mercoledì 18 aprile 2018

I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA!

I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA! 


Questa è la storia di un manipolo di condannati che si ribellano al proprio destino, un gruppo di uomini che sull'orlo del baratro si volta di spalle e torna indietro laddove li attende la gloria, laddove li porterà  il loro condottiero che non può e non deve pensare nemmeno per un attimo di fallire...sarebbe la fine!
Questione di scale, chi sale e chi scende, da dove si arriva e dove si andrà, questione di incroci e di casualità, questioni di calcio e di quello genuino...questioni di C, C1!
PROLOGO 
Estate 1988, il campionato di C1 attende i nuovi protagonisti ognuno dei quali lavora alacremente con un obiettivo chiaro da raggiungere il giugno successivo; che sia la B o la salvezza poco importa, luglio e agosto vivono di botti, colpi di scena e sotterfugi  che hanno il sapore di tutto tranne che quello di vacanza.
Il girone B della C1 è per antonomasia una B2, piazze blasonate come Cagliari e Catania, tifoserie passionali quali Salernitana, Casarano e realtà consolidate in terza serie come Rimini, Frosinone e l'antica Vis Pesaro costituiscono un plotone di tutto rispetto al quale vanno aggiunti altri sodalizi vogliosi di emergere o desiderosi di rinverdire fasti passati, tra questi troviamo il Monopoli ed il Campobasso, due realtà con un recente vissuto completamente differente che al termine del campionato saranno maledettamente vicine; ma facciamo un pò d'ordine. 
Il Campobasso ne arriva da quasi un decennio davvero ricco di soddisfazioni,  la promozione del 1982 ha innescato una serie di esperienze mai vissute dalla tifoseria molisana; la Serie A sognata, la vittoria in Coppa Italia sulla Juventus,  le sfide con Lazio,  Atalanta ed altre realtà fino ad allora mai avvicinate. Tutto è terminato in quei terribili spareggi del 1987 che ne hanno decretato il ritorno in terza serie, ritorno che i lupi hanno cercato di rendere breve giocandosi la stagione precedente la promozione (poi sfuggita) fino alla fine grazie ad una super squadra che aveva nella punta Romiti il suo terminale d'oro.
Per contro il bianco-verde Monopoli  vive il periodo più bello della sua storia con l'ormai consolidata partecipazione alla C nella quale si è costruito una reputazione più che dignitosa concludendo  la stagione precedente con un sesto posto che è valso l'accesso alla Coppa Italia nazionale dove i pugliesi affronteranno anche l'Inter.
I  movimenti di mercato quindi non sono mancati  e i biancoverdi del presidente Bellomo hanno messo a disposizione di mister Aldo Sensibile  (in arrivo da Forlì) una rosa di tutto rispetto privata sì dei pezzi grossi De Toffol (Casarano), List  (Foggia), Rebesco  (sceso in C2 al Bisceglie) e il prestito Caruso (rientrato a Campobasso dove la stagione precedente  era stato utilizzato come pedina di scambio per arrivare al Monopolitano bomber Lanci), ma rinforzata dagli arrivi dalla B di Scarfone (Catanzaro), Agostinelli e Biagioni  (Lazio), Cangini e Costantino  (Bari) e l'esperto portiere Cavalieri (Bologna), più il gaucho Cesar Gustato Ghezzi dai dilettanti del Nardò, l'esperto Rizzo dal Livorno ed un manipolo di scommesse come Piermarini  (Perugia in C2) e Quaranta  (portiere del Corato), le premesse per bissare la bella stagione precedente ci sono tutte.
In Molise la situazione è leggermente differente, la mancata promozione ha lasciato strascichi importanti e il presidente Molinari non ha più la forza di tentare un'ulteriore scalata, perciò si decide di intraprendere la strada del risparmio vendendo i pezzi pregiati e valorizzando i prodotti locali insieme a uomini d'esperienza dal costo non troppo elevato; è così che partono i vari Armanetti  (seguirà mister Russo a Casarano), Della Pietra e Romiti (all' ambiziosa Salernitana), Evangelisti  (Ancona, neopromossa in B), Goretti e Puce (destinazione Brindisi, sempre C1),  bomber Lanci (Arezzo), il "motorino" Giua (Vis Pesaro), il vecchio idolo Maestripieri (spenderà le ultime gocce di sudore a Castel di Sangro in D) più il giovane Mollica (Forlì in C2 dove esploderà con 12 reti) e il pratico Tufano (Venezia-Mestre del ruspante Zamparini nel girone A di C1), insomma squadra sventrata quasi interamente.
La rifondazione parte, come anticipato,  dalla riconferma dei ragazzi provenienti dalle giovanili alcuni dei quali (Mitri, Noviello, Migliaccio, Tavolieri e Sarracino) hanno già fatto esperienza la stagione precedente, a questi vengono aggiunti giocatori comunque affidabili e di categoria come il rientrante Caruso  (proprio dal Monopoli), l'ex promessa milanista Mandressi  (dal Catania), i solidi Moro (centrocampista dallo Spezia) Moretti (dal Teramo) e Bianchi  (Livorno), più alcune scommesse sempre dal mondo della C come Serra (interno in arrivo dal Rimini), Scotti (Siracusa), Rosa (scuola Juve ma parcheggiato a Venezia), Cariola (Catania) e il foggiano Sommella, infine si aggregano alla squadra pure i tre arrivi dall' interregionale ovvero il portiere Bellagamba  (Maceratese), il valido centrocampista Cavaliere  (Moncalieri) e Mucci, altro centrocampista ex Ittiri; il tutto è affidato alle sapienti mani di Rosario Rivellino, tecnico napoletano capace la stagione precedente di salvare l' Ischia sempre in C1.
Tutto è pronto, bisogna solamente attendere l' 11 settembre giorno d'apertura del gran ballo del campionato.
ATTO PRIMO
La stagione incomincia per entrambe allo stesso modo, ma se dalla parte dei lupi c'è la consapevolezza di dover sudare ogni punto alla morte non si può dire altrettanto del gabbiano monopolitano che memore della precedente annata nella quale ha dato spettacolo si trova ben presto impelagato nei bassifondi della graduatoria; alla prima pareggiano entrambe  (0-0 a Giarre per i rossoblu e 1-1 al "Veneziani"al cospetto del fortissimo Cagliari di Ranieri per il Monopoli) poi è tutto un cammino di sofferenza fino al termine del girone d'andata. Il Campobasso trova il primo gol stagionale addirittura alla quinta giornata (1-0 casalingo al Cagliari), il Monopoli invece avvicenda Sensibile con Sereni (sempre alla quinta) ma ne ottiene tre punti in sette gare, talmente poco da richiamare il trainer di inizio stagione.
La fase ascendente del campionato così termina l' 8 Gennaio con lo scontro diretto in Puglia che decreta un salomonico 1-1 utile al Campobasso per restare attaccato al treno salvezza e al Monopoli per raggiungere la doppia e misera cifra di 10 punti, un bottino che pare una sentenza di retrocessione scritta in anticipo... ma così non sarà.
IL DOPPIO EX 
Tra i protagonisti di questa storia troviamo il termolese Francesco Caruso, piedi buoni e senso del gol ne hanno fatto uno dei fiori all'occhiello del settore giovanile rossoblu ma la società per diversi anni decide di utilizzarlo come pedina di scambio per arrivare a calciatori più navigati; è così che il giovane attaccante classe 1966 si fa le ossa tra Nocera Inferiore, Cava de' Tirreni e Reggina  prima di arrivare proprio a Monopoli nello scambio che porta Lanci in Molise.
A Monopoli il giovane Caruso vive una memorabile stagione culminata con un sesto posto che vale l'accesso alla Coppa Italia maggiore e  grazie alle cure di mister Vannini acquisisce quella maturità che convince il Campobasso a puntare su di lui per la stagione 1988/'89; a tanti anni di distanza ci racconta le due realtà da lui conosciute e quell' epico spareggio.
" Arrivai a Monopoli nell'ambito dell'operazione che portò Lanci a Campobasso; in Puglia l'atmosfera era tranquilla, la società in crescita e l'ambiente positivo. Ricordo un gruppo di ragazzi che nonostante fosse composto da calciatori di tutta Italia "viveva" la città, si integrò alla perfezione. C'erano giocatori come Meluso, Rizzo, Sgarbossa, ottime persone; fu un'annata decisamente positiva anche se c'era di mezzo il servizio militare."
Caruso poi in estate torna alla base e quell'esperienza la ricorda cosi: "Tornai dopo che l'anno precedente il Campobasso di mister Russo aveva sfiorato l'immediato ritorno in B, ma la società era in fase calante... non c'era più la forza economica per sostenere un campionato del genere.
Si puntò perciò su una squadra fatta al risparmio, l'ambiente era deluso e la società nei guai tanto che due anni dopo fallì; quella stagione nonostante tutto pareva potesse portarci alla salvezza, infatti ad un mese dalla fine sembravamo praticamente al sicuro, invece crollammo ed il Monopoli riuscì nell'impresa di agganciarci all'ultima giornata vincendo in casa nostra."
Caruso continua il racconto soffermandosi su quella domenica maledetta: " Dovetti assistere alla gara dalla tribuna perché avevo rimediato un'espulsione la settimana prima a Pesaro, peccato perché avevo fatto un girone di ritorno importante in cui sì mi mancarono i gol ma non le prestazioni; bastava davvero poco per salvarsi ma quella sconfitta ci buttò letteralmente a terra e andammo a Catanzaro praticamente già sconfitti. Fu una delusione immensa per i tanti tifosi che ci seguirono, loro ci speravano davvero ma posso dire che anche in caso di salvezza sarebbe stato solo il prolungamento di un' agonia per una società che durante l'anno avevamo già dovuto mettere in mora...era finita un'epoca, quella d'oro del Campobasso."
IL CONDOTTIERO 
 Aldo Sensibile è uomo pratico ed affidabile, da calciatore ha conosciuto la massima serie giocando nella Roma ed è poi stato tra le bandiere del magico Brindisi del Commendator Fanuzzi; smesso i panni del footballer ha intrapreso la carriera di allenatore la quale lo ha portato a vivere esperienze importanti nella sua Lecce, a San Benedetto del Tronto e nell' Ascoli di Boskov. La stagione 87/88 lo ha visto subentrare a Roscini sulla panchina del Forlì (C2 girone C) ed ottenere una tranquilla salvezza in un girone di ferro dominato dal Casarano di Veneri e dal Perugia di Colautti; la scelta della dirigenza monopolitana cade su di lui per sostituire Vannini partito alla volta di Teramo e Sensibile a tanti anni di distanza ricorda così:
" Fui contattato da un dirigente col quale ci misi ben poco a trovare un accordo in quanto la società Monopoli era una realtà forte, con dei progetti e seria.
La campagna acquisti la facemmo avvalendoci anche di prestiti da altre squadre tra cui ad esempio i giovani virgulti laziali Biagioni ed Agostinelli.
Sopranzi lo presi io perché lo avevo già avuto a Civitanova e Ghezzi lo conoscevo e lo feci arrivare dal Nardò,  era una squadra forte c'erano anche Tusino, Fonte, Cerri, Ivano Martini e Sgarbossa giocatore di una duttilità incredibile, dal portiere alla punta poteva fare qualsiasi ruolo."
Il mister poi ripercorre la stagione dalle prime battute analizzando lo spirito di un gruppo che lui aveva giudicato da subito come forte e coeso:
" Facemmo il ritiro nell' Ascolano in quanto io conoscevo bene quelle zone (ha allenato l'Ascoli con Boskov n.d.a.), poi arrivò il campionato ed iniziammo con qualche problema dovuto più che altro al fatto che non avevo ancora avuto il  tempo di trasmettere appieno le mie idee alla squadra, tant'è vero che dopo 5 giornate venni sostituito con Sereni.
Rientrai a Lecco, città di mia moglie, convinto comunque che quella squadra avesse dei valori e quando non me lo aspettavo più venni richiamato dalla dirigenza per sostituire lo stesso Sereni; accettai proprio perché convinto delle mie sensazioni e pian piano incominciò a girare tutto per il verso giusto nonostante l'andata la chiudemmo all'ultimo posto. Il ritorno fu un crescendo che fruttò l'aggancio al Campobasso proprio all'ultima giornataper mezzo della vittoria in casa loro".
A questo punto i ricordi si focalizzano sulla gara di spareggio: "Fu strano giocare subito in campo neutro contro di loro, tra l'altro sul pullman che ci riportava indietro da Campobasso credevamo d'essere già salvi; ma eravamo lanciati e non ci spaventava più niente a quel punto. A Catanzaro stravincemmo lo spareggio ottenendo una storica salvezza nella quale avevo creduto dall'inizio;  eravamo in una condizione psicofisica che se fosse continuato il campionato avremmo continuato a vincere!"
Conclude il mister svelando la sua ricetta: "Segreti veri e propri non ce ne sono, l'abilità sta nel trasmettere la convinzione, nella cultura del lavoro,  nell'applicazione...ma tutto questo in sole 5 giornate non mi era riuscito; in Italia nessuno ti dà il tempo, nel calcio ancora meno...
Alla fine Biagioni trovò la convinzione  che gli ha poi aperto le vie della A, Sopranzi sovrastava ogni avversario..ci voleva tempo, quel tempo che mi dette ragione e quel tempo che a distanza di anni mi rende onore ogni volta che vado a Monopoli e ricevo un'accoglienza straordinaria."

