che ho sempre coltivato, ecco..questa e' un'altra grossa soddisfazione!".
Io : " Bravo Giovanni, e grazie davvero..è stata una piacevolissima chiacchierata."
G : " Grazie a te, mi hai fatto rivivere un periodo bellissimo della mia vita."
Giovanni Milanesi, una delle tante meteore del firmamento calcistico nazionale che può vantarsi di aver lavorato con Lippi, Mazzone, Ulivieri e Mancini..mica male no?












mercoledì 16 dicembre 2015

IL DERBY DEL......CORE...


Quando tra il 1245 ed il 1250 il senato bolognese diede il via alla costruzione della nuova strada Persicetana con lo scopo di congiungere  piu' rapidamente Crevalcore al capolugo (congiungendo in linea retta Borgo Panigale, Persiceto ed appunto Crevalcore) mai si sarebbe aspettato che un giorno detta strada potesse essere percorsa al contrario per sfidare, con l'irriverenza degli umili provinciali dediti al lavoro, la Dotta in una competizione sportiva...successe 745 anni dopo, 20 anni fa'; ma andiamo per gradi....
Crevalcore e' una tranquillo centro della provincia Bolognese (tredicimila e fischia abitanti) al confine con le provincie di Modena e Ferrara, il suo nome non e' ben chiaro da dove derivi ma a noi piace dar credito alla versione letteraria in cui il Tassoni, facendo riferimento ad un episodio risalente al 43 a.c. legato alla Guerra di Modena, sostiene che tal nome derivi dal ferimento a morte del console Gaio Vibio Pansa il quale, appoggiato dalle legioni di Cesare Ottaviano, cercava di liberare Modena da un assedio lunghissimo da parte delle legioni cesariane di Marco Antonio. Nei secoli si e' pure tentato di cambiare nome a questa citta', attorno al 1230 i Bolognesi (dopo l'ennesima ricostruzione dovuta ad un attacco) mutarono il nome in Allegralcore che pero' non prese campo e venne accantonato nemmeno un secolo piu' tardi.
La vita del borgo procede di pari passo con quella del cammino storico di questa fetta di pianura padana, così si passa per vicende feudali e risorgimentali fino ad arrivare ai tristi episodi degli anni '20 in  cui il fascismo, con la forza e il sopruso che lo contraddistinguevano, prende il comando di tutto e smorza i sogni dei giovani Crevalcoresi.
Per fortuna tutto ha una fine e così nel dopoguerra la vita riprende e con lei i sogni, le passioni e tutto cio' che di buono la mente umana e' in grado di produrre; e' datata 1952 la fondazione della locale squadra di calcio che oggi milita nel campionato di promozione ma un tempo, non troppo lontano per la verita', ha fatto parlare di se' su tutte le testate sportive nazionali raggiungendo il punto piu' alto nella stagione 1994/'95 quando, dopo il vittorioso campionato di serie C2 (il primo tra i prof.)  dell' anno precedente nel quale i crevalcoresi precedettero tutti conquistando ben 65 punti, disputo' il campionato di serie C1, la terza serie nazionale.
Fin quì niente di così eccezionale si potrebbe affermare se non fosse altro che in quel girone di serie C1 militava pure il Bologna che viveva uno dei  periodi piu' burrascosi dei suoi oltre 100 anni di vita; lo "squadrone che tremare il mondo fa!" era precipitato in terza serie due stagioni prima, ed al primo tentativo aveva dovuto chinare il capo alle, semifinali play-off, davanti ad una super Spal (che a sua volta, in finale, avrebbe poi ceduto il passo ai lariani del Como), era il 12 Giugno 1994: a Crevalcore quel giorno si festeggiava con un sonoro 5-1 al Legnano la Promozione in C1..a Bologna invece si imprecava per un inutile 1-0 ottenuto a Ferrara che non bastava a ribaltare lo 0-2 estense dell'andata...la Persicetana si preparava ad essere percorsa per un evento forse irripetibile!
L' estate corre veloce come il Forrest Gump che il 6 Luglio esce nelle sale cinematografiche e se a Crevalcore e' gia' un sogno il solo poter pensare di sfidare i Rossoblu' bolognesi, negli ambienti calcistici Petroniani l' imperativo e' uno solo: Serie B! Viene così allestito uno squadrone che agli ordini del guru Renzo Ulivieri dovra' distruggere la concorrenza senza alcuna pieta'...qualche nome?: Cecconi, Palmieri, Tarozzi,Morello, Doni e Pergolizzi...ci siamo capiti?
In provincia invece il riconfermato Franco Cresci ( ex bandiera Rossoblu') di comune accordo con la dirigenza si mette all' opera per costruire una squadra che possa ben figurare al cospetto di avversarie dal passato e dalle tradizioni davvero ragguardevoli, e' cosi che arrivano tra gli altri il promettente portiere Matteo Sereni dalla Sampdoria, l' ala Sturba dal Siena, il Bomber Pietranera dalla Reggiana; nonostante tutto pero' la squadra non gira e, come sempre, a pagare e' il mister il quale restera' per sempre nella storia della societa' per averla condotta in sole due stagioni dalla D alla C1.