      ATTO SECONDO
Proprio sul finire del girone d'andata il Campobasso ha esonerato mister Rivellino sostituendolo col suo secondo Adolfo Milite il quale  ha esordito al "Veneziani" cogliendo un prezioso pareggio; il ritorno incomincia con una mini serie positiva per i lupi i quali in quattro giornate racolgono 5 punti frutto di una vittoria casalinga sul Giarre e di pareggi con Francavilla, Rimini e Salernitana. Nella stesso periodo il gabbiano pugliese raccoglie la miseria di tre punti impattando in casa col Palermo e battendo, ancora tra le mura amiche, un Rimini in caduta libera, in quel momento le due squadre sono separate da 6 punti e niente lascia presagire un recupero da parte di una formazione che fatica incredibilmente a concretizzare le proprie teorie. Il vento cambia invece dopo la metà di Marzo quando nessuno ormai può minimamente pensare che ciò accada, domenica 19 nell' ottava giornata di ritorno il Campobasso piega in casa propria un combattivo Casarano mentre il Monopoli cade a Francavilla al mare e pare davvero non potersi rialzare più; i lupi hanno 23 punti al pari dello stesso Francavilla e dell' Ischia e si lasciano dietro Frosinone a 21, Vis Pesaro a 20, Monopoli a 16 e un Rimini già spacciato a soli 13, previsioni tante ma nessuna che dica salvezza per la truppa di Sensibile.
Al contrario di quello che il destino pare aver già scritto invece gli uomini del presidente Bellomo  danno il via ad una serie positiva che porterà al miracolo, vincono in casa col Giarre, espugnano Ischia e triplicano abbattendo pure il Perugia; le velleità di salvezza, la voglia di restare a galla incominciano a prendere corpo e se ne accorgono tutti nel giro di poco tempo. I pareggi a Sassari, in casa col temuto Foggia ed a Catania portano in dote altri tre vitali punti che delineano una classifica aperta a qualsiasi interpretazione dopo trentuno giornate: Francavilla 30, Campobasso 29, Frosinone 28, Ischia 27, Monopoli e Vis Pesaro 25, Rimini 15. A prima vista pare ancora tutto in salita, ma la convinzione dei monopolitani è lievitata oltre ogni più rosea aspettativa tanto che nel doppio turno casalingo prima dell'ultima giornata regolano con identico 2-0 sia Frosinone che Salernitana  regalandosi la possibilità del  "dentro o fuori!" da giocarsi proprio in Molise.
Alla trentatreesima la graduatoria è questa: Campobasso e Francavilla 31; Monopoli ed Ischia 29; Frosinone 28; Vis Pesaro 26; Rimini 15. La sentenza   dietro l'angolo,  ma come sarà? ...
IL GUARDIANO DEI LUPI

Superstite della stagione precedente che lo ha visto protagonista assoluto con la maglia numero uno del Campobasso, Vincenzo Nunziata vive l'ennesima avventura nella società che lo ha fatto diventare grande. Ha esordito in B all'ultima giornata del campionato 1985/'86 (Campobasso -Cremonese 2-1) e dopo un prestito a Sorrento è rientrato alla base venendo lanciato in pianta stabile come titolare da mister Russo; ha accettato di rimanere nonostante i programmi non siano più ambiziosi come in passato e per lui, più che per altri, non è  affatto semplice vivere una situazione del genere, infatti a tanti anni di distanza il ricordo ancora fà male: "Già dalla fine del campionato precedente si era capito che la società andava incontro a problemi di natura finanziaria, tant'è vero che il grande presidente Molinari lasciò la presidenza ad altri; di conseguenza la squadra che l'anno precedente aveva sfiorato l'immediato ritorno in B venne smembrata, partirono tutti i pezzi pregiati e restammo solamente noi della zona, un bel po' di giovani e arrivarono giocatori che cercavano rilancio, gente che ne veniva da annate grame e perciò costava poco. L'annata fu un continuo problema e  restare con la testa solo sul campo non era per niente facile."
Nunziata poi ha una menzione speciale anche per i due tecnici di quella stagione: "Rivellino e Milite furono comunque bravi a gestire una situazione davvero complicata, cercavano di barcamenarsi con quello che avevano a disposizione e fummo pure sfortunati perché ad un certo punto eravamo quasi riusciti a toglierci dai guai ma una serie di incroci di partite ci condannò a quel dannato spareggio contro la squadra più in forma del finale di campionato."
Brucia ancora il ricordo di quell'ultima giornata contro i biancoverdi: "Perdemmo malamente all'ultima in casa peccando di inesperienza perché ad un quarto d'ora dalla fine eravamo in vantaggio  1-0; proprio nel finale andammo in difficoltà subendo un uno-due che ci tagliò le gambe. A quel punto eravamo davvero a terra ed allo spareggio di Catanzaro ci presentammo già sconfitti nonostante il grosso seguito di pubblico che al Campobasso non è mai mancato, quel giorno il Monopoli andava il doppio."
Il numero uno chiude poi con una considerazione personale: "Lo spartiacque per la storia del Campobasso non fu tanto quella retrocessione, quanto la mancata promozione dell'anno precedente. ..forse tornare subito in B avrebbe aperto altri spiragli, invece l'anno dopo la società fallì."

ATTO FINALE 

Domenica 4 Giugno 1989 va in scena l'ultimo atto di un campionato vinto alla grande dal Cagliari di Ranieri, il Foggia porta a casa un punto da Palermo che vuol dire serie B,  ma è  in fondo alla classifica che c'è il quarantotto; una Vis Pesaro spacciata cede 0-2 a casa di un Frosinone che deve arrendersi alla retrocessione, l' Ischia sbanca Brindisi col minimo scarto, il Francavilla fà da spettatore alla festa del Cagliari  (3-1 per i sardi),  il derelitto Rimini cede 1-5 davanti alla Casertana e, attenzione attenzione, il Monopoli sbanca Campobasso 1-2 dopo essere passato in svantaggio, segnando due reti nell'ultimo quarto d'ora di gara. A questo punto la graduatoria dice che Ischia, Francavilla, Campobasso e Monopoli sono tutte a 31 punti, si dovrà quindi ricorrere alla classifica avulsa per determinare le due che si salveranno e le altre due che, spareggiando, si contenderanno l'ultimo posto utile per restare in C1. Il responso è che Ischia e Francavilla con 7 punti ciascuna sono salve direttamente, mentre Monopoli  (6) e Campobasso  (4) dovranno spareggiare... a Catanzaro.

DALLE MARCHE COL CUORE

Sergio Sopranzi all'epoca è un giovane calciatore alla prima esperienza lontano da casa; Sensibile lo ha lanciato giovanissimo qualche anno prima tra le file di una Civitanovese in serie C2 e si ricorda di lui al momento di insediarsi sulla panchina del Monopoli, il ragazzo ci sa fare e dimostra durante quella prima stagione di poter tranquillamente stare al fianco dei vari Biagioni, Cerri, Sgarbossa & c.
Parlare di quello spareggio, di quella stagione lo emoziona ancora oggi ed è un fiume in piena; " Era la mia prima stagione lontano da casa, ero fidanzato nella mia Civitanova e all'inizio non fu facile ma pian piano mi ambientai, Monopoli è una cittadina fantastica con persone fantastiche; la squadra era buona c'era gente come Meluso, Martini Ivano, Tusino e Rizzo ma incontrammo delle difficoltà iniziali; nel ritorno scattò la molla che ci portò ad una  rimonta incredibile frutto di nove risultati utili consecutivi tra cui la vittoria a Campobasso all'ultima giornata.
Fu una gara memorabile quella, all' 80' eravamo sotto 1-0 e pareva tutto perduto, ma Biagioni con due assist per Meluso e Ghezzi girò la partita, tra l'altro Sensibile lo aveva inserito al mio posto perché quel giorno ero un pochino sotto tono.
La vittoria fu il coronamento di una cavalcata fantastica e ci dette la possibilità di fare lo spareggio; a quel punto ci sentivamo imbattibili, eravamo coscienti di aver compiuto un miracolo."
Mancava la ciliegina sulla torta ma a Catanzaro non ci volle molto a metterla, Sopranzi prosegue col racconto dettagliato di quel pomeriggio: " A Catanzaro avevamo cinque o seimila monopolitani al seguito, sembrava d'essere in serie A; sul campo non ci fu partita, passammo in vantaggio con un'azione stupenda,  lancio di Rizzo, stop mio che ero all'ala sinistra, cross e Sgarbossa d' esterno sinistro la mette dentro. .1-0!
Poco dopo ci fu il raddoppio su autorete di Migliaccio propiziata da Meluso e poi venne il mio gol, un gran gol me lo faccia dire.."
" Prego, racconti..."
" Per fare un paragone attuale diciamo un gol alla Pianjc, ero distante, vidi il portiere fuori dai pali e provai un pallonetto che passò nell'unico posto dove poteva e si insaccò; ricordo Cerri che mi disse "ma che gol hai fatto??".
Finì 4-1, fu una partita dominata in tutto e per tutto,  al triplice fischio si scatenò la festa che continuò al nostro rientro a Monopoli. "
Sopranzi chiude lo scrigno dei ricordi con qualche considerazione: " Fu importante il lavoro di Sensibile che ci fece lavorare stile marines e fondamentale anche quello, psicologico di Chiricallo che nei momenti bui ci teneva su di morale; importante fu anche l'esperienza di Rizzo, un vero uomo spogliatoio.
Quasi trent'anni dopo da Monopoli mi cercano ancora e quando capito laggiù c'è sempre un'accoglienza particolare...queste sono le vere cose che contano, che riempiono il cuore.."

SPAREGGIO
(In foto Salvatore Scarfone con la maglia del Catanzaro)

Domenica 11 giugno 1989 è il giorno della verità, due città trascinano il loro cuore in quel di Catanzaro dove al "Ceravolo" andrà in scena lo scontro decisivo per restare in C1. Il cuore dei tifosi molisani batte forte e sussulta di terrore al solo pensiero che possa finire come due anni prima quando si perse la B negli spareggi a tre contro Taranto e Lazio, la paura che succeda è tanta, la stagione è stata a dir poco travagliata e le casse societarie sono vuote ma la speranza di un cuore che si reca allo stadio è più forte di tutto.
Sul fronte pugliese l'umore è completamente diverso, la rimonta a tratti epica ha acceso la fiammella dell' ottimismo ben oltre il livello minimo e un numero imponente di tifosi gremisce il settore appositamente riservato in attesa del lieto fine.
Proprio tra le fila del Monopoli c'è un giovane ragazzo catanzarese che gioca perciò a casa sua la sfida che vale una stagione;  il suo nome è Salvatore Scarfone classe 1966 e giunto in prestito dalle aquile giallorosse, ha esordito in B nel 85/86 (Catanzaro-Triestina 2-2) e dopo altre 10 presenze nell' 87/88 viene mandato in terra di Puglia a maturare. Per lui le sensazioni sono sicuramente particolari e a distanza di anni non fatica ad ammetterlo, ma tramite le sue parole possiamo rivivere quella magica cavalcata del gabbiano: " Per me era la prima esperienza lontano da Catanzaro, ero militare a Caserta insieme a Biagioni e si viaggiava sempre assieme; la città di Monopoli la ricordo come tranquilla e confortevole, e la squadra era sicuramente forte, ne veniva da risultati importanti infatti giocando pure la coppa Italia affrontando Inter e Parma. Mister Sensibile era un allenatore vecchia maniera, molto duro e pretenzioso come tutti gli uomini di carattere, ma era leale e la sua esperienza poteva far solo che bene ad un giovane che aveva bisogno di crescere.
Il campionato iniziò male e dopo aver allontanato e poi richiamato il mister nessuno da fuori credeva fosse possibile salvarsi, noi arrivammo ad un punto che non potevamo più sbagliare...ogni partita era quella decisiva e nelle ultime nove mettemmo  il turbo riuscendo ad agguantare il Campobasso proprio alla fine. Ricordo che in casa loro non mollarono niente, andammo sotto 1-0 ma ribaltammo il risultato nel finale; si pensava di essere salvi in quanto L'Ischia (diretta concorrente) giocando a Brindisi pareva spacciata, invece i campani vinsero e tramite la classifica avulsa ci condannarono allo spareggio col Campobasso.
La cosa non ci turbò  più di tanto perché dopo aver espugnato Campobasso volavano sulle ali dell'entusiasmo,  tant'è vero che allo spareggio non ci fu storia."
A questo punto Scarfone lascia spazio alle emozioni personali: " Per me giocare lo spareggio al "Ceravolo" fu molto più emozionante perché ero a casa e sapevo che la stagione successiva sarei rientrato al Catanzaro, ma dopo la gara Rientrai a Monopoli con la squadra per godermi una festa indimenticabile, mi emoziona ancora oggi il solo ricordo."
Vittoria fu ed ecco che per il forte difensore arriva il rientro alla base, anche se avrà un sapore amaro: " Come detto sapevo che sarei rientrato a Catanzaro, avevano optato per fare una squadra di catanzaresi ed io ero tra quelli, c'erano buoni giocatori come Bressi, Fontana e Lorenzo e Gregorio Mauro, ma il pubblico non ci diede fiducia così decisi di riunirmi a mister Sensibile che nel frattempo era andato alla Vis Pesaro in C2 e mi cercava insistentemente, si era creato un ottimo feeling.
Tornando alla stagione di Monopoli ricordo che scelsi i biancoverdi e rifiutai il Cagliari di Ranieri che sarebbe salito in B e poi in A....chissà, forse la mia carriera sarebbe cambiata; ma va bene così Monopoli resta un'impresa, un'esperienza unica!".
Il lieto fine arriva per il Monopoli, 4-1 netto e festa che stride con la violenta contestazione scattata nel settore rossoblu; Sgarbossa e compagni hanno agevolmente spezzato le reni di un Campobasso già sconfitto nel morale e a cui a nulle serve la rete al78' di un giovane Orazio Mitri, cala il sipario su una favola che ha fatto sognare una regione intera.
Catanzaro, Domenica 11/06/1989
Monopoli -Campobasso  4-1 (1-0)
Reti: 32' Sgarbossa, 60' aut. Migliaccio, 68' Sopranzi, 78' Mitri, 86' Meluso.
Monopoli: Cavalieri, Scarfone, Martini, Sgarbossa (72' Biagioni poi 78' Tusino),  Castrini, Arrigoni, Rizzo R., Sopranzi, Meluso, Cerri, Ghezzi. ALL. Sensibile.
Campobasso: Nunziata, Sarracino, Rosa (46' Cericola), Moro (60' Mitri), Migliaccio, Cariola,Caruso, Cavaliere, Pellegrini, Serra,Mandressi. ALL. Milite.
Arbitro: Merlino di Torre Annunziata.

FATO INGRATO 
Se il destino non sorrise in quella stagione ai lupi molisani non si può negare che anche successivamente non abbia avuto pietà; due protagonisti della nostra storia sono infatti scomparsi in circostanze tragiche che hanno  troncato le loro vite lasciando un vuoto incolmabile in tutti coloro che ne apprezzavano le qualità morali e professionali.
Adolfo Milite, il mister del Campobasso,  dopo quell'esperienza non ebbe altre occasioni di guidare compagini di C1, era stato il secondo di Santin ai tempi della magica Cavese ma di lì a poco chiuse col calcio e partì alla volta di quella Tunisia tanto amata; una volta stabilitosi ad Hammamet alternava periodi di rientro sul suolo natio a momenti di vita in Africa  e durante uno di questi subì una rapina all'interno della propria villa che gli costò la vita, era il 2006 e Milite aveva appena 60 anni.
Elio Migliaccio di quel Campobasso era invece roccioso difensore, nato a Latina nel 1966 era giunto in Molise giovanissimo, in una squadra che ancora faceva la B e trascinata da un'intera regione sognava il paradiso; per lui l'esordio in cadetteria e poi la conferma nei successivi due campionati di C1 che gli aprirono le porte di una carriera discreta che lo vide protagonista anche del più bel Acireale della storia. Una volta smessi i panni del gladiatore d'area Migliaccio fece fruttare il diploma Isef  esercitando la professione di personal trainer nella sua Latina; un'incidente in sella alla sua moto avvenuto sul lungomare della città pontina ne fermerà la vita ad appena 46 anni.
Domenica 11/06/1989,  giornata di incontri, scontri e incroci..chi scende chi sale, epoche che si chiudono e altre che continuano...le favole del calcio non finiscono mai!

giovedì 15 febbraio 2018


IL PARADISO ...ALL'IMPROVVISO!