Il nuovo corso e' targato Salvatore Bianchetti, siciliano classe 1950 e gia' un passato in panchina con Catania, Barletta e soprattutto Atletico Leonzio, squadra che lui stesso ha condotto alla conquista della serie C1...con lui la squadra risorgera' e si trasformera' in quella favola stupenda che si salvera' senza play out ed andra' al "Dall' Ara" di Bologna a sfidare apertamente la storia calcistica di questa regione; bene..e' giunta l' ora di rivivere quella partita...
19 Marzo 1995, al "Dall' Ara" di Bologna va' in scena un derby davvero particolare, il piccolo Crevalcore lanciato da una serie di dieci risultati utili consecutivi sfida la capolista Bologna che viaggia a vele spiegate verso il ritorno nella cadetteria; gli stati d' animo sono contrastanti, da una parte ci sono scudetti, coppe e storie da prima pagina del calcio, dall' altra voglia di emergere e consapevolezza di vivere un evento, sportivamente parlando, unico.
I PROTAGONISTI
Dario Morello e' al primo anno di serie C, la sua storia di calciatore lo ha portato ad esordire nell' Inter dei record del 1988/'89 e poi ad essere protagonista della scalata alla massima serie da parte della Reggiana guidata dal mago di Affori alias Pippo Marchioro; ottenuta la salvezza al termine del primo storico campionato di A non viene confermato, ed una serie di incroci del destino lo trascinano in C1 dove il Bologna gli chiede una sola cosa: i gol per andare in B.
Ma facciamo sfogliare l' album dei ricordi proprio all' ex bomber:
"Dopo la salvezza con la Regia parevo destinato al Bari, poi lì riscattarono Gautieri e così sfumo' tutto; a quel punto Oriali, che mi conosceva dai tempi delle giovanili dell' Inter, si mise in contatto con il mio procuratore (Luciano Marangon) e cerco' di convincermi a scendere in C col Bologna.
Rifiutai per ben due volte, non certo perche' non mi andava la piazza ma fare un doppio salto all' indietro mi spaventava..volevo stare in A; Oriali non si diede per vinto e con un bombardamento telefonico ed un invito nei suoi bagni a Formentera ottenne il mio sì per andare almeno a Bologna a discutere con Gazzoni e Ulivieri, una volta arrivato lì accettati convinto dalla bonta' del progetto e firmai un  triennale...era impossibile non andare in B in una citta' come Bologna!".
La stagione si rivelò poi trionfale, ma nel calcio nulla e' scontato..ci aspettavano tutti per fare la partita della vita, ma il nostro era un gruppo di uomini veri prima che di calciatori; Ulivieri ci dirigeva con la sua maestria e il pubblico, davvero degno di altri palcoscenici, ci spingeva oltre ogni ostacolo..in casa non ce n' era per nessuno!
Riguardo allo scontro con il Crevalcore ricordo che loro erano un' ottima squadra nella quale spiccava gente come Pistone, Pietranera e Monelli..arrivavano da una grossa serie di risultati utili e il nostro timore era quello, l' aria di derby dalla nostra parte non si sentiva, si temeva piu' la bravura degli avversari; lo stadio era praticamente tutto rossoblu' ma ricordo anche una fetta riservata agli ospiti, la gara invece fu' tirata ed io feci un assist decisivo per Nervo e poi siglai uno dei tre gol con i quali vincemmo.
Paolo Monelli invece gioca sulla sponda biancoazzurra, e' nella fase calante di una carriera che lo ha visto protagonista gia' a 16 anni con la maglia del Monza (Massaro-Monelli, la coppia che faceva sognare i brianzoli) per poi spiccare il volo tra Fiorentina, Lazio e Bari tra le altre; un brutto infortunio verso i trent' anni pero' lo avrebbe costretto a scendere in terza serie.
" Arrivai a Crevalcore dopo qualche stagione diciamo da dimenticare, ma andiamo per gradi... nell' ultima stagione a Pescara subii un grosso infortunio per colpa del quale non scesi mai in campo, la societa' mi abbandono' al mio destino senza tutelarmi minimamente e così a fatica trovai ingaggio nel Vicenza in C1, vincemmo il campionato pero' io mi spostai a Nola, sempre terza serie, da li dopo un campionato tribolato e una decina di presenze arrivo' la chiamata del Crevalcore."
"Come successe?"
"Fui tra gli acquisti che accompagnarono l' arrivo di mister Bianchetti (che aveva sostituito Franco Cresci), avevo tanta voglia e non mi davo per vinto dopo l' infortunio..ricordo un ambiente particolare quasi una famiglia, erano ultimi con pochi punti ma ci riuscì una clamorosa rimonta che valse la salvezza senza passare neppure dai play out, ricordo che vincemmo anche a Ferrara; giocavamo un buon calcio perche' Bianchetti era davvero bravo, attuava un 4-3-3 offensivo nel quale io ero la punta centrale, poi c' erano Gubellini e Pietranera che segnavano a raffica..ci divertivamo, avevamo fatto gruppo..ricordo Sereni, Gandini, Furlanetto; il nostro campo di casa era il "Dall'Ara" e poi lo stadio di Cento, purtroppo poi tutto e' stato vanificato dalla sparizione della societa'.
Il derby di ritorno col Bologna fu' una gara combattuta, giocammo molto bene e ricordo pure una traversa nostra oltre che il mio gol su calcio di rigore, la differenza sostanziale dalle altre gare era che per quella c' era il pienone, quando giocavamo noi invece facevamo massimo 1000 persone; e' stata tutto sommato un' esperienza positiva che si pensava potersi ripetere nella successiva stagione invece..."
" Ci racconti"
" A fine torneo andammo a cena noi vecchi con la dirigenza, pareva tutto ok e si parlava gia' di conferme e nuova stagione, sarei rimasto volentieri ma purtroppo finì tutto. Conservo comunque un ottimo ricordo di Crevalcore."
Fortunato Sano' e' un mediano tutto grinta e polmoni, nato e cresciuto nella sua Sicilia e' arrivato al professionismo grazie alla fiducia concessagli dal suo allenatore Salvatore Bianchetti che lo ha lanciato nell' Atletico Leonzio, e' alla prima esperienza al Nord.. ma sentiamo direttamente da lui quello che ha da dirci.
" Fino ad allora avevo sempre giocato al Sud, campi caldi ed atmosfere bollenti erano all' ordine del giorno..ero stimolato dal fatto di poter vivere un' avventura in una squadra del Nord e così accetai di buon grado Crevalcore; trovai cio' che avevo immaginato, paese piccolo ed ambiente molto tranquillo dove potevi lavorare in pace serenita'.
Arrivai appena prima del mio ex (lo sarebbe stato ancora per poco) mister Bianchetti e ricordo un' aria un po' pesante..si era in fondo alla classifica e Franco Cresci era in bilico, poco dopo arrivo' l' esonero ed ecco ancora Bianchetti, mi conosceva benissimo e questo non poteva che farmi felice, con lui iniziammo una risalita incredibile e, grazie ad un lunghissimo filotto di risultati positivi, riuscimmo ad evitare pure i play-out.
Rispetto al Bologna noi eravamo i cugini piccoli piccoli, era gia' una soddisfazione poter giocare le gare casalinghe in un monumento come il "Dall' Ara" anche se il pubblico  al massimo superava, di poco, le 1000 presenze; quella sfida per noi fu' abbastanza particolare, eravamo abituati a giocare lì ma la differenza era che quel giorno ci saranno state almeno 13000 spettatori! Loro erano davvero forti pero' ce la siamo giocata minuto per minuto, da una sfida del genere avevamo solamente da guadagnare...fu' un' ottima prestazione tanto che ricordo le nostre facce a fine gara...eravamo soddisfatti di aver messo alle corde una corazzata come quella bolognese. E poi quella traversa nel finale...Bianchetti negli spogliatoi mi prese sottobraccio dicendomi : " Non potevi tirare piu' basso di un centimetro che finiva 3-3?!!" ...peccato...
Terminato il campionato eravamo tutti convinti di poter impostare una nuova stagione ricca di soddisfazioni, sarebbe bastato confermare il gruppo integrandolo con qualche innesto mirato e ci saremmo divertiti, invece iniziarono a girare voci su possibili spostamenti a Modena e si capì subito che qualcosa si era rotto...restammo tutti di stucco quando si apprese che tutto era svanito. Per fortuna ci eravamo fatti una bella pubblicita' e nessuno fatico' a trovare una nuova sistemazione, anzi i piu' tanti di noi migliorarono salendo in B.
Come in ogni favola calcistica che si rispetti anche Crevalcore in quella stagione ebbe un bomber di tutto rispetto, Michele Pietranera al tempo un giovanotto mandato in prestito dalla Reggiana che l' aveva fatto esordire in serie A...Michele al "Dall' Ara" segno' il momentaneo 1-1..
" Il ricordo che ho di Crevalcore e' un ambiente a misura d' uomo, una squadra giovane ed una societa' che si era appena affacciata al professionismo. L' arrivo di Bianchetti porto' una ventata di professionalita' che per il paese era davvero una novita', anche Cresci aveva lavorato bene pero' Bianchetti trovo' la quadratura del cerchio..per me era il primo anno da titolare, ne venivo dalla primavera e da qualche apparizione in A con la Reggiana, mi mandarono lì per maturare e segnai 16 gol cifra che non ho mai piu' raggiunto..eh eh..