L'attimo, chi è costui e come mai può definirsi?
Cosa può raffigurare nel cammino professionale di una persona? 
L'attimo è l'incontro tra il nulla ed il tutto, il momento di una vita, l'arrivo di un percorso, l'istante che si scolpisce nella memoria; oppure un evento destinato ad essere dimenticato, un piccolo tassello di una grande storia e perciò vittima dell'oblio...il nulla ed il tutto appunto. 
L'attimo in questione è incastonato in una domenica di inizio 1980, il 12 Aprile per  la precisione, scenario il "Meazza" di Milano nel quale va' in onda un Inter - Brescia non certo memorabile; da una parte i nerazzurri del Sergente Bersellini che dopo la sconfitta di Bologna (2-1 per i felsinei ) del turno precedente vogliono riscattare una stagione ormai lontana dalla gloria  (Roma,Juventus e Napoli sono lontanissime lassù),  dall'altra le rondinelle di mister Magni che cercano disperatamente punti salvezza in seguito alla recente  debacle casalinga al cospetto del Napoli.
La gara segue il copione della vigilia che dice di un Inter all'arrembaggio e di un Brescia arroccato a difesa di Malgioglio, infatti il risultato non ne vuole sapere di schiodarsi dallo 0-0 di partenza tanto che l'uomo di Borgo Taro decide al 69' che è l'ora di mandare al riposo un insipido Ambu e cambiarlo con un giovanotto di belle speranze,milanese doc e prodotto della primavera nerazzurra...entra Paradiso!
21 minuti per la gloria, Altobelli e Beccalossi vicino...un sogno ad occhi aperti...L'attimo perfetto!
Lo 0-0 non si schioda, le rondinelle portano via il punto e per il giovanotto resteranno gli unici minuti di serie A di una carriera iniziata quel giorno e finita  molti anni dopo sui polverosi campi dell'eccellenza passando per la B e tanta ottima C.
I: "Buongiorno Amerigo,  L'attimo è passato ma lo hai ben scolpito nella memoria immagino. .."
P: "Non potrebbe essere diversamente, un qualcosa di unico!"
I: " Ma facciamo un passo indietro,  come inizia il tuo rapporto con il calcio?"
P: " La mia storia calcistica incomincia all'Alcione, famosissima società dilettantistica milanese dalla quale sono usciti anche Dossena e Pozzato per citarne due."
I: " È da li poi arrivi all' Inter, in che modo?"
P: " Mi videro giocare in vari tornei e a 14 anni mi presero con loro."
I: " Non male per un milanese purosangue. ."
P: " Il massimo,  conta pure che io interista lo ero già dalla nascita! "
I: " Nelle giovanili prometti bene e nel 1980 arriva la convocazione con la nazionale juniores per una tournée in Cina. ."
P: " Mamma cosa mi ricordi, fu un'esperienza strana e bellissima allo stesso tempo; strana perché a quel tempo in uno stato come la Cina ci potevano entrare davvero in pochi, ricordo un caldo umido davvero fastidioso che impediva quasi di respirare  e la poca acqua a disposizione sia durante che dopo le gare;  insomma un mezzo disastro eh eh,  per fortuna la federazione si era organizzata portandoci dei viveri altrimenti avremmo patito pure la fame! Sul campo segni parecchio ed ebbi la fortuna di giocare con ragazzi che poi avrebbero fatto molta più strada di me."
I: " Torni in Italia ed il 12/04/'80 al 69' di Inter-Brescia. ..."
P: " Esordisco in serie A, era già un po che mi allenavo con la prima squadra e Bersellini mi stimava molto...non fosse stato per qualche infortunio muscolare di troppo chissà , invece quella resterà la mia unica presenza. "
I: " Infatti l'anno dopo vai a Foggia, come ci arrivi?"
P: " Un pò come oggi i giovani venivano mandati a farsi le ossa, io avevo due insistenti richieste da parte di Monza e Vicenza che facevano la C ma scelsi la categoria e opta per fare la B a Foggia..col senno di poi sarebbe forse stato meglio partire un gradino sotto..."
I: " Brutta  esperienza? "
P: " Ero giovane e mi trovai in uno spogliatoio quasi tutto di ultratrentenni,  c'erano giocatori affermati come Bordon,  Stanzione, non fu facile; tutto sommato comunque iniziai bene e dopo aver praticamente giocato sempre nella prime 15 gare (due reti decisive alla Pistoiese n.d.a.) mi bloccò la pubalgia che mi fece uscire di scena per quattro mesi...in conclusione poteva andare meglio.."
I: " È con l'anno nuovo così te ne vai a Reggio Emilia sempre in B.."
P: " Sì, sempre in prestito e lì parto bene, c'era pure Carnevale davanti ed in Coppa Italia segnai qualche gol; ma in campionato le cose iniziarono a girare male così,  demerito anche mio perché mister Fogli mi diede un bel po di possibilità, feci fatica..probabilmente in quel momento non reggevo il peso di una serie B..."
I: " È così scendi nel mercato di riparazione in C1 a Terni.."
P: " Sì, sono andato a Terni ma dopo un mese fui vittima di uno strappo muscolare che mi costrinse a rientrare a Milano per curarmi e...addio stagione..."
I: " Non certo fortunato..."
P: " Ne avevo già patito nella primavera dell'Inter e senza falsa modestia credo che questo tipo di infortuni abbia condizionato non poco il prosequio della mia carriera.."
I: " Nuova stagione e Paradiso riparte Niente di meno che da Bologna. .."
P: " Mah, Bologna è stata una cosa un pò così diciamo,  c'era l'amico di famiglia Ferruccio Orecchia che faceva il Ds e mi portò li, quasi una questione di amicizia. ."
I: " Ci stai giusto il tempo delle foto ufficiali e poi giù in C1 a Siena,  dove finalmente esplodi! "
P: " Nonostante il militare proprio a Bologna a Siena iniziai davvero a segnare, personalmente fu un anno buono condito da 7 reti, anche se sommate alle undici di Leonardo Surro (ex promessa laziale n.d.a.) non bastarono ad evitare una retrocessione giunta all'ultima giornata! "
I: " La buona annata ti vale una nuova chiamata dalla beneamata.."
P: " In realtà tornai all'Inter perché rifiutai il Pavia nonostante una corte insistente; aspettavo qualcosa di meglio ma purtroppo non arrivò nulla. "
I: " È così ti dirottano a Sanremo , ancora  C1.."
P: " Sì,  lì c'era Rondanini che mi conosceva e forse è stato meglio cosi,  ottimo ambiente.."
I: " Vai a segno 8 volte in 28 incontri,  niente male. ."
P: " Buona annata, eravamo una squadra sbarazzina, in campo ci si divertiva.."
I: " Mi racconti di quando avete battuto l'Inter in amichevole?"
P: " Fu innanzitutto una sorpresa anche per noi,  si erano presentati con un pò di giovani ma ricordo anche parecchi big in campo..una grossa soddisfazione! "
I: " La rivincita di Paradiso? "
P: " Diciamo una soddisfazione,  rivincita no perché all'Inter nei miei confronti non hanno mai mancato in niente..sono sempre stato trattato benissimo."
I: " Estate 1985 arriva uno dei momenti cruciali della tua carriera.., eccoti alla Spal.."
P: " Succede che un dirigente dellaprimavera dell'Inter va' a fare il presidente della Spal, nella dirigenza c'è pure Renato Cipollini ed hanno piacere che io vada li; ci accordiamo e mi rendo subito conto d'essere arrivato in una piazza speciale ."
I: " Ricambi così con un'annata monstre. ."
P: " Galeone in panchina ragionava vent'anni avanti ( lo dico adesso però eh eh, allora ci sembrava un po strano..), divento l'idolo della Ovest e tutto viene di conseguenza. .."
I: " Come la riconferma. ."
P: " Sì, i programmi erano ambiziosi ; il secondo anno giocai meno ma comunque nel sacco 6 palloni ce li buttai anche se la stagione migliore fu la terza.."
I: " Sotto la guida del sapiente GB Fabbri"
P: " Personaggio unico, più un padre che un mister; il terzo anno è stato il migliore sotto ogni punto di vista, tecnico e atletico, avevo 27 anni e cominciavo a maturare. .un anno indimenticabile !"
I: " Però l'anno successivo te ne vai via.. torni in B alla Samb. "
P: " Tutto perché non ottenni quel riconoscimento economico che dopo tre stagioni ad alto livello sentivo di meritare,  scelsi San Benedetto ma mi trovai in un gruppo già con l'acqua alla gola a novembre...squadra  lontana dalla zona salvezza, ritiri e contestazioni all'ordine del giorno ed in più inizio sbagliando alcuni gol e poi "muoio" definitivamente;  col senno di poi fu una scelta sbagliatissima,  avrei dovuto restare a Ferrara..."
I: " È per questo che nel 89/90 ricominci dalla C2? "
P: " Mi rimisi in gioco scendendo in C2 in una squadra ambiziosa come la Virescit,  avevano soldi e programmi di vittoria ma la stagione girò male e passammo da Sonzogni a Danova per chiudere con Cadè...salvezza rosicchiata  nelle ultime gare. ...assurdo per quel gruppo!"
I: " Per te comunque quella stagione vale un rilancio che coincide con l'arrivo in C1 in una piazza come Siracusa. ."
P: " Esattamente,  a Siracusa legai subito con compagni ed ambiente, bella città e splendida tifoseria.. il primo anno giocavo da seconda punta dietro Mino Bizzarri, segnai poco ma fu una grande stagione! "
I: " Giocavate un gran bel calcio con un tecnico emergente.."
P: " Cadregari  pareva davvero avviato ad una fulgida carriera, era bravo e vedeva avanti..:
I: " Balleri,  Bizzarri,  Didoné ecc, a leggerla oggi pare una squadra da vincere il campionato. ."
P: " Ed invece ci salvamo bene ma nulla più,  il livello di quella C era molto alto infatti molti negli anni a seguire hanno fatto carriera. "
I: " Catania-Siracusa  1-4..."
P: " Spettacolo ! Ero in campo e compimmo un'impresa che fece impazzire la città. ..qualcosa di unico; ma facemmo ottime gare anche contro il Palermo. "
I: "11 gol nella seconda stagione ed arriva la chiamata dell' Avellino tornato in C dopo un ventennio splendente. .."
P: " Il secondo anno di Siracusa feci molto bene, mi puntarono gli occhi addosso da Avellino anche se non ho mai capito in che misura visto che inizialmente il tecnico Adriano Lombardi non mi vedeva di buon occhio; lo conquistai pian piano entrando e siglando alcuni gol decisivi che.che mi valsero il posto di titolare. "
I: " Squadra forte anche quella.."
P: " Sì  ma non riuscivamo mai a cambiare passo, venivano dalla brutta retrocessione dalla B dell'anno precedente ed ogni sconfitta era vissuta come un dramma,  un ambiente caloroso ma frenetico
."
I: " L'anno successivo invece finisci ai margini e giochi solo 4 scampoli di partita. ."
P: " Il secondo anno sono rimasto solo perché avevo un biennale vantaggiosissimo che nessuna squadra in quel periodo mi avrebbe pagato;  annata disastrosa con continui cambi in panchina ed io che a Marzo ottengo un permesso dalla società e me ne torno a Milano,  una liberazione ."
I: " È così scegli di scendere tra i dilettanti. ."
P: " Mah,  in realtà ero riuscito a liberarmi dal vincolo e attendevo qualcosa, ma dopo un paio di annate così era dura perciò grazie ad un incontro in spiaggia finisco a Fidenza..."
I: " Prego racconta. ..:
P: " Siamo in spiaggia tra amici e c'è pure la figlia dell'ex nerazzurro Giorgio Mariani; mi dice che suo padre fa il Ds a Fidenza e che lo avrebbe chiamato per parlargli di me.
Così fece e dopo un'amichevole e qualche allenamento di prova eccomi pronto a giocare per il Fidenza."
I: "Società ambiziosa in quegli anni.."
P: " Era partito tutto con l'idea di fare bene, poi strada facendo ci si prova e andammo vicini alla C, arrivarono Didoné,  Spezia ed altri...tanta roba per la D.."
I: " Tu intanto segni a Raffica...."
P: " Giocavamo bene, mi divertivo e di conseguenza  arrivavano i gol..44 in 91 partite, niente male.."
I: " Tre stagioni chiuse con il trasferimento in massa a Sassuolo per iniziare una scalata che anni dopo avrebbe portato la A..."
P: " Giorgio Mariani passò al Sassuolo che aveva dichiarate ambizioni di promozione,  portò cinque o sei di noi più altri ex grossi calibri come Biondo...una squadra nata per vincere che si arrese solo ai rigori nello spareggio contro il Trento di Fulvio Simonini. "
I: " Ma in estate arriva comunque il ripescaggio, e così rientri in serie C anche tu.."
P: " Il mio era oramai un discorso che riguardava più il dopo che il campo, anche perché con Mariani si era instaurato un ottimo rapporto;  giocai pure qualche partita (12 n.d.a.) ma l'idea era quella di fermarsi per poi iniziare un discorso extracampo. Purtroppo a metà stagione Mariani entrò in rotta con la dirigenza e andò via così crollarono tutti i discorsi.."
I: " Finisce cosi che vai a spendere  gli ultimi spiccioli di carriera nella piccola Canzese.."
P: " Cinquini  fece il mio nome al mister Renzo Gobbo (ex giocatore di Como e Messina) e raggiungemmo un accordo per cui io partivo da Sassuolo, dove abitavo, il Giovedì per allenarmi il giorno stesso ed il venerdì,  poi tornavo a casa e andavo a giocare la domenica. "
I: " Che realtà era?"
P: " Società forte che aveva  disponibilità economiche incredibili, pensa che in rosa c'era pure Didoné e comunque tutta gente fuori categoria;  mi sono divertito tantissimo segnando e giocando comunque ancora un buon calcio."
I: " Cosa prova uno che ha calcato San Siro a giocare in Promozione? "
P: " Credimi, ti sembrerà strano ma gli stimoli sono gli stessi. ..la tensione,  la volontà,  anche perché soprattutto se hai giocato ti aspettano tutti e se non hai le giuste motivazioni vai incontro a figure meschine."
I: " Bene Amerigo,  carriera conclusa e perciò passiamo alle domande finali, il ricordo più bello di tutti questi anni?:
P: " Indubbiamente il giorno dell'esordio in serie A, un momento indescrivibile ed indimenticabile! "
I: " Ed il più brutto?"
P: " Mah, qualcuno ci sarebbe ma su tutti metto i due infortuni muscolari che negli ultimi due anni di primavera mi bloccarono 5 mesi ciascuno..senza dubbio hanno condizionato la mia carriera.."
I: " La famosa fortuna che aiuta..."
P: " Bè io credo che un pò la fortuna può aiutare,  ma in definitiva uno fa poi la carriera che si merita; io ad esempio i treno li ho avuti, non mi posso lamentare..ho fatto la B e se avessi fatto meglio. Ci vuole fisico, tecnica, fortuna ma credo che alla fine di una carriera i valori espressi siano quelli reali."
I: " A proposito di carriere dovessi citare un compagno davvero bravo che si è perso? "
P: " Senza dubbio Oreste Didoné,  è assurdo che uno come lui abbia appena toccato la serie A; aveva una tecnica divina, accarezzava la palla..credimi che poteva tranquillamente fare la carriera di Baggio. "
I: " Rimpianti? "
P: " Il rimpianto più grosso è quello di non aver avuto il furore agonistico dentro quando ero giovane; mi spiego,  a 39 anni andavo pure ad allenarmi da solo mentre da giovane facevo il mio, forse perché mi avevano coccolato troppo, avevo sempre sentito dire che ero il più forte...non avevo quella voglia di mangiare l'erba come si dice.."
I: " Siamo alla fine..gli allenatori migliori.."
P: " Su tutti Galeone che trent'anni fa viaggiava un passo avanti a tutti e Cadregari che nonostante fosse già di una nuova generazione era molto preparato. "
I: " E il Calcio di oggi come lo vedi?"
P: " Non saprei che dire, è cambiato tutto..oggi gli stadi di serie C sono vuoti, ai miei tempi ovunque era una festa; le tv, la crisi economica hanno cambiato le carte in tavola. Io ho lavorato nei settori giovanili di Reggiana e Modena e posso dirti che i giovani vengono comunque al campo con la voglia che avevamo noi e questo è importante. "
I: " Bene Amerigo ti ringrazio di cuore, bellissima chiacchierata del calcio che ci piace...."
P: "Grazie a te, è sempre un piacere ricordare i vecchi tempi!"
L'attimo è attimo , ma tutto quello che c'è intorno vale sempre la pena d'esser raccontato.

mercoledì 27 settembre 2017

       Teodoro Piccinno



Ottobre 1966, è appena incominciato il campionato di prima categoria ed anche in Puglia le contendenti si danno battaglia per assicurarsi l'accesso alla serie D della successiva stagione; il girone B vede partecipare blasonate società come Noci, Galatina e Tricase, ma ad avere la meglio sarà la piccola Poggiardo (6000 abitanti e poco più in provincia di Lecce) sostenuta dall'entusiasmo di un presidente appassionato e da tutta la comunità, volerà in D e ivi resterà fino al 1973 battagliando fieramente con società del calibro di Trani, Barletta, Monopoli e così via.
Proprio qui (a Poggiardo) il 27 di Ottobre di quel 1966 vede la luce Teodoro Piccinno che di li a vent'anni porterà il nome di Poggiardo sugli almanacchi Panini, chissà che la passione e le capacità non gli siano state trasmesse dal magico fluido calcistico che imperava in paese in quegli anni.
Teodoro col pallone ci sa fare e nel 1980 lo troviamo già militante nel settore giovanile dell'Inter, la carriera professionistica è ancora una chimera ma coltivandola con la giusta mentalità si avvicina sempre più ed infatti nella stagione 1983/84 fa parte della primavera nerazzurra di mister Cella che vede con lui futuri big come Calcaterra e Cucchi nonché il promettentissimo Civeriati, un fiore che non sbocciera' purtroppo mai. La stagione successiva mister "foglia morta" Mariolino Corso lo mette in bella evidenza ancora nella primavera (Ciocci, Minaudo, Manicone e Pizzi tra i nuovi compagni) tanto che Ilario Castagner lo convoca un paio di volte come riserva in serie A; il mese magico è Gennaio e tra il 20 ed il 27 Piccinno colleziona due panchine in campionato (entrambe col 14 sulle spalle) contro l'Atalanta e al Partenio di Avellino e l'esordio nell'olimpo pallonaro pare dietro l'angolo, il destino però non gli darà altre occasioni e così al termine di una stagione comunque positiva per il giovane difensore si spalancano le porte della C.
Ad aggiudicarsi le prestazioni del giovane è il Brindisi di mister Ansaloni reduce dalla vittoria del campionato di C2 e desideroso di far almeno sognare la B che in città hanno visto ai tempi di Fanuzzi; la squadra è di buon livello, e con il portiere La Veneziana alle spalle coadiuvato da compagni di reparto come Borsani, Argentieri e Michelini c'è solo da imparare, a fine campionato le presenze per Teodoro sono solo 10 ma i 2 gol dimostrano ampiamente che la voglia di emergere non manca. La stagione seguente è ancora vissuta con addosso la maglia biancazzurra, inizialmente cambia la guida tecnica (arriva Gigi Boccolini) ma poi torna Ansaloni e si rivive un'altra stagione pressoché tranquilla, ormai Piccinno ha la giusta dose di esperienza per risultare tra le colonne della squadra tanto che a fine stagione le presenze sono 27, stavolta senza gol ma con la certezza di aver contributo a formare un futuro campione del calibro di Antonio Benarrivo che proprio in quell'anno si affacciava sul palcoscenico dei grandi.
La stagione 87/88 vede Piccinno  accettare l'offerta del Nola compagine dell'hinterland napoletano in ascesa che però disputa il campionato di C2, pare un declassamento ma in realtà è un'esperienza che forma ulteriormente il difensore salentino; il girone è dominato dal Palermo di Caramanno desideroso di risalire velocemente verso categorie più consone al blasone rosanero ma il Nola non sfigura, dopo un girone d'andata chiuso in quinta posizione rallenta un pochettino al ritorno e chiude ottavo, risultato comunque positivo e che soddisfa una tifoseria che ha deliziato delle giocate del fantasista Dalla Buona, delle parate di Pagliarulo e delle reti della coppia Fabbiano-Morello; Piccinno con 33 gare (e 3 reti) è tra i più presenti e positivi tanto che a fine stagione arriva il doppio salto in serie B..le aquile di Catanzaro hanno bisogno di questo giovane virgulto. I giallorossi col Nola hanno concluso l'acquisto di Chiarella un paio d'anni prima (20 gol in C2 nel 1986) e sanno che li si pesca sempre bene.
L'arrivo in Calabria coincide con l'esordio in B che avverrà al "Dino Liotta" di Licata l'11 Settembre 1988 (0-0), la squadra è buona visto che si regge sulla' estro di "baffo" Palanca, sull'affidabilità del portiere Zunico, e sul pragmatismo di gente del calibro di Netzer-Nicolini, Miceli, Cascione ecc, Piccinno ritrova pure Civeriati e dopo un inizio "alla grande" con vittorie e pareggi la squadra si perde un po chiudendo la stagione a metà classifica. Teodoro contribuisce comunque in maniera pesante e Il 6/11/1988 firma addirittura l' 1-0 con cui viene battuta la Sambenedettese; per lui al termine del campionato si contano 23 presenze (22 da titolare) e la suddetta rete.
Pare solo l'inizio di una carriera vissuta ai "piani alti" invece l' 89/90 riserva a Piccinno un piccolo salto all'indietro, inizia il campionato di B ancora a Catanzaro e mette assieme sei gettoni di presenza (tutti dall'inizio) poi a Novembre accetta l'offerta di una Casertana ambiziosa che disputa la serie C1 salutando la compagine calabrese già afflitta da problemi economici e destinata ad una retrocessione che innescherà una serie infinita di problemi.
L'arrivo alle porte della reggia coincide con uno dei periodi di massimo splendore del calcio casertano, in quel 89/90 si trova come compagni assi del calibro di Ravanelli, l'ex 12 pisano per antonomasia Grudina, Suppa e Brandani; agli ordini del guru Caramanno i falchetti disputano un girone di ritorno a dir poco strepitoso che li vede inanellare 10 vittorie fila le quali però non bastano a togliere la promozione a Taranto e Salernitana anche per via di due punti di penalità che i rossoblù si portano appresso. Ben presto Piccinno diventa un idolo della tifoseria e l'annata successiva entra di diritto nella storia del calcio Casertano essendo protagonista dell'undici che riconquista la B dopo un ventennio agli ordini del "rosso di Ponsacco" Adriano Lombardi, la città è euforica tanto che al "Pinto", in occasione della gara decisiva (contro il Monopoli) marcano presenza 15000 cuori rossoblù i quali esplodono di gioia al triplice fischio finale; sulla scia dell'entusiasmo Teodoro accetta di buon grado la permanenza anche per la B ed il primo Settembre 1991 è titolare nella gara che a Pisa vede tornare (e trionfare2-3) in B i falchetti, vive un'annata tutto sommato positiva collezionando 24 presenze (9 intere) e mettendo a segno una rete nel 2-4 subito all'Adriatico di Pescara, il tabellino personale però è frenato da ben sei turni di squalifica rimediati a causa di tre espulsioni (contro Lucchese, Lecce e Taranto) e che ne fanno il più bersagliato della squadra  (al pari di Petruzzi)  dal giudice sportivo; l'avventura coi falchetti termina nel "tragico" pomeriggio di Ascoli il 20 Giugno 1992 quando un gol di Totò Fresta al 111' indirizza la salvezza in direzione Taranto (2-1 per gli jonici), quel giorno Piccinno rileva al 52' Erbaggio ma nulla può per mantenere in B la Casertana.
Scherzi del destino il 92/93 vede Piccinno passare proprio al Taranto per disputare ancora la serie B, gli jonici non intendono soffrire come la precedente stagione e cercano di allestire una formazione degna di un buon campionato; assieme al difensore di Poggiardo troviamo il fantasista Ciro Muro (detto Murodona ai tempi del Napoli), il guerriero Amodio, Camolese, Enzo, Murelli e il portiere Simoni, qualcosa però non gira per il verso giusto e il Taranto staziona tutta la stagione nei bassifondi della classifica fino a retrocedere con appena 27 punti; per Teodoro si contano 34 gare senza nessuna rete l'ultima delle quali, il 13/06/1993, a Cesena e vinta 0-2 sarà il congedo personale dalla categoria.
La stagione seguente infatti Piccinno scende in C1 a Casarano dove il ds Pantaleo Corvino ha allestito una formazione in grado di togliersi diverse soddisfazioni, compagni di quell'avventura sono l'ex leccese Levanto,il promettente attaccante Vadacca, il granitico stopper Serra (già compagno a Caserta) e un giovane Orlandoni; il quarto posto a fine andata si trasforma in settimo al termine del campionato e Piccinno con 30 presenze è tra i cardini della squadra di "Dustin" Antonelli; a fine stagione accetta la riconferma ma l'arrivo di Viscidi sulla panchina cambia le prospettive e cosi approda a campionato in corso alla corte del Barletta della sciagurata gestione Perina; agli ordini di Mario Russo si mette a disposizione della causa biancorossa dove trova marpioni di categoria come il pratico Natale o il libero Tomasoni uniti a giovani di prospettiva quali Colasante, il portiere Betti ed il mediano friulano Marcuz, la stagione è comunque da brividi e solo un ottimo girone di ritorno permette al Barletta di evitare la lotteria dei play-out; Piccinno dopo le iniziali dieci presenze a Casarano mette insieme 16 gettoni in biancorosso.
Il ritorno di Antonelli sulla panchina casaranese coincide con quello di Piccinno che con indosso i colori rossoblù diventa un vero idolo del "Capozza" e nonostante la stagione sia anonima (Antonelli viene avvicendato da Scorsa) il jolly di Poggiardo mette una dietro l'altra 32 presenze che gli valgono un' ulteriore conferma per la stagione successiva in un Casarano targato Cadregari e con in rosa nomi del calibro di Chiappara, Pittalis ed il compaesano (di Poggiardo anche lui) Raffaele Quaranta ex Fidelis Andria; a Gennaio però arriva la chiamata del Carpi guidato da un giovane Gigi De Canio e che sta strabiliando nel girone settentrionale della C1, Piccinno al pari di Pellegrini (dall'Udinese) e Di Cunzolo (dalla Battipagliese) rappresenta un rinforzo importante nella caccia alla battistrada Treviso che guidata da Pillon in panchina ed Ezio Rossi, Padella e Fiorio in campo sta facendo campionato a sé. A Carpi Piccinno trova un ambiente ideale e con compagni come Landonio, Pulga e Masitto entrerà nel cuore della tifoseria biancorossa sfiorando un'incredibile promozione in B mancata solamente a causa di un'inopinata sconfitta in finale play-off ad opera del Monza di Gigi Radice e macchiata dal sospetto di un "finale pilotato" che rende ancora più amaro il boccone da ingoiare; per il difensore pugliese le presenze sono 16 in campionato più quelle negli spareggi compresa la sfortunata finale di Ferrara  dove gioca titolare venendo sostituito ad una manciata di minuti dal 90'.
Il richiamo di Casarano ha ancora una volta la meglio e Teodoro rientra tra le fila rossoblù per disputare l'ennesimo campionato di C1, la rosa è senza dubbio discreta infatti in squadra si trova il talento di un giovanissimo Miccoli unito all'esperienza di due vecchi marpioni come "Rambo" Policano ed Antonio Nobile (passato anche nell'Inter del Trap) ed ancora la punta Delle Donne, il centrocampista Imbriani fino al portiere Spagnulo ma le cose non girano bene; per il presidente Filograna i tempi belli sono passati e sul campo si vede, la squadra giunge ultima nonostante il cambio di guida tecnica (De Pasquale sostituirà Petrelli) e sprofonda in C2 dove la stagione successiva bissa l'ultimo posto abbandonando definitivamente il calcio professionistico, per Piccinno un biennio difficile anche sul piano personale tanto che in due campionati mette assieme la pochezza di 17 presenze, decisamente in controtendenza con il passato dove aveva sempre giocato con continuità.
Chiuso il lungo capitolo casaranese Piccinno si trasferisce a Nardò in una società reduce da una tranquilla salvezza e che ambisce a mantenere la categoria, in squadra ritrova Levanto (già a Casarano) e calciatori come Mitri, Affuso e Bucciarelli, ce ne sarebbe per disputare un tranquillo campionato ma la compagine granata naviga nei bassifondi della graduatoria, Onorati viene sostituito in panchina da De Pasquale il quale però non riesce ad evitare la coda dei play-out che mettono il toro di Puglia (soprannome del Nardò) di fronte alla Turris la quale avrà la meglio nel doppio confronto  vincendo in casa 2-1 e pareggiando in terra di Puglia 2-2; in estate arriverà poi il ripescaggio grazie al fallimento del Saronno (girone A) ma le strade di Piccinno (20 presenze in campionato) e del Nardò sono già divise, il calciatore ha infatti accettato la proposta del Taurisano che si appresta ad affrontare un agguerrito girone H della serie D che vedrà dominare Martina e Frosinone (saliranno in C2 i pugliesi) davanti al suo vecchio Casarano; per il Taurisano invece arriverà una triste retrocessione al penultimo posto davanti solamente ad un Barletta in disarmo, lo score personale per il difensore sarà di 11 presenze ed un gol.
L' annata 2001-02 vede il difensore di Poggiardo accordarsi con la Pro Italia Galatina sempre in D, ma anche qui la stagione non andrà per il verso giusto e con soli 34 punti la società leccese si classificherà terzultima davanti ad Altamura e Pisticci accompagnandole nella discesa in Eccellenza, per Piccinno 23 presenze e la quinta retrocessione consecutiva sul campo decisamente troppo per un ottimo giocatore come lui.
Chiude il capitolo da calciatore accettando ancora un anno a Francavilla Fontana in Eccellenza, qui disputa una stagione tranquilla conclusa con un ottimo 7' posto a 20 punti dalla vincitrice Bitonto che arresta la catena di retrocessioni che lo perseguitava da anni. Smessi i panni del terzino-jolly Piccinno si cimenta per un breve periodo nella carriera da allenatore ma poi si allontana da un mondo che lo ha visto protagonista sui campi per quasi trent'anni; oggi vive nella sua Poggiardo e si occupa di tutt'altro (promotore finanziario) ma con l'amore per il pallone tatuato in un cuore "dimenticato" per metà a Caserta e la consapevolezza di aver lasciato un ottimo ricordo ovunque ha giocato.