La sfida col Bologna non era sicuramente una partita come le altre anche perche' se ne parlava dall' inizio del campionato..era un evento sentito da tutti, dagli abitanti e da noi giocatori, ricordo un pubblico incredibile, 12-13 mila spettatori; fu' una gara bellissima contro una corazzata che disintegro' il campionato, ma ce la giocammo fino all' ultimo..avremmo sicuramente meritato il pari e posso dire che uscimmo a testa alta, quella partita ci diede ulteriore fiducia e ci aiuto' nella rincorsa alla tranquilla salvezza che poi conquistammo. Eravamo un' ottima squadra formata da elementi davvero validi, peccato che per diventare squadra impiegammo un poco troppo. La fine di tutto la vissi diversamente dagli altri perche' essendo in prestito sapevo gia' che sarei rientrato alla Reggiana, rimasi pero' molto male..ricordo che si parlava di imprenditori bolognesi che volevano entrare in societa', poi di una fusione col Modena ma alla fine non si fece niente...peccato, dopo un' impresa del genere si doveva dare continuita'  al progetto ma le realta' così piccole sono sempre soggette a certi destini, anni dopo ho vissuto le stesse cose con i Crociati Noceto.."
Il condottiero dello storico derby era Salvatore Bianchetti, catanese classe 1950 arriva quasi per caso in Emilia, ma sentiamolo da lui :
" In quel periodo ero fermo, andai al mercato di Milano e lì mi fermo' Murano, DS del Crevalcore, che aveva bisogno di un consiglio riguardo ad un giocatore che dovevano acquistare dall' Atletico Leonzio (ex squadra allenata da Bianchetti, n.d.a), cercavano un mediano e gli consigliai Sano' perche' l' Atletico voleva rifilargli un altro ragazzo che sarebbe stato inadatto al ruolo. Combinarono l' affare e qualche tempo dopo Murano mi telefono' per invitarmi a vedere Massese - Crevalcore; accettai e andai alla partita, la Massese vinse 1-0 ed io me ne tornai a Catania; il Lunedì Murano mi chiama e mi chiede se me la sento di andare ad allenarli...accettai di corsa, al Nord non avevo mai allenato ed ero allettato da questa possibilita'.
A Crevalcore trovai un ambiente da famiglia, i dirigenti storici erano un gruppo di amici che avevano costruito passo dopo passo quest' impresa, i tifosi erano tranquilli e ci aspettavano a fine allenamento...si instauro' subito un bel rapporto del quale ne beneficio' in primis la squadra.L' esordio fu' una sconfitta fuori casa contro l' Alessandria che giocava, mi pare, a Vercelli a causa dell' alluvione subita dalla citta', venne poi un pari casalingo contro una diretta concorrente e poi una sconfitta di misura a Carrara che pero' mi fece capire che la squadra cominciava ad assimilare il mio credo, tant' e' vero che la settimana dopo sconfiggemmo in casa la Pistoiese capolista...fu' la svolta!! 17 risultati utili consecutivi tra i quali le vittorie di Modena e Monza e in casa col Ravenna..la squadra giocava bene e la classifica si faceva tranquilla.
Il derby col Bologna venne in un nostro gran momento, ricordo bene quella gara.."
"Come si prepara una gara del genere?"
" Preparare una partita così non e' certo difficile, un paesino di 12000 abitanti contro una citta' che ha fatto la A...non serve nemmeno caricarla piu' di tanto, i giocatori le motivazioni le trovano da soli in questi casi.
Noi ci tenevamo a fare bene, il rammarico e' che ci presentammo con delle defezioni, Daniel (Difensore) lo dovetti schierare da mezz' ala e ricordo che ci mancava pure un centrale difensivo; nonostante tutto giocammo una gran partita nella quale meritavamo almeno il pareggio..ribattevamo colpo su colpo ai loro attacchi ed alla fine ricordo con piacere i complimenti alla squadra da parte di Ulivieri, la mia era una squadra che col suo 4-3-3 se la giocava con tutti...certo che se il tiro di Sano' fosse stato piu' basso di un pelo....vabbe'...
Il dispiacere piu' grosso arrivo' a fine campionato, avevo gia' il contratto per la stagione successiva e si lavorava sulla squadra che sarebbe stata invece la dirigenza si spavento' e mollo' tutto, mancavano grossi imprenditori e preferirono così..dopo un super campionato mi trovai a casa disoccupato...ricordo pero' con piacere che il Ds Murano passando da Ferrara mi segnalo' all' allora presidente spallino Donigaglia, e anche grazie a lui di lì a poco inizio' la mia bella avventura con la Spal; ancora oggi mantengo i contatti con alcune persone dell' avventura crevalcorese, Borghi, Bovolenta, Magni persone squisite che ho avuto il piacere di conoscere.. e' stato davvero un peccato che si sia perso tutto così..."

GLI INNAMORATI
E dopo i protagonisti del campo non possiamo esimerci dal dare voce a chi al Crevalcore ha donato il cuore, il tempo ed i sacrifici fosse esso in C1, Seconda categoria o, come oggi, Promozione..personaggi che vanno oltre i ricordi e le emozioni...