venerdì 23 giugno 2017

Il Quadrilatero marchigiano

       

In gergo calcistico quando si parla di quadrilatero tornano alla mente i distantissimi tempi pionieristici in cui Casale, Vercelli, Novara ed Alessandria monopolizzavano le competizioni pallonare guastando i piani delle già metropolitane Milano, Torino ecc..
Il quadrilatero che andiamo a scomodare oggi ha sicuramente meno blasone di quello piemontardo, ma porta con sé una curiosità, una passione, difficilmente replicabili ai tempi nostri; il nostro quadrilatero è un lembo di terra compreso tra Senigallia ed Osimo passando per Ancona e unendo il tutto a Jesi.
Centotrentaquattro chilometri per chi volesse percorrerlo, poca cosa si dirà ma questa piastrella d'Italia racchiude storie, esperienze cosi diverse tra loro da farle apparire quasi distantissime; si unirono sotto il nome del dio pallone, quando tutte assieme presero parte al campionato di C2 edizione 1981/'82...una provincia, quattro realtà..
                     
                    LA MARCA DI ANCONA

Di origini antichissime, la provincia anconetana ha fatto nei secoli da palcoscenico a popolazioni quali i Galli Senoni, i Piceni, i Romani ed anche ai barbari; ognuno ha lasciato una testimonianza della propria esistenza con opere, costruzioni o semplici strade; gli abitanti si attestano attorno ai 460000 dei quali oltre 100000 residenti nel capoluogo. Questo dà la dimensione di quanto Ancona città sia molto superiore nelle disponibilità rispetto ai centri che ne compongono la provincia, va da sé perciò che il fatto di riuscire, in campo calcistico, a competere con tale realtà rese indimenticabili le vicende di Osimana, Vigor Senigallia e Jesi.
               
                                  ANCONA

Fondata nel 1905 l'  U.S. Anconitana conosce momenti di fasto quasi da subito riuscendo nei primi anni del 900 a costruirsi un'immagine anche fuori regione grazie alla conquista di obbiettivi come la finale interregionale Lega Sud che dà accesso alla finalissima per lo scudetto (allora non esistente); si arrenderà alla fortissima Alba Roma, ma il nome dei biancorossi inizia a "girare".
Gli anni successivi vedono una società impegnata a frequentare l'Università della C che riesce a superare ottenendo parecchi ottimi piazzamenti nella neonata serie B, poi la guerra spazza via tutto e il vento che arriva alla fine permette la partecipazione ad un campionato misto A-B che innesca una nuova era chiusa con la retrocessione in C del 1951. Da lì in poi l'Anconitana è protagonista di campionati anonimi in categorie come la IV serie alternati a risalite in C con vista sulla cadetteria che non si trasforma mai in realtà; con la riforma della terza serie e lo smembramento in C1 e C2 la società dorica diventa habitué di dette categorie fino al termine degli anni 80 quando spicca il volo verso la B, la A e la finale di Coppa Italia..ma questa è un'altra storia.
L'Anconitana edizione 1981/'82  è una squadra costruita per vincere, vuoi la forte concorrenza provinciale, vuoi la delusione di un anno anonimo in C2 i biancorossi vogliono assolutamente tornare in quella C1 che considerano scalino piú basso in grado di ospitare il blasone che si portano dietro.
Il timone della barca dorica viene affidato al giovane Luigi Mascalaito ex bandiera del Verona e reduce da un campionato stratosferico in C1 con l'Alma Juventus Fano chiuso al terzo posto dietro le promosse in B Cremonese e Reggiana, con lui arrivano nomi che in categoria fanno davvero la differenza come Ivo Ballardini, Zandegù, il libero Briganti (da Fano) e Quadrelli che uniti ai riconfermati Tamalio, Ferro, Garito e Di Bartolomeo costruiranno l'ossatura della squadra che si aggiudicherà il girone.
In porta Mascalaito dà fiducia al giovanotto di casa Sergio Spuri, fabrianese purosangue il ragazzo si è fatto le ossa facendo da dodicesimo a Pionetti e ritagliandosi uno spazietto di sei presenze che sono bastate a giudicarlo abile al ruolo di guardiano titolare; a distanza di tanti anni proprio Spuri ricorda cosi quella stagione : "Ero un giovane di belle speranze che aveva fatto un poco d'esperienza nella precedente stagione, ne venivamo da un deludente campionato e partimmo con l'obbiettivo di vincere. Mi dettero fiducia e da lì è iniziata la mia carriera, la mia storia."
" Sentivate tanto la rivalità con le società della provincia?"
" Indubbiamente si, c'era molto campanilismo ed era un campionato avvincente, pieno di derby e di stadi stracolmi...altri tempi.."
" Da Anconetano lei come viveva la rivalità? "
" La sentivo molto, ad esempio quando andavamo a giocare a Jesi ti trovavi davanti una squadra che giocava la partita della vita, lottavano alla morte, chi batteva l'Ancona sconfiggeva il capoluogo e questo si tramutava sul campo in grandissimo agonismo, soprattutto a Jesi, ma pure ad Osimo e a Senigallia."
" Ha ricordi particolari legati a quei derby? "
" Mah, diciamo che ricordo in particolare una partita.. persa! Mi spiego: andammo a Jesi per disputare il derby (terza di ritorno n.d.a.), ci trovammo dentro uno stadio stracolmo di gente e vuoi l'ambiente, vuoi la sfortuna di perdere tre giocatori per infortunio tra cui io, perdemmo 4-2. Ebbene, quella fu la svolta decisiva! Scattò come una molla che da lì in poi ci diede l'energia e la convinzione di vincere il campionato come poi avvenne."
"Il pubblico biancorosso com'era?"
"Speciale! Come in tante altre città Ancona si infiamma per la squadra di calcio; iniziammo tra lo scetticismo generale a causa della brutta stagione precedente che già seguiva una retrocessione; piano piano conquistammo la fiducia di tutti ed alla fine fu una soddisfazione impagabile."
"Vincere ad Ancona da anconetano è speciale?"
" É fantastico, soprattutto perché ero giovane e sapere di essere stato uno dei protagonisti nella risalita in una C1 importante come era allora mi ha reso davvero felice."
" E il calcio anconetano di oggi?"
" É tutto più difficile, allora con pochi soldi si potevano costruire miracoli; l'economia era anche più sana e forse la gente più coinvolta emotivamente. Oggi l'Ancona è sprofondata in D e per restare in regione anche la Maceratese non sa ancora se riuscirà ad iscriversi in C. É un calcio diverso..."
                       
                                    JESI

Con oltre 40000 abitanti è la capitale della splendida Vallesina e da tempo immemore porta il soprannome di "Milano delle Marche" per merito della grande quantità di industrie presenti sul territorio.
Per un periodo storico relativamente breve la stella di Jesi brillò di luce propria essendo capitale della piccola ma agguerrita Repubblica Aesina; il carattere di chi nasce a Jesi ha i tratti, le cicatrici, di tutto quello che questa città ha vissuto nei secoli, dall'utilizzo come roccaforte gallica per contrastare i Piceni alle distruzioni Barbariche subite nei secoli, lo scenario ideale per far venire alla luce Federico II di Svevia, al secolo Barbarossa, nel lontano 1194 e consegnare alla storia uno dei più importanti personaggi d'ogni epoca.
In tempi più recenti la città guadagna (sotto la dominazione napoleonica) anche il titolo di "esemplare" per la bellezza e l'integrazione architettonica dei suoi vari strati storici; in un contesto del genere il seme dello sport non può che trovare terreno fertile, ed è cosi che scherma, calcio, pallacanestro ecc. arrivano in città con l'era moderna, facendo conoscere Jesi a livello nazionale ma anche mondiale.
La squadra di calcio cittadina vede la luce nel 1927 grazie la fusione di due società preesistenti; i primi passi sono quelli comuni a quasi tutte le realtà di provincia, amichevoli, tornei locali ed epiche sfide la fanno da padrone fin quando arriva il salto di qualità con l'ammissione alla serie C che dà la possibilità ai biancorossi di misurarsi con realtà del calibro di Taranto, Udinese, Padova ecc.. É indubbio che partecipare a campionati del genere comporti spese superiori alle potenzialità della città, cosi si alternano stagioni esaltanti nelle quali si tiene testa alle suddette squadre ad altre nelle quali si ci ferma in stato di totale inattività. Tra alti e bassi si appare spesso e volentieri in C, ma la vera svolta la imprime il presidentissimo Leopoldo Latini che pilota la squadra a vincere la promozione marchigiana edizione 1978/'79 e, dopo un anno di assestamento, successivamente ottiene il pass per la C2 aggiudicandosi (sul neutro di Arezzo) lo spareggio a spese del Riccione grazie anche al sostegno di 5000 Jesini esultanti.
É l'inizio dell'epopea dorata della Jesina che arriva incredibilmente in C1
termine del campionato 1983/'84 guadagnandosi cosi il diritto a sfidare corazzate come Brescia, Modena e Piacenza; durerà solo un anno, ma da li al 1991 Jesi sarà sempre presente tra i prof., terminerà tutto con la sconfitta ai rigori subita dall' Altamura sul neutro di Chieti in un drammatico spareggio salvezza. Il post professionismo è una ripartenza dall'Eccellenza che vede risalite importanti in D alternate a meste discese, ad oggi Jesi non ha più calcato i campi della C, l'ha sfiorata in qualche occasione ma nulla più.
Quel campionato '81/'82 ospita i leoncelli in qualità di neopromossi, lo Jesi infatti nella stagione precedente ha staccato il pass per la C2 aggiudicandosi il già citato spareggio di Arezzo a scapito del Riccione; l'obbiettivo è un'agevole salvezza da ottenere migliorando l' organico già competitivo del campionato appena trascorso. É così che accanto ai riconfermati Barboni, Ballarini, Tamellin e  Giuffrida patron Latini, di concetto col riconfermato mister Baldoni, aggiunge l'ala Trillini, il bomber venezuelano Ricardo Paciocco ed il libero Briga; il risultato sarà un agevole nono posto ottenuto divertendo ed aggiudicandosi, tra le altre, il derby casalingo con l'Ancona.
Bandiera Jesina, anche se esordirà in C2 la stagione successiva, abbiamo interpellato Ugo Coltorti, a quel tempo stella della primavera leoncella:
"Erano anni davvero particolari quelli, per la mia generazione, venuta su a pane e calcio sulla piazza cittadina, è stato un bellissimo sogno..sensazioni uniche!"
" Che società ricordi?"
" Quella jesina era una società che ti faceva respirare calcio vero, professionistico, ti sentivi un calciatore a tutti gli effetti; i giovani come me che si affacciavano alla prima squadra avevano occasione di imparare da giocatori del calibro di Paciocco tanto per citarne uno. L'ambiente era serio ed al tempo stesso si era riusciti a tenere l'armonia di una grande famiglia.. Oggi purtroppo tutto ciò è scomparso."
" Un campionato con quattro squadre della stessa provincia, quale la rivalità più accesa?"
" La rivalità per eccellenza era quella con l'Ancona, quando affrontavi il capoluogo era una partita speciale per tutti; si sentiva ancora quel senso di riverenza verso la città che trasformava la gara in quella della vita. Ciò accadeva pure a livello giovanile, le stranezze della vita poi mi hanno portato addirittura a giocarci ad Ancona. Erano sentite comunque anche le gare con Osimana e Senigallia, soprattutto per chi, come me, era della zona."
" Che pubblico accompagnava i leoncelli?"
" Un pubblico da A me lo lasci dire. Jesi, come molte piazze, ama visceralmente la squadra di calcio e quando percepisce che chi gioca dà l'anima si infiamma, si esalta. I derby vedevano sempre il tutto esaurito e ricordo ad esempio che molti anni dopo, quando tornai, in una gara cruciale per salire in C2 contro la Sambenedettese riempirono lo stadio nonostante l'Ancona che faceva la B; un pubblico unico!"
" Oggi può ripetersi qualcosa del genere in provincia?"
" Me lo auguro col cuore, ma il problema è che nel calcio di oggi girano personaggi strani, ogni regione ha i suoi... C'è qualche squadra in difficoltà e loro arrivano, fanno danni e poi via!
Se non si farà una pulizia virale credo che sarà faticoso..è il male del calcio moderno. Si deve tornare a puntare seriamente sui giovani, a Jesi abbiamo un buon dna e se non lo si coltiva si andrà poco lontano... O si capisce questo o la vedo dura che a queste latitudini si riveda quel calcio.."
" Da jesino cosa vale vincere a Jesi?"
" Tantissimo, molte volte da fuori non si capisce ma giocare davanti a persone che conosci, per la tua città, ti dà il doppio degli stimoli; anche se poi ti dà il triplo delle responsabilità, per meritarti un applauso devi fare molto di più di uno che arriva da via... è comunque stupendo!"
               
                                         OSIMO

Con 35000 abitanti circa Osimo sorge su due antiche colline appaiate dal tempo e dal lavoro dell'uomo, la zona è fertile e le coltivazioni proliferano, il mare a un attimo e il monte Conero pure. La neve, incurante del vicino Adriatico si presenta annualmente, la pioggia invece fatica un poco di più dovendo aggirare lo scoglio del Conero stesso.
A livello politico la città assunse il ruolo di capoluogo regionale nel 1943 quando Ancona subì un pesante bombardamento che la rese inagibile a livello istituzionale, nel calcio invece provò a scalzare i dorici in quel 1981/'82.
La storia giallorossa dell'Osimana incomincia nell'oramai lontano 1922 quando un manipolo di appassionati locali decide di fondare la squadra; partecipa fino agli anni 70 in campionati perlopiù regionali riuscendo ad affacciarsi sporadicamente in quella Promozione che rappresentava il gradino più alto della regione. Nel 1975 arriva la salita in D grazie allo spareggio promozione vinto di misura su una Falconarese che aveva chiuso il campionato in vetta a pari punti (42); successivamente due campionati di assestamento e poi il boom nella stagione '77/'78, arriva quarta (dietro Carpi e Vis Pesaro a 45 e Civitanovese a 43) appaiata all'Anconitana e deve così disputare lo spareggio contro i cugini biancorossi; pare una gara segnata in partenza, ma all' Helvia Recina di Macerata il 28/5/1978 non succede nulla fino al termine dei supplementari, il regolamento prevede il lancio della monetina e il capitano dell' Osimana sceglie quella giusta...è C2!
L'esordio tra i "grandi" è a dir poco entusiasmante e vede i giallorossi chiudere quarti alle spalle di un imprendibile Fano e un punto soltanto sotto la ripescata Anconitana; i giallorossi stazionano in C2 per altre cinque stagioni nelle quali ben figurano al cospetto di realtà decisamente più blasonate come Venezia e Padova, e al termine del campionato 1983/'84 scendono tra i dilettanti vittime della retrocessione che innesca una serie di problemi finanziari responsabili di una rapida caduta fino alla Promozione. Da li si ha un sussulto che riporta il sodalizio in D a metà degli anni 90, ma è un fuoco di paglia che precede un decennio disastroso culminato con il baratro della terza categoria. Oggi i giallorossi battagliano sui campi della Promozione marchigiana, ma tornando a quel "81/'82 troviamo una squadra reduce da una sofferta salvezza e volenterosa di evitare i medesimi patemi nella nuova stagione; per ottenere ciò la dirigenza giallorossa inserisce accanto ai riconfermati Torresi, Retini e Sacchi giovani dal sicuro avvenire come Carpineta e Antignani assieme ad esperti del calibro di Sigarini e Ghetti, trentenne in fase calante che ha fatto divertire Bologna e Genova (sponda rossoblù) in serie A, tutti sotto l'ala protettrice di un personaggio come il portiere Cimpiel, nome altisonante per la categoria in quanto reduce da una carriera che lo ha visto scudettato col Bologna e protagonista per molti anni in A, B finanche in Canada al fianco del magico Eusebio.
Cimpiel è ad Osimo da qualche stagione e a lui si chiede una mano in quanto grande conoscitore di calcio, ma il portiere di posare i guantoni proprio non se la sente e così fa da chioccia in primis al giovane Carbonari e, a catena, un poco a tutti; sentiamolo dopo tanti anni, la chiacchierata è allegra e piacevole, come i suoi ricordi di Osimo e della sua squadra: " Come si incontrano l'Osimana e Paolo Cimpiel?"
" Tornai a casa dall'esperienza Canadese al  fianco di Eusebio..Di Giacomo, che allenava lì, mi contattò chiedendomi se avevo voglia di dargli una mano... Ci conoscevamo entrambi dai tempi in cui ci scontravamo sui campi di A e B e risposi subito di sì, ero a fine carriera ma volevo ancora giocare."
" E con quali motivazioni chi ha vinto lo scudetto a Bologna ed ha giocato con Eusebio affronta la C2?"
" Eh eh, quando fai questo lavoro è difficile accettare il pensionamento.. Ancora oggi che ho 77 anni quando vedo le partite salto sulla sedia e ho voglia di mettere i guantoni! Li ad Osimo ho trovato degli amici, e poi il giocare mo permetteva di stare al passo con i tempi senza ripensare a ciò che era stato... Mi faceva stare bene."
"Si è fermato parecchio ad Osimo, non si stava poi così male..."
" Beh..diciamo che sono uno che si attacca volentieri alle sedie eh eh...scherzi a parte sono restato li perché l'ambiente era ottimo ed io fungevo da chioccia per i giovanotti; mi sono tirato su Carbonari che poi è arrivato in B ad Arezzo...col tempo ho fatto anche un po' da direttore sportivo, il mercato passava da me."
"Rivalità di quel campionato?"
" Mah, essendo cittadine vicine tra loro c'era certamente rivalitã tra tutte, ma la più sentita era quella con il capoluogo Ancona."
"La C2 era tanta roba per Osimo.."
"Quello era un periodo in cui c'erano dei costruttori che avevano interesse ad investire nella squadra di calcio in cambio si lavorare.."
"Ricordi particolari?"
" Sicuramente i derby molto combattuti e poi un brutto ricordo legato alla stagione in cui sfiorammo la C1..."
"Prego..."
"Ci giocavamo tutto con un tranquillo Francavilla, perdemmo, e qualcuno fece girare la voce che io l' avessi combinata...si figuri se avevo bisogno di fare quelle robe li...un brutto episodio decisamente."
"Ricordi invece della città?"
"La cittadina di Osimo è favolosa cosi come i suoi abitanti. Hanno un detto che recita che gli osimani sono tutti senza testa o qualcosa del genere, hanno parecchie statue decapitate, ed io li prendevo in giro eh eh. Si vive benissimo li, cibo e vino di qualità; purtroppo oggi la squadra è scesa molto in basso, ma ripeto quello è stato un periodo particolare."
"E il tutto come finì?"
" Venni contattato per lavorare con la compagnia atleti a Bologna, avendo sposato una bolognese e vivendo li era il momento di avvicinarsi a casa; lasciai una squadra ancora competitiva e ricca di giovani dalle belle prospettive, poi pian piano è svanito tutto ma resta il ricordo di un'avventura fantastica."
                   
                                SENIGALLIA

Famosissima località turistica conta circa 45000 abitanti, ed è oramai conosciuta a tutte le latitudini; si fregia inoltre da 20 anni della bandiera blu assegnata a quei posti che garantiscono agli ospiti acque balneabili di alta qualità, rispetto per l'ambiente e servizi di prim'ordine.
La storia di Senigallia affonda le radici nell'antichità quando nel IV secolo venne fondata dai Galli Senoni (da cui prende il nome) in quanto, data la sua posizione, si poteva dominare il guado esistente e sorvegliare agevolmente eventuali arrivi via mare; saccheggiata più volte nei secoli la città si rende protagonista di svariate guerre ( utilizzata come base per truppe) e dopo aver vissuto un periodo di decadenza è giunta ai giorni nostri grazie ad un processo di recupero ed abbellimento incominciato dalla nobile famiglia Malatesta che la "ereditò" da Papa Gregorio XI in condizioni disastrose.
La vocazione della città per il turismo si perde nella notte dei tempi e già a metà dell'Ottocento si registra l'apertura del primo stabilimento balneare, il terremoto del 1930 non ha certo indebolito la vocazione dei senigalliesi e tutt'oggi la città gode di fama mondiale in campo turistico.
É d'uopo che in un luogo così aggregante si coltivi l'amore per lo sport, e agli inizi del 900 giunge in città il nuovo vento anglosassone che sparge i semi del football. É datata 1921 la fondazione della storica Vigor che battaglia da subito con i piccoli centri limitrofi ma anche con città di un certo spessore quali Ascoli e Foggia e più avanti pure Pisa e Pescara; la squadra non sfigura per nulla vivendo però momenti esaltanti che si danno il cambio con periodi di magra nei quali si deve chinare il capo a diverse retrocessioni. Come per le altre realtà provinciali anche qui la svolta arriva a fine anni settanta, il presidente Vignoli rileva la società e al termine del campionato 1979/'80 si aggiudica la promozione in D con un eloquente più sedici sulla seconda (Vigor 52p.ti, Real Montecchio 36!)...è solo l'inizio, la stagione seguente infatti la Vigor si aggiudica il proprio girone di serie D e approda nella neonata C2. Eroi di quell'impresa da 50 punti sono Cardaccia, Mencarelli, Di Iorio, diretti dal maestro Lidio Rocchi in panchina. Sono gli anni migliori per il calcio senigalliese, al primo colpo in C2 la promozione sfugge negli ultimi minuti dello spareggio col Mestre e successivamente si combatte con dignità in C2 fino all'estate 1985 quando dopo un anonimo centroclassifica la società decide di auto declassarsi in D a seguito di grossi problemi finanziari. Da li ad oggi il calcio rossoblù ha prodotto qualche sporadica fiammata che ha illuso il caloroso pubblico senigalliese di un ritorno tra i professionisti, per il resto è incappato in dolorose cadute che lo hanno relegato nell'odierno campionato si promozione regionale.
Il Senigallia targato '81/'82 si affaccia alla serie C forte di un trionfale campionato che le ha spalancato le porte del professionismo; infatti la stagione precedente i rossoblù si sono aggiudicati il proprio girone di serie D grazie ad un ruolino di marcia a dir poco fantastico: 19 vittorie, 12 pareggi e tre sole sconfitte. Confermati i protagonisti della splendida cavalcata il presidente Vignoli ha integrato la rosa con calciatori di indubbio valore quali il roccioso Baldacci dal Città di Castello, l'esperto Mugianesi fresco di promozione in B con la Cremonese, il funambolico Ennas dall' Avezzano ed il bravo Nemo ex bandiera del Catanzaro in arrivo dopo un'ottima stagione in C1 tra le fila del Campobasso...per i tifosi ci sarebbe da sognare, ma i programmi della società parlano di "campionato tranquillo per ben figurare".
Cammin facendo ci si rende conto che quel gruppo non può accontentarsi di vivacchiare nel limbo del centroclassifica, le sapienti mani di Rocchi hanno plasmato un undici in grado di dettare legge su ogni campo; la battaglia con l'Anconitana dura quasi tutta la stagione, poi i dorici prendono il largo e i rossoblù si trovano secondi alla pari del Mestre, costretti a chinare il capo in un epico spareggio risoltosi nel finale a favore dei veneti.
Di quel gruppo a Senigallia non si è dimenticato nessuno e basta una chiacchierata col mastino Baldacci per rendersene conto:
" Pochissimo tempo fa siamo stati invitati ad una festa in piazza nel quale si sono celebrati i 35 anni da quel mitico spareggio..ci seguirono in 4000..."
" Come arriva lei a Senigallia?"
" Arrivai dopo tre stagioni a Città di Castello, si insediò Galigani sulla poltrona di ds e, visto che mi conosceva dai tempi di Perugia, mi volle a Senigallia."
"Che ambiente era?"
"Un ambiente euforico, arrivavano da una vittoria in D e si preparavano ad affrontare la C2 con grande entusiasmo; l'intelaiatura della squadra era già di ottima qualità e la dirigenza la integrò con Mugianesi, Ennas, Nemo e me che ero poco più che ventenne ma vantavo già 90 gare in C."
"Allora volevano davvero la C1?"
"No no, mi creda..l'obbiettivo dichiarato era un buon campionato visto che comunque era un esordio."
"E il pubblico?"
"Caldissimo, passionale, vivevano con l'entusiasmo di chi si affaccia per la prima volta sul palcoscenico dei professionisti."
"Chissà i derby allora, quattro squadre in una sola provincia.."
"Caldissimi è un eufemismo. Con l'Ancona ricordo 6000 spettatori in casa...impensabile in una C odierna.
A Jesi più di una volta ci hanno spaccato il pullman, ogni volta si partiva scortati e anche in campo qualche ceffone volava sempre...era il derby più caldo."
"Un aneddoto di quei derby?"
"Allora...eccolo: dovevo sposarmi e perciò prima fare la cresima, me la dette il vescovo di Jesi poco dopo che avevamo vinto il derby a casa loro...si avvicinò per cresimarmi e mi dette uno schiaffo un po più forte accompagnato da un "la prossima volta vedi di perdere!"
"Mica male eh eh, e lo spareggio col Mestre? Averlo vinto avrebbe cambiato la storia della Vigor?"
"Si! Anche perché saremmo saliti noi e l'Anconitana perciò la rivalità sarebbe andata avanti. Il nostro presidente viveva a metà strada (Montemarciano) e aveva il dente avvelenato con i dorici a causa della poltrona da presidente che gli era stata rifiutata in favore di altri finanziatori....purtroppo però perdemmo nel finale.."
"Racconti.."
"Mancano pochi minuti, siamo 0-0 e faccio un contrasto al nostro limite dell'area con un avversario, mi si apre la scarpa e sono obbligato a correre in panchina per cambiarla; nel frattempo gli avversari battono l'angolo che ne era scaturito.. palla in area e gol di testa, Mestre in C1..peccato, fossi stato la in mezzo magari non avrebbero segnato, ero tosto sulle palle alte."
"E come finisce la storia d'amore tra lei e Senigallia?"
" Tremendamente, avevo appena rinnovato per quattro anni in luglio, poi ad agosto grossissimi problemi finanziari portarono la squadra al fallimento e mi ritrovai disoccupato... Peccato.."
"Il ricordo a tanti anni di distanza?"
"Stupendo, ci ho lasciato il cuore; tutt'ora d'estate ci faccio un salto al mare e basta una passeggiata sulla spiaggia per incontrare vecchi amici che li si sono fermati, ad esempio Cardaccia.."
"E il Senigallia di oggi?"
"Non ne ho idea, non ho più seguito la loro storia e parlerei di cose che non conosco...restano i ricordi di quella grande Vigor!"
Quel campionato di C2 prese il via il 20 settembre 1981, il primo derby dell'anconetano si disputò alla quarta giornata e fu un Anconitana-Jesi terminato 3-1 in favore dei dorici; in seguito arrivarono gli altri e, campionato nel campionato, se si stila una classifica degli scontri tra queste quattro realtà emerge la superiorità della Vigor che otterrà ben 8 punti tra i quali i due di Ancona l'8 novembre e i due di Jesi il 22 del mese stesso; a seguire l'Anconitana con 6, due dei quali ottenuti al "Diana" di Osimo, quindi in chiusura Jesi 5, i due casalinghi contro l'Anconitana frutto di un sonoro 4-2 sono magici, ed Osimana 5, uno dei quali strappato al "Dorico" di Ancona.La classifica finale invece decreterà l'Anconitana promossa in C1 in qualità di prima classificata, la Vigor Senigallia beffata sul filo di lana nel già menzionato spareggio col Mestre, lo Jesi in nona posizione con 34 comodi punti e l' Osimana in decima a 33, tutte protagoniste allo stesso modo di un qualcosa che nella pallonara provincia di  Ancona è ricordato con grande soddisfazione ed  allo stesso tempo un pizzico di nostalgia visto che oggi nessuna delle quattro frequenta i professionisti.

venerdì 30 dicembre 2016

LUCUS...IN FABULA...