Il Sig. Borghi e Giorgione, detto yoghi, sono due autorita' della piccola ma passionale tifoseria crevalcorese, sentiamo da loro cosa e' stato il Crevalcore: 
Borghi : " Allora avevamo 12000 abitanti e percio' sfidare il Bologna in un campionato professionistico e giocare le gare casalinghe al "Dall'Ara" era qualcosa di incredibile, ricordo che nel derby di ritorno c' erano circa 14000 persone di cui 2000 in curva S. Luca a sostenere il Crevalcore; sono stati anni bellissimi ed indimenticabili, allora il mondo cooperativo poteva investire nel calcio oggi invece non ci sono piu' soldi...
Nel '91/'92 lanciammo Schwoch che in D era irresistibile, l' anno dopo salimmo in C2 e di seguito in C1, in casa ( a Crevalcore N.d.a.) facevamo 900-1000 spettatori di media e in trasferta c' eravamo sempre...ad Olbia, in C2, andammo in 21, chi in traghetto e chi in aereo...roba da serie A eh eh...se va' su internet ci sono un sacco di foto, mi creda si respirava un' aria fantastica...i giocatori vivevano in paese tra ostelli ed appartamenti e si era instaurato un rapporto bellissimo.
Oggi invece facciamo la Promozione, pochi soldi e molti sacrifici ma la passione non verra' mai meno..amo questa societa', la seguo da sempre..pensi che a casa ho articoli che parlano della squadra  datati anni 50 e 60...".
Giorgione : "Quell' anno fu fantastico, potemmo sfidare Ravenna, Spal, Bologna, Modena ecc..tanta roba!
Nella gara di ritorno col Bologna ricordo che abbiamo incassato 370 milioni, roba che non li abbiamo mai fatti se sommiamo tutti i campionati eh eh..
Finì 3-2 per loro ma ci hanno rubato la partita, ricordo un rigore nettissimo che l' arbitro ci nego', e poi giocammo molto meglio ma...loro dovevano andare su'...
Per quella sfida eravamo tantissimi, solitamente per le altre trasferte riempivo un pullman e ne feci due per lo spareggio di serie D contro l' Oltrepo' (1991/'92), ma la trasferta piu' bella della mia vita fu a Roma per la poule scudetto di serie D '92/'93..noi, Vogherese e Battipagliese ora le dico...
Arriviamo al "Flaminio" di Roma col nostro pullman, eravamo in 44..i Battipagliesi saranno stati 1500 e da Voghera giunsero 3 o 4 pullman, c'era un casino infernale al quale non eravamo certo abituati; la prima gara fu tra Battipagliese e Vogherese e dopo mezz'ora l' arbitro nega un rigore gigantesco ai campani..passano pochi minuti e la Vogherese al primo tiro va' in gol...apriti cielo, il guardalinee reo di aver sbagliato venne seppellito di sputi e di qualsiasi tipo di oggetto...una bolgia!! Finisce così (erano gare da 45' n.d.a.) e per vendetta i Battipagliesi nella sfida seguente tifarono sfacciatamente per noi, mamma mia che spettacolo...arriviamo al 40' e Pederzoli insacca magistralmente una punizione, e' venuto giu' tutto!!!
Finisce così e vinciamo la coppa, ricordo un mega rinfresco nel quale c'era ogni ben di dio...ebbene, noi mangiavamo e Battipagliesi e Vogheresi se le suonavano di santa ragione!!! Al ritorno caricammo sul pullman una marea di cibo avanzato e ci fermammo in autostrada ad un autogrill, lì incrociammo una comitiva di polacchi affamati e via col gemellaggio...una festa...e' stata la trasferta piu' bella..mi viene la pelle d' oca solo a pensarci. Avevamo un club organizzatissimo, ogni vittoria era una festa, momenti indimenticabili...oggi seguiamo ma il fuoco si e' un po' spento...purtroppo si e' in promozione, soldi pochi e si fanno i salti mortali..
Nel nostro club conserviamo tutto, coppe, premiazioni di calciatori, articoli, foto e quant' altro.. per finire racconto la festa per la promozione in C1, fuochi artificiali, 3 quintali di carne, damigiane di vino a volonta'..tutto autofinanziato che tempi!!!"
Voglio, per chiudere, ricordare il povero Vittorio Mero che la sfortuna si e' portato via troppo presto...era un ragazzo d' oro...grazie per avermi ricordato quei fantastici momenti!!!".
Storie di calcio, storie di uomini, storie che si passano ma che restano scolpite nella mente di chi le ha vissute..  Bologna e' tornata dove il suo blasone pretende che stia e Crevalcore ha ripercorso all' indietro la nuova Persicetana...ma nessuno puo' dire che non la imbocchi nuovamente verso il capoluogo , e magari prima dei prossimi 745 anni....







mercoledì 5 agosto 2015

DI DONATO...di natura...


"ECCEZZZIUNALE...veramente" e' il grido del Guerin Sportivo n° 9 del 3-9 Marzo 1982; in copertina un ammaliante Evaristo Beccalossi che occhi bassi e busto inclinato delizia la platea nerazzurra con giocate degne dei migliori campioni, tanto che la stampa fatica a capire perche' " il vecio" (sua maesta' Enzo Bearzot)  non lo consideri tra i papabili 22 che si portera'  in Spagna a giocarsi il Mundial.