Luco dei Marsi, terra di fatica, di leggende, di lotte e di lavoro; qui le genti portano dentro la storia che li ha preceduti, brigantaggio e battaglie contro una natura ostile e impietosa in questi luoghi  sono ormai alle spalle, ma hanno lasciato un segno tangibile in ogni centimetro di un territorio difficilmente addomesticabile. Si narra che Luco abbia dato anticamente i natali alla dea Angizia, una divinità venerata dalle popolazioni Osco Umbre in grado di comandare serpenti e curare i mali tramite la conoscenza delle erbe. Oggi si possono ammirare i resti della casa di codesta dea, e per chi decide di visitare il bellissimo territorio marsicano c'è la possibilità di mischiare il sacro (Angizia  appunto) con la praticità del lavoro svolto dall'uomo che ha portato nei secoli alla prosciugazione totale del lago del Fucino; un'idea partorita dai Romani e portata a termine nel 1877. Lago che nei secoli ha distrutto raccolti ed inondato il paese in svariate occasioni obbligando gli abitanti a ripartire da zero; lago che pero' ha dato lavoro per secoli ad una popolazione economicamente  basata sulla pesca e che ha faticato non poco nel riconvertirsi a diventare prettamente contadina.
In un contesto del genere perciò ogni realta' che vede la luce non può risultare ne' banale ne' sciatta, il carattere forgiato da secoli di sacrifici presente in ogni marsicano non lo permetterebbe. Eccezione non fa' la gloriosa Angizia Luco, locale società calcistica fondata nel lontano 1925 appena 48 anni dopo il prosciugamento totale del lago. I primi anni dell' Angizia trascorrono tra tornei a livello locale e campionati minori abruzzesi, competere con L' Aquila e la vicina Avezzano non e' certo gioco da ragazzi e perciò fino agli anni 70 non si va' oltre delle buone stagioni nel campionato di Promozione che comunque a quei tempi era il massimo torneo regionale. La svolta avviene all' alba degli anni 80 quando dopo un  settimo ed un ottavo posto (1980-'82) l' Angizia disputa una stagione esaltante piazzandosi alle spalle della regina Val di Sangro ma alla pari dell' Incoronata Vasto, serve uno spareggio per determinare la seconda promossa in Interregionale e ad Atri i Luchesi hanno la meglio dopo i supplementari, 1-0 e si sale! Il primo campionato a livello nazionale non e' però così semplice, e dopo una lotta durata tutta la stagione l' Angizia deve cedere il passo a Romulea ed Almas Roma che si salvano con 27 punti, e scendere in Promozione con le condannate in anticipo Pomezia ed Orbetello. Già così potrebbe sembrare una favola, il paese di 5000 abitanti che arriva in D, si diverte e lotta ma scende e torna nelle sue dimensioni reali...ma questo e' solo il prologo, il bello a Luco e' dietro alla porta...
LA SCALATA AI PROF.
Nessuno ne fa' una tragedia della retrocessione immediata e, con la lena che contraddistingue chi nasce e vive in questi posti, la dirigenza si mette al lavoro per porre immediato rimedio agli errori della stagione precedente; ne nasce una squadra quasi imbattibile che domina il campionato e si aggiudica il proprio girone di Promozione con 49 punti ed il seguente ruolino di marcia: 20 vittorie; 9 pareggi ed un sola sconfitta; 47 gol fatti e 14 subiti più un inequivocabile +8 sulla seconda classificata (Lecce nei Marsi). Il pronto ritorno in D è assicurato, e questa volta l' obbiettivo e' una salvezza tranquilla che serva a consolidare la presenza dell' Angizia nella nuova categoria...ma non andrà così....
CHE LA FAVOLA ABBIA INIZIO...
L'estate calcistica di Luco dei Marsi trascorre tranquilla, lo zoccolo duro della stagione precedente viene confermato ed agli ordini di mister Tamborini (ex calciatore di Roma e Atalanta) incominciano le operazioni di avvicinamento al campionato. Il girone è duro, alcune avversarie titolate (su tutte Trani e L'Aquila che vantavano presenze in serie B) e le trasferte belle toste, non sarà infatti una passeggiata andare a battagliare negli impianti di Bisceglie, Corato, Lucera ecc.; la grande favorita è appunto il Bisceglie che, forte della punta di diamante Del Zotti, non nasconde le mire di professionismo poi Chieti, Vasto 82 e Lanciano proveranno a dire la loro..L'Angizia  è li, nel grosso del plotone. La kermesse ha inizio ai primi di settembre e vede subito un Bisceglie autoritario che prova ad imprimere un cambio di passo, L'Aquila, Trani e Vasto si perdono subito mentre la piccola Angizia al ritmo dei gol di Luigi D'Alessandro resiste in scia. L'inseguimento dura quasi tutto il campionato e quando i pugliesi accusano la stanchezza i ragazzi di mister Tamborini passano al comando e incominciano a sognare assieme ad un'intera comunità.
La giornata da consegnare alla storia è la trentesima, quando sul neutro di Pineto i luchesi sono ospiti del fanalino di coda San Salvo già condannato alla retrocessione; l'impianto è letteralmente preso d'assalto dai supporters dell'Angizia  che con ogni mezzo sono giunti allo stadio, la partita è maschia, vera, tanto che al secondo palo colpito da Luigi D'Alessandro e col risultato inchiodato sul nulla di fatto qualcuno inizia a temere un sorpasso al fotofinish da parte del Bisceglie... Ma la storia s'ha da fare e al 25' della ripresa un guizzo dello scatenato Di Felice si conclude su una disperata uscita del portiere Bosco che lo travolge causando l'ineccepibile calcio di rigore. Luigi D'Alessandro ha nei piedi la palla più pesante della carriera, ma senza esitazioni al fischio della giacchetta nera la scaraventa in rete mandando in visibilio un intero paese.
BENVENUTA IN C2..
Ravenna, Matera, Teramo, le nuove avversarie rappresentano città nettamente più grandi della piccola Luco dei Marsi (all' epoca 5000 abitanti), ma la sfida è bella ed interessante e i luchesi non si spaventano di certo... la dirigenza opera in tutta tranquillità e costruisce una squadra che non fatica a salvarsi, forte di un campo di casa quasi inespugnabile e di un pubblico calorosissimo che funge da dodicesimo uomo; ma sentiamo direttamente il ricordo di un protagonista...
MURZILLI....CORE DE LUCO!
Marino Murzilli classe 1960 e polmoni da vendere, e' il simbolo di quell' avventura avendo vissuto gli anni dalla prima promozione in D unitamente ai tre passati in C2; da giovanissimo vanta una breve esperienza nella primavera dell' Avellino poi un ritorno nella sua Sulmona e da lì l' incontro con l' Angizia. "Marino, a lei la parola..."
" Con l' Angizia vinsi il campionato di promozione nel 1982/'83, non restai perchè tornai a Sulmona ma durò poco..l' Angizia retrocesse subito e mi riprese per il nuovo torneo di promozione nel quale ottenemmo l'immediata risalita grazie ad un campionato dominato in lungo e largo, da lì poi partì poi la nostra favola"
" Prego, prego ci racconti.."
" L'obbiettivo in D era salvarsi senza patemi ma strada facendo ci trovammo lassù, la squadra era compatta..un bel gruppo che iniziò a crederci; il Bisceglie era favorito e andammo a fargli visita verso la fine del campionato, ne uscimmo col pari che, unito ad un' incredibile vittoria a Noicattaro (1-2) in un campo nel quale ci avevano accolto con coltelli alla mano e lancio di pietre, risultò decisivo ai fini della vittoria."
" A Luco come venne vissuto l' evento?"
" Fu qualcosa di unico e speciale, un sogno. Il paese partecipava in massa riversandosi allo stadio in ogni occasione, pure negli allenamenti...erano anni in cui era festa tutti i giorni".
" E arriviamo alla C2, primi ricordi?"
"La C2 era un'altra musica, realtà come Perugia, Terni, Forlì, li ho marcato gente come Di Canio, Ravanelli, D'Amico e Palanca; esperienze bellissime, per noi era una favola. Il primo anno arrivammo ottavi mentre nel secondo andò ancora meglio; chiunque veniva a giocare a Luco faticava, avevamo un campo piccolo e in terra battuta, molto caratteristico, tanto che anni dopo durante un'intervista il "soldatino" Angelo Di Livio alla domanda su cosa ricordasse degli anni di C2 rispose senza esitare :"Un campo in terra battuta con un muro dietro la porta che se calciavi fuori la palla tornava indietro!"...era il nostro!"
" Lei fu uno dei perni insostituibili degli anni della C.."
" In tre stagioni di C2 avrò saltato tre o quattro partite, ricordo che un anno vinsi il premio come miglior giocatore votato da pubblico e giornalisti, ero un mediano, un faticatore, davo tutto e qualcosa in più per la maglia...e il pubblico apprezzava.."
" Quale era l'ingrediente più importante di quell' Angizia ?"
" La D l'abbiamo vinta con Tamborini, ma poi in C2 si presentarono un po di problemi e cosi ci furono un paio di avvicendamenti finché non arrivò Saul Malatrasi...lui fu il vero valore aggiunto di quella squadra, portò quella professionalità che mancava all'ambiente."
" Come era gestita la società?"
" Non c'era un vero e proprio imprenditore che metteva i soldi, partecipavano tutte le forze economiche del paese, una specie di cooperativa... eravamo originali pure in quello eh eh."
"Altri ricordi, prego la parola a lei.."
" Mi vengono in mente quelle tre o quattro volte che andammo in schedina, tutto il paese fece un mega sistemone ed una volta si arrivò a fare undici!!
Come dicevo poc'anzi furono anni di grosse soddisfazioni, indossarono la nostra casacca giocatori come Baldacci che poi arrivò in B col Licata, si girava l'Italia per giocare a calcio ma tutto aveva un costo davvero elevato e, purtroppo, non poteva durare a lungo..."
" Infatti il terzo anno retrocedete in D.."
" Già, erano finiti i soldi, Baldacci partì per Licata, D'Alessandro andò a Castel di Sangro e i pezzi più pregiati vennero ceduti; si costruì una squadra con poco e col solo obbiettivo di mantenere la categoria, ma era arrivata la fine..."
" Annata pesante, vittoria con mega rissa a Terni e vendetta del Bisceglie che in Puglia vi batte 6-0.."
" A Terni successe di tutto, il loro Simeoni impazzì ed iniziò a prendere a calci il nostro centravanti, io ero capitano e ricordo che l'episodio venne mostrato pure alla domenica sportiva. Vincemmo e fu comunque una delle poche soddisfazioni; a Bisceglie invece andò in campo una squadra imbottita oramai di ragazzetti...eravamo rimasti solo io e Duilio D'Alessandro.."
" E' il momento del consuntivo.."
" Direi che di quest'esperienza metto sopra tutto la partita promozione di Pineto, fu qualcosa di incredibile vedere tutta Luco in trasferta; degli anni di C invece non dimenticherò mai i climi respitati in stadi come il "Curi" o il "Liberati" e la soddisfazione di essere la squadra di punta dell' Aquilano."
" Potrebbe ripetersi nel calcio di oggi qualcosa di simile?"
" Potrebbe solo se un forte imprenditore investisse ingenti somme di denaro, al tempo era diverso..mettevano poco ma mettevano tutti. Il calcio è cambiato, il mondo pure, restano comunque anni indimenticabili terminati poi, a livello personale, per intraprendere la carriera di ispettore assicurativo, avevo già pronto un biennale col Celano ma lo rifiutai...la mia favola era stata bella così!"
Da Luco in quegli anni passarono fior di giocatori, qualcuno poi si sarebbe fatto strada anche ai piani superiori, è il caso di Silvestro Baldacci roccioso difensore che approda in marsica nell'estate 1986 per restarvi una stagione e poi spiccare il volo verso un'altra bellissima favola chiamata Licata. Nelle sue parole però,  a distanza di trentanni, si può scorgere l'armonia e la felicità che a Luco in quelle stagioni erano di casa..
                  STOPPER & GO..
" Feci una stagione soltanto all' Angizia  arrivando da un'esperienza traumatica col Potenza nell'anno precedente; i rossoblù lucani rappresentavano una città appena uscita da un terremoto ed ancora sotto choc, inoltre durante il campionato venne arrestato il presidente cosi lo sbando fu totale; non venne pagata neppure una mensilità, ricordo che i soldi li presi anni dopo grazie ad una vertenza."
" Con queste premesse che si aspettava da Luco? E come ci arrivò?"
" Ci arrivai perché essendo abruzzese credo che mi conoscessero da quando ero ragazzo; mi aspettavo una realtà piccola ma seria e carica di entusiasmo , cosa che effettivamente trovai; un paese di 5000 abitanti con 1200 abbonati...una famiglia, persone meravigliose che capivano quanto fosse un evento fare la C2!"
" E La Squadra?"
" Eravamo una buona squadra con un una guida tecnica del calibro di Malatrasi, un grande uomo con una professionalità incredibile; facemmo davvero bene e personalmente segnai cinque gol in coppa Italia e tre in campionato...mica male Per uno stopper.."
" Ed infatti l'anno dopo lei va' a Licata"
" Andai via perché per le casse dell' Angizia  ero un giocatore costoso, avevo già un nome in C e aspettai l'offerta giusta che poi giunse da Licata...volevo fare il salto di qualità. Non ero comunque l'unico bravo, ricordo la punta Piciollo che ne veniva dalle giovanili della Lazio, aveva un gran fisico; poi Murzilli, un mediano locale che non mollava mai."
" Ricordi particolari di quella stagione?"
" Sicuramente Angizia - Casarano, essendo Luco dietro ad una montagna nel pomeriggio era una problema vedere il sole, nelle mezze stagioni ghiacciava sempre...ebbene il giorno di quella partita era brutto, arrivò un temporale alla fine del primo tempo e rientrammo negli spogliatoi che pareva notte, si mise pure la grandine...non so' come riuscimmo a portare a termine quella gara".
E come in tutte le squadre non può mancare il bomber, il simbolo di una città, colui che trasforma in oro il sudore e la fatica che la squadra produce, colui che fa dire al tifoso " Domenica ci sarò!"; a Luco il re si chiama Luigi D'Alessandro che in coppia col fratello Duilio costituisce una s.p.a. del gol. Vive da protagonista la cavalcata dell' Angizia  ed oggi in paese è ancora un vero e proprio idolo, per chi l'ha visto e per chi ne ha soltanto sentito parlare...
            D'ALESSANDRO IL GRANDE..
" Prego bomber, la parola a lei.."
" In realtà ero più una mezzapunta, il centravanti era mio fratello."
"  Come arrivò all' Angizia ?"
" Ci arrivai dopo aver cominciato nel Carsoli (mio paese d'origine) ed essere passato per Sulmona. A Luco ho vissuto tutta la parabola, la prima promozione in D, la retrocessione, la risalita, la C..insomma tutto. Era una società piccola ma molto organizzata, finanziata da tutto il paese".
" La stagione della salita in C2 era iniziata con l'obbiettivo di vincere?"
" Assolutamente, il volere della società era di disputare un campionato tranquillo e senza patemi, ma poi ci trovammo li davanti ed arrivammo fino in fondo."
" Che annata fu?"
" Era un girone che comprendeva realtà ben più grandi di noi, società di tradizione come Chieti, Trani e L'Aquila, non potevamo pensare di insidiarle...ed invece avvenne il miracolo."
" Che gare ricorda maggiormente?"
" Sicuramente la sfida a Bisceglie che andammo a pareggiare restando appaiati in testa alla classifica; noi la settimana dopo vincemmo la battaglia di Noicattaro e loro pareggiarono..guadagnammo il punto decisivo che portammo fino in fondo. Ma forse la sfida che resta più nel cuore è quella col San Salvo giocata a Pineto, quella decisiva.."
" Dove lei calcia il rigore del definitivo 1-0, parola a lei..."
" Sul rigore mi tremavano le gambe e non poco, c'erano 3000 persone che aspettavano il gol, il compagno più vicino lo avrò avuto a trenta metri..erano tutti terrorizzati. Ma poi entrò e fu una bellissima festa, ci aspettarono al paese...indimenticabile."
" E cosi arriva l'esordio in C2 con ancora il titolo di capocannoniere.."
" Era un momento magico, stavo bene e poi beneficiai della bravura di mister Malatrasi; il primo anno andò benissimo e nel secondo, se avessimo avuto alle spalle una società ancora più solida e ambiziosa, avremmo potuto aspirare a salire ancora più in alto."
" Ma purtroppo l'apice era stato toccato..."
" Lo stadio era sempre stracolmo, ma per resistere tra i professionisti ci volevano davvero tanti soldi, Luco era una piccola realtà; cosi alla fine del secondo anno, di comune accordo con la società, accettai assieme a due compagni l'offerta del Castel di Sangro che era una realtà in rampa di lancio... purtroppo per me si rivelò una stagione piena di infortuni...peccato.."
" Ma un bomber del suo calibro non aveva ricevuto offerte dall'alto?"
" Alla fine del primo anno di C2 si parlava del Palermo ma poi non se ne fece nulla; si intavolò pure un discorso col Pescara di Galeone che mi vide all'opera durante un'amichevole contro i biancoazzurri giocata a Luco..."
"Racconti..."
" Era l'estate 1986, il Pescara era retrocesso in C1 e voleva subito risalire; Galeone parlò con Malatrasi che garbatamente negò il mio trasferimento dichiarando che tra i suoi dictat per restare a Luco il primo era la riconferma mia. Durante l'estate il Pescara venne riammesso in B e sali, tra lo stupore generale, in A... Più avanti Malatrasi mi disse che se avesse immaginato una cosa del genere mi avrebbe mandato subito...pazienza, è andata così.."
" Tornerà mai l' Angizia  a quei livelli?"
" E' difficilissimo che possa riaccadere, è cambiato tutto...procuratori, business, non credo possa succedere di nuovo, ma è bello sentire che a trent'anni di distanza c'è ancora qualcuno che si ricorda di noi."
Matera, Perugia e Terni sono oramai tornate lontanissime da quel piccolo paese della marsica, oggi l' Angizia è tornata a battersi nei tornei regionali, seguita sempre da un buon pubblico composto da chi va' fiero di aver vissuto quegli anni a chi fiero ne è di esserne degno erede... L' Angizia, come la dea, è comunque immortale.