L' edizione del Guerino continua interessantissima come sempre, ed a meta' giornale troviamo un' accattivante articolo sul redivivo Platini seguito da un altro sul recuperato bomber del Tottenham Mark Falco, lontane origini italiane ( Nola, nel napoletano) e stella inglese del momento; in un susseguirsi di notizie su stelle piu' o meno luminose ecco che troviamo un' inchiesta sui giovani talenti italiani nati pero' in terra straniera (cosa abbastanza rara nel 1982), quì tra nomi famosi come Silvano Martina o Bruno Nobili si mischiano illustri sconosciuti come l' italo-venezuelano Petrungaro in forza al Milan o l' italo-etiope Mike Tadese che sudava per la causa cesenate; l' articolo e' corredato da un paio di foto e vicino al mostro sacro Claudio Gentile (nato a Tripoli) vengono piazzati due giovanissimi...uno e' il futuro milanista Walter Bianchi classe 1963 nato nella citta' Svizzera di Aarau; l' altro e' un ragazzotto 17enne che sta' dando spettacolo nella primavera del Bologna di mister Soncini, e' nato in Germania da genitori abruzzesi ma a cinque anni gia' era tornato in patria per cominciare un' avventura che ora andremo a ripercorrere, il suo nome e' Dario Di Donato.
D : Buongiorno Sig. Di Donato, siamo pronti per un revival pallonaro?
R : Certo, ci mancherebbe, lei mi dica ed io cerchero' di ricordare eh eh 
D : In principio fu' Germania..
R : Esattamente, sono nato a Lòrrach nel 1965 perche' i miei si trovavano lì per lavorare, erano partiti dall' Abruzzo anni prima; ma quando avevo cinque anni tornammo a Chieti.
D : Dove lei comincia a giocare al pallone..
R : Sì, la societa' si chiamava River e tra gli altri vi iniziarono pure Pacione e Sansonetti...rimasi lì fino ai giovanissimi, poi dopo una serie di provini  per Napoli, Perugia e Bologna partii alla volta della Torre degli Asinelli.
D : Era un po' giovane per un' avventura lontano da casa..
R : Non fu' facile mi trovai a Bologna da solo a 13 anni, la passione mi ha aiutato tantissimo..noi ragazzini vivevamo a Casteldebole; vincemmo lo scudetto con gli allievi nazionali, la prima grande soddisfazione.
D : Poi arriva la Primavera, mica male come squadra...
R : Non eravamo una brutta squadra, ma in quegli anni dominavano realta' come Torino e Fiorentina; con me c' erano ragazzi come Gazzaneo, Macina, Marocchi e Di Sarno tutta gente che ha fatto carriera..e appena sei mesi piu' giovani c'erano Pagliuca e Luppi, il Bologna in quegli anni investiva tanto sui giovani..
D : E mister Soncini?
R : Era come un padre addottivo, ci curava, ci coccolava gestiva praticamente tutto..lo sento ancora oggi e mi da' preziosissimi consigli per il mio lavoro di osservatore..
D : Per Di Donato così arriva il momento dell' esordio in serie B..
R : "Via del mare" di Lecce, lo ricordo come fosse oggi..Lecce-Bologna 1-3, entro nel finale al posto di De Ponti.
D : Resta pero' l' unica presenza...
R : Purtroppo sì, Bologna veniva dalla prima retrocessione della sua storia ( serie A 1981-'82) e addirittura quell'anno andammo in C..la squadra non era male, ma mancava completamente la societa', era tutto allo sbando..anni difficili, non mi faccia dire di piu' eh eh....noi giovani avremmo meritato piu' spazio, ma in un campionato di sofferenza i minuti per i ragazzi sono ridotti all' osso..
D : Finisce il campionato e lei si ritrova in Interregionale a Mirandola, come mai?
R : Terminata quella disastrosa stagione venni convocato per il ritiro ancora dal Bologna, la serie C era davvero troppo poco per una societa' così blasonata e mister Cade' puntava tanto sugli uomini di esperienza per tornare in B; giocavo le amichevoli ma capii subito che lo spazio era davvero poco, così dopo un contatto andato male con la Pro Patria arrivo' la richiesta della Mirandolese ed accetai.
D : Che annata fu'?
R : Buona, con 12 reti fui tra i primi cannonieri del girone, ci salvammo e arrivo' la convocazione per il ritiro del Bologna che era tornato subito in B.
D : Pero' poi finisce al Chievo, ancora in Interregionale..
R : Lasciamo stare....
D : No no, a lei la parola...
R : Allora...destino vuole che l' anno di Mirandola avessimo sfidato il Chievo di Garonzi; lui era uscito male dal Verona ed aveva il sogno di arrivare a sfidarlo così in cambio di un aiuto finanziario all' allora presidente del Bologna Brizzi che non navigava certo in acque tranquille pretese di portarmi con lui..
D : Mi pare che lei non fosse proprio felice..