lunedì 27 giugno 2016

GIOVANNI MILANESI...da Forlì..


Gli occhi belli li ha e viene da Forlì ma non e' l' Eulalia Torricelli, bensì Giovanni Milanesi classe 1966 ed ex speranza del nostro calcio che oggi fa' il geometra per il comune forlivese.
Di lui negli almanacchi troverete poco e niente, un paio di panchine in serie A con la maglia blucerchiata, un altro paio di presenze nella trionfale (per la Sampdoria) Coppa Italia edizione 1984/'85, una presenza in serie B nel Bologna del sor Carletto Mazzone e nove gare in C2 nella squadra della sua citta'. La sua e' la storia di tanti ragazzi che, vuoi per un motivo vuoi per un altro non sono riusciti ad emergere nel calcio dei grandi, sono arrivati ad un passo..l' hanno accarezzato e poi sono finiti in mondi completamente differenti.
Lo disturbo un Sabato mattina, lui, avvisato telefonicamente la sera prima, aspetta la mia chiamata..io tra il ritiro delle nuove porte per la casa e l'acquisto di materiale edile di vario genere mi ritaglio una mezz'oretta per parlare del calcio che fu indossando le cuffie e litigando con semafori e segnaletica stradale in genere!
Il telefono suona, io freno e il Milanesi risponde :
Io : " Buongiorno Giovanni, eccomi pronto a torturarti con una sfilza di curiosita'.."
G : " Ci sono, comincia pure eh eh...rispondero' a tutto!"
Io : " Andiamo all'inizio, come comincia l'avventura tra te ed il pallone?"
G : " Ho cominciato negli esordienti in una piccola societa' di Forlì, poi dopo tre anni sono passato nel settore giovanile del Forlì ed ho fatto tutta la trafila fino ad arrivare alla prima squadra."
Io : " E lì arriva l'esordio nella vecchia C1..."
G : " Esatto, quella partita fu' vista dal grande Paolo Borea che lavorava gia' alla Sampdoria, giocai alla grande ed al termine della stessa lui ando' dal mio presidente, il mitico "Vulcano" Bianchi, e gli comunico' la volonta' di portarmi nella primavera blucerchiata."
Io : " Non male come inizio, la squadra era forte e poteva contare su calibri come Della Monica, Schincaglia, Deogratias ecc. ma retrocesse in C2...come mai?"
G : " Mah non saprei, diciamo che forse non c'era l'ambiente ideale e tutto ci giro' storto...c'era pure Galdiolo a fine carriera, Gabriele Pin e il figlio di Chinesinho, non eravamo niente male."
Io : " Hai detto Chinesinho e ti chiedo la prima curiosita', era bravo oppure era lì solo per il cognome?"
G : " No no, credimi era davvero forte..aveva dei numeri fuori dal comune e pure una gran corsa, alternava prestazioni maiuscole ad altre in cui risultava avulso dal gioco"
Io : " Pero' si e' perso..."
G : " Be', diciamo che non conduceva proprio una vita da atleta..genio e sregolatezza eh eh. Ho comunque di lui un ottimo ricordo, un gran simpaticone."
Io : " Da Forlì arrivi a Genova, i primi ricordi?"
G : " Indelebili, mi ricordo quando per la prima volta mi trovai sotto la sede della Sampdoria al fianco di Brady, Francis, Scanziani..calciatori veri, un' emozione fantastica!"
Io : " E così ha il via l'avventura con la primavera di un certo Marcello Lippi, che tipo era?"
G : " Era gia' molto carismatico, aveva la stoffa del grande..durissimo con noi giocatori ma molto leale, e poi ti diceva chiaro in faccia quello che doveva, fossero complimenti per la prestazione o rimproveri. Inoltre tatticamente era gia' all'avanguardia..."
Io : " Sentiamo..."
G : " Ci faceva fare degli schemi talmente difficili che a volte eravamo obbligati ad ammettere di non riuscire a capirli, secondo me era un passo avanti a tanti colleghi di serie A; inoltre teneva tantissimo alla disciplina e veniva pure a Pieve Ligure di sera per verificare che alle 22 fossimo in hotel."
Io : " Bè, in mano aveva una squadra di ottimi elementi, Ganz, Zanutta, Buda, Gambaro...tutti che hanno fatto i professionisti.."
G : " Gia' la squadra era composta da ottimi giocatori, e poi eravamo proprio un bel gruppo."
Io " C'era pure un certo Stefano Del Piero..."
G : " Il fratello di Alex, con lui avevo instaurato un ottimo rapporto era un bravissimo ragazzo..pensa che quando veniva giu' la famiglia portavano il piccolo Alessandro e noi lo facevamo giocare eh eh...era un bambino, chi lo poteva sapere che sarebbe divenuto un fenomeno..."
Io " Intanto mister Ulivieri ti porta in panchina a Catania...primo contatto con la serie A, che ricordi?"
G : " Mi pare finì 1-1 con gol di Mancini per noi e Pedrinho per loro, il campo versava in condizioni pietose..praticamente sembrava un orto, non si stava in piedi; di quel giorno ricordo uno scambio di parole nel tunnel col Patron Massimino, fu' molto simpatico."
Io : " Un mese dopo arriva una panchina prestigiosa, al "Comunale" di Torino Juventus - Sampdoria 1-2"
G : " Uno dei giorni piu' belli della mia vita, quella Domenica Mancini fece il diavolo a quattro, era incontenibile. E poi, pur non giocando mi tocco' il premio partita di un milione eh eh, mica poco.."
Io : " Ulivieri come lo ricordi?"
G : " Un tecnico preparatissimo e che teneva in modo maniacale all' educazione, guardava molto se lo salutavi e se conducevi una vita da atleta; molto serio e grandissimo intenditore di calcio, non maniaco degli schemi."
Io : " Un aneddoto?"
G : " La vigilia della partita con la Juventus, ero in camera con Luca Pellegrini e lui venne a spiegargli come marcare Tardelli che rientrava da un infortunio, fu' quasi maniacale..gli spiego' ogni minimo dettaglio e gli ordino' di non superare la meta' campo; Luca obbedì e infatti vincemmo noi."
Io : " Il tuo rapporto con i senatori? Vierchowod, Chiorri ecc. erano abbastanza carismatici.."
G : " Mi volevano tutti bene ero un buono, mi facevo voler bene, scherzavano ma con molto rispetto. Mi aveva preso in simpatia Marocchino, il quale mi spiegava i movimenti e un sacco di trucchi; ma pure Mancini e Pari avevano un occhio di riguardo per noi giovani."
Io : " E il "Marziano" Chiorri ?"
G : " Genio e sregolatezza, purtroppo era chiuso da Mancini e Zanone e non gioco' molto."
Io : " Chiusa la parentesi del primo anno arriva Bersellini per la tua seconda stagione blucerchiata, che tecnico era?"
G : " Un vero sergente di ferro! Preparatissimo e molto esigente, un tecnico vecchio stampo di cui ho un ottimo ricordo."
Io : " Per te nel secondo anno zero convocazioni in campionato ma due presenze nella vittoriosa edizione della Coppa Italia"
G : " Eh già, la Coppa italia fu un' emozione fortissima..l'esordio al "Via del Mare" di Lecce stupendo, sfiorai la rete con un tiro da fuori che si alzo' di poco sopra la traversa; l' altro scampolo lo giocai al "Ferraris" contro la Cavese, gara vinta agevolmente per 8-1"
Io : " La senti anche tua quella coppa?"
G " Certamente, il mio piccolo contributo l'ho dato eh eh, la ritengo un poco anche mia.."
Io : " Anno nuovo e destinazione Bologna in serie B, agli ordini di un guru come Mazzone..come ci arrivi?"
G : " Mi mandarono lì per maturare, avevo bisogno di giocare con continuità per poter crescere.."
Io : " Pero' a fine anno conti solo una presenza ed una quindicina di panchine, come mai?"
G : " Effettivamente era una grossa squadra, Marocchino, De Vecchi, Sorbi e Nicolini non erano semplici comparse..ed io, devo ammetterlo, ero troppo "buono"..mi mancava la cattiveria che a quell'eta' aiuta ad emergere; pensa che in allenamento Ottoni e Pradella mi facevano entrate al limite proprio per tirarmi fuori il carattere.."
Io : " 13/04/1986 Bologna-Triestina 1-0 e tu entri nel finale per Marocchino, ricordi?"
G : " Una grossa emozione, anche per poco entrare al "Dall'Ara" e' stato qualcosa di davvero speciale"
Io : " E Mazzone che tipo era? "
G : " Un lavoratore pazzesco, conosceva tutto di tutti e pretendeva il massimo da ognuno di noi; e poi ti metteva addosso una carica incredibile.."
Io : " Ti aspettavi di più dalla stagione bolognese?"
G : " Devo dire di sì, pensavo potesse essere un buon trampolino di lancio ed invece.."
Io : " E così nell'anno nuovo te ne torni nella tua Forlì in C2.."
G : " Esattamente, tornai a casa pensando di poter risalire velocemente le categorie, invece ando' tutto malissimo.."
Io : " Raccontaci.."
G : " Incontrai un allenatore di stampo "Sacchiano" che metteva in atto un gioco basato esclusivamente sul massacro fisico, corsa, corsa e ancora corsa; non mi trovai da subito e così passai l'anno tra acciacchi e tribune totalizzando solamente 9 presenze.."
Io : " Che contribuirono a farti decidere di smettere immagino.."
G : " La voglia di giocare mi era davvero passata, non mi divertivo più e molto onestamente non ero tagliato per poter affrontare una carriera interamente svolta nelle serie inferiori."
Io : " volevi il massimo?"
G : " Bè, avevo toccato la serie A, non nascondo che in qualcosa di più speravo davvero.."
Io : " Cosa ti e' mancato per diventare un calciatore da A ? "
G : " Come dicevo prima ero un buono, poco cattivo in un gioco dove la cattiveria agonistica e' molto importante; e poi qualche acciacco al momento sbagliato come quando ero alla Samp..."
Io : " Comunque qualche bel ricordo lo hai messo da parte; il piu' bello?"
G : " I vari esordi sicuramente, ma pure la vittoria a Torino contro la Juve...vissuta in panchina, ma per me che da bambino ero juventino fù stupendo!"
Io : " Domande finali, il giocatore più forte che hai visto?"
G : " Sicuramente Roberto Mancini, quando era in giornata vinceva le partite da solo."
Io : " Ed invece il compagno che poteva essere un campione e non lo e' stato?"
G : " Te ne dico due, il primo Gazzaneo e' Gazzaneo con cui ho giocato a Bologna, poteva fare molto di più; l'altro e' un mio ex compagno della Samp, Roberto Groppi, davvero un motorino che non ha avuto fortuna."
Io : " Oggi segui ancora il calcio?"
G : " Si, ma molto marginalmente.."
Io " E che cosa fai?"
G : " Lavoro presso il comune di Forlì come responsabile alla viabilita',aiuto mia moglie che ha aperto una lavanderia in città ed ho ottenuto negli anni la laurea in archeologia, una passione che ho sempre coltivato, ecco..questa e' un'altra grossa soddisfazione!".
Io : " Bravo Giovanni, e grazie davvero..è stata una piacevolissima chiacchierata."
G : " Grazie a te, mi hai fatto rivivere un periodo bellissimo della mia vita."
Giovanni Milanesi, una delle tante meteore del firmamento calcistico nazionale che può vantarsi di aver lavorato con Lippi, Mazzone, Ulivieri e Mancini..mica male no?