R : Non ne volevo sapere, rifiutai in tutti i modi, finche' mi dissero chiaramente " O vai lì o smetti!"...accettai, ma quanto ho pianto...
D : Annata fallimentare, solo 13 gare ed un gol..
R : Tutto da dimenticare, mi feci subito uno strappo che mi tenne fuori sei mesi, non esisteva l' ecografia ed ogni volta che provavo a ricominciare mi fermavo di nuovo...
D : Nonostante tutto l' anno dopo si accasa in C2 all' Ospitaletto...
R : Ero ancora tornato a Bologna, Corioni aveva appena preso la societa' e visto che ne veniva dall' Ospitaletto mi diede l' opportunita' di andare lì..
D : Dove ritrova Di Sarno (ex primavera Bologna) ed i futuri rossoblu' Cusin, De Marchi, Gilardi e Monza..
R : Esattamente, fu un' ottima stagione in cui arrivammo a giocarci la promozione allo spareggio con il Mantova, purtroppo perdemmo pero'; per me fu' un anno di transizione, nel quale pagai ancora lo strappo procuratomi a Verona, giocai poco ma ricordo ancora le partitelle negli allenamenti in cui battevamo spesso e volentieri i titolari.Volevano tenermi ma le nostre strade si divisero..non per piangere, ma l' anno dopo volarono in C1 e andarono quasi tutti a Bologna..chissa'...
D : Lei invece ricomincia dalla D a San Lazzaro..
R : L' ex DS del Bologna era in societa', mi chiama e mi garantisce che mi avrebbero dato il tempo di guarire bene senza mettermi premura..
D : E così?
R : Accetto, guarisco bene e disputo una super stagione (30 presenze e 8 gol), siamo arrivati dietro al Riccione di Zaccheroni e al S. Marino.
D : Invece l'anno dopo retrocedete..
R : Incredibile! In panchina prima Varrella e poi Zaccheroni...ma non basto'.
D : Così lei si sposta ad Imola in cerca di riscatto, ma il campionato lo vince il Baracca Lugo di Zaccheroni..scherzi del destino..
R : Eh gia', pensare che Zac mi voleva portare a Lugo; il san Lazzaro sparo' troppo alto e non se ne fece nulla, andai ad Imola e devo ammettere che e' stata una scelta felice..grande piazza, ci sono legatissimo. Ho poi avuto la fortuna di vincere lì da mister.
D : Imola, secondo posto, 11 gol ma lei l'anno dopo e' in Promozione (non esisteva l'Eccellenza n.d.a.) alla Pianorese...come mai?
R : Era una societa' ambiziosa vicino a casa, stavo sposandomi e mettendo su' casa e percio' ho preferito così..una scelta di vita..
D : Che ambiente trova Di Donato in Promozione?
R : Una squadra forte, puntavano in alto ma...arrivamo secondi dietro il San Lazzaro.
D : La stagione dopo invece termina con un anonimo 5° posto..
R : Il secondo anno ilpresidente mollo' tutto..ando' male sotto ogni punto di vista e dovetti ricominciare a guardarmi attorno..
D : E arriva l'avventura a Brescello...
R : Ci arrivai a Novembre, era un'ottima societa' nella quale disputai un buon campionato andando a segno 8 volte in 24 partite..ma non mi andava il mister e così a fine stagione feci le valigie..peccato, se avessi avuto piu' pazienza...ma ero giovane eh eh...
D : Incredibile ma vero la stagione successiva scende in Prima Categoria...
R : Era il primo anno che avevo il procuratore..mi continuava a dire "Stai tranquillo che una squadra la troviamo"...morale : a Novembre un amico mi porta in questa piccola realta', il Panigal ,ho fatto 16 gol.
D : Estate '93..inizia l'avventura tra Di Donato ed il Boca...come succede?
R : Il Boca era una bella realta' del bolognese, mi videro giocare anni prima a Pianoro e si ricordarono di me..erano reduci da una retrocessione dalla D ma erano determinati a tornarci immediatamente..
D : Col portiere Miramari, quello che calciava i rigori..
R : Tirava pure le punizioni, aveva davvero un calcio fantastico.
D : Campionato tirato fino alla fine ed arrivate secondi dietro all'Imola...
R : Sì, comunque al Boca e' stato tutto un saliscendi tra D ed Eccellenza, fondamentalmente eravamo un gruppo di amici che si divertiva dentro e fuori dal campo; io in tre campionati realizzai 55 gol.
D : Non male direi..
R : Assolutamente, la terza stagione salimmo dopo il vittorioso spareggio con la Santarcangiolese, in coppia con me c'era un giovane Bazzani...lui 16 gol ed io 18...
D : Il maestro lo ha avuto buono eh eh; tornate in D ma lei a Novembre va' via, destinazione Casalmaggiore..
R : In serie D arrivo' un Ds che voleva imporre il suo parco giocatori; la maggioranza di noi a quel punto manifesto' il chiaro intento di voler andar via, io resistetti fino a Novembre quando accettai le offerte del Progresso (la squadra di Casalmaggiore n.d.a.) e scesi in Eccellenza.
D : E che ambiente trova?
R : Erano ultimi in classifica, una squadra forte che per oscuri motivi non girava...a Natale arrivo' in panca Marino Perani e con un lavoro sia fisico che psicologico ci fece disputare un super girone di ritorno.abbiamo fatto 40 punti e scritto una favola...
D : Anno nuovo vita nuova, parte l'avventura di Budrio targata Mezzolara...
R : A Febbraio iniziai a lavorare in una ditta di Bologna, era del presidente del Mezzolara che mi ingaggio' dicendomi che avrei potuto anche allenare; a quel punto presi 5 o 6 giocatori intelligenti e iniziai un progetto' che nel giro di tre stagioni, spendendo davvero poco, ci porto' immense soddisfazioni tra le quali l'accesso alla serie D.
D : E lei torna al Boca..
R : Esattamente, volevano vincere l'Eccellenza e scelsero me..ci riuscimmo con 72 punti in 34 giornate..un'annata strepitosa!
D : Altra avventura in D e lei quì chiude col calcio giocato..
R : Ormai allenavo, ero ancora tesserato come calciatore tanto che a Castel san Pietro feci l' unica apparizione stagionale coronata da un gran gol per il quale mi fece i complimenti l'arbitro e tutto lo stadio..applausi scroscianti pure dai tifosi avversari..
D : Un'ottima chiusura;due domande..la prima e' il ricordo più bello..
R : Ne ho due a dire il vero..il primo e' ovviamente l'esordio in serie B..l'altro e' invece più recente...
D : Dica dica..
R : L'anno della promozione col Mezzolara..ultima giornata, dobbiamo vincere per la matematica ma ci manca la punta titolare...
D : E che succede?
R : Mi schiero io, vinciamo 4-0 e faccio una quaterna...stupendo...
D : Complimenti..un bomber sempreverde...
R : In carriera, dalla primavera fino alla fine, ho segnato 204 gol.
D : Ottimo traguardo; ma passiamo alla seconda curiosità..il giocatore con cui ha giocato che poteva emergere..
R : Non ho dubbi..Marcomini! Era con me a Bologna, un fenomeno..lo fermò un gravissimo incidente in moto...
D : Grazie, torniamo a noi.. poi parte l'avventura in panchina..
R : Sì, stagioni buone ed altre meno, La vittoria del Campionato con l'Imola e' stata una delle maggiori soddisfazioni; dopo quella stagione mi operarono all'anca.."L'avessi fatto prima eh eh.."..e dovetti stare un po' fermo. Aprofittai per tenermi aggiornato, ricordo che mi chiamarono come relatore ad un incontro di tecnici; c'era Colomba tra gli altri...parlai una mezz'oretta del settore giovanile ed al termine vengo avvicinato dal capo degli osservatori del Catania..
D : Perche'?
R : Mi chiese se mi andava di fare una relazione riguardante il Sassuolo per il mister etneo Maran, risposi positivamente ed inizio' una bella collaborazione..
D : Che l'ha portata addirittura sulla panchina della mitica Honved di Budapest..
R : Andiamo per gradi..iniziai a fare l'osservatore con ottimi risultati; ho girato pure all'estero e lo consiglio vivamente a chiunque voglia intraprendere questa carriera...ti forma davvero tanto.
D : Parli tranquill,io ascolto...
Poi inizio a lavorare con lo Spezia di Stroppa e poi Mangia per i quali giro parecchio, finche' un giorno non mi contatta telefonicamente il mio vecchio amico Mancio (Roberto Mancini) che stava allenando il Galatasaray; mi chiede se posso andare al "Dall'Ara" a relazionare la Juve perche' non sa' a chi affidarsi..
D : E Lei?
R : Accetto, e in piu' faccio un lavoro che al Mancio piace tantissimo..così tanto che prima di un Carpi-Palermo mi chiama nuovamente per inviarmi a Londra ( i turchi avevano eliminato la Juve n.d.a.) a vedere Arsenal-Chelsea..da lì ho poi fatto Chelse-Manchester U., Chelse-Manchester C. e pure l' Aston Villa...un'esperienza a dir poco affascinante.
D : E la Honved?
R : Ci arrivo eh eh..tramite Mancio conosco lo zar Pietro Vierchowod che cerca un vice ed un tattico da portarsi in Ungheria...ci piacciamo e partiamo..
D : Bella avventura?
R : Sul piano sportivo no perche' siamo stati esonerati; su quello umano stupenda..come Pietro, una grande persona...
D : E adesso?
R : Ora sono in attesa, per adesso mi godo le vacanze in Sicilia eh eh..
D : E di quell'articolo sul Guerin Sportivo cosa resta?
R : Una gran soddisfazione, ricordi che ti porti dietro tutta la vita..
D : Glielo mando per E-Mail ok?
R : Cavoli grazie, sarebbe stupendo..
Stupendo e' sapere che nel calcio esistono ancora i Dario Di Donato...Grazie campione!!